Pedagogia sociale
Comunicazione mediatica e pre-adolescenza
Il tema è la comunicazione mediatica usata per analizzare la realtà pre-adolescenziale (fase tra l’infanzia e l’adolescenza, coincide con la scuola secondaria di 1°, 11-13 anni) e quella adolescenziale (fase che coincide con la scuola secondaria di 2°, 13-18 anni, prima della giovinezza). Si usa un paradigma probabilistico, ma non deterministico/lineare. È un circolo ermeneutico (la filosofia ermeneutica con Nietzsche afferma che non ci sono fatti, ma interpretazione dei fatti) che serve per inglobare le conoscenze teoriche con la realtà pratica/concreta.
Fenomeni contemporanei dell'adolescenza
Ci sono 2 fenomeni contemporanei che riguardano l’adolescenza:
- Precocismo generazionale: nuove generazioni con lo sviluppo dei caratteri sessuali anticipate rispetto al passato, questo sviluppo precoce oggi si è normalizzato (menarca per le femmine e polluzioni notturne per i maschi verso i 9/10 anni). È un fenomeno contemporaneo e significa trovarsi davanti minori con nuove caratteristiche che propongono nuove sfide.
- Adolescenza protratta: adolescenza prolungata ed è difficile definire in maniera netta la fine della fase adolescenziale perché ci sono adulti che presentano tratti adolescenziali, quindi i comportamenti dei giovani adulti sono uguali a quelli degli adolescenti di qualche decennio fa.
Teoria dei codici affettivi
La teoria dei codici affettivi è stata elaborata da Franco Fornari (psicoanalista che segue Freud) nella seconda metà del 1900, secondo cui affinché una coppia genitoriale possa ritenersi educante è necessario che ci siano entrambi i codici affettivi: quello materno=amore e quello paterno=regola. La coppia genitoriale/parentale è il primo riferimento educativo per un bambino e per essere educativa ci devono essere i 2 codici affettivi, ma senza una distinzione netta.
La situazione più equilibrata prevede i 2 codici incarnati da entrambi i genitori, quindi sia il padre che la madre incarnano il codice affettivo materno/amore e il codice affettivo paterno/regola. È funzionale anche la coppia genitoriale in cui un genitore incarna il codice affettivo materno e l'altro quello paterno, l’importante è che il bambino abbia entrambi i codici affettivi, passa in secondo piano chi dei genitori incarna un codice affettivo (quindi ad esempio la madre può incarnare il codice affettivo paterno e viceversa) perché è indifferente l’orientamento sessuale in quanto nessun orientamento oggi è definito disfunzionale/patologico e inoltre è stato studiato che l’orientamento sessuale dei genitori non incide sull’orientamento sessuale dei figli. Quando c’è un solo genitore, affinché il figlio abbia una situazione educativa di riferimento stabile, deve incarnare entrambi i codici affettivi.
Amore (codice affettivo materno) + Regola (codice affettivo paterno) = necessari per l’educazione, infatti il problema di crescita per i figli nasce quando manca un codice affettivo.
Credenze infantili
I genitori per i figli bambini sono assoluti, viene riconosciuta la loro autorevolezza e viene data per vera ogni cosa detta dai genitori quando i figli sono bambini perché hanno delle credenze infantili:
- I miei genitori stanno insieme perché mi amano e non perché si amano, quindi non sono una coppia coniugale per i figli, ma una coppia parentale. Dicendo così un bambino non riconosce la vita sessuale/intima dei genitori perché non ha una sua sessualità sviluppata. Con questa credenza i litigi dei genitori sono traumatici per i figli perché non attribuisce il problema alla coppia, ma lo attribuisce a sé perché pensa di essere l’oggetto del diverbio, poiché i genitori stanno insieme per lui, ma se litigano il problema allora è lui.
- I miei genitori sono perfetti quindi sono inarrivabili. Dicendo così il bambino vede i genitori come un modello con cui identificarsi, quasi degli dei.
- Categorizzazioni gruppali: si differenziano il gruppo degli adulti da quello dei bambini per il riconoscimento identitario e l’appartenenza, poiché si costruisce la propria identità in base al gruppo di appartenenza/riferimento. Il bambino si sente minoritario rispetto al gruppo dei genitori/adulti.
