Pedagogia e storia della pedagogia
Modulo A: “Manuale di storia della pedagogia” – Franco Cambi
Da trent'anni a questa parte, è in atto una profonda trasformazione nella ricerca storico-educativa, passando, infatti, dalla "storia della pedagogia" alla "storia dell'educazione". Franco Cambi, autore del manuale in questione, è uno studioso soprattutto dell’età contemporanea, per questo, nel manuale, ne accentua maggiormente alcuni temi.
Storia della pedagogia
La storia della pedagogia, intesa come una branca (una costola) della filosofia, era nata tra il Settecento e l’Ottocento, intendendola come un’indagine svolta dagli uomini di scuola, impegnati in un’organizzazione chiamata a formare i cittadini. In Italia la pedagogia, grazie anche all’idealismo di Gentile, è stata intesa come teoria dell’autoformazione dello spirito, la sua storia, pertanto, coincideva strettamente con quella della filosofia.
Storia dell'educazione
A partire dal secondo dopoguerra, però, il modo di fare pedagogia è entrato in crisi, portando all’istituzione di un lungo processo, che ha condotto alla sostituzione della storia della pedagogia con la storia dell’educazione, più complessa della precedente. Così facendo, la pedagogia, composta, quindi, da varie scienze, perdeva la sua accezione prettamente filosofica.
Pertanto, a partire dagli anni Cinquanta dello scorso secolo, si è, dunque, sviluppato un modo nuovo di fare storia degli eventi pedagogici-educativi, intendendo l’educazione come un insieme di pratiche sociali e di saperi. Quindi, si è passati da un modo piuttosto chiuso di fare storia dell’educazione e della pedagogia ad uno aperto e consapevole della ricchezza e, al contempo, della complessità della varietà di metodi e strumenti utilizzati per lo studio di questa disciplina umanista, che si applica, quindi, ai contesti sociali.
Orientamenti storiografici
È attraverso l’azione congiunta di alcuni orientamenti storiografici, che si è determinata la trasformazione nel modo di intendere la storia. Questi orientamenti sono:
- Il Marxismo, che ha enfatizzato l’importanza della struttura socio-economica, alimentando anche la lotta tra classi. Questo ha fatto sì che anche le pratiche educative del popolo divenissero importanti;
- La ricerca delle “Annales”, un movimento concretizzatosi grazie ad una rivista francese di taglio storico, che si ispira al marxismo, introducendo, però, lo studio di strutture ed infrastrutture che tenessero in considerazione tutti gli aspetti di un momento o evento storico, non solo di tipo economico;
- La psicoanalisi, che studia le mentalità collettive ed individuali, importanti per la formazione di gruppi ed individui;
- Lo strutturalismo e la storia quantitativa, che enfatizza l’importanza dell’impersonalità della storia.
È tramite l’incrocio di queste posizioni ed orientamenti che si sono concretizzate tre rivoluzioni cruciali della storiografia: una sui metodi, una sul tempo ed una sui documenti. Tutte e tre hanno messo in luce il pluralismo degli approcci e hanno consentito di ridisegnare la coscienza storica nella società.
La rivoluzione dei metodi
La prima rivoluzione ha riguardato i metodi ed ha affermato una loro liberalizzazione. La storiografia attuale, infatti, ha perso la certezza del metodo, assumendo quella dei metodi.
La rivoluzione del tempo
La seconda rivoluzione ha investito il tempo, portando ad una visione plurale del tempo storico, in particolare, grazie a Braudel, che ha mostrato la differenza tra il tempo storico e quello, più artificiale, delle pratiche quotidiane, dovuta all’intenzionalità e al punto di vista del primo, rispetto al secondo.
Secondo Braudel, infatti, sono tre i tempi di cui la storia dispone:
- Quello degli avvenimenti, degli eventi;
- Quello frantumato, della storia-narrazione;
- Quello delle brevi durate, connesso a strutture politiche, sociali e culturali.
Questi tre tempi sono tutti ugualmente importanti per la ricostruzione degli eventi ma, al tempo stesso, sono ben distinti e non devono essere confusi tra loro.
La rivoluzione dei documenti
La terza rivoluzione concerne i documenti, sviluppando una nuova percezione delle fonti e dei documenti, che consentono di ampliare la conoscenza degli eventi e delle strutture della storia.
