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Parodonto II 4.05.13

Vabò, allora quindi avete cominciato a studiare come, tra i fattori eziologici della malattia parodontale, il fattore determinante è la placca. Placca associata a dei fattori favorenti che possono essere locali e sistemici.

A, diciamo, determinare l’importanza di questo fattore eziologico, ci sono stati degli studi, come ad esempio questo che vi mostro in questa diapositiva, in cui praticamente si mette in relazione, diciamo, a seconda del tipo di spazzolamento, gli indici di placca e quindi lo sviluppo della placca o lo stato di salute gengivale.

Lo studio di Lang, Camill e Löe del 1973

Quindi cosa fecero questi 3 studiosi? Questo qua è uno studio importante per l’esame, quindi metteteci un asterisco vicino: lo studio di Lang, Camill e Löe del 73.

Presero 32 studenti con un’igiene orale perfetta e successivamente suddivisi in 4 gruppi. A variare tra i gruppi era la frequenza di igiene orale: abbiamo il gruppo 1 che lavava i denti ogni 12 ore, un secondo gruppo ogni 48 ore, il terzo gruppo ogni 72 ore e il 4 gruppo ogni 96.

Avete finito di scrivere? Quindi andarono ad analizzare i diversi indici sia di placca che di sanguinamento gengivale per 6 settimane, ok?

E cosa andarono a vedere? Ovvio, questi studi che adesso vi presento sono abbastanza intuitivi come conclusioni per alcuni punti di vista, ma servono a puntualizzare, servono a puntualizzare appunto dei concetti fondamentali.

Quindi cosa possiamo vedere? Che l’indice di placca, che vedete qui rappresentato in questo grafico, ovviamente mostra un elevato accumulo di placca sui diversi siti, soprattutto ecco in corrispondenza del gruppo che lava i denti ogni 96 ore, quella con i quadratini vuoti all’interno, quindi la linea più alta.

E l’unico gruppo, diciamo, che presenta un indice di placca accettabile sostanzialmente è il primo, ovvero sia quello che lava i denti ogni 12 ore. Quindi lavarsi i denti ogni 12 ore permetteva di avere un controllo del quantitativo di placca sostanzialmente accettabile, mentre invece gli altri 3 gruppi sostanzialmente avevano un andamento sovrapponibile, ok?

Ecco, memorizzate un po’ l’andamento di questo grafico, poi lo rivediamo subito dopo perché è da mettere in paragone con una cosa che vedremo dopo, proprio per capire come questa cosa è abbastanza intuitiva: chi si lava i denti più spesso accumula meno placca, ma non ci volevano questi personaggi a determinarlo.

Accumulo di placca sulle superfici dentali

Altre conclusioni si hanno con questo grafico. Questo grafico è abbastanza, abbastanza ostico alla comprensione e come vedete ci sono delle aree bianche, altre grigie, altre completamente nere che indicano appunto il quantitativo di placca presente sulle varie superfici.

I diversi gruppi sono riportati qui, se vedete la freccia: ogni 12 ore, 48, 72 e 96 ore, ok? E qui le diverse, le varie superfici: la superficie distale, la superficie mesiale, facciale e orale.

E sono stati prelevati questi campioni da tutte le superfici dei denti, quindi molari, premolari, canini e incisivi, ok? Ovviamente da entrambe le parti della bocca sia superiormente che inferiormente, ok?

E che cosa si può vedere? Che nel quarto gruppo, cioè quello che lava i denti ogni 96 ore, come vedete le zone nere sono quelle a maggiore, di maggiore presenza, ok? E questo indica che un po’ tutte le superfici di questi pazienti del quarto gruppo tendono ad essere sporche, tendono ad avere un notevole quantitativo di placca, ok?

Mentre invece le uniche zone che un po’ tendono a salvarsi, un attimo che vediamo se riusciamo a mettere una penna, le uniche zone che tendono a salvarsi sono, ecco vedete qua c’è un po’ di bianco, qua c’è un po’ di bianco, qui e in questa zona diciamo non è bianco ma perlomeno comincia a comparire un po’ di grigio, e queste sono le zone che ovviamente riguardano i denti anteriori, ok?

Quindi se poi parliamo di posteriori, le superfici sono completamente sporche e ripiene di placca, va bene? Lo so, questo grafico non è facile né da capire né da spiegare perché è un po’, è un po’ confusa l’immagine.

Dopodiché vediamo un’altra cosa: quella nel secondo e nel terzo gruppo, quindi rispettivamente 48 e 72 ore, diciamo che l’aspetto grafico è sostanzialmente simile, quindi è presente sì un bel po’ di placca ma non così tanta come quella, come quelli del gruppo di 96 ore, per cui cominciamo a vedere comunque delle zone più grigie rispetto ai disegni pre, al disegno precedente, ok? Rispetto alla parte di grafico che vi ho fatto vedere prima, ok?

