Concetti Chiave
- Il sonetto è un'invettiva contro la corte papale di Avignone, accusata di malvagità e tradimenti.
- La corte avignonese è personificata come una donna lussuriosa, dedita ai vizi capitali e all'impoverimento altrui.
- Petrarca utilizza un linguaggio comico e incisivo, con elementi tipici delle invettive e una struttura metrico-sintattica controllata.
- Il sonetto si colloca nella tradizione di critiche contro la corruzione della Chiesa, simile a quelle di Jacopone da Todi e Dante.
- È stato composto probabilmente tra il 1342 e il 1352, sotto il papato di Clemente V, prima della morte di Laura nel 1348.
Fiamma dal ciel su le tue treccie piova,
malvagia, che dal fiume et da le ghiande
per l’altrui impoverir se’ ricca et grande,
poi che di mal oprar tanto ti giova;
nido di tradimenti, in cui si cova
quanto mal per lo mondo oggi si spande,
de vin serva, di lecti et di vivande,
in cui Luxuria fa l’ultima prova.
Per le camere tue fanciulle et vecchi
vanno trescando, et Belzebub in mezzo
co’ mantici et col foco et co li specchi.
Già non fostú nudrita in piume al rezzo,
ma nuda al vento, et scalza fra gli stecchi:
or vivi sí ch’a Dio ne venga il lezzo.
dal Canzoniere CXXXVI
Che una fiamma dal cielo cada sulla tua chioma,
o malvagia, che dal fiume e dalle ghiande,
sei diventata ricca e potente rendendo poveri gli altri
poiché ti diletti compiendo azioni malvagie;
sei un nido di tradimenti, in cui si cova
tutto il male che oggi si diffonde nel mondo,
schiava del vino, del sesso e del cibo,
in cui Lussuria è spinta all’estremo.
Nelle tue stanze fanciulle e vecchi
stanno organizzando tresche, e Belzebù è in mezzo a loro
con i mantici, col fuoco e con gli specchi [per ravvivare il fuoco]
Tu non fosti un tempo allevata tra le piume e all’ombra (nell’ozio)
bensì fosti allevata nuda e scalza fra gli sterpi
0ra vivi in tal mondo che il puzzo [della tua corruzione] giunge fino a Dio.
L’ultima terzina fa allusione alla povertà e alla semplicità della Chiesa primitiva e si ricollegano al concetto già espresso nella prima.
Invettiva contro la corte papale
Il sonetto ricalca lo schema ABBA, ABBA, CDC, DCD. Si tratta di un’invettiva molto violenta contro la corte papale, che si inserisce nella tradizione di cui fanno parte Jacopone da Todi e lo stesso Dante. Con Petrarca lo spunto è tratto dalla presenza del Papa ad Avignone.
Il sonetto è stato scritto, con tutta probabilità sotto il papato di Clemente V, fra il 1342 ed il 1352, ma comunque prima della morte di Laura morta nel 1348 perché Petrarca colloca il sonetto fra quelli – in vita-.
Rappresentazione della corte avignonese
La corte avignonese è rappresentata come una donna accusata di compiere azioni malvagie, di dedicarsi ai vizi capitali, primo fra tutti la lussuria, che nel testo essa viene personificata. Il linguaggio si ispira allo stile comico e a quello della tradizione delle invettive (de vin serva, di lecti e di vivande, per le camere tue fanciulle e vecchi, fiamma dal ciel…). Nonostante questo, si può notare con controllo da parte del poeta della forma espressiva: esso viene evidenziato nella struttura metrico-sintattica, nell’uso di coppie di termini o di termini fra loro coordinati (dal fiume et da le ghiande)e nella presenza di antitesi e di parallelismi
Domande da interrogazione
- Qual è il tema principale del sonetto di Petrarca?
- Come viene descritta la corte avignonese nel sonetto?
- Qual è il significato dell'ultima terzina del sonetto?
- In quale periodo storico è stato scritto il sonetto e quale evento lo ha ispirato?
Il sonetto è un'invettiva contro la corte papale, rappresentata come una donna malvagia dedita ai vizi, in particolare alla lussuria, e si inserisce nella tradizione di poeti come Jacopone da Todi e Dante.
La corte avignonese è descritta come un nido di tradimenti e vizi, in cui si diffonde il male nel mondo, con un linguaggio che combina elementi comici e invettivi, evidenziando la corruzione e la decadenza morale.
L'ultima terzina allude alla povertà e alla semplicità della Chiesa primitiva, contrastando con la corruzione della corte papale, suggerendo che la decadenza attuale è lontana dalla purezza originaria.
Il sonetto è stato scritto probabilmente tra il 1342 e il 1352, sotto il papato di Clemente V, e si ispira alla presenza del Papa ad Avignone, evidenziando la critica alla situazione ecclesiastica dell'epoca.