Appunti politica economica - prof. Zoboli
La politica economica 1o semestre
- Definizioni e obiettivi della politica economica.
- I concetti e i teoremi dell’economia del benessere.
- Politiche industriali, potere di mercato e politiche antitrust.
- Politiche per le esternalità, i beni pubblici, i beni di merito.
- Politiche di re-distribuzione del reddito e welfare state.
Definizioni e obiettivi
La politica economica è la disciplina delle scienze economiche che studia e analizza l'efficacia degli strumenti e degli interventi normativi sul sistema economico in relazione al raggiungimento di un obiettivo. "La politica economica è quella parte della scienza economica che studia una comunità, riguardo all’individuazione dei fini, al modo di perseguire tali fini, e all’esito dell’intervento".
Gli elementi rilevanti nella definizione sono:
- Scienza
- Comunità
- Fini
- Modalità
- Esiti
Il filo conduttore è costituito dall’individuazione esplicita dei conflitti. La coscienza dell’esistenza del conflitto è un elemento chiave per comprendere il funzionamento dell’agire economico e il ruolo della politica economica. La politica economica segue un metodo scientifico, attraverso:
- Osservazione dei fatti
- Individuazione di regolarità
- Individuazione di fatti stilizzati
- Elaborazione di un modello
- Valutazione del modello: fini descrittivi, fini previsivi, fini normativi (o prescrittivi)
Il modello fornisce la descrizione semplificata della realtà
I pregi di un modello sono:
- Semplicità
- Generalizzabilità
- Robustezza
Nella scienza economica vi è conflitto tra modelli alternativi (l’economia non è una scienza governata da selezione darwiniana!). Economia politica (EP): modelli e strumenti ‘analitici’. Politica economica (PE): modelli e strumenti ‘normativi’/’prescrittivi’.
Benessere
The welfare economics è la branca della scienza economica che si occupa di valutare socialmente le allocazioni alternative e dunque di ordinarle gerarchicamente. L’economia del benessere studia anche quali giudizi di valore siano impliciti in ciascun possibile ordinamento sociale di allocazioni diverse.
Nell’economia del benessere siamo in presenza di un sistema economico di libero mercato con uno Stato che garantisce diritti e libertà democratiche. Esistono vari tipi di economia del benessere a seconda del periodo in cui essa si è sviluppata:
- La vecchia economia del benessere
- La nuova economia del benessere
- Le teorie delle votazioni
- Scuola delle Public Choices
Praticamente tutti i capitoli successivi sono inerenti allo scostamento dei requisiti rispetto al primo teorema dell’economia del benessere.
NB → La configurazione Pareto efficiente di equilibrio economico generale (EEG) di concorrenza perfetta - Sono efficienti date le dotazioni di partenza ma non necessariamente sono eque, dunque nel secondo teorema dell’economia del benessere viene introdotto l’elemento per cui si possono ridistribuire le dotazioni iniziali. Apre la possibilità in politica economica di redistribuzione per soddisfare il bisogno di equità.
La nuova economia del benessere
Esponente principale: Arrow. Egli propose di applicare alle scienze sociali l’impostazione assiomatica. L’impostazione assiomatica nelle scienze sociali cerca di studiare il processo di individuazione dei fini di una collettività sulla base di assiomi ritenuti desiderabili e poi cerca di individuare le regole di aggregazione delle preferenze individuali.
Criteri di ordinamento:
- I: indifferente
- P: preferito
- R: almeno tanto preferito quanto
R è una preferenza debole che sia preferenza stretta P sia l’indifferenza i. NB→ Assiomi che R deve soddisfare:
- Dominio universale: la società deve poter esprimere un giudizio collettivo su ogni configurazione possibile
- Completezza: deve essere sempre possibile esprimere un giudizio sociale, cioè stabile xRy
- Transitività: se X R Y e Y R Z allora X R Z
- Rispondenza al principio di Pareto: se x Ri y allora xRy. Per cui se ogni individuo ritiene che X sia almeno altrettanto preferita a Y allora va bene per la società
- Indipendenza dalle alternative rilevanti e le preferenze individuali rimangono inalterate rispetto ai cambiamenti esterni
- Non dittatorialità: non deve esistere nessun individuo per cui, per il solo fatto che egli ritenga x Ri y sia implicato che la società debba ritenere x R y
In conclusione, non esiste nessun sistema di preferenze sociale che origina da preferenza individuali. Ricordarsi che nella vecchia economia del benessere la scelta sociale è data dall’insieme di scelte individuali. Questi sei postulati sono assolutamente ovvi per cui ogni funzione di scelta sociale dovrebbe soddisfare simultaneamente.
