Pedagogia, educazione e comunicazione
La circolarità 'aperta'
Si riassume l’ampio e complesso “cristallo poliedrico” rappresentato dalla comunicazione sotto l’egida della riflessione pedagogica. Per tre buoni motivi, almeno:
- Il primo: di posizionamento epistemologico di questa disciplina.
- Il secondo: in ragione dell’oggetto di studio della pedagogia, che è l’educazione.
- Il terzo: per la crisi profonda che riguarda oggi l’educativo e l’educazionale e l’urgenza, nel contempo, di avviarla per lo meno a risoluzione.
A questi se ne aggiunge un quarto, nell’intreccio tuttora non definitivamente “superato” tra educazione e formazione. Non sta a me dire quando una tale matassa sarà mai districata e risolta, sempre che sia possibile, a meno di non assumere uno specifico punto di vista al riguardo, come tenterò di fare più in avanti.
La pedagogia come scienza dell’umano
Analizziamo il testo ‘Come pensare l’educazione’: “La pedagogia ha sempre sostenuto di essere la scienza dell’uomo in comunicazione con se stesso e con il suo simile. Ma ha sempre precisato di voler essere la scienza di tutto l’uomo.” Aggiungiamo, per quel che ci riguarda e per quel che attiene alle nostre personali e più profonde convinzioni, che la pedagogia ha aspirato ad essere la scienza dell’umano, nella convinzione che ogni sforzo dovesse essere compiuto nell’educazione, per sottrarre la società occidentale all’inganno di essere già umana, mentre ancora umana non era.
Ha perciò cominciato ad articolarsi soprattutto nei termini di una promessa, della cui realizzazione non si nascondevano due secoli fa, come non si nascondono al presente, tutte le difficoltà e tutte le disillusioni. Proponendosi nei termini di una promessa tanto alta e di tanta realizzazione, lo sguardo della pedagogia si è volto non solo sui concreti bisogni educativi del genere umano, ma anche e soprattutto sui contenuti conoscitivi incessantemente prodotti dalle scienze della natura e da tutte quelle scienze che indagavano parti e comportamenti speciali dell’uomo: dell’uomo in società (sociologia), delle pulsioni dell’uomo (psicologia), del potere e delle istituzioni del potere dell’uomo (politica), della ricerca delle soddisfazioni dei bisogni naturali e degli scambi tra fini e mezzi di queste soddisfazioni (economia), delle forme di convivenza e d’informazione extra-genetica (le discipline antropologico-culturali), delle norme della convivenza (diritto ed etica) ecc.
Il lavoro di traduzione della pedagogia
In questo suo sguardo la pedagogia ha cercato di compiere un complicato e talora straordinario lavoro di traduzione. Assumendo da questo o quel contenuto disciplinare un certo termine, un certo concetto, ha tentato di tradurlo per piegarlo alla finalità sua propria: quella di rendere umano quel che umano non era e ancora non è.
Il pedagogista ha compiuto innumerevoli errori ed ha finito con il determinare malintesi ed equivoci. Va tuttavia detto che l’equivoco non è soltanto la dannazione del traduttore, ma è anche e soprattutto la destinazione finale di qualsiasi traduzione. Una traduzione non è semplicemente la riproduzione in