Concetti Chiave
- La pena di morte, o pena capitale, è una sanzione che prevede l'esecuzione del condannato per reati gravi, ma è sempre più criticata per la sua brutalità.
- In Italia, la pena di morte è stata abolita nel 1889, reintrodotta durante il fascismo e definitivamente eliminata con la Costituzione del 1948, sostituita dall'ergastolo.
- Il dibattito sulla pena di morte è influenzato da figure storiche come Cesare Beccaria, che ha sostenuto la sua illegittimità e inefficacia come deterrente.
- A livello internazionale, la pena di morte è regolata da accordi come il patto sui diritti politici del 1966, che impone severe limitazioni e promuove la sua abolizione.
- Critiche alla pena di morte includono i rischi di tortura psicologica e l'inefficacia nel prevenire i crimini, evidenziando il potenziale per esecuzioni di innocenti.
Questo appunto di Italiano riguarda la pena di morte e la sua evoluzione nel tempo, in particolare i suoi risvolti storici, politici e sociali e l’impatto che ha avuto anche sulla storia della letteratura internazionale.
La pena di morte: cos’è, cosa prevede, qual è la legislazione attiva in proposito
La pena di morte, definita pena capitale, è una sanzione che consiste nel togliere la vita ad un condannato. È una punizione molto pesante, che viene inflitta dopo il compimento di un reato molto grave e pesante. Soprattutto all’inizio, era sfruttata per punire:- omicidi
- eretici
- traditori
La pena di morte in Italia: evoluzione storica di questa sanzione penale
La pena di morte, in Italia, è stata in vigore fino al 1889, quando fu deciso di abolirla completamente, incontrando l’approvazione di entrambe le Camere, proprio in occasione dell’introduzione del Codice penale nuovo, il Codice Zanardelli. Tuttavia, essa restò in vigore nel Codice penale militare, con un’applicazione limitata a comportamenti che ledevano l’onore militare. Nel 1926, il fascismo introdusse nuovamente la pena di morte per tutti coloro che decidessero di compiere reati contro lo Stato; tuttavia, con la dipartita di Mussolini venne abolita per tutti i reati previsti dai codici fino al 1930, anche se rimase in vigore per il collaborazionismo con i nazi – fascisti. Con la promulgazione ed entrata in vigore della Costituzione il 1° gennaio 1948, ci fu l’abolizione totale della pena di morte per tutti i reati. La pena capitale fu sostituita dall’ergastolo, che è considerata la massima pena del Codice penale. L’Italia, inoltre, ha approvato anche un protocollo per salvaguardare i diritti e le libertà fondamentali dell’uomo e ha applicato una modifica all’articolo 27 della Costituzione.In Italia, questa tematica è stata discussa anche in campo letterario da Cesare Beccaria, filosofo illuminista del Settecento, che ha espresso il suo abolizionismo, nel suo pamphlet “Dei delitti e delle pene” pubblicato nel 1764, sfruttando tre argomentazioni:
- la pena di morte è illegittima e inutile, perché non ha una base nel contratto che ha permesso la formazione delle società
- essa rappresenta una guerra, che mira ad eliminare fisicamente un cittadino, ritenendo l’azione utile e necessaria
- la vita di ogni uomo è sacra e quindi distruggerla è azione ingiusta

La pena di morte: una visione più internazionale
Come sostenuto da Robespierre nell’articolo dal titolo “Discorso contro la pena di morte” del 30 maggio 1791, è crudele togliere all’uomo la possibilità di espiare il proprio peccato col pentimento o compiendo azioni virtuose, e farlo scendere nella tomba ancora marchiato del suo crimine.Un punto di riferimento importante è il patto internazionale sui diritti politici, stipulato nel 1966 dalle Nazioni Unite, a seguito della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo.