Molte storie educative
La storia dell’educazione è un contenitore di molte storie educative interconnesse tra loro. Esse concernono:
- Le teorie, come le filosofie, le concezioni del mondo e le scienze, che hanno portato all’elaborazione di ideologie;
- Le istituzioni, come quella educativa della scuola o quelle rivolte al tempo libero, che si articolano in ulteriori sotto-settori, ognuna con metodologie ben diversificate;
- Le politiche (pluralismo di progetti: alfabetizzazione o conformazione);
- La storia sociale, intesa come la storia del costume, delle culture e delle mentalità;
- L’immaginario, per il quale passa la gran parte del percorso di formazione della mentalità, nell’educazione.
Discontinuità e conflitto
Nella ricerca storico-educativa, però, ci sono alcune discontinuità e conflittualità, che concernono, ad esempio, le diverse modalità di leggere gli eventi. D’altronde, attraverso la liberalizzazione dei metodi e il pluralismo delle letture, si viene a costruire il lavoro storico, capace di leggere i processi storici ed educativi.
La storia e la memoria
La storia è l’esercizio della memoria, attuato per comprendere il presente e costruire il futuro, partendo proprio da una focalizzazione del passato; d’altronde, il presente è definito “il figlio del passato”. Applicare la memoria al passato storico, infatti, significa riconoscere e capire tutte quelle strutture alla base della società e della cultura, che esistono sin dal passato.
Le fasi della storia
La storia a noi antecedente ha seguito varie fasi:
- L’antichità e il Medioevo, durante il quale periodo si sono formate varie strutture, come quella dell’identità della famiglia o l’organizzazione dello stato e dell’istituzione della scuola. Il mondo antico è, inoltre, considerato la terra delle origini della nostra cultura occidentale, infatti, è il magazzino dei modelli educativi e formativi della società;
- La modernità, che ha comportato una rottura con il Medioevo, portando a delle radicali trasformazioni in ogni campo: essa, infatti, è stata definita come l’età delle rivoluzioni, centrate sull’individuo ma anche sulla sua collettività;
- La contemporaneità, caratterizzata da lotte sociali, dallo sviluppo tecnologico e dalla crescita della società di massa.
L’educazione nel mondo antico
Il mondo antico è da sempre associato e reso sinonimo di quiete, equilibrio e proporzione, sia nell’arte che nel pensiero. Esso, infatti, era caratterizzato dal theorein, ossia una conoscenza disinteressata e pura. Tuttavia, però, questa concezione del mondo antico si è andata perdendo e, ad oggi, si è resa più complessa e frammentata, portando ad una rottura della sua identità.
Questo ha portato, infatti, ad un’amplificazione dei suoi confini: non più Grecia e Roma, ma, piuttosto, un pluralismo di popoli, culture e religioni unificate dal Mar Mediterraneo, che appare come un grandissimo centro di scambi, considerato un vero e proprio crocevia.
Anche dal punto di vista educativo il mondo antico ha contribuito notevolmente allo sviluppo dell’istituzione scolastica, con il suo impulso per il bel dire e il bello scrivere. Esso ha anche enfatizzato l’importanza del ruolo dell’educatore e di vari strumenti dell’educazione scolastica, come libri o abachi. È stato, inoltre, caratterizzato dall’ideale di paideia, ossia la formazione dell’uomo attraverso il contatto con la cultura, amplificato anche da grandi libri di grandissimi autori filosofi, quali “La Repubblica” di Platone e “La politica” di Aristotele.
L’educazione nel mondo antico è anche un’educazione per classi, differenziata, quindi, per ruoli, funzioni sociali e gruppi di appartenenza, alimentando la contrapposizione tra gli aristoi, gli eccellenti, i dominanti e i demos, il popolo, i dominati. Pertanto, già l’educazione rimanda ad un’immagine di società nettamente separata.
