Politica economica
Introduzione alla politica economica (Cap 1)
Lo stato nell'economia
L'efficacia delle attività economiche è un compito che spetta allo Stato.
3 ambiti di intervento
- Allocazione → Riguarda situazioni in cui il mercato, lasciato a se stesso, porta a un'allocazione non efficiente delle risorse produttive. Queste situazioni vengono definite come fallimenti del mercato e sono necessarie per giustificare l'intervento dello Stato nell'economia.
- Redistribuzione dei redditi e della ricchezza → La disuguaglianza va contrastata per motivi di origine etico, politico, sociale ed economico. La disuguaglianza nega di fatto la libertà degli individui, danneggia la salute dei più deboli e ostacola la mobilità sociale. Lo Stato interviene correggendo la distribuzione originaria del reddito e della ricchezza ricorrendo alla tassazione, ai trasferimenti e alle politiche dello Stato Sociale, con l'obiettivo di ridurre la disuguaglianza.
- Stabilizzazione → Adozione di misure volte a promuovere l'occupazione e la crescita, ad attenuare le oscillazioni delle attività economiche, a mantenere la stabilità della moneta e dei mercati finanziari. L'instabilità economica aumenta l'incertezza con effetti dannosi sui consumi e sull'accumulazione.
I soggetti coinvolti nella formulazione e nell'implementazione delle decisioni di politica economica (policy maker) a livello locale e nazionale, operano su due piani: il piano politico e quello amministrativo. In un sistema democratico, i cittadini eleggono i propri rappresentanti politici e questi prendono decisioni che si traducono in norme, provvedimenti e azioni amministrative. Il livello politico e quello amministrativo interagiscono con i corpi intermedi e si avvalgono del consiglio di esperti esterni, legati a loro volta ai corpi intermedi. Su tutto vigilano i mezzi di comunicazione e i social media. L'azione amministrativa influenza la qualità dell'ambiente economico e la vita dei cittadini condizionando le preferenze e le scelte.
Policy problem
Un problema di politica economica è una condizione che alcuni o tutti i cittadini trovano indesiderabile (abbandono scolastico, povertà, violenza domestica, crimini, …).
7 caratteristiche di classificazione di un policy problem
- Delimitazione → Dell'area funzionale e geografica a cui si riferisce il problema.
- Divisibilità → Alcuni problemi si prestano a essere suddivisi in più parti affidate a soggetti diversi.
- Scala operativa → Alcuni problemi richiedono interventi su larga scala, altri su scala ridotta.
- Facilità di trovare una soluzione.
- Certezza sull'efficacia degli interventi e rischi associati alle possibili soluzioni.
- Discriminazione → La soluzione di molti problemi di politica economica comporta dei vantaggi per alcuni e degli svantaggi per altri.
- Entità delle risorse necessarie a risolvere il problema.
La maggiore o minore facilità con cui si risolve un problema di politica economica dipende da fattori come: l'urgenza del problema, il tempo disponibile, la presenza di conflitti tra livelli diversi di autorità, la stabilità del contesto socio-politico, … . Una volta identificato il problema, il passo successivo consiste nell'esprimere la soluzione in termini di un obiettivo. Gli obiettivi possono essere definiti in termini qualitativi o quantitativi e riferirsi al breve, al medio o al lungo periodo. Questo svolge una duplice funzione: fornire agli agenti economici una base per formare le proprie aspettative e fornire al policy-maker un quadro di riferimento per impostare gli interventi correttivi e per valutarne l'efficacia.
Elenco dei principali obiettivi della politica economica
- Pieno impiego
- Stabilità dei prezzi
- Miglioramento della bilancia commerciale
- Incremento del reddito
- Miglioramento del bilancio pubblico
- Miglioramento della concorrenza
- Difesa
- Istruzione pubblica
- Giustizia e sicurezza
- Salute pubblica
- Cooperazione internazionale
Ora, bisogna individuare gli strumenti di politica economica da utilizzare → Spesa pubblica, livello e struttura del prelievo fiscale, spese incentivi fiscali, proprietà pubblica di imprese o altri beni, espropriazione e potere di ricollocazione, costruzione, certificati autorizzazioni, oneri potenziali, regolamentazione economica tasse, tariffe e multe. È da considerare che uno stesso strumento può risolvere più problemi.
