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Concetti Chiave

  • Il "De secreto conflictu curarum mearum" è un'opera di Petrarca che esplora il suo conflitto interiore e le sue fragilità, rivelando un lato personale e vulnerabile del poeta.
  • Composto nel 1347, il testo era inizialmente un diario segreto e fu pubblicato postumo solo nel 1473, dopo la morte di Petrarca.
  • Il dialogo con S. Agostino si articola in tre libri, rappresentando una riflessione profonda sulla verità e sull'ansia esistenziale di Petrarca.
  • Il secondo libro analizza i peccati capitali, con Petrarca che riconosce alcune colpe, ma Agostino lo smentisce, rivelando una consapevolezza più profonda delle sue debolezze.
  • Petrarca non trova risoluzione ai suoi conflitti interiori, segnando una novità rispetto alla tradizione medievale, dove la ricerca di Dio portava a una conclusione etica e spirituale.

Il conflitto interiore di Petrarca

È un'importante opera di Petrarca nella quale compare la figura di S. Agostino. Si tratta di un testo in prosa e il suo titolo originario è “De secreto conflictu curarum mearum” = “del segreto conflitto delle mie preoccupazioni”. Questo testo quindi parla ancora una volta del suo conflitto interiore, del suo mondo interiore, della sua anima dilaniata. È quindi uno dei testi da cui capiamo meglio il mondo interiore del poeta. Al contrario dell’epistolario, non c’è in questo testo l’intento di Petrarca di costruire una figura pubblica, encomiabile, esemplare, ma egli si rivela davvero con l sue fragilità. Petrarca mette a nudo le sue fragilità e cerca in tutti i modi di giustificarle.

La pubblicazione postuma del testo

È stato composto nel 1347 e, poiché aveva questo valore quasi di diario segreto, di riflessione interiore, non era destinato alla pubblicazione. Aveva solo una funzione personale di diario autobiografico e di confessione, seppure fosse molto elaborato dal punto di vista letterario. È solo dopo la sua morte che frate Tebaldo della Casa ne fece una copia su incarico di alcuni ammiratori di Petrarca. L’originale è andato smarrito ma ne abbiamo una prima edizione a stampa che risale al 1473.

Dialogo con S. Agostino

In quest’opera Petrarca immagina di interloquire con S. Agostino di fronte alla figura della Verità. Essa non si pronuncia mai, ma rappresenta la garante, la testimone della sincerità delle affermazioni di Petrarca. Essa testimonia che Petrarca sta dicendo la verità.

Il dialogo è diviso in tre libri e si svolge su tre giorni diversi. Anche qua il tre ha un valore simbolico e rappresenta la trinità.

Ansia e attaccamento ai beni terreni

Il primo libro parla dell’ansia che affligge Francesco e ogni uomo. Agostino dice che quest’ansia nasce dall’eccessivo attaccamento ai beni della terra e all’evidente insoddisfazione che nasce negli uomini quando si accorgono che i beni terreni sono inadeguati e deperibili. Solo l’idea della morte ci può mettere nella giusta prospettiva, può farci capire che tutto ciò che è materiale è fugace, destinato a morire, a scomparire. Francesco ribatte però di essere consapevole di questa cosa ma che comunque è attaccato lo stesso alle cose materiali, non sa cosa farci. Sottolinea il suo attaccamento. Agostino gli risponde allora che deve considerare che la sua infelicità, la sua ansia, la sua insoddisfazione nasce non da cause esterne, ma dalla sua incapacità di distogliersi dai beni materiali e di rivolgersi a Dio.

Analisi dei peccati capitali

Il secondo libro è un’analisi del carattere di Petrarca sulla base dei peccati capitali della morale cattolica. Petrarca passa in esame tutti i peccati capitali e dice di quali secondo lui si è macchiato e di quali no. Di alcuni si riconosce subito colpevole, ma Agostino gli dice che si è macchiato di tutti. Petrarca aveva detto nella Posteritati che l’unico peccato di cui non si riteneva colpevole era l’invidia, ma S. Agostino lo smentisce.

Egli dice di essersi macchiato di:

• Superbia: per il suo desiderio di successo intellettuale e per la consapevolezza della bellezza fisica.

• Lussuria: perché era stato spinto dall’amore per la bellezza terrena. A Val Chiusa poi aveva scoperto di avere anche una figlia, testimonianza concreta della sua passionalità, che lo tormenterà notevolmente.

