Concetti Chiave
- Gli schiavi erano considerati oggetti di proprietà, privi di diritti giuridici e completamente sottomessi al volere del padrone.
- Le condizioni di vita degli schiavi variavano: quelli nelle miniere affrontavano lavori massacranti, mentre gli schiavi domestici avevano un trattamento più decoroso.
- Le famiglie degli schiavi non godevano di riconoscimento legale, e il padrone poteva separarle a suo piacimento.
- Stranieri residenti, detti meteci, erano uomini liberi senza diritti politici, privati della partecipazione alla vita pubblica.
- La condizione di inferiorità degli stranieri era evidente nella società greca, in particolare ad Atene, dove non potevano partecipare attivamente alla politica.
L'esclusione degli schiavi
L'esclusione degli schiavi dalla polis era quasi totale: lo schiavo era ritenuto inferiore per natura ed era fondamentalmente un oggetto di proprietà, che poteva essere comprato e venduto ad arbitrio del padrone, esattamente come un mulo o una casa. Essendo un oggetto, e non un soggetto giuridico, lo schiavo non aveva il diritto di possedere nulla. Solo la tolleranza del padrone poteva consentirgli di mettere da parte un piccolo gruzzolo. Gli schiavi potevano avere mogli e figli, ma questa famiglia non godeva di nessun riconoscimento giuridico. Il padrone poteva smembrarla, separare l'uomo dalla donna, i genitori dai figli, i fratelli dai fratelli, e venderli come desiderava.
Quali sono le condizioni di vita degli schiavi?
Le condizioni di vita degli schiavi erano molto varie. Terribile era la sorte che toccava a quelli (sia adulti sia bambini) che lavoravano nelle miniere: la loro vita, sottoposta a ritmi di lavoro massacranti, in ambienti pericolosi e malsani, veniva consumata rapidamente. Anche il lavoro nelle campagne, soprattutto in occasione dei grandi impegni stagionali (semina, mietitura, ecc.), poteva assumere ritmi massacranti. Era forse migliore la situazione degli schiavi addetti ai servizi domestici: solitamente il loro trattamento (cibo, vestiario, alloggio) era decoroso.
Stranieri residenti e diritti politici
Un altro gruppo consistente di abitanti della città privo dei diritti politici era rappresentato dagli stranieri residenti. Anche la condizione degli stranieri nelle città greche ci è nota soprattutto dal caso ateniese, che usualmente viene preso come emblematico. Ad Atene gli stranieri, chiamati meteci (da metoikèo, “mi trasferisco”), erano uomini di condizione libera, non importa se greci o non greci, che risiedevano nella città o nel suo territorio, momentaneamente o stabilmente. La loro condizione d'inferiorità rispetto ai cittadini era contrassegnata da alcuni importanti elementi, primo tra tutti il divieto di partecipare alla vita politica.
Domande da interrogazione
- Qual era la condizione giuridica degli schiavi nella polis?
- Quali erano le condizioni di vita degli schiavi e come variavano?
- Chi erano gli stranieri residenti nelle città greche e quali diritti avevano?
Gli schiavi erano considerati oggetti di proprietà, privi di diritti giuridici e non potevano possedere nulla, a meno che non fosse concesso dal padrone. La loro vita familiare non era riconosciuta legalmente, e il padrone poteva separare le famiglie a suo piacimento.
Le condizioni di vita degli schiavi variavano notevolmente; quelli impiegati nelle miniere vivevano in condizioni terribili, mentre gli schiavi addetti ai servizi domestici godevano di un trattamento generalmente più decoroso, con cibo e alloggio migliori.
Gli stranieri residenti, noti come meteci, erano uomini liberi che vivevano ad Atene ma non avevano diritti politici, essendo considerati inferiori rispetto ai cittadini. Non potevano partecipare alla vita politica della polis.