La storia dei due gemelli (Menaechmi, vv. 1-76)
È Spazzola, il parassita di Menecmo di Epidamno , il primo ad entrare in scena e a raccontare l’antefatto della commedia: la vicenda è ambientata in Sicilia, nella città di Siracusa, dove il vecchio commerciante Mosco aveva avuto due figli gemelli. Approfittando dello spazio del prologo per affrontare una questione di poetica,
Plauto avverte il suo pubblico: in questa commedia non si troverà la consueta ambientazione statica: l’antefatto della vicenda si è svolto in tre diverse città, e questo avrà conseguenze sia sullo sviluppo dell’intreccio, sia sullo stile che il poeta sceglierà per questa commedia.
Il primo equivoco
Questa commedia, che si svilupperà in divertenti scambi di persona ed equivoci, ha un antefatto tragico, che il prologo presenta al pubblico in apertura. Fin dalle prime battute si scopre che gli equivoci dell’intreccio sono preparati da un triste evento: i due gemelli che saranno protagonisti della vicenda erano stati separati quando avevano solo sette anni. Uno dei due, chiamato alla nascita Menecmo, era stato portato dal padre a Taranto, e lì si era smarrito tra la folla; un mercante lo aveva condotto via con sé in una città straniera, e lo aveva poi lasciato come proprio erede. Apprendiamo anche che il padre dei gemelli era morto di dolore subito dopo aver perso il figlio, e che il nonno era rimasto a far da tutore al gemello che era rimasto a casa: a questi, che in origine si chiamava Sosicle, il nonno aveva cambiato nome, dandogli quello del fratello smarrito. Ecco come mai i due gemelli si ritrovano a chiamarsi allo stesso modo.
Motivi romanzeschi
L’antefatto della vicenda, partendo da queste infelici premesse, è costruito con molti elementi che accomunano il mondo fittizio della commedia a quella del romanzo. Come avviene tipicamente nei romanzi, infatti, la situazione di iniziale tranquillità è messa in crisi da un viaggio: nella commedia plautina a partire sono il padre dei gemelli e il primo Menecmo che poi finisce in disgrazia; l’adozione, il matrimonio, poi anche la morte del padre adottivo e l’eredità sono rivolgimenti della sorte che migliorano in modo imprevisto le condizioni del gemello rapito; il caso, infine, porta nella stessa città anche l’altro Menecmo, che ha continuato intanto a cercare il fratello: i due, così, potranno ricongiungersi, ma non prima che l’intreccio abbia valorizzato tutte le potenzialità comiche del tema del ‘doppio’.
Dall’Attica alla Sicilia
Nel presentare la materia della commedia, il prologo propone un gioco linguistico che è anche un gioco sulle convenzioni del teatro. Abbiamo già visto che la palliata, in quanto commedia di ambientazione greca, si fonda su un
tacito accordo tra autore, attori e pubblico: benché i personaggi parlino
latino e presuppongano anche elementi tipici della cultura romana (si pensi per esempio al ruolo del pater familias nei confronti dei figli), si finge che la vicenda sia ambientata in una città greca, di cui per lo più non si precisa il nome. Nella commedia nuova greca, questa città era di solito Atene. Presupponendo che il pubblico conosca questa convenzione di fondo della tradizione comica greca e romana, il prologo ironizza sul fatto che generalmente i poeti comici ambientano i propri intrecci in Grecia e, quasi a voler rimarcare il carattere autenticamente greco della storia, precisano che tutto avviene sempre, immancabilmente, ad Atene. L’azione dei Menaechmi, invece, parte da Siracusa, giunge a Taranto, quindi si sviluppa a Epidamno: pur rimanendo in città di cultura greca, non transita per Atene. Di qui il gioco di parole proposto da Plauto: la sua commedia «grecheggia» , cioè si presuppone ambientata in un contesto greco, ma «non atticheggia», cioè non sente l’esigenza di portare i suoi personaggi in Attica, la regione di Atene; non è sicura l’interpretazione della parola latina che conclude il gioco di parole (sicilicissitat) ma spesso gli studiosi ritengono che il verbo, coniato per l’occasione da Plauto, voglia indicare che la vicenda, che ha in Sicilia la sua origine, tragga dalla comicità siciliana la sua vivacità.