Concetti Chiave
- La morte di Socrate ha segnato un cambiamento radicale nella filosofia di Platone, portandolo a riflettere sulle condizioni di uno Stato giusto.
- Platone critica la democrazia, considerandola un regime dove chiunque può ascendere al potere senza una formazione adeguata, favorendo la tirannide.
- Nell'opera "La Repubblica", Platone propone un governo aristocratico guidato dai filosofi, i quali sono i più capaci di perseguire il bene collettivo.
- Lo Stato ideale di Platone è tripartito, con governanti, guerrieri e produttori, ciascuno con ruoli specifici basati sulla loro natura e virtù.
- Per garantire il bene collettivo, i governanti e i guerrieri devono condividere beni e famiglie, promuovendo un senso di comunità e interesse comune.
L'influenza di Socrate su Platone
Tutta la filosofia di Platone può essere ricondotta ad un evento traumatico della sua vita: la morte del maestro Socrate (399 a.c.) durante il regime democratico di Trasibulo.
Nella lettera VII afferma che avrebbe voluto intraprendere da giovane la carriera politica, ma dopo la delusione subita con l'ingiusta condanna del maestro da parte di una democrazia corrotta e malsana, ha cambiato idea. E' però evidente come lo scopo della sua filosofia sia politico e in particolar modo consista nel "rintracciare le condizioni di uno Stato giusto".
La critica alla democrazia
Egli, infatti, dopo la cocente delusione non vede la democrazia come la migliore forma di governo perché tutti possono salire al potere pur non essendo adeguatamente formati, essa è, infatti, solo l'anticamera della tirannide.
La Repubblica e il re-filosofo
Nell'opera utopica "La Repubblica" teorizza uno stato ideale con un regime aristocratico (aristoi =i migliori). Egli infatti sostiene che chi deve fare il bene collettivo deve essere prima di tutto capace di identificarlo e quindi, seguendo l'insegnamento socratico, non può fare a meno di associare la figura del filosofo (colui che conosce il bene di tutti) al governante (colui che deve operare per il bene collettivo). Egli cercherà anche di concretizzare questa aspirazione durante il soggiorno a Siracusa, ma verrà imprigionato dal tiranno Dionisio. In realtà questa concezione del re-filosofo è più vicina a noi di ciò che può sembrare, infatti, tutti i grandi totalitarismi del Novecento con a capo dittatori poggiavano i propri regimi su basi filosofiche. Per formare futuri uomini politici fondò, infatti, l'Accademia.
La struttura dello Stato ideale
Lo Stato ideale è lo Stato giusto che è tripartito cosi come è tripartita l'anima dei suoi cittadini. I cittadini, in cui prevale un'anima razionale saranno i governanti, quelli in cui prevale l'anima irascibile saranno i guerrieri e coloro in cui prevale la parte concupiscibile saranno i produttori economici.
La suddivisione dello Stato in classi è motivata dal fatto che ci sono diversi compiti che devono essere svolti in maniera competente, per cui devono essere svolti da persone differenti (nella democrazia tutti potevano salire al potere pur non essendolo), ci deve essere una gerarchia di ruoli per evitare sommosse e la divisione non avviene in base al censo, ma in base alla disposizione naturale e quindi dal prevalere di una parte dell'anima sulle altre; in questo modo in ogni classe prevarrà una virtù (saggezza, coraggio e temperanza) che aiuterà i cittadini a svolgere bene il proprio ruolo e trarre soddisfazione da questo.
L'equilibrio tra le classi sociali
Uno Stato è giusto quando c'è equilibrio tra le classi sociali nessuna prevale sulle altre e ognuna svolge in modo competente il proprio ruolo nella società, in particolar modo i governanti che devono occuparsi esclusivamente del bene collettivo e tralasciare i beni personali, le forme degeneri dello Stato nascono proprio quando i governanti guardano al proprio bene. Platone è il primo a teorizzare una forma di comunismo, egli infatti sancisce per le classi dei governanti e dei guerrieri l'obbligo alla comunanza dei beni, in questo modo essi opereranno sempre per il bene della patria e non guarderanno all'interesse personale e quindi, non accecati da cupidigia e avidità, porteranno avanti il loro compito per il bene collettivo.
La comunanza dei beni e la famiglia
La classe dei governanti ha in comune anche le donne, perché anche una famiglia distanzierebbe il governante dall'esercizio della propria attività e così metterebbe da parte l'interesse collettivo per quello personale. I matrimoni, organizzati dallo Stato sono unioni temporanee col solo fine di procreare figli sani che, una volta nati, saranno affidati allo Stato che li educherà per farli diventare a loro volta governanti; essi, infatti, non essendo vissuti in un nucleo familiare privato considereranno lo Stato una grande famiglia ed essendo stati abituati fin da piccoli al bene collettivo porteranno avanti questa ambizione anche da grandi. I governanti sono felici, perché fanno il bene di tutti e quindi il bene collettivo corrisponde al bene personale, la felicità individuale coincide con quella dello Stato. I governanti non sono controllati, ma le altre classi si fidano perché essi hanno un'inclinazione naturale alla saggezza e sono stati educati dallo Stato per esprimerla nel migliore dei modi per il bene dello Stato. La filosofia secondo Platone non è solo per interrogare, ma per costruire il mondo sociale e spiegare come è costruito il mondo fisico.
Domande da interrogazione
- Qual è l'evento traumatico che ha influenzato la filosofia di Platone?
- Qual è la critica principale di Platone alla democrazia?
- Come Platone descrive lo Stato ideale nella sua opera "La Repubblica"?
- Qual è il principio fondamentale per il mantenimento dell'equilibrio tra le classi sociali secondo Platone?
- In che modo Platone propone di gestire la famiglia e la comunanza dei beni tra i governanti?
La morte del maestro Socrate nel 399 a.C. ha segnato profondamente Platone, portandolo a riconsiderare la sua carriera politica e a dedicarsi alla filosofia con l'obiettivo di rintracciare le condizioni di uno Stato giusto.
Platone critica la democrazia perché permette a chiunque di salire al potere senza una preparazione adeguata, considerandola solo un'anticamera della tirannide.
Platone teorizza uno Stato ideale con un regime aristocratico, dove i governanti sono filosofi capaci di identificare il bene collettivo, e dove la struttura sociale è tripartita in governanti, guerrieri e produttori economici.
L'equilibrio tra le classi sociali è essenziale affinché nessuna classe prevalga sull'altra e ognuna svolga il proprio ruolo in modo competente, evitando conflitti e garantendo il bene collettivo.
Platone propone che i governanti condividano beni e donne per evitare che interessi personali influenzino le loro decisioni, promuovendo così un'educazione collettiva dei figli per garantire un futuro di governanti dediti al bene dello Stato.