Concetti Chiave
- L'ambiguità della scrittura in Platone è rappresentata dalla sua concezione di PHARMAkON, dove la scrittura può essere sia un veleno che un farmaco per la memoria, condannando un tipo di scrittura per esaltare quella interna all'anima.
- Platone utilizza il dialogo come genere letterario per conferire vivacità ai suoi scritti e riflettere il metodo filosofico socratico, stimolando una ricerca condivisa della verità e contribuendo alla nascita del metodo scientifico.
- La principale differenza tra Socrate e Platone risiede nella loro concezione della verità: Socrate la vede come relativa e derivata dall'accordo tra interlocutori, mentre Platone la considera universale e certa, quindi scrivibile.
- Il dialogo platonico integra il logos e il mito, utilizzando quest'ultimo per rendere le dottrine complesse più accessibili e per affrontare temi indimostrabili, come l'immortalità dell'anima.
- Il dialogo platonico si compone di definizione, confutazione ed homologhia, differendo dal dialogo socratico poiché, una volta redatto, diventa un metodo scientifico per acquisire un sapere certo e incontrovertibile.
L'ambiguità della scrittura in Platone
L'ambiguità sull'uso della scrittura è molto frequente in Platone ed evidente nel Fedro quando la definisce un PHARMAkON per la memoria (in greco veleno/farmaco). Egli, infatti, condanna un tipo di scrittura per esaltarne un’altra quella interna all'anima che impara, essa è infatti paragonata a un libro in cui un interno scrivano annota sensazioni e ragionamenti. Utilizzare la scrittura significa infatti attribuire a un oggetto come ad esempio un libro il ruolo di supplemento dell'anima e quindi assottigliare quella distanza insolcabile tra mondo sovrasensibile (anima) e mondo sensibile (libro), un dualismo spirito-materia che non potrà mai essere superato. La condanna della scrittura è un tema di grande attualità soprattutto a fronte della rivoluzione tecnologica degli ultimi decenni è, infatti, emblematico il titolo dell'ultimo libro di Maurizio Ferraris: "Anima e Ipad"
Il dialogo come metodo filosofico
Whitehead nel 1978 scrisse “La filosofia occidentale non è altro che una serie di note a piè di pagina a Platone”. Questa affermazione provocatoria rivela l’importanza della scelta del genere dialogico di Platone. Esso, infatti, permette all’autore di attribuire ai propri scritti una vivacità che spalanca le porte a una miriade di sfumature interpretative differenti in tutti gli ambiti dello scibile umano, per cui tutti i maestri del pensiero che sono venuti dopo di lui hanno inconsapevolmente intrapreso uno dei tanti sentieri già battuti dall’aristocratico ateniese. Platone scrive dei dialoghi per lo stesso motivo per cui Socrate condanna l’uso della scrittura: la concezione della filosofia come sapere aperto. Il dialogo, infatti, oltre che a ricalcare il metodo filosofico socratico, mette a nudo anima con anima che si rivelano nella loro consapevolezza di non sapere e quindi induce alla ricerca comune della verità che per Platone, a differenza di Socrate, è scienza e quindi può essere scritta. Col dialogo Platonico assistiamo alla nascita di un metodo scientifico che guida l’interlocutore fino all’acquisizione di un sapere incontrovertibile e certo.
Differenze tra Socrate e Platone
Per lo stesso motivo per cui Socrate sceglie di non scrivere Platone decide di farlo. Ciò che li accomuna è, infatti, la concezione della filosofia come sapere aperto. Questa differenza tra maestro e discepolo si può ben appurare a fronte dei due epiteti a loro attribuiti: "scopritore del concetto" e "scopritore del metodo scientifico", per Socrate infatti non esiste una verità assoluta ma solo una verità relativa derivata dall'homologhia tra gli interlocutori, un accordo razionale e provvisorio, mentre per Platone la definizione è valida universalmente, è scienza (episteme) e per questo motivo la può mettere per iscritto in quanto certa ed incontrovertibile. Platone scrive per vari motivi, ma il più importante è per far conoscere l'autentico pensiero socratico che era stato male interpretato dai contemporanei dello stesso. Egli infatti utilizza come genere letterario il dialogo che incarna il metodo filosofico socratico, mette a nudo anima con anima nella loro consapevolezza di non sapere e le dispone alla conoscenza della verità, sia per Socrate che per Platone il dialogo è il mezzo per la ricerca in comune della verità. Essi infatti condividono come la verità si origini da un accordo e non da una singola personalità.
Strumenti del dialogo platonico
Il dialogo platonico ha due strumenti: il logos, sempre in uso in Socrate, incline a ragionare e a far ragionare e il mito, che non significa ritornare alla nascita della filosofia (Talete e Omero), ma questi non sono miti della tradizione greca, essendo miti inventati appositamente da Platone e presentati nei dialoghi per due motivazioni: per un motivo didattico ossia con la narrazione anche il grande pubblico può comprendere dottrine complicate perchè non deve conoscere un lessico specifico, rende così più accessibili le dottrine e per un motivo d'ordine ontologico ovvero egli col mito riesce ad affrontare tematiche indimostrabili col solo ausilio del logos ad esempio l'immortalità dell'anima o i destini di quest'ultima infatti il mito è una narrazione fantastica razionalmente indimostrabile ma verosimile, cioè simile alla verità e per questo credibile. Il dialogo come quello socratico si compone di tre parti: definizione, confutazione ed homologhia, ma mentre per Socrate è lo scambio solo orale di opinioni, per Platone una volta redatto in forma scritta diventa un vero e proprio metodo scientifico che porta a un sapere certo, valido universalmente. Il metodo vigente è sempre quello induttivo che da una prima definizione porta alla costruzione di un sapere certo.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del termine "PHARMAkON" nella scrittura di Platone?
- Come si differenziano Socrate e Platone riguardo alla scrittura?
- Qual è il ruolo del dialogo nella filosofia platonica?
- Quali strumenti utilizza Platone nel suo dialogo?
- In che modo il dialogo platonico si distingue da quello socratico?
Platone definisce la scrittura un "PHARMAkON" per la memoria, evidenziando la sua ambivalenza: da un lato, può essere un veleno che indebolisce la memoria, dall'altro un farmaco che la supporta. Egli condanna un tipo di scrittura per esaltare quella interna all'anima, che è considerata più autentica.
Socrate rifiuta la scrittura, vedendola come limitante per la verità, mentre Platone la abbraccia per trasmettere il pensiero socratico e per formalizzare il metodo scientifico. Platone scrive per rendere la verità universale e certa, contrariamente alla visione relativa di Socrate.
Il dialogo è fondamentale per Platone poiché permette di esplorare la verità attraverso un metodo aperto e collaborativo. Esso riflette il metodo socratico e facilita la ricerca comune della verità, portando a una conoscenza più profonda e incontrovertibile.
Platone impiega due strumenti nel dialogo: il logos, che stimola il ragionamento, e il mito, che rende accessibili concetti complessi e affronta tematiche indimostrabili. Questi strumenti servono sia a fini didattici che ontologici, rendendo le dottrine più comprensibili e credibili.
Mentre il dialogo socratico è un semplice scambio orale di opinioni, il dialogo platonico, una volta scritto, diventa un metodo scientifico che porta a un sapere certo e universale. Platone utilizza un approccio induttivo che parte da definizioni per costruire conoscenze solide.