Teorema di impossibilità di Arrow
Secondo il quale non esiste nessuna funzione di scelta sociale che rispetti contemporaneamente un insieme di assiomi ritenuti auspicabili. È impossibile che una funzione di scelta sociale soddisfi tutti e sei gli assiomi. Dunque è impossibile aggregare le preferenze individuali in modo coerente e rispettoso. Da questo si capisce che siamo in presenza di un conflitto fra i principi di razionalità e di coerenza.
Se valgono i postulati, cioè se la funzione di scelta sociale è completa, transitiva, rispondente al principio di Pareto, indipendente dalle alternative rilevanti, allora necessariamente deve esistere un ‘dittatore’.
Alternativamente: se non si vuole un dittatore allora si deve rinunciare ad un altro dei postulati, es. transitività. Amartya Sen: rinunciare a transitività preferenze; es. transitività della sola relazione di stretta preferenza P. In questo caso, invece di dittatura, esiste oligarchia con potere di veto (teorema di Gibbard).
Paradosso dell’amante di Lady Chatterley
Conflitto tra principio della Pareto-rispondenza e principio di ‘liberalismo di minima’ (noto anche come teorema di impossibilità del liberale paretiano). Liberalismo di minima: per ogni i deve esistere almeno un’alternativa sulla quale la preferenza individuale implica stessa preferenza sociale (es. dormire a pancia in giù).
Esempio:
- Due individui: puritano e libertino
- Opzioni: Nessuno legge il libro (O), Lo legge solo il puritano (P), Lo legge solo il libertino (L)
- Preferenze:
- Puritano: O p P p L
- Libertino: P p L p O
Liberalismo di minima: Tra O e L la società dovrebbe scegliere quello che sceglierebbe il libertino. Nella scelta tra O e P la società dovrebbe scegliere ciò che sceglierebbe il puritano. MA: se si segue il libertino L p O; se si segue il puritano O p P.
Quindi, se ci fosse transitività: L p O (socialmente) e O p P (socialmente) allora L p P, ma questo è contrario alle preferenze di entrambi (vedi sopra); violato il principio di Pareto-rispondenza.
CONCLUSIONE: Le scelte pubbliche - basate su una funzione di scelta sociale rispondente alle preferenze individuali - non possono non esprimere l'ideologia di un dittatore (o di un'oligarchia). Ogni scelta sociale esprime necessariamente un'ideologia.
[Teoria delle votazioni; approccio scelte sociali svolta in politologia]
La teoria delle votazioni
La scelta collettiva deve risultare da una votazione, nella quale ciascun individuo è chiamato a esprimere la sua preferenza; il problema si traduce nell'individuare le regole (o criteri) per stabilire la scelta sociale, sulla base del risultato della votazione.
Sono infatti diverse regole.
- L'unanimità:
- Pro: rispetta molto la libertà individuale
- Contro: dominio dello status quo; path dependence; voto insincero
- Se già in B, nessun cambiamento possibile (già Pareto-efficiente).
- Se in C, voto unanime B se posto in votazione (entrambi guadagnano); da lì non possibile votare Z perché almeno uno perde e non accetta.
- Ma se si parte da C ed è posto in votazione Z entrambi lo votano, migliorano entrambi); ma una volta in Z non ci sarà unanimità per passare in B, perché uno ci perde.
- Voto insincero/strategico: se uno sa che perde in Z rispetto a B, preferirà non votare per passare da C a Z, sperando che la prossima votazione riguardi passaggio da C a B (che per lui è meglio di Z).
- Allocazione finale dipende da ordine in cui alternative sono poste ai voti (path dependency); qualunque sia l’esito esso resta una volta raggiunta una Pareto efficiente.