Adolescenza e transizione
Sul piano pedagogico l’adolescenza è la fase più critica, è chiamata seconda nascita o nascita sociale perché il soggetto prende corpo all’interno dei gruppi di pari (=famiglia sociale), è una fase di transizione in cui c’è il passaggio tra infanzia e giovinezza, il bambino passa attraverso questa fase per diventare adulto: non appartiene più al mondo dei bambini, ma allo stesso tempo ancora non è adulto. In questa fase vengono meno le credenze infantili:
- Si comprende che i genitori non stanno insieme solo per il figlio (sono una coppia coniugale prima di essere una coppia genitoriale).
- L’adolescente tramite il confronto della propria famiglia con quella degli altri capisce che i genitori non sono assoluti perché non sono perfetti (la rabbia che l’adolescente prova però non è contro i genitori per la loro imperfezione, ma contro se stesso perché non l’ha capito prima) e l’assolutezza dei genitori viene meno. Con l’adolescenza il figlio cerca altri modelli/dei come ad esempio i personaggi famosi che diventano degli idoli.
- Con l’adolescenza il figlio capisce che la differenza tra il gruppo dei piccoli e quello degli adulti non è più netta, in quanto il figlio non è più bambino, ma non è ancora un adulto, si trova in una fase di limbo e per questo cerca altri gruppi di riferimento come ad esempio il gruppo dei pari.
Senso della famiglia e pensiero astratto
Con la venuta meno delle credenze infantili l’adolescente non ha un senso assoluto della famiglia, ma attribuisce un senso relativo alla famiglia; si sviluppa il pensiero astratto e in questa fase si ha un carattere di opposizione/ostile nei confronti degli adulti perché l’adolescente non si sente incluso nella società adulta e per non sentirsi ignorato vuole farsi notare per rimarcare il concetto che non è più un bambino.
Principi ispiratori degli adolescenti
Negli adolescenti ci sono alcuni principi ispiratori: all’interno del gruppo dei pari viene istituita una leadership: nelle femmine è più diffusa la leadership socio-affettiva, mentre per maschi è più diffusa quella strumentale. L’immagine del proprio corpo che ha l’adolescente è scomposta/non lineare perché le parti del corpo non si sviluppano tutte insieme in modo omogeneo, si dà un giudizio in merito e spesso si soffre di dismorfofobia, ovvero la fobia che nasce da una visione distorta che si ha del proprio aspetto esteriore, causata da un'eccessiva preoccupazione della propria immagine corporea; si considera una parte come il tutto quindi se non piace una parte del corpo per generalizzazione non mi piace niente del corpo. Si fa difficoltà a distinguere l’amore dall’amicizia.
Attraverso il gruppo dei pari si costituisce la leadership e il leader viene visto come un punto di riferimento, viene scelto dagli adolescenti in base all’aspetto fisico perché si sceglie le persona più appariscente. L’adolescente deve fare i conti con il proprio corpo che cambia e lo sviluppo non è armonioso, le pulsioni sessuali devono essere integrate con la psiche che cambia, quindi non è un cambiamento facile, ma è doloroso. L’adolescente mette in discussione tutto il suo corpo. Le femmine adolescenti vogliono sedurre ed è una sfida delle figlie femmine nei confronti della madre e vogliono dire “guarda mamma che anche io posso sedurre come hai fatto tu” e questo avviene quando si capisce che la madre non è assoluta e con il marito non è solo una coppia genitoriale, ma anche una coppia coniugale con un’intimità a parte dai figli.
Gli adolescenti maschi hanno un unico problema tra 11-15 anni: il pene, perché deve essere funzionale affinché si possa sentire sicuro perché il maschio si identifica con il proprio pene. Dopo questa preoccupazione l’adolescente maschio si preoccupa del corpo/aspetto fisico e si concentra sui muscoli che sono sinonimo di potenza/forza.
Tutte queste dinamiche all’interno del gruppo dei pari vengono riassunte tramite il confronto con gli altri, la popolarità si basa sull’aspetto fisico e l’adolescente popolare viene celebrato. L’adolescenza è un momento delicato per le varie trasformazioni che si vivono e l’offesa peggiore che si può fare a un maschio è omosessuale perché va ad attaccare la mascolinità in un momento in cui l’identità sessuale è incerta e si sta formando. L’offesa peggiore per l’adolescente femmina è poco di buono.