Implementazione e valutazione
Implementazione → Disegnare un piano di intervento e metterlo in pratica. In questa fase l'efficienza della macchina amministrativa gioca un ruolo centrale. I fattori determinanti riguardano la natura e dimensioni dell'azione di policy, la natura degli obiettivi, la natura degli strumenti, … La combinazione di questi fattori condiziona la dimensione degli intervalli temporali che separano manifestazione del problema di policy, percezione del problema da parte dell'autorità, attuazione delle misure correttive, manifestazione degli effetti di quelle misure. Il tempo che passa tra ognuna di queste fasi è soggetto a potenziali ritardi:
- Ritardo di osservazione → Si manifesta tra manifestazione del problema e percezione da parte delle autorità.
- Ritardo di attuazione (o ritardo amministrativo) → Si manifesta tra percezione e attuazione delle misure correttive.
- Ritardo di efficacia → Si manifesta tra attuazione e manifestazione degli effetti.
Una volta implementata la decisione di politica economica, il compito finale consiste nel valutare gli effetti della situazione e rendere noti i risultati della valutazione in nome della trasparenza. Esistono 6 tipologie di modelli per valutare le politiche pubbliche:
- Il primo modello è basato sul raggiungimento degli obiettivi enunciati, sulla valutazione delle cause che hanno prodotto eventuali scostamenti rispetto a quegli obiettivi, sui costi di implementazione.
- Il secondo tipo è basato sulla valutazione degli effetti collaterali e non solo degli obiettivi. Si valuta se il programma ha prodotto effetti negativi tali da ridurre o verificare l'efficacia del programma.
- Il terzo tipo è basato sulla valutazione della rilevanza del programma per la società.
- Il quarto tipo è basato sulla valutazione del grado di soddisfazione da parte dei beneficiari del programma.
- Il quinto tipo è basato sulla considerazione delle opinioni di tutti gli stakeholder (attori, beneficiari diretti e indiretti) coinvolti nel progetto.
- Il sesto modello è basato sull'autovalutazione dell'efficacia del programma da parte di soggetti responsabili (valutazione interna).
Le barriere principali che ostacolano un'efficace valutazione sono legate a problemi di incompletezza dell'informazione, difficoltà nel valutare gli effetti futuri dei diversi programmi di policy, contraddizione fra gli obiettivi perseguiti dalle diverse agenzie e pregiudizio politico. Per questi motivi, la valutazione dell'efficacia si basa sul monitoraggio della performance delle diverse agenzie e su criteri di carattere manageriale. Questo però presenta tre criticità:
- Una gestione efficace non implica necessariamente un giudizio positivo.
- Il programma può non portare ai risultati sperati per ragioni che esulano dall'efficacia della sua gestione e che dipendono da problemi organizzativi generali o dal conflitto con altri programmi pubblici.
- Gli attori a cui spetta l'implementazione di un programma pubblico possono sempre adottare strategie che miglioreranno l'apparenza dei risultati e non la loro sostanza.
Si cerca di risolvere il problema elaborando degli indicatori di performance, due approcci principali:
-
Approccio utilitaristico → Basato sull'analisi costi-benefici, considera anche i benefici indiretti e quelli non valutabili in termini monetari. Solitamente si compone di due parti:
- Analisi finanziaria: analizza i costi e i benefici associati al progetto valutati a prezzi di mercato. Serve per avere una prima indicazione sulla validità del progetto in termini di cassa.