Quindi 48 e 72 ore sono sostanzialmente sovrapponibili, mentre invece poi vediamo che nel primo gruppo di quelli che avevano un’igiene orale frequente, quindi ogni 12 ore, il bianco è quel, è diciamo è il colore che prevale di più, quindi sostanzialmente si tratta di persone pulite, quindi i denti, diciamo, degli studenti che andavano a lavare i, andavano appunto ad essere lavati ogni 12 ore erano sostanzialmente puliti e privi di placca.

E le uniche zone dove vediamo nero su questo gruppo sono le zone, ecco, dei denti posteriori presenti alle estremità di ciascun grafico, ok? Vedete, non c’è al centro il nero. Vedete? Le uniche zone nere sono appunto queste che vi ho segnato ma che adesso mi rendo conto che non si vede nemmeno più di tanto bene, ok?

Quindi questo per descrivere diciamo l’accumulo di placca sulle diverse superfici.

Indice di infiammazione gengivale

Ora guardate questo grafico che è simile a quello che vi ho mostrato in precedenza ed indica l’indice di infiammazione gengivale, ok?

L’indice di infiammazione gengivale che cosa mostra? Che ovviamente il quarto gruppo, ovvero sia quello che lava i denti ogni 96 ore, tende ad essere quello che presenta il maggior, diciamo il peggior stato di salute, di salute gengivale e quindi mostra una gengiva più infiammata. Quindi vedete qua nell’arco delle 6 settimane questa linea è quella che sale maggiormente verso l’alto.

Stessa cosa per quelli che lavano i denti ogni 72 ore, ok? La cosa importante da notare è che mentre prima l’unico gruppo che diciamo si salvava era quello di 12 ore, come vedete in questa, in questa figura, ok? Rispetto agli altri 3 che erano sovrapponibili, se parliamo invece di, diciamo, di, se parliamo invece di infiammazione gengivale vediamo come il primo e secondo gruppo hanno un andamento sostanzialmente simile e sovrapponibile.

Questo cosa vuol dire? Che comunque il gruppo che lava i denti ogni 12 ore e il gruppo che lava i denti ogni 48 ore comunque presentano un buono, diciamo uno stato abbastanza buono per quanto riguarda l’indice di infiammazione gengivale.

E questo secondo voi da cosa può dipendere? Perché questa differenza di grafici, di grafico secondo voi? Risposta ragazzo 10.51.

Esatto, nel senso che comunque essendo, avete visto, precedentemente con la dottoressa una sorta di ecosistema, è come se vi dovete immaginare una città, ha bisogno di tempo per svilupparsi e per maturare.

E, come vedremo adesso nelle conclusioni, diciamo la placca pigra, …. questo studio, come aggressività e, diciamo, virulenza, tra le 48 e le 72 ore, ok? Quindi lavarsi i denti ogni 48 ore è stato visto in questo studio comunque compatibile col mantenere uno stato di infiammazione gengivale sotto controllo.

Però ovvio non si può dire ad un paziente di poter lavare i denti una volta ogni due giorni perché altrimenti li lavano ogni 4, quindi più volte uno lo dice, più volte vengono dette e meglio è.

Conclusioni dello studio

Quindi le conclusione, le conclusioni di questo studio l’abbiamo comunque già accennato, quali sono? Che nonostante l’indice di placca medio a 48 ore è simile a quello di 72 e 96 ore, solo nel terzo e nel quarto gruppo si sviluppa una gengivite.

Quindi nonostante il quantitativo di placca sia fondamentalmente simile che, e come appena detto la virulenza e la patogenicità della placca cambia tra le 48 e le 72 ore, non prima, ok? (?????).

Inoltre un controllo di placca eseguito ad intervalli di 48 ore è compatibile con il mantenimento della salute gengivale, quello che abbiamo appena finito di dire.

L’ultima conclusione invece riguarda quel grafico incomprensibile che abbiamo visto prima, quello dei rettangoli per intenderci, in cui ci mostrava come l’approvazione della placca inizia, ed è anche maggiore, sulle superfici interprossimali di molari e premolari.

Quindi questo mostra che i pazienti tendono ad avere maggiori difficoltà a pulire soprattutto nelle zone posteriori, non tanto in quelle anteriori e abbiamo visto essere quasi privi di placca anche un po’ nei pazienti che lavano i denti ogni 96 ore, diciamo nella parte centrale che vi avevo evidenziato.

Studio di Trombelli

Ok, allora in questo altro studio all’inizio del 1990 e condotto da Trombelli, minuto 15, ah un’altra cosa per l’esame: non è che vi vengono chieste le date o è importante sapere la data, quando uno conosce diciamo l’autore o il gruppo di studio a cui apparteneva gli autori comunque è più che sufficiente.

Quando viene messa una data è solo ed esclusivamente per diciamo aiutare nel momento in cui sono presenti studi con gli stessi nomi, eh! Non è che devono essere conosciute le date, come molti hanno pensato in passato.