L’età arcaica: l’educazione in Grecia
I Greci non furono mai un popolo unitario, bensì, piuttosto, una mescolanza di etnie e culture, che popolava il Mare Egeo, come la civiltà cretese o minoica, tecnicamente evolute e caratterizzate da una profonda unità spirituale, come testimoniano anche i due grandi poemi “L’Iliade” e “L’Odissea”, di Omero, che ritraggono perfettamente i tempi arcaici, caratterizzata da un’educazione pratica, o eroica, caratterizzata dalla lingua, ossia la parola, e la mano, ossia le armi e che donava estrema importanza sia al rapporto con il maestro, sia alla cura del proprio corpo. La lettura di quei due testi, per secoli, saranno centrali per la formazione individuale.
Questo tipo di educazione si rivolgeva soprattutto agli adolescenti aristocratici, riuniti nel palazzo del re, che venivano iniziati anche a pratiche religiose e al culto degli dei e degli eroi, per questo, questo tipo di educazione viene definita anche “pedagogia dell’esempio”.
Due antichi modelli educativi: Sparta e Atene
Nel mondo antico, due polis greche occuparono un ruolo centrale nel panorama politico, sociale e culturale, sebbene fossero, tra loro, completamente opposte: esse erano Sparta e Atene, i quali diedero vita, a loro volta, a due modelli educativi diametralmente differenti e che hanno alimentato, per secoli, il dibattito pedagogico. Sparta fu il modello di stato totalitario, mentre Atene quello di stato democratico ed i loro modelli educativi riflettevano questa differenza: quello spartano era basato sul conformismo e lo statalismo, mentre quello ateniese era basato sull’idea di paideia, ossia la nozione di formazione umana libera e costituita da esperienze diverse.
Sparta
Sparta è una città basata sull’agricoltura, probabilmente anche perché lontana dal mare e chiusa in classi. I bambini maschi venivano sottratti, a partire dal 7o anno di età, alla famiglia ed inseriti in scuole-ginnasi, in cui ricevevano una formazione di tipo militare, per incrementare il coraggio e la forza, oltre che per addestrare alle armi, all’obbedienza e alla vita in comune; pertanto, c’era poco spazio per la cultura. Questo tipo di educazione, in parte, era riservato anche alle donne, che dovevano irrobustire il loro fisico, così da tollerare maggiormente la gravidanza e sviluppare quelle stesse virtù eroiche maschili (virtù e gloria). Tuttavia, Sparta entrò in conflitto con Atene e, uscendo stremata dalla guerra del Peloponneso, iniziò il suo declino.
Atene
L’ascesa di Atene nel mondo greco avvenne grazie all’opera di Solone, che istituì una costituzione di tipo democratico, liberando i cittadini ed istituendo il tribunale del popolo. La popolazione, quindi, iniziò a crescere, come anche iniziarono ad incrementare i commerci. Anche l’educazione, basata su un alfabeto fonetico e la conseguente scrittura, divenne centrale nella società, diffondendosi a tutto il popolo, comprese le donne. Oltre all’educazione musicale o letteraria, o alla cura del proprio corpo, però, centrale era anche l’educazione spirituale, che aiutava la crescita della personalità e l’umanità del giovane.
È proprio grazie al modello educativo ateniese, che si deve la diffusione della nozione di paideia, fondamentale nella tradizione pedagogica antica.
La Paideia
A cavallo tra il V e il IV secolo, la cultura greca entrò in crisi, anche perché i ceti sociali reclamavano una presenza politica, democratica, e maggiore mobilità sociale. La cultura, pertanto, divenne sempre più critica volta ad analizzare attentamente, attraverso l’utilizzo della ragione, ogni credenza ed ogni ideale. Anche la polis, come modello educativo, entrò in crisi; ad essa si contrappose l’individualità del soggetto, che viveva in un profondo stato di disorientamento e, pertanto, alla ricerca di una nuova identità, in generale più libera.
Furono in particolare i Sofisti a segnalare questa svolta antropologica nell’educazione, che iniziava a focalizzarsi maggiormente sull’individualità e che si radicava a partire dall’ideale di paideia, ossia quell’ideale di formazione umana, nutrita di cultura e civiltà, che assegna all’uomo una nuova identità culturale e storica. Questa svolta segna il passaggio dall’educazione alla pedagogia, quindi, da una dimensione pragmatica dell’educare, ad una teoretica. Nasce, quindi, la pedagogia, intesa come sapere autonomo e rigoroso.