-
Analisi economica: Quantifica in termini fisici le conseguenze associate alle varie alternative in termini di input e output, valutandole ai prezzi ombra (prezzi che si determinerebbero in caso di mercati completi). Questo approccio pone l'accento sull'efficienza del progetto, intesa come capacità di aumentare le risorse nette disponibili per la collettività. Attribuisce a ogni progetto d'investimento un indicatore sintetico chiamato valore attuale netto (VAN). Il VAN misura l'incremento di benessere che si genera rispetto alla situazione preesistente. È calcolato come:
VAN = ∑ [(B* - C*) / (1+i)^t] - ∑ [(B - C) / (1+i)^t]
Dove:- B* e C* sono i benefici e costi indiretti e diretti.
- B e C sono i benefici e costi associati allo status quo.
- i è il tasso di interesse.
- t è il tempo in anni.
Affinché il progetto sia fattibile, il VAN deve essere sempre positivo.
-
Approccio etico → Ci dà informazioni importanti sul livello di appropriatezza degli interventi. 4 criteri:
- Equità.
- Autonomia e libertà di scelta.
- Conservazione della vita.
- Stigma sociale.
Efficienza, mercato e intervento pubblico (Cap 2)
Efficienza
Efficienza in senso statico → Riguarda l'impiego delle risorse disponibili scambiate nel corso di un'unità di tempo.
Efficienza in senso dinamico → Riguarda la capacità delle imprese di adattarsi con successo ai cambiamenti dell'ambiente economico, modificando i propri comportamenti e innovando dove possibile.
Mercato
Mercato concorrenziale → Luogo dove avviene la sintesi tra le decisioni dei produttori e quelle dei consumatori. Proprietà:
- Numerosità elevata e indipendenza degli agenti economici → Gli agenti sono razionali, non concludono e non sono in grado di influenzare l'andamento del mercato a proprio vantaggio e a danno degli altri (assenza di potere di mercato).
- Omogeneità → Le imprese producono beni qualitativamente identici e percepiti come tali dai consumatori. Il prezzo è l'unico elemento su cui si gioca la contrattazione tra acquirenti e venditori.
- Perfetta informazione.
- Assenza di barriere all'entrata e all'uscita → Lo scambio è volontario, nessuno è obbligato a parteciparvi.
La domanda di mercato (DD) rappresenta la relazione inversa tra prezzo del bene e quantità domandata. La domanda di mercato ottenuta applicando le funzioni di domanda dei singoli consumatori si determina nel modo seguente:
[ (x) + y ] = x + y
Il consumatore massimizza una funzione di utilità il cui valore dipende dalla quantità consumata del bene x e del bene y. L'utilità totale è data dalla somma delle utilità derivanti dal consumo di x e dall'utilità derivante dal consumo di y. Il consumatore dispone di un reddito monetario dato e pari a x, che spende interamente nell'acquisto dei beni. Il prezzo di y è indicato con p ed è dato per il consumatore (price-taking). Il prezzo di x è pari a 1. Il consumatore domanda il bene fino al punto in cui il beneficio che ottiene dall’acquistare un'unità in più di x (utilità marginale) coincide con il sacrificio corrispondente pari al prezzo del bene.
La curva di offerta (SS) esprime una relazione diretta tra prezzo di mercato e quantità offerta e si determina aggregando le funzioni di offerte individuali formulate dai singoli produttori. [ p - c ] , '() > 0, ''() ≥ 0
L'impresa sceglie quanto produrre con l'obiettivo di massimizzare i suoi profitti, dati dalla differenza tra i ricavi totali e i costi totali.
L'equilibrio si determina al punto di intersezione fra le due curve. In questo punto il prezzo di domanda e il prezzo di offerta coincidono (prezzo di equilibrio), così come la quantità domandata e la quantità offerta (quantità di equilibrio).
Modi per rappresentare la convergenza verso l'equilibrio
- Aggiustamento marshalliano → Se inizialmente il prezzo di domanda supera il prezzo di offerta, le imprese trovano conveniente espandere la produzione e le vendite. All'aumentare di x, il prezzo di domanda diminuisce e il prezzo di offerta aumenta fino al raggiungimento del punto di equilibrio.