- La maggioranza:
- Pro: diversi vantaggi
- Contro: molti svantaggi, poco rispettosa di preferenze individuali
Con quale quorum?
- Maggioranza assoluta: 50% +1
- Semplice: almeno +1 rispetto all’altra mozione
- Alto quorum: costoso raggiungerlo, ma minori costi di dissenso
Vantaggi delle regole di maggioranza:
- Teorema di May: rispecchia quattro requisiti:
- Dominio universale
- Anonimità o simmetria tra individui
- Neutralità (invertendo preferenze di ogni i, risulta invertita preferenza sociale)
- Risposta alle preferenze individuali (se x P y da società, e un individuo aumenta x Pi y, allora società deve confermare x P y; se società x I y, e un individuo aumenta x Pi y, allora società non può cambiare decidendo y P x)
- Minimizza valore probabilità che preferenza di i sia in dissenso con decisione presa; es. probabilità che i sia in dissenso con decisione a unanimità: se un solo j contrario all’opzione preferita dai, probabile (molto) che società sia in dissenso con i; con maggioranza ci vogliono molti individui con preferenze diverse da i perché i si trovi in minoranza
Svantaggi:
- L’ordinamento non è transitivo:
- Tre individui i, j, k sulle alternative x, y, z
- Per il primo: x Pi y Pi z
- Per il secondo: y Pj z Pj x
- Per il terzo: z Pk x Pk y
- Con maggioranza: x P y (2 a 1); y P z (2 a 1); – se transitivo sarebbe x P z …ma z P x (2 a 1)
- Se si deve esprimere voto su una scelta ma le alternative sono più di 2, allora possibile che emerga scelta peggiore per il maggior numero
- Es. 10 individui su 3 opzioni x, y, z.
- Per 4 di loro x P y P z; per 3 di loro y P z P x; per altri 3, z P y P x.
- Con voto a maggioranza (semplice), che prevede di dichiarare la preferita tra le opzioni, vince x (4 a 3 a 3), che la peggiore per 6 su 10 persone!
Regola dell’elettore mediano
Se ordinamenti hanno certe caratteristiche, risulterà decisiva la scelta dell’elettore mediano (al centro della distribuzione, divide in due).
Se le preferenze possono essere ordinate secondo un solo parametro, e presentano un solo massimo locale, allora la maggioranza produce sempre la vittoria dell’alternativa che va bene all’elettore mediano, cioè alternativa che è mediana tra quelle preferite dai soggetti votanti.
Scuola della Political Economy
- Teoria standard: policy makers astratti, rappresentano la comunità e ne perseguono i fini.
- Public Choice (Buchanan e Tullock 1962): governo espressione di gruppi di pressione (stakeholders) a cui risponde.
- Obiettivo: capire funzionamenti reali dei meccanismi di policy.
- Conclusione: meglio il non intervento data la natura delle scelte pubbliche (in difesa mercato).
- Anni ‘80: scuola di Political Economy.
- Policy makers: politici + burocrati.
- Politici: obiettivo essere rieletti.
- Burocrati: potere discrezionale (rendita).
- Interazione tra individui, stakeholders, politici, burocrati dà luogo ad interazione strategica.
- Cap 9: fallimenti di mercato (ottimo individuale di tutti non porta a soluzione ottima), asimmetrie informative (obiettivi veri non palesi), selezione avversa (emerge soluzione peggiore).
- Conclusione: Politica economica spesso origine e non soluzione di inefficienze (in difesa mercato).
La vecchia economia del benessere
La vecchia economia del benessere ha tentato di costruire le funzione di benessere sociale cioè l’utilità collettive partendo dall’utilità dell’individuo che compongono la società. Essa si è sviluppata con Pigou del 1920, il quale pubblicò l’opera intitolata Welfare Economics. Questo studioso ha proposto il primo criterio di valutazione, cioè il criterio individualista per cui gli individui sono soggetti fondamentali nelle scelte collettive.
La funzione di benessere sociale stabilisce che il benessere sociale dipende dall’utilità degli individui che compongono la società.
- Per Bentham il benessere è la somma delle utilità individuali.