Alcuni modelli teorici: Socrate, Platone, Isocrate e Aristotele
La Paideia, il centro teorico dell’elaborazione pedagogica dell’antichità, si concretizza in molti grandi teorici antichi, come Socrate, Platone, Isocrate ed Aristotele.
Socrate
Socrate è uno dei più importanti filosofi dell’antichità. Egli ritiene che la formazione umana sia maieutica e che, quindi, consenta di mettere in atto la cosiddetta operazione del “trarre fuori”. Infatti, l’azione educativa di Socrate consiste nell’incoraggiare il dialogo e la formulazione di argomentazioni, in maniera più critica, così da realizzare proprio quell’operazione del “trarre fuori”, per conoscere maggiormente sé stessi.
Platone
Platone è uno dei più grandi filosofi dell’antichità, nonché allievo ed erede di Socrate. Egli mette al centro del suo pensiero due tipi di paideia: la prima, più socratica, connessa alla formazione dell’anima individuale, mentre la seconda, più politica, legata ai ruoli sociali dei soggetti. La formazione dell’anima viene teorizzata soprattutto nelle opere “Fedone”, “Simposio” e “Fedro”, implicando una gerarchizzazione di essa in anima concupiscibile, irascibile e razionale, sotto il controllo della ragione, che deve tendere alla pura contemplazione delle idee, con le quali l’anima può elevarsi alla bellezza, liberando l’uomo dalla “caverna” in cui è imprigionato, ossia il suo corpo. Tra tutte, per lui, domina l’idea del Bene, definita come la fonte della luce intellettuale.
Nelle opere “Repubblica” e “Leggi”, invece, Platone sviluppa la sua visione politica dell’educazione, infatti, la città teorizzata da Platone implica una divisione in tre classi sociali, separate e che svolgono differenti funzioni, tutte ugualmente importanti nella società:
- I governanti;
- I custodi;
- I produttori.
Attraverso, poi, la divisione del lavoro si delineano anche tre tipi di educazione:
- Quella dei produttori, che avviene sul luogo di lavoro, come apprendimento tecnico;
- Quella dei custodi-guerrieri, rivolta a favorire la formazione del coraggio e della moderazione;
- Quella dei governanti-filosofi, che forma attraverso la dialettica, la quale è preceduta, a sua volta, da discipline come l’aritmetica, la geometria e l’astronomia, in quanto abituano a pensare in maniera astratta.
Isocrate
Un modello educativo alternativo e complementare a quello di Platone è quello di Isocrate, uno scolaro dei Sofisti e che fondò ad Atene una scuola di retorica, in cui insegnare la dizione e lo stile, ma anche una “filosofia della vita pratica”. In questa scuola veniva anche insegnata l’oratoria (considerata un’arte, che dipende da attitudini naturali, ma anche dalla volontà e dall’impegno), tramite un confronto con le argomentazioni del proprio maestro. Egli scrisse il “Trattato contro i sofisti”, con la finalità di differenziarsi dai Sofisti, accusati da Platone, ed immaginare una nuova arte del dialogo, diversa anche da quella di Platone, enfatizzando l’importanza dell’eloquenza per raffinare un animo nobile, ed educare a vivere in ozio, che consente lo sviluppo della virtù sophia, che permette di controllare sé stessi.
Aristotele
Aristotele è considerato uno dei più importanti filosofi dell’antichità, il quale fondò il Liceo. La sua pedagogia è legata all’idea per la quale l’uomo deve realizzarsi secondo la sua forma, e questo deve essere, pertanto, lo scopo finale di ogni processo di formazione individuale, che consenta, pertanto, di realizzare le virtù dianoetiche, ossia della razionalità. Il modello aristotelico non è molto lontano da quello platonico, ma è decisamente più realistico, in quanto maggiormente legato alla società, che è divisa in classi. Tra i due, quindi, c’è più continuità, che opposizione o differenza. Egli getta le basi per quella che è definita “educazione liberale”, basata sul trivio e quadrivio, ossia le arti del discorso e le arti scientifiche, 7 arti liberali, fortemente teoretiche. Crede che l’educazione debba rendere l’uomo capace di vivere un ozio nobile e liberale, che deve divenire il fine dell’azione, così che questa possa avere una finalità pratica. L’ozio è un...
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