Allora, in questo studio che cosa è stato visto? Un po’ come prima che sono stati presi dei campioni di placca sottogengivale, quindi placca matura, quindi maturata appunto 96 ore in bocca, prelevata dai diversi siti distali, medio-buccali e orali, di canini, premolari e molari sia superiormente che inferiormente.

Quindi sono state analizzate un po’ tutte le superfici di questi denti a partire dal canino ad andare via via più posteriormente ed analizzate con microscopia in campo scuro.

Che significa? Che questa analisi al microscopio in campo scuro prevedeva appunto il campione di placca ancora vivo, non fissato come per esempio con un microscopio elettronico che? Insomma deve essere preparato e fissato e l’immagine che andiamo a vedere è un’immagine statica con i batteri appunto cristallizzati nella posizione in cui sono stati fatti morire per la preparazione.

Quindi analizzati con microscopia in campo oscuro significa che il campione era ancora vivente.

E che cosa è stato visto? Che i campioni prelevati dalle zone distali e posteriori rispetto alle zone orali e quelle anteriori presentavano un maggior quantitativo di batteri, proprio a livello numerico, non tanto a livello di differenza di composizione.

Quindi era presente una placca più ricca di batteri in corrispondenza, come vedete qui nel disegno, in corrispondenza della dei settori posteriori, ma soprattutto nelle superfici interprossimali, ok?

Studio di Camille e Löe

In quest’altro studio di Camille e Löe, faccio una rassegna un po’ di studi abbastanza pallosetta, sono stati presi dei pazienti non come prima studenti di odontoiatria che lavavano perfettamente i denti e conoscevano alla perfezione tutte tutte le tecniche, ma nei soggetti senza particolari istruzioni di igiene orale e quindi diciamo l’utente medio??? di questi studi, diciamo la popolazione media.

E che cosa è stato visto? Che in questo caso le superfici interprossimali e quelle, ma soprattutto tra queste, quelle mandibolari, non tanto quelle anteriori? Mascellari, ma quanto quelle mandibolari presentavano un maggior accumulo di placca.

Per cui, da questo studio si vedeva come o se si sanno lavare i denti o se non si sanno lavare bene i denti, comunque sia è naturale che aumenta la difficoltà nella rimozione della placca se andiamo a considerare le zone posteriori.

Quindi anche se ci si lava per bene i denti, il maggior quantitativo di placca rimane sempre nelle zone posteriori e comunque nelle zone interprossimali, fra un dente e l’altro ed anche qui il grafico ecco rispecchia quello dei quadratini visti precedentemente, quindi queste, ecco, consideriamo premolari e molari, quindi le zone più nere, ok?

Se c’è qualcosa, cioè mi potete fermare tranquillamente, eh! Senza problemi!

Accumulo indisturbato della placca

In quest’altro studio, cosa è stato visto? Che prelevando della placca in pazienti con un accumulo indisturbato, quindi senza igiene orale per 2 settimane, fatti dei prelievi di placca intervallati ogni, diciamo al primo giorno, al quarto, dopo una settimana e dopo 2 settimane, è stato visto che il massimo accumulo della placca si andava a riscontrare già al quarto giorno e anche qui, come nello studio precedente più a livello mandibolare e interprossimale, ok?

Quindi tra i prelievi, tra il??, del quantitativo di placca diciamo del quarto, del settimo e del quattordicesimo giorno non era presente una grossa differenza, ok?

Studio di Ramderg del 1994

In quest’altro studio, del 94, effettuato da Ramderg, è stato visto come la placca era più presente, più evidente sui denti colpiti da gengivite.

Questo cosa indica? Indica che non è che la gengivite di per sé fa accumulare più placca, che sappiamo che comunque la placca è la causa della gengivite stessa, però nei siti dove è presente una gengivite sostanzialmente debole??, il paziente ha più difficoltà a pulire.

Vuoi per un po’ di dolore, che si viene a creare oppure anche per alcun elevato sanguinamento, perché la gengiva eccessivamente sanguinante, comunque gonfia, spesso induce i nostri pazienti ad andare più piano con lo spazzolino, magari a non toccare quella zona che loro stessi si rendono conto che è imputata* in qualche modo, 21.22.

Ma facendo questo è ovvio che si tende ad autoalimentare quella che è la causa stessa di questo dolore, di questo sanguinamento. Giustamente il paziente molto spesso viene da me dice “no dottò ho fatto, non ho cambiato, non ho toccato bene questa zona perché mi sanguinavano i denti, mi cominciano a sanguinare, mi fanno male, ecc.”

Però in questo modo si va ad autoaumentare quella che è, 21.52, la infezione. Per questo bisogna sempre indicare ai nostri pazienti comunque sia ad insistere anche se avvengono dei sanguinamenti e che man mano che migliora l’igiene orale localmente dei siti comunque e il sanguinamento e l’edema di queste gengive tenderà via via semplice? pulire, ok?

Allora, invece a cavallo degli

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Scienze mediche MED/28 Malattie odontostomatologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ottavoincluso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Parodontologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Paolantonio Michele.
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