L’articolo 6, che riguarda proprio la pena capitale, impone solo alcune limitazioni, affermando che: “una sentenza capitale può essere pronunciata soltanto per i delitti più gravi, in conformità alle leggi vigenti al momento in cui il delitto fu commesso” e “può essere eseguita soltanto in virtù di una sentenza definitiva, resa da un tribunale competente”. Inoltre, “ogni condannato a morte ha il diritto di chiedere la grazia o la commutazione della pena” e “una sentenza capitale non può essere pronunciata per delitti commessi dai minori di 18 anni e non può essere eseguita nei confronti di donne incinte”.
Questo patto è stato firmato da 168 stati ed è vincolante nel diritto internazionale. Sono importanti anche gli articoli 1 e 2, che affermano: “Nessuna persona soggetta alla giurisdizione di uno Stato Parte al presente Protocollo sarà giustiziata”; “Ciascuno Stato Parte adotterà tutti i provvedimenti necessari per abolire la pena di morte nell’ambito della sua giurisdizione”.
L’UE si sta impegnando moltissimo per proteggere e garantire i diritti fondamentali dell’uomo, ribadendo il diritto alla vita di ogni persona. È giusto ricordare che la condanna a morte provoca una tortura psicologica, perché dalla sentenza all’esecuzione possono passare molti anni e il condannato è costretto a vivere in un “braccio della morte” che spesso porta al suicidio per alleviare l’attesa. Le leggi che, invece di caratterizzarsi per un’efficace e moderata severità danno man forte alla vendetta, e fanno scorrere sangue che dovrebbero risparmiare e che non hanno comunque il diritto di spargere, e che offrono al popolo scene crudeli e strazianti, confondono nella mente dei cittadini il concetto di giusto ed ingiusto, e in questo modo l’uomo non è più per l’uomo una cosa così sacra. Come afferma Giovanni Paolo II ne “Evangelium Vitae” promulgata il 25 marzo 1995, la pubblica autorità deve vendicare la violazione dei diritti umani e sociali attraverso l’imposizione di un’adeguata espiazione del crimine da parte del reo per essere riammesso nella comunità. In questo modo l’autorità acquista anche il compito di difendere l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini e offre al reo la possibilità di correggersi. La misura della pena deve essere ben valutata prima di giungere alla soluzione drastica di togliere la vita al condannato. Oltretutto, la pena capitale colpisce, molto più spesso di quanto si immagini, persone innocenti portate a confessare per sfinimento, mentre i reali colpevoli sono ancora a piede libero.
Il famoso romanzo fantasy “Il signore degli anelli” cita: “Molti tra i vivi meriterebbero la morte. E parecchi che sono morti meriterebbero la vita. Sei forse tu in grado di dargliela? E allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi: sappi che nemmeno i più saggi possono vedere tutte le conseguenze.”
Per approfondire la pena di morte vedi anche qua
Domande da interrogazione
- Qual è la definizione di pena di morte e quali reati la giustificano?
- Qual è la posizione attuale della comunità internazionale riguardo alla pena di morte?
- Come si è evoluta la pena di morte in Italia?
- Quali argomentazioni ha presentato Cesare Beccaria contro la pena di morte?
- Quali sono le implicazioni psicologiche della pena di morte sui condannati?
La pena di morte, o pena capitale, è una sanzione che consiste nel togliere la vita a un condannato, inflitta per reati molto gravi come omicidi, eresie e tradimenti.
La pena di morte è ancora in uso in ottanta Stati, ma Amnesty International e altre organizzazioni si oppongono a questa pratica, evidenziando la sua brutalità e l'impatto psicologico sui condannati.
In Italia, la pena di morte è stata abolita nel 1889, ma è stata reintrodotta durante il fascismo e abolita definitivamente nel 1948 con l'entrata in vigore della Costituzione, sostituita dall'ergastolo.
Beccaria ha sostenuto che la pena di morte è illegittima e inutile, poiché non ha una base nel contratto sociale, rappresenta una guerra contro i cittadini e non è un deterrente efficace per gli omicidi.
La pena di morte provoca una tortura psicologica, poiché i condannati vivono in un "braccio della morte" per anni, portando spesso a stati di depressione e suicidio, evidenziando la necessità di una giustizia più umana.