• Accidia (debolezza di carattere, della volontà): perché non riesce ad impegnarsi fino in fondo nell’impegno spirituale, morale, come vediamo anche nella salita al monte ventoso. Sente di avere avuto mancanza di forza, di volontà, di essere stato incapace di agire, di aver confuso il non potere e il non volere. Dice di essersi schermato dietro all’incapacità quando invece è solo una mancanza di volontà

Ostacoli all'ascesa spirituale

Nel terzo libro dice (e Agostino è d’accordo con questa affermazione) che sono due gli ostacoli che gli impediscono l’ascesa spirituale: l’amore per Laura e l’attaccamento alla gloria terrena. Qui Francesco cerca maggiormente di giustificarsi, cercando di dimostrare la validità di questi suoi amori anche in senso religioso e spirituale. Dice che è giusta amare Laura, che è il simbolo della bellezza di Dio, rispecchia la bellezza di Dio, perciò l’amore per lei lo avvicina a Dio e alla sua verità. Anche l’amore per la gloria poetica è secondo lui un tentativo, un desiderio di superare i limiti umani e quindi di innalzarsi. Agostino però dice che il suo amore per Laura è un amore puramente fisico, che lui ama una bellezza fisica e che questo amore lo distoglie dal vero amore spirituale per Dio. Gli dice poi che il desiderio di gloria provoca in lui vanità e superbia.

La modernità di Petrarca

Il dialogo però si conclude in modo aperto. Petrarca sarà un uomo sempre irrisolto, non troverà mai un equilibrio: qui c’è un suo tentativo di giustificare, il tentativo di Agostino di fargli comprendere quali sono le reali sue debolezze, ma questo non porta a nessun tipo di cambiamento. Questo è un aspetto importante da sottolineare: nel Medioevo infatti, e lo si vede soprattutto in Dante, l’esperienza biografica individuale spesso costituisce un “exemplum” per gli altri. Lo smarrimento esistenziale prevede sempre una ricomposizione, un ritrovare la strada smarrita (Dante parte nella selva, nel peccato, ma la sua esperienza biografica si risolve nella visione di Dio). L’esperienza biografica si ricompone sempre nella risoluzione a livello etico e spirituale dello smarrimento. Le opere diventano un exemplum per tutta l’umanità per tenersi lontano dal peccato. Dante nel suo viaggio impara a tenersi lontano dal male, quindi la sua esperienza personale, biografica, individuale, fa da exemplum per i suoi concittadini e si conclude con la risoluzione finale: l’uomo impara a tenersi lontano dal peccato e ad arrivare a Dio. Nel Secretum questo non avviene: lo smarrimento di Petrarca non si risolve in un ritrovare la giusta via, non si risolve nel raggiungimento di Dio e della spiritualità ed è questa la grande novità di Petrarca. È un uomo che non trova la risposta, non trova la risoluzione dei suoi conflitti. Dante l’ha trovata e addirittura diventa profeta, il suo testo diventa l’exemplum attraverso il quale gli altri uomini possono trovare la giusta strada, ma Petrarca no. La novità di Petrarca, che non è più solo uomo del Medioevo, si vede in questo, nel non trovare per forza la strada. Questa è la sua grande modernità. Nel Medioevo si trova la risposta ai dissidi interiori in Dio mentre nella classicità i dissidi interiori si risolvono con la filosofia, è la ricerca della filosofia che toglieva gli squilibri, le lacerazioni, dicotomie interiori. Per Petrarca la risposta non è né Dio, né la filosofia, la risposta non c’è.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il tema centrale del "Conflitto interiore" di Petrarca?
  2. Il tema centrale è il conflitto interiore del poeta, che esplora le sue fragilità e insoddisfazioni, rivelando un mondo interiore complesso e tormentato (testo).

  3. Perché il "Conflitto interiore" non era destinato alla pubblicazione?
  4. Il testo, scritto nel 1347, aveva una funzione personale di diario e riflessione interiore, e fu pubblicato solo postumo, a causa del suo valore autobiografico (testo).

  5. Qual è il ruolo di S. Agostino nel dialogo di Petrarca?
  6. S. Agostino funge da interlocutore e testimone della verità, aiutando Petrarca a confrontarsi con le sue ansie e peccati, e a riflettere sulla sua vita (testo).

  7. Quali sono gli ostacoli all'ascesa spirituale di Petrarca secondo il terzo libro?
  8. Gli ostacoli principali sono l'amore per Laura e l'attaccamento alla gloria terrena, che Petrarca cerca di giustificare, ma Agostino lo avverte che questi sentimenti lo distolgono da Dio (testo).

  9. In che modo la modernità di Petrarca si distingue da quella di Dante?
  10. A differenza di Dante, la cui esperienza si risolve in una visione di Dio, Petrarca non trova una risposta ai suoi conflitti interiori, rappresentando una novità nel pensiero medievale e una transizione verso la modernità (testo).

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