Concetti Chiave
- Dopo l'11 settembre 2001, molti Paesi hanno introdotto la possibilità di revocare la cittadinanza per combattere il terrorismo, ampliando così le ipotesi di perdita della cittadinanza.
- In Italia, la legge del 1912 privava le donne cittadine sposate con stranieri della cittadinanza italiana, imponendo loro l'acquisizione di quella del coniuge.
- La snazionalizzazione è stata usata come strumento dai governi totalitari per espandere il proprio controllo, evidenziando l'incapacità degli stati europei di opporsi a tale pratica.
- I diritti umani sono riconosciuti a tutti gli individui, indipendentemente dalla cittadinanza, sottolineando che le libertà fondamentali spettano a ogni essere umano.
- I motivi di perdita della cittadinanza includono l'acquisizione di una nuova cittadinanza, reati contro il patrimonio nazionale e l'acquisizione fraudolenta della cittadinanza.
Evoluzione della cittadinanza post 11 settembre
Fino all’11 settembre 2001, l’istituto giuridico relativo alla perdita della cittadinanza era pressoché inattivo nella maggior parte dei Paesi del mondo. Dopo l’attentato del 2001, però, venne introdotta la possibilità di revocare la cittadinanza al fine di osteggiare il terrorismo.
Le ipotesi di perdita della cittadinanza si sono ampliate e consolidate in diversi ordinamenti. Esse, però, erano già vigenti all’inizio del XX secolo: l’Unione sovietica, ad esempio, già dopo la rivoluzione russa tendeva a privare della cittadinanza gli oppositori al regime bolscevico.
Leggi italiane e cittadinanza femminile
In Italia, la legge 555 del 1912 stabiliva che la donna cittadina sposata con uno straniero dovesse essere privata della cittadinanza italiana per acquisire quella del coniuge.
Come ha scritto Anna Harent, a cavallo delle due Guerre mondiali «la snazionalizzazione divenne un’arma efficace della politica dei governi totalitari e l’incapacità degli stati europei di ostacolarli consentì loro di espandere il proprio potere anche al di fuori dell’Europa».
Diritti umani e cittadinanza
La dichiarazione dei diritti dell’uomo riconosce e garantisce i diritti inalienabili e le libertà fondamentali non più, come avveniva in passato, in funzione della cittadinanza, ma in relazione al solo fatto di essere umani. Chiunque, a prescindere dalla propria cittadinanza, ha diritto alle libertà inalienabili.
Motivi di perdita della cittadinanza
Tra i motivi per i quali si può perdere la cittadinanza rientrano l’acquisizione della cittadinanza di un nuovo Paese (alcuni stati considerano incompatibile la coesistenza di due o più cittadinanze in capo a un unico soggetto), reati contro il patrimonio nazionale, l’acquisizione fraudolenta della cittadinanza, la perdita della cittadinanza da parte dei genitori o del marito in funzione del quale lo ius sanguinis è stato attivato.
In sintesi, dunque, le cause di perdita o revoca della cittadinanza sono relative a requisiti di vario genere.
Domande da interrogazione
- Qual è l'impatto dell'11 settembre 2001 sulla legislazione riguardante la cittadinanza?
- Come influenzava la legge italiana la cittadinanza femminile nel passato?
- Qual è la relazione tra diritti umani e cittadinanza secondo la dichiarazione dei diritti dell'uomo?
Dopo l'11 settembre 2001, molti Paesi hanno introdotto la possibilità di revocare la cittadinanza per combattere il terrorismo, ampliando le ipotesi di perdita della cittadinanza, che erano già presenti in alcuni ordinamenti sin dal XX secolo.
La legge 555 del 1912 in Italia stabiliva che una donna sposata con uno straniero perdesse la cittadinanza italiana, acquisendo quella del coniuge, evidenziando una discriminazione di genere nella legislazione sulla cittadinanza.
La dichiarazione dei diritti dell'uomo garantisce diritti inalienabili e libertà fondamentali a tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla loro cittadinanza, segnando un cambiamento rispetto al passato, quando tali diritti erano legati alla cittadinanza.