Divi e celebrità nella cultura popolare
La celebrità è un soggetto che deve andare contro la norma, è ribelle e di bella presenza, si presenta come un modello da seguire dagli adolescenti per la costruzione della propria identità fisica e per costruire il proprio schema corporeo (si costruisce mentalmente e si assimila restando nel tempo, essendo psichico non cambia con il cambiare dell’aspetto fisico). La celebrità tra gli adolescenti è un idolo percepito come pari, non si mette su un piedistallo, ma si sceglie con spirito critico e quando non piace più si cambia.
Il divo del passato era considerato perfetto/superiore e per questo irraggiungibile, era lontano dalle masse, a differenza del divo di oggi che invece è vicino alle masse. Si è ampliata la logica secondo cui chiunque può diventare famoso/celebre facilmente. Il divo della post-modernità imita le mode del passato riprendendole e rivisitandole; nel passato tutto era originale e mai visto prima, ma l’uomo della modernità ha già visto tutto e deve reinventarsi.
I divi di oggi hanno la caratteristica della medietà, ovvero sono persone comuni che non hanno un talento particolare perché non sono specializzati in un determinato settore/ambito, ma hanno la capacità di transitare da un ambito all’altro grazie alla fluidità e si adattano facilmente ai contesti differenti; usano degli espedienti per essere più vicini al pubblico.
Se prendiamo come esempio Miley Cyrus, lei nasce come teen idol (Hannah Montana) e diventa poi una pop star perché ha la capacità di adattarsi e cambiare, a differenza di Marilyn Monroe che era una diva del passato, solo attrice. Oggi i divi devono esporsi/mettersi in vetrina per essere conosciuti/seguiti dal pubblico, devono seguire la moda e mostrare il loro lato migliore per essere idolatrati. Sono anche usa e getta in quanto seguono a cresta dell’onda, ma sono facilmente sostituibili in quanto non c’è fidelizzazione perché sono a disposizione del pubblico che sceglie e cambia.
La cultura popolare si usa per arrivare a comprendere gli adolescenti.
Miti affettivi e guarigione dalle ferite del passato
I miti affettivi sono la modalità attraverso il quale il soggetto adolescente guarisce dalle ferite del passato=caduta delle credenze infantili. Con i miti affettivi gli adolescenti trovano un modo per impattare sulla realtà. Secondo Franco Fornari afferma che la fase adolescenziale è caratterizzata da una rielaborazione dei miti affettivi che hanno pervaso l’infanzia del soggetto in fase di crescita. I miti affettivi sono 8 e ognuno ne vive almeno uno nell’arco dell’adolescenza, interpretandolo a modo suo:
- Mito materno (elaborazione del lutto): consiste nell’elaborazione del lutto per la perdita delle capacità bonificatorie della madre che, con la propria presenza, era in grado di conferire un senso ultimo alla realtà. L’elaborazione del lutto è il processo intrapsichico soggiacente dell’adolescente che deve ammettere la fine delle illusioni infantili: cadono le credenze infantili/illusioni e si devono trovare nuovi punti di riferimento andando verso l’ignoto. C’è la fase della disillusione e del disincanto che viene rielaborata come il lutto in 4 fasi:
- Sconcerto: non si crede a ciò che sta avvenendo
- Rabbia: provata per essere stati abbandonati
- Dolore: si è consapevoli della perdita e si riconosce il dolore
- Accettazione
- Mito del bambino messia (moratoria votativa): il processo intrapsichico soggiacente è la privazione. Con questo mito ci troviamo di fronte ad adolescenti che si sacrificano per guarire problematiche dei genitori, è il bambino che salva il mondo dal peccato. L’obbiettivo è quello di guarire i genitori dai loro mali. Sono adolescenti che hanno piani valoriali alti e diversi da quelli dei loro coetanei, si privano della loro adolescenza e vogliono salvare gli altri, si sentono molte responsabilità addosso e non ricevono cure perché sono loro che devono curare gli altri. Seguono un ideale ascetico perché si privano dell’adolescenza per un ideale più grande, ma durante questa fase delicata caratterizzata anche dai cambiamenti fisici, significa anche non dare peso alla propria corporeità e quindi sono adolescenti che non si curano neanche del loro aspetto fisico.
