Concetti Chiave
- Petrarca emerge come un intellettuale laico, distaccato dalla cultura medievale, e anticipa le innovazioni dell'umanesimo rinascimentale attraverso la sua ricerca di risposte nei classici e in se stesso.
- Viaggiatore instancabile, Petrarca identifica la sua patria nell'Italia intera piuttosto che in una singola città, vivendo attivamente nelle corti dei signori italiani e accettando incarichi diplomatici.
- Nonostante la sua interazione con i signori, Petrarca mantiene la propria autonomia, vedendo la letteratura come un'attività nobile e disinteressata, grazie anche alle rendite ecclesiastiche derivanti dalla sua condizione di chierico.
- Amante della lingua latina, Petrarca utilizza questa lingua per le sue opere più significative, riservando il volgare per temi minori come l'amore, evidenziando il suo stile elegante e raffinato.
- I "Trionfi" di Petrarca, pur riflettendo un'influenza medievale, presentano un simbolismo complesso attraverso cortei trionfali che rappresentano la vittoria di concetti astratti, culminando nell'Eternità di Dio.
Indice
Petrarca: Un Intellettuale Laico?
Fatta eccezione per i Trionfi, il profilo di Petrarca che abbiamo delineato è quello di un intellettuale laico, in buona parte estraneo alla cultura medievale. I suoi dubbi di fede, il suo cercare risposte nei classici latini e in se stesso, anticipano le novità che avrebbero caratterizzato l’età umanistico-rinascimentale.
Petrarca e la Signoria Italiana
Alla corte dei signori italiani Vi sono poi altri aspetti della personalità di Petrarca che ne fanno un intellettuale di tipo nuovo: in primo luogo l’ansia di viaggiare. Nell’arco della sua vita Petrarca si sposta frequentemente: da Avignone a Parma, da Milano a Padova, da Roma a Venezia. Mentre Dante, legato al mondo comunale, rimpiangeva amaramente l’esilio che lo aveva portato via da Firenze, Petrarca, formatosi nell’ambiente internazionale della Curia pontificia di Avignone, identifica la propria patria non con una città, ma nell’Italia intera, come precisa in uno dei suoi componimenti più solenni . Rispetto a Dante, che aveva vissuto in prima persona le lotte politiche del Comune fiorentino, Petrarca è infatti immerso in una realtà politica nuova: la signoria. Vive nelle corti dei signori italiani, ne accetta gli incarichi diplomatici e in cambio riceve onori e rendite.
Autonomia e Letteratura di Petrarca
La difesa della propria autonomia Petrarca è però geloso della propria autonomia: non si lega a nessun signore, preferendo mantenersi libero e indipendente. Solo così può coltivare la sua idea di letteratura: non una professione con cui guadagnarsi da vivere, ma un’attività nobile e disinteressata, degna delle migliori aspirazioni dell’animo umano. Tale indipendenza economica gli è consentita dalla sua condizione di chierico, cioè di uomo di Chiesa: Petrarca nel 1330 riceve gli ordini minori, senza mai, però, diventare sacerdote. Può quindi godere di discrete rendite ecclesiastiche, che gli consentono di mantenersi senza dipendere troppo dai favori dei signori. Questa condizione di intellettuale-chierico diventerà sempre più frequente negli autori della nostra letteratura: è il caso, per esempio, di Boccaccio e Ariosto
Petrarca e la Lingua Latina
La minore dignità del volgare Da vero umanista innamorato degli autori classici, Petrarca impiega regolarmente la lingua latina per le sue opere più impegnative; riserva invece l’uso del volgare ad argomenti minori, tra cui l’amore. All’amore per Laura sono dedicate le «rime sparse» (così chiamate dallo stesso autore nel primo sonetto della raccolta; j T4, p. 270) via via riunite nel Canzoniere. Crescendo nel tempo, l’opera acquista sempre maggiore peso e importanza agli occhi di Petrarca, come dimostra anche la sua raffinatissima veste formale. Un amante dei classici come lui non può che coltivare uno stile elegante e selezionato, lontano dalle forme del parlato, anche quando usa il volgare.
I Trionfi: Un'Opera Medievale
I Trionfi Petrarca compone anche un’altra opera in volgare, sempre in versi: i Trionfi. Il poema, scritto nel metro della Divina Commedia, cioè in terza rima, viene elaborato dal 1356 fino alla morte e rimane incompiuto. Il titolo richiama la sfilata (detta trionfo) e le celebrazioni che nell’antica Roma si svolgevano in onore dei generali vittoriosi. Petrarca immagina di assistere in sogno a sei successivi cortei trionfali. Il primo a vincere è l’Amore per Laura, sul quale però trionfa la Pudicizia, cioè la castità. Questa è vinta dalla Morte, che a sua volta viene sconfitta dalla Fama o Gloria. Anche la Fama, però, è destinata a essere vinta dal Tempo, che tutto cancella. Su ogni cosa, infine, trionfa l’Eternità di Dio. L’anima medievale dell’opera Il finale dei Trionfi (il prevalere su tutto dell’Eternità di Dio) rimanda alla cultura medievale, evidente anche nella sua struttura, con i sei episodi tra loro concatenati. Al gusto medievale obbedisce anche il simbolismo che guida l’opera: il poeta dorme e sogna varie scene, figure, processioni, sempre guidate da entità astratte personificate (l’Amore, la Pudicizia, il Tempo ecc.). In sostanza, nei Trionfi Petrarca non riesce a sottrarsi completamente all’influsso della cultura del tempo e rinuncia al suo tema più originale, cioè la centralità dell’io poetico, combattuto da dubbi e inquietudini. Per questo motivo, i momenti più belli dei Trionfi sono ancora quelli ispirati dall’amore per Laura, come possiamo notare dai seguenti versi, in cui Petrarca rievoca la morte della donna, avvenuta nel 1348 a causa della peste nera.
Domande da interrogazione
- Qual è il profilo di Petrarca come intellettuale?
- Come si differenzia Petrarca da Dante riguardo alla sua visione della patria?
- Qual è l'importanza dell'autonomia per Petrarca nella sua attività letteraria?
- Come utilizza Petrarca la lingua latina e il volgare nelle sue opere?
- Qual è la struttura e il significato dei "Trionfi" di Petrarca?
Petrarca è descritto come un intellettuale laico, estraneo alla cultura medievale, con dubbi di fede e una ricerca di risposte nei classici latini e in se stesso, anticipando le novità dell'umanesimo.
A differenza di Dante, che si sente legato a Firenze, Petrarca identifica la sua patria con l'Italia intera, avendo vissuto in un contesto internazionale e accettando incarichi nelle corti dei signori italiani.
Petrarca valorizza la propria autonomia, rifiutando di legarsi a un signore per mantenere la libertà di scrivere, considerandola un'attività nobile e disinteressata, sostenuta dalla sua condizione di chierico.
Petrarca usa la lingua latina per le sue opere più importanti, riservando il volgare per argomenti minori come l'amore, dimostrando un'eleganza stilistica anche in quest'ultimo.
I "Trionfi" sono un poema in terza rima che rappresenta una sfilata di entità astratte, riflettendo un'influenza medievale, con un finale che sottolinea la prevalenza dell'Eternità di Dio, pur mantenendo momenti di intensa liricità legati all'amore per Laura.