- Aggiustamento walrasiano → Considera, in partenza, un prezzo superiore a quello di equilibrio. Questo prezzo determina un'offerta maggiore della domanda (surplus). Per non rimanere con scorte invendute, i produttori ribassano i prezzi e rallentano il ritmo della produzione. Questo stimola la domanda e frena l'offerta fino al raggiungimento dell'equilibrio.
Nel punto di equilibrio, il prezzo è simultaneamente uguale all'utilità marginale e al costo marginale di produzione.
L'equilibrio concorrenziale determina una situazione di efficienza allocativa in senso statico all'interno del mercato. Le imprese che producono sono le più efficienti, le imprese che restano fuori dal mercato sono le meno efficienti, i consumatori che acquistano sono quelli che desiderano maggiormente il bene e che possono permettersi di pagarlo, i consumatori che non acquistano sono quelli che non desiderano particolarmente il bene o che non possono permettersi di pagarlo. In questo modo la concorrenza opera un meccanismo selettivo di tipo darwiniano.
Nel punto di equilibrio (max profitti = max utilità) risulta massimizzato il benessere economico per la collettività, misurato come somma tra il surplus dei consumatori e il surplus dei produttori. Tipi di surplus:
- Surplus (lordo) del consumatore → Maggiorazioni di prezzo che il consumatore sarebbe disposto a pagare, rispetto al prezzo di mercato, piuttosto che rinunciare al bene stesso.
- Surplus netto del consumatore → Differenza tra la somma massima che i consumatori sono disposti a pagare e la cifra effettivamente pagata. Misura la soddisfazione che i consumatori collettivamente traggono dalla possibilità di acquistare una determinata quantità di un bene pagando meno della somma massima che sarebbero disposti a pagare.
- Surplus del produttore → È dato dall’area al di sopra della curva di offerta e al di sotto del prezzo di equilibrio. Se la curva coincide con quella del costo marginale, l'area sottesa alla curva stessa sarà pari al costo variabile sostenuto dalle imprese per produrre la quantità di equilibrio.
- Surplus netto dei produttori → Pari alla differenza tra ricavi totali (dati dal prodotto tra prezzo e quantità) e i costi totali variabili.
Fallimenti
I fallimenti sono la norma e non l’eccezione. Sono dati da: incompletezza delle informazioni, sfruttamento del potere di mercato, asimmetria informativa e difetto di mobilità.
Esternalità
Le esternalità sono l'insieme degli effetti esterni di un'attività.
- Positive → Determinano un vantaggio che si manifesta sotto forma di un beneficio per la collettività maggiore del beneficio ottenuto da chi compie l'azione virtuosa, ovvero di un costo per la collettività inferiore rispetto al costo sostenuto dal soggetto che compie l'azione.
- Negative → Causano un danno che si manifesta sotto forma di un maggior costo per la collettività rispetto al costo sostenuto direttamente da chi compie l’azione, ovvero un beneficio minore per la collettività rispetto al beneficio diretto ottenuto dal soggetto che compie l'azione.
Un modo per contenere le esternalità negative consiste nel far pagare ai produttori un'imposta specifica commisurata al costo marginale esterno che la produzione comporta. L'applicazione di questa imposta determina l'aumento dei costi di produzione, in questo modo le imprese sono spinte a scegliere autonomamente il livello di produzione socialmente ottimale. Il meccanismo della tassazione presenta almeno due vantaggi: permette di raggiungere l'equilibrio socialmente ottimale senza abolire il meccanismo concorrenziale e può spingere le imprese a innovare abbassando i costi. Gli svantaggi principali riguardano la difficoltà di quantificare il danno rispetto al quale va parametrata l’imposta e i problemi legati all’accertamento e all’effettiva riscossione del tributo dovuto.
I beni pubblici
Classificati in base a due caratteristiche:
- Escludibilità → Riguarda la facilità con la quale chi utilizza un bene può escludere altri dal farlo.
- Rivalità → Il fatto che un individuo utilizzi un bene riduce la possibilità per gli altri di utilizzarlo.
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