Grafico con curve di iso benessere. Inoltre si possono aggiungere dei pesi per ponderare la valutazione del benessere sociale. Altre diverse forme funzionali possibili per l'equazione dove ai rappresentano "pesi". Questa funzione, nel caso di una società con due individui, si riduce all'espressione.
Oppure: meritano più attenzione (cioè un peso maggiore) le esigenze di quelle persone che stanno "peggio". L’utilità → la soddisfazione che un soggetto ricava dal consumo di una data quantità di un bene o un servizio.
Secondo Rawls, la funzione di benessere sociale è pari al livello di utilità dell’individuo che sta peggio. Mentre per Nietzsche, il benessere sociale viene individuato dalla persona che sta meglio.
NB → Il criterio paretiano di benessere sociale: un’allocazione sociale A è da giudicare preferibile ad un’altra allocazione B se e soltanto se tutti gli individui stanno almeno altrettanto bene in A rispetto che a B e almeno un individuo sta strettamente meglio della locazione A. In altre parole, affinché A sia socialmente preferibile a B, secondo il criterio paretiano, nessun individuo deve preferire B ad A, e almeno un individuo deve preferire A a B.
Gli economisti valutano la pareto-efficienza dal momento per cui esiste una corrispondenza fra gli equilibri concorrenziali e le allocazioni pareto efficienti.
Slide: Il criterio paretiano
- Una configurazione X è preferibile ad una configurazione Y, se tutti i soggetti nello stato X stanno almeno non-peggio che nello stato Y, e almeno un soggetto sta strettamente meglio.
- Il criterio, evidentemente, si basa sul concetto di ottimo paretiano: un'allocazione, infatti, è un ottimo paretiano (o è "Pareto-efficiente"), quando è impossibile trovare un'allocazione differente in cui almeno un individuo stia strettamente meglio e ciascuno degli altri stiano almeno non peggio.
- Pertanto, uno stato del mondo S1 sarà un ottimo paretiano rispetto a S2 (e quindi S1 sarà socialmente preferibile a S2, secondo il criterio di Pareto), quando tutti gli individui sono concordi nell'affermare che preferiscono S1 a S2.
- La preferenza deve essere stretta per almeno un individuo.
- Il criterio paretiano richiede l'unanimità di valutazione.
- PRO del criterio paretiano: è molto semplice da capire ed applicare.
- DIFETTO: conduce ad una soluzione chiara quando i confronti si presentano come ovvi, mentre è inconcludente nei casi più frequenti ed interessanti.
- La principale ragione per cui gli economisti sono interessati a valutare la Pareto-efficienza delle allocazioni è però un'altra: esiste una corrispondenza tra gli equilibri concorrenziali e le allocazioni Pareto-efficienti.
Allocazione di equilibrio economico generale
In questo caso la domanda equivale all’offerta, e ci sono tre condizioni da soddisfare:
- Scelta del consumatore
- Le imprese sono price takers
- Equilibrio del mercato è dato dalla somma dei prezzi e la somma delle quantità offerte
Un'allocazione di equilibrio economico generale è da intendersi come un insieme di prezzi e di quantità domandate e offerte, che soddisfano simultaneamente tutte le seguenti condizioni:
- Ogni consumatore, caratterizzato da una struttura di preferenze e da un insieme di dotazioni date, fronteggia prezzi che assume come dati e domanda quantità dei beni in modo da rendere massima la propria utilità, nel rispetto del vincolo di bilancio;
- Ogni impresa produce beni utilizzando input secondo una tecnologia data; essa fronteggia prezzi che considera dati; essa esprime la domanda di fattori produttivi e l'offerta di output in modo da massimizzare i propri profitti, nel rispetto dei vincoli tecnologici;
- Sul mercato di ogni bene si realizza l'equilibrio, cioè la somma delle quantità domandate (dati i prezzi) risulta uguale alla somma delle quantità offerte (dati i prezzi).
L’equilibrio economico generale:
- Non sempre esiste (problema dell'esistenza dell'equilibrio economico generale)
- Non è sempre stabile (problema della stabilità dell'equilibrio economico generale)
- Non sempre è unico (problema dell'unicità)
Equilibrio economico generale
Si basa su cinque precondizioni:
- Assenza di potere...
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