Concetti Chiave
- Il romanzo "Il fu Mattia Pascal" esplora l'impossibilità di vivere senza maschere, attraverso un protagonista che si confronta con una falsa identità.
- Pirandello descrive un personaggio incerto e confuso, simbolo dell'uomo contemporaneo che vive in un mondo di incertezze e contraddizioni.
- Il confronto tra Oreste e Amleto evidenzia come l'uomo moderno sia privo delle certezze degli eroi del passato, vivendo in una condizione di dubbio.
- Dopo aver assunto l'identità di Adriano Meis, Mattia scopre le difficoltà di vivere senza documenti, rendendosi conto di essere solo "un'ombra".
- Il ritorno di Mattia al suo paese rivela l'impossibilità di reintegrarsi nella sua vita precedente, portandolo a scrivere la storia dell'uomo che fu.
Pirandello, con il suo romanzo “Il fu Mattia Pascal”, ci fa riflettere sull’impossibilità di un’esistenza che prescinda dalle maschere, attraverso la figura del protagonista intrappolato in un nome falso.
Fin dalle prime righe l’autore ci presenta infatti un personaggio incerto, confuso e bizzarro, usando proprio queste caratteristiche per incuriosire il lettore; introducendo anche una voce narrante che afferma di non sapere più quale sia il suo vero nome e di essere morto già due volte.
Confronto tra Oreste e Amleto
Come Pirandello scrive nel dodicesimo capitolo del romanzo: “Gli uomini non sono più eroi pieni di certezze come Oreste, ma contraddittori e dubbiosi come Amleto”. Ciò significa che l’uomo contemporaneo non può più assomigliare ad un eroe come Oreste, che era sostenuto da un saldo sistema di certezze nel compimento della sua vendetta nei confronti degli assassini del padre, ma assomiglia piuttosto ad Amleto, individuo problematico e contraddittorio, pieno di dubbi, inquietudini e oscillazioni. Questo è dovuto al fatto che i valori religiosi e morali che caratterizzavano il mondo antico sono crollati per lasciare spazio ad incertezza e confusione: Mattia è talmente confuso da non sapere più chi è o che maschera indossare.
La nuova identità di Mattia
Leggendo il romanzo si apprende appunto che il bibliotecario Mattia Pascal, avendo capito di essere infelice, approfitta della sua presunta morte per cambiare identità e cominciare una nuova vita libera da convenzioni. Mattia crede di potersi lasciare alle spalle l’esistenza triste ed insopportabile a casa della suocera in Liguria, ricostruendosi una nuova identità indossando la maschera di “Adriano Meis” a Roma; pensando in un primo momento di aver trovato buona soluzione. Ma presto si accorge che vivere senza documenti, e quindi senza identità, non è così facile.
La condizione d'ombra di Adriano
Infatti dopo essere stato vittima di un furto si rende conto di non poterlo denunciare: per la legge Adriano Meis non esiste. Capisce così di essere solo “un’ombra” e che non può quindi vivere la vita soddisfacente che si è costruito a Roma perché privo di una reale identità.
L’autore ci fa capire che ognuno di noi indossa delle maschere, e che quella di Adriano è incompleta, e gli permette solo di veder vivere gli altri, consapevole di non poter fare altrettanto. Mattia non può trovare un compromesso, deve scegliere tra indossare una maschera come ogni altra persona o vivere nell’ombra; in entrambi i casi perdendo la libertà illusoria a cui aveva aspirato.
Ritorno e consapevolezza di Mattia
Pirandello sottolinea in modo particolare la brusca presa di coscienza di Adriano della sua condizione d’ombra, il quale appresa l’impossibilità di ottenere la vita che aveva immaginato fingendosi Adriano Meis, ritorna al suo paese in Liguria per annunciare di essere ancora vivo, ma al suo arrivo trova un paese ormai abituato alla sua assenza e una moglie che, al contrario di Mattia, è riuscita a costruirsi una nuova vita. L’uomo comprende che non c’è posto neanche per la sua vera identità e si dedica allora alla scrittura della storia dell’uomo che fu Mattia Pascal.
Anche in questo romanzo Pirandello parla di maschere e descrive la vita come una rappresentazione teatrale in cui gli uomini recitano una parte ma solo come marionette.
Per l’autore esiste infatti un contrasto fondamentale tra realtà e apparenza e, come dice lui stesso, tra vita e forma, identità e maschera: la società, infatti, attribuisce a ciascuno di noi una maschera, un'identità che non corrisponde alla vita interiore di ogni persona; come si evince dall’altro suo capolavoro “Uno, nessuno, centomila”.
Domande da interrogazione
- Qual è il tema centrale del romanzo "Il fu Mattia Pascal"?
- Come si differenziano i personaggi di Oreste e Amleto secondo Pirandello?
- Qual è la nuova identità che Mattia Pascal cerca di costruire?
- Qual è la condizione di "ombra" di Adriano Meis?
- Qual è la conclusione del percorso di Mattia Pascal?
Il tema centrale è l'impossibilità di un'esistenza senza maschere, evidenziato attraverso la figura di Mattia Pascal, che vive in un nome falso e si confronta con la sua identità incerta.
Pirandello sottolinea che l'uomo contemporaneo è più simile ad Amleto, pieno di dubbi e incertezze, rispetto a Oreste, che era un eroe sicuro delle proprie certezze, riflettendo il crollo dei valori tradizionali.
Mattia Pascal cerca di ricostruirsi una nuova vita assumendo l'identità di "Adriano Meis" a Roma, sperando di liberarsi dalla sua esistenza infelice, ma si rende conto che vivere senza una vera identità è complicato.
Adriano Meis si sente come un'ombra, privo di una reale identità, e non può denunciare un furto subito, rendendosi conto che la sua nuova vita è illusoria e incompleta.
Alla fine, Mattia ritorna al suo paese, scoprendo che non c'è posto per lui né per la sua vera identità, e si dedica a scrivere la storia dell'uomo che fu Mattia Pascal, evidenziando il contrasto tra realtà e apparenza.