- Mito dell’angelo vendicatore elaborato da Miscioscia (distruzione della madre cattiva): ha come processo intrapsichico soggiacente l’elaborazione della rabbia nei confronti della madre percepita egoista (madre intesa come soggetto di riferimento). La rabbia viene vissuta come aggressività nei confronti di tutti i soggetti che ricoprono figure associate alla madre. L’adolescente in questo caso è cresciuto con genitori anaffettivi e usa l’attacco/offesa per sfidare; da un lato vorrebbe i genitori dell’infanzia e dall’altro non li accetta più e attacca i sostituti simbolici della madre con atti di vandalismo per la città/spazi aperti o si fa del male. L’angelo vendicatore è colui che agisce la propria aggressività nei confronti di una madre fredda/non contenitiva.
- Mito della virilità onnipotente (megalomania): ha come processo intrapsichico soggiacente la megalomania con la tendenza ad ingigantire la realtà, è un mito più diffuso tra gli adolescenti di sesso maschile che mostrano un atteggiamento spavaldo/fiero per nascondere delle fragilità e l’appello che in realtà rivolge alla tenerezza dei genitori perché ne ha ancora bisogno nonostante non sia più bambino. L’adolescente in questo caso è il bullo che deve prevalere sugli altri e usa un linguaggio scorretto nei confronti delle figure adulte di riferimento. Con la megalomania l’adolescente tende a raccontare cose di sé ingigantite per esibirsi anche se in realtà è fragile e non si accetta nella sua totalità. Infatti il megalomane in realtà è insicuro, ma si presenta agli occhi degli altri come quello sicuro ed esagera per nascondere le insicurezze.
- Mito della femminilità onnipotente elaborato da Miscioscia (seduttività): ha come processo intrapsichico soggiacente l’esibizione di autonomia relazionale e sessuale. È più diffusa tra le adolescenti femmine che attestano la conquista della loro femminilità prevaricando sugli altri, anche qui c’è una forma di megalomania. L’adolescente in questo caso è figlia di una madre di grande presenza, vuole dare l’immagine di sé di donna emancipata, usa le armi di seduzione ed esibisce una realtà ingrandita rispetto alla verità e tende ad escludere le altre adolescenti che sono meno appariscenti. Sono adolescenti che esibiscono una maschera sociale che non corrisponde alla realtà.
- Mito del bambino idolo (narcisismo primario): ha come processo intrapsichico soggiacente il narcisismo. I bambini vengono idolatrati dai genitori (molto più spesso se sono figli unici perché hanno tutte le attenzioni) e quando crescono, diventando adolescenti, tendono a voler prevalere sugli altri. Sono adolescenti competitivi che non vogliono sbagliare e deludere i genitori, vogliono primeggiare su tutto, ma in realtà sentono di non essere mai stati amati per quello che sono veramente. Tendono a diventare degli adulti insoddisfatti e sviluppano un senso di inadeguatezza in futuro. Se deludono allora perdono la loro identità e per questi adolescenti essere è sinonimo di fare e fallire è sinonimo di essere un fallimento. Con questo mito l’adolescente tende al successo, ma non al compito per cui molto spesso scelgono compiti facili per non fallire, non si possono permettere di fallire altrimenti si definirebbero un fallimento.
- Mito del genitore combinato (paura della sessualità nascente): rappresenta la paura dell’adolescente di trovarsi davanti a intenzioni che non comprendono. I bambini hanno paura del buio perché rappresenta l’ignoto e per gli adolescenti l’ignoto è il futuro perché non lo si conosce, il bambino contro il buio attua forme di contenimento (luce notturna, dormire con i genitori), mentre l’adolescente tende a riconoscersi nel gruppo dei pari e con i suoi coetanei indossando una maschera per non esprimere la sua reale paura. Si sviluppa in figure genitoriali poco definite, come una madre che si comporta come un’amica/sorella maggiore o un padre assente, l’adolescente ha dinamiche familiari caotiche e poco definite.
- Mito paterno (controllo della realtà): ha come processo intrapsichico soggiacente il controllo delle pulsioni. Durante l’adolescenza (fase di transizione/passaggio) si passa dalla sessualità arcaica/infantile alla sessualità nascente/adulta e può capitare che la sessualità nascente non venga integrata.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.