Concetti Chiave
- Platone distingue tra due modelli di oratoria: il retore misurato, che evita contenuti spregevoli, e il retore folle, che non si limita in alcun modo nell'imitazione.
- Il retore folle pratica una mìmesis totale, riducendo il linguaggio umano a meri suoni e gesti, mostrando una dimensione sub-umana della psiche.
- La formula finale di Platone suggerisce che nel suo Stato non ci sono identità frammentate, ma un'unità d'azione in contrasto con la proliferazione della mìmesis.
- Il Mimo Totale rappresenta un principio patologico che la Città deve bandire, simbolizzando la potenza dell’immaginazione e la sua capacità di imitare ogni forma.
- Le figure del Stregone-Illusionista e del Retore Folle si uniscono nel Mimo Totale, evidenziando l'identità tra la metamorfosi e la mìmesis nella costruzione del discorso.
Qual è la distinzione tra modelli di oratoria?
Tornando ai programmi del «collegio», Platone passa a distinguere due modelli di oratoria: uno è il retore «misurato», che si astiene dall’imitare caratteri e situazioni spregevoli, l’altro è il retore folle o «sfrenato», che non arretra di fronte a nessun contenuto imitabile.
Il retore folle e la mìmesis
Riproponendo un’analisi strettamente contenutistica, Platone afferma «crederà che non ci sia cosa indegna di lui, sì da mettersi a praticare con tutta serietà ogni mìmesis davanti a un grande pubblico, anche quelle che or ora dicevamo, tuoni, rumori di venti […] belati, versi di uccelli. E il suo dire si baserà tutto sulla mìmesis, nella voce come negli atteggiamenti del corpo». Giunti in una scena di pura follia, questo diventare-animale del retore folle permette a Platone di concludere che il suo linguaggio (forma propriamente umana) si riduce a «suoni», cioè affiora un elemento sub-umano che è pure costitutivo della psiche umana così-com’è.
Conclusione e riflessioni finali
L’episodio sembra concludersi con una formula secca: «nel nostro Stato non vi è un uomo doppio né multiplo, ma ognuno agisce secondo quell’unica cosa che è». Questa formula mette al bando il passaggio dall’uno al due ai molti, ossia quel processo di proliferazione (prima apparentemente controllabile e poi incontrollata) che è la natura profonda della mìmesis come immaginazione, di cui Platone intuisce il potenziale patologico. Tuttavia l’episodio non si conclude, perché subito viene evocato un altro personaggio «sacro e portentoso e seducente»: si tratta di un rito di purificazione, con cui la Città mette al bando non un personaggio ma un principio, il principio per effetto del quale la Città si ammala. Esso, il Mimo Totale, richiama sia lo Stregone-Illusionista sia il Retore Folle, cioè le due figure chiave della serie (la metamorfosi e la mìmesis): esse vengono a coincidere in un personaggio che ne afferma l’identità in via definitiva. È la potenza dell’immaginazione, che può assumere tutte le forme, imitandole.
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza principale tra il retore misurato e il retore folle secondo Platone?
- Come si manifesta la mìmesis nel linguaggio del retore folle?
- Qual è il significato del "Mimo Totale" nel contesto della purificazione della Città?
Platone distingue tra il retore misurato, che evita di imitare contenuti spregevoli, e il retore folle, che non si astiene da alcun tipo di mìmesis, anche di situazioni indegne, mostrando una totale assenza di freni (testo).
Il retore folle utilizza la mìmesis in modo estremo, riducendo il suo linguaggio a «suoni» e imitando anche elementi sub-umani, il che evidenzia una regressione della forma linguistica umana (testo).
Il "Mimo Totale" rappresenta un principio patologico che la Città deve bandire, incarnando la potenza dell’immaginazione e la sua capacità di assumere tutte le forme, collegando le figure del Stregone-Illusionista e del Retore Folle (testo).