Capitolo 1 - Definizione dell’oggetto di studio
1) L’educazione e le sue possibili letture
L’educazione è una parola soggetta a continue variazioni di significato e dissenso.
In diversi luoghi troviamo parole assegnate allo scopo dell’educazione: alla scuola è affidato il compito di istruire, alla famiglia il compito di allevare e custodire i figli.
Inoltre, ai servizi non scolastici, troveremo parole come sociosanitarie, terapeutiche, responsabilità di tipo rieducativo, riabilitativo, di integrazione.
L’evoluzione culturale dell’umanità e le mutazioni hanno modificato le locuzioni impiegate per spiegare a che cosa servisse l’educazione ⇒ educare in tutto l’arco della vita.
L’educazione si è adeguata ai diversi interessi delle diverse classi sociali, delle gerarchie di potere, delle tipologie dei mestieri.
Ogni entità familiare o societaria, ogni gruppo, ogni impresa o partito politico, per cercare il consenso deve curare gli aspetti relativi alle dimensioni simboliche dell’educazione (cioè i valori, principi, credenze o speranze utopiche di rinnovamento).
Quindi l’educazione non è mai stata neutrale, il suo utilizzo, quali fossero i mezzi tradizionali o avanzati di cui si avvalse e si avvale, è sempre stato ed è, probabilmente, sarà sempre di parte.
Vivere l’educazione in democrazia vuol dire fare in modo che le libertà di parola, di pensiero, di stampa possano contrastare e controbattere le educazioni avversarie.
L’educazione è una necessità vitale ⇒ cioè noi riceviamo ed offriamo un’educazione volta: ad inserirci nella società, a proteggere i figli, a dotarci di gestioni abilità intellettive, a fornirci strumenti di comunicazione e di gestione delle relazioni interpersonali, a migliorare le condizioni di vita e di salute e a valorizzare l’incremento delle capacità mentali.
L’educazione attraversa le nostre esperienze, consolida quanto già appreso o si incarica di aggiornare le conoscenze precedenti, dovrebbe far parte della coscienza civile di ogni uomo e donna (Demetrio) 1
I livelli di civiltà e di agiatezza di una nazione o di un territorio vanno commisurati alle opportunità educative.
Le declinazioni dell’educazione sono dettate dalle richieste materiali del vivere, della riproduzione sessuale e sociale, dell’importanza di usufruire di occasioni di tempo libero più dedite alla cultura.
Esse ci consentono di migliorarci a livello di consapevolezza individuale e civica o possono essere impiegate in rapporto alle esigenze di sviluppo del pensiero, delle tecniche e delle procedure di carattere artistico, scientifico e creativo.
Significato della parola educare
Educare ⇒ E-ducere ⇒ “trasferire da un luogo all’altro”.
Successivamente nel Rinascimento (ricondotta alla filosofia socratico-platonica) E-ducere ⇒ trar fuori, far emergere mediante ragionamento dialettico.
In epoca medioevale e nel preromantico la parola educare fu associata al ruolo che i “maestri” (padre, madre) svolgevano nell’allontanare progressivamente da sé il maschio per favorirne l’autonomizzazione.
Il maschio era spinto a educarsi imparando a esplorare il mondo, ad affrontare le prove iniziatiche ed a rischiare, mentre la femmina veniva addestrata a compiti sedentari, come quello di tutela della casa, della futura prole e a provvedere al sostentamento della famiglia.
Un altro significato rinviava all’attività prescrittiva, performativa, repressiva volta a modellare il destinatario dell’educazione a seconda dei valori di riferimento e delle richieste parentali.
Educare poteva indicare anche una funzione meramente nutritiva (che si rinvia ai processi di assimilazione del cibo).
Quindi triangolazione ⇒ educare = sollecitare a riflettere in autonomia di giudizio ⇒ educare = condurre altrove 2 ⇒ educare = nutrire, accudire.
Nella storia educativa di tutti noi, e nelle storie che abbiamo responsabilità di educare, è molto difficile riconoscere momenti di mero accadimento e cura, di trasferimento (nutrizione) di alcuni saperi indispensabili, momenti di sollecitazione a pensare con la propria testa e momenti in cui all’educazione viene affidato il compito di spingerci ad entrare nella vita allontanandoci dai luoghi più noti e quotidiani.
L’educazione si compie comunque quando non vi è totale assenza di stimoli educativi. Si impara assai meno, si cresce, si diventa adulti anche senza insegnamenti educativi.
Educazione adattiva ⇒ spontaneamente assorbita nelle situazioni d’esistenza anche le più precarie.
Educazione intenzionale ⇒ oltre che contrastare gli eccessi di naturismo educativo, nel programmare, prevedere, organizzare, gestire e valutare gli interventi ritenuti appropriati in relazione alle età, alle condizioni psicofisiche, ai saperi da trasmettere, ai condizionamenti originari.
L’educazione appartiene alle culture e quindi il suo compito è volto a fornire indicazioni: regole, comportamenti di carattere socializzatorio al fine di consentire un adeguato ingresso nell’una o nell’altra compagnia umana.
Questo è il volto dell’educazione che è stato definito normativo: al quale si rinvia e si ricorre per rispondere alla domanda eventuale che qualcuno potrebbe rivolgerci per conoscere la nostra opinione in merito.
L’educazione si è sempre uniformata e adattata ai cambiamenti epocali e locali.
Ogni atto educativo, connesso giocoforza all’apprendimento di saperi, saper essere, saper fare, è impregnato in misura implicita o esplicita di opinioni, modelli mentali, pregiudizi e dichiarati indirizzi valoriali.
L’educazione da un lato possiede una sua vocazione conservatrice, dall’altro contribuisce, e non poco, a seconda delle opinioni di chi educa, al rinnovamento sia sociale che dei destini individuali.
2 - L’educazione e la pedagogia 3
2.1 Pedagogia, scienza o scienze dell’educazione
La pedagogia ha per oggetto l’educazione o più propriamente una teorizzazione di quel processo rivolto a educare, istruire e formare i soggetti, individualmente e socialmente intesi.
Quindi si occupa:
- In primo luogo delle conoscenze / teorie in campo educativo.
- In secondo luogo delle modalità di gestione dei processi educativi/formativi.
Nella Grecia antica ⇒ il pedagogo era lo schiavo che accompagnava il fanciullo a scuola e che lo seguiva nei suoi studi. Sempre in questo periodo nascono riflessioni sulla paideia, cioè sull’educazione, sulla formazione dell’uomo greco.
Inoltre in Grecia iniziò a svilupparsi un sapere relativo ai fini dell’educazione e alle modalità più corrette per raggiungere lo scopo di formare un uomo “educato”.
Inizia qui a porsi il problema della pedagogia, perché le teorizzazioni intorno all’educazione avanzate da Platone o Aristotele e poi via via da altri pensatori, sono in realtà strettamente legate alle loro concezioni sulla società di volta in volta filosofiche, politiche, letterarie o teologiche.
La pedagogia fino a quel momento non era considerata una disciplina autonoma con un proprio sapere, si dovrà aspettare dopo la seconda metà del ‘500 con le opere di Comenio per iniziare a intravedere lo svilupparsi di un pensiero autonomo in materia dell’educazione.
Comenio ⇒ partendo dalla finalità generale che tutti gli uomini/donne hanno il diritto/dovere ad essere educati, propone un percorso formativo molto articolato sia dal punto di vista dello sviluppo, sia da quello delle modalità pratiche di lavoro con allievi che tengono conto dell’età e delle capacità dei singoli. Comenio legò strettamente teoria e pratica educativa e didattica.
Con Rousseau e Kant si inizia ad affermare sempre di più la concezione che la riflessione sull’educazione potesse/dovesse riguardare le questioni e i fatti educativi, cioè dovesse basarsi non sulla teoria astratta ma sulla pratica educativa ⇒ basi per uno sviluppo della pedagogia come disciplina autonoma.
Per Rousseau la teoria pedagogica e le proposte che ne conseguono sono funzionali al discorso filosofico più generale, ma è importante che egli abbia ritenuto che la riflessione sull’educazione possa essere anche considerata in modo autonomo. 4
Con l’avvento del positivismo la pedagogia inizia a costituirsi come scienza sperimentale e ad appoggiare le loro teorizzazioni sulla ricerca empirica e non sulla speculazione filosofica. Gli studiosi dell’educazione iniziarono a definire la loro disciplina scienza dell’educazione e non più pedagogia, termine al quale in quel periodo furono praticamente sempre associati aggettivi come “sperimentale o scientifica” che sottolineavano la distanza fra un impianto metodologico e un impianto teoretico.
Nel periodo successivo il termine “scienza dell’educazione” venne sostituito da “scienze dell’educazione” che sottolineava la necessità del pedagogista di lavorare in stretta connessione con altre discipline umanistiche (sociologia e psicologia).
Dewey sostenne che la pedagogia è una scienza interdisciplinare perché nel suo lavoro deve tener conto degli apporti di molte altre discipline che nel loro procedere possono fornire indicazioni in materia di educazione. Il ruolo della pedagogia è quello di armonizzare tutte queste conoscenze in chiave educativa. Per Dewey la pedagogia in questo modo assume le caratteristiche di scienza autonoma con un proprio statuto epistemologico che le permette di operare delle scelte all’interno dei risultati delle altre discipline fra ciò che è proprio del campo educativo e ciò che non gli appartiene.
2.2 Pedagogia e scienze dell’educazione oggi
Nel XX secolo gli studiosi di pedagogia iniziarono a specializzarsi. Nacquero così la psicologia dell’educazione, la sociologia dell’educazione, la filosofia dell’educazione. La pedagogia si occupò oltre che della riflessione più generale sull’educazione, anche della strumentazione necessaria ad operare con successo nella pratica educativa stessa.
La pedagogia oggi ⇒ è un arcipelago di saperi in continuo movimento e in costante metamorfosi/evoluzione che dialogano fra loro concentrandosi intorno a un focus centrale e prioritario: la formazione del soggetto, singolo o socialmente inteso.
Affrontando le varie scienze si può avere l’impressione che non esista uno schema unitario cui riferire i risultati delle indagini condotte in campi così differenti sia per metodologie di approccio sia per tecniche di ricerca.
La proliferazione di campi di ricerca e di diverse discipline che si occupano di educazione che non sempre sembrano coordinate fra loro è una delle maggiori difficoltà che si riscontrano oggi in campo pedagogico. Negli ultimi anni si è iniziato ad ammettere l’importanza dei temi educativi legati oltre che alle situazioni scolastiche anche a quelle extrascolastiche, riconosciuta l’importanza e la possibilità di educazione in ogni età della vita e sono state ritenute passibili di 5 educazione anche situazioni diverse da quelle in cui vi sia un educatore formalmente incaricato.
Le discipline pedagogiche ⇒ pedagogia dell’infanzia, della famiglia, sociale, del lavoro, della marginalità e della devianza, medica, speciale, del corso e l’educazione degli adulti.
Questo fiorire di specifici settori di ricerca deriva dal fatto che la pedagogia è strettamente legata alla realtà e si pone come una scienza che prospetta soluzioni alle necessità via via poste dalla società in cui opera. Ma ciò pone problemi e interrogativi.
Il 1° problema ⇒ riguarda l’esistenza o meno di un oggetto anche di unità e costituisca un filo conduttore di tutte le scienze dell’educazione perché la proliferazione dei sottosettori sembra rendere più difficile il compito di collegare fra loro le scienze visto che la riflessione sulla formazione e sull’esperienza formativa è la base sulla quale la pedagogia è in grado di dialogare con le altre scienze sembra troppo ampia e generica.
Il 2° dibattito ⇒ riguarda il ruolo della pedagogia intesa come pedagogia generale nei confronti delle altre scienze o se debba essere considerata la disciplina di raccordo, di gestione delle diverse letture che del fatto educativo danno le diverse scienze.
3° ruolo della filosofia ⇒ c’è chi ritiene che la filosofia stia comunque alla base della riflessione pedagogica e chi, invece, pur riconoscendo l’importanza della filosofia attribuisce pari valore agli apporti della ricerca scientifica.
3 - L’educazione e vita quotidiana
3.1 L’educazione diffusa
L’educazione non è un oggetto facile da indagare, è un fenomeno diffuso e complesso rintracciabile in ogni piega di qualsiasi società.
L’educazione si avvera nelle famiglie, nei quartieri, in solitudine, in episodi eccezionali od ordinari. Si realizza anche nelle esperienze professionali, dell’esposizione ai mezzi di comunicazione di massa, nelle dimensioni affettive, ludiche, operative e ognuna di essa costituisce una metaforica e/o reale “aula” in cui accadono cambiamenti, trasformazioni, ripensamento, apprendimento.
La dimensione diffusa dell’educazione vive dentro quella formale, influenzandola, supportandola e a volte configgendo con essa. Il suo portato sembra a volte trarre energia proprio da questa inconsapevolezza, da questo suo agire senza “permesso”. 6
L’educazione è quell’esperienza che agisce nella storia dei soggetti individuali e collettivi determinando una modificazione dello stato dei loro saperi valoriali, normativi, cognitivi o una loro differente percezione e/o organizzazione e/o utilizzo. Sono educativi quei processi nei quali si apprendono gli alfabeti necessari a vivere, valori e le norme dei gruppi sociali di appartenenza, i modi per affrontare situazioni nuove e impreviste, così come sono educativi quei processi che portano a pensare altrimenti il proprio modo di essere nel mondo, a scoprire la praticabilità o l’impraticabilità di nuove dimensioni dell’esistenza, a interrogarsi in maniera nuova rispetto alla possibilità o impossibilità dei propri progetti.
Le didattiche che incontriamo nel nostro quotidiano educativo informale sono molte e diverse e possono ad esempio affidarsi all’imitazione mediante cui si apprendono e si ripropongono quasi di conoscenze, miti, riti e altro.
L’educazione è quindi un’esperienza di cambiamento e questo a prescindere dal fatto che tale cambiamento possa essere considerato auspicabile o non auspicabile, consapevole o inconsapevole, programmabile o no.
La storia educativa di qualsiasi soggetto non si presenta quindi come un lineare e continuo processo di accumulazione e sedimentazione di saperi che assumono una configurazione dinamica nella quale si combinano differentemente i saperi presenti, ma anche i saperi assenti cioè la consapevolezza o solo la vaga percezione di non possedere sufficienti strumenti per i propri progetti di vita.
L’educazione avviene in un tempo e in luogo
Quella educativa è un’esperienza che avviene sempre in un tempo e in luogo, cioè contesti storici in cui si è gettati e nei quali interagiscono fattori economici, politici, culturali che danno forma specifica alle circostanze relazionali-esperienziali in cui l’educazione si avvera.
Es. la famiglia ⇒ essa non è un’idea-prassi perenne e immutabile, ma una pratica relazionale che si configura in un determinato momento storico in un particolare luogo geografico e culturale.
Es. la scuola ⇒ in essa avviene l’educazione ma la scuola non è un’istituzione immateriale.
L’educazione avviene nelle relazioni con le altre persone, ma la persona non è un’entità astratta ma la risultante delle appartenenze e dei processi materiali che hanno contribuito a formarla e che essa stessa ha contribuito a contribuire a determinare. 7
Anche le finalità e i contenuti che connotano le esperienze educative maturano e si configurano in un periodo storico e in un luogo geografico-culturale.
Con Sartre si può dire ⇒ l’esistenza che precede l’essenza anche ciò che appare universale ed eterno è stato prodotto in un luogo e in un tempo. Finalità e contenuti di esperienze educative che oggi appaiono esistenti da sempre potrebbero non trovare nel passato una corrispondenza o non sopravvivere al trascorrere del tempo.
Queste coordinate spazio-temporali definiscono quindi la cornice entro cui è gettata e si compie la vita di ognuno.
3.2 L’educazione nel bene e nel male
L’educazione non può essere concepita e percepita come un’esperienza che produce sempre e comunque effetti positivi per l’insieme dei soggetti interessati o per l’umanità intera.
Vi sono casi di educazione tendenti alla libertà, all’autodeterminazione, alla democrazia, ma anche casi tendenti in tutt’altre direzioni: indottrinamento politico e sociale, violenza, sterminio (come il fascismo e il nazismo).
L’idea e la pratica dell’altro
L’idea-pratica dell’altro che può svilupparsi in una società e/o in una cultura aperta è diversa dall’idea-pratica dell’altro che matura in una società che considera la contaminazione tra culture diverse un indebolimento delle proprie strutture che pensa di essere stata prodotta da una storia monoculturale separata e autosufficiente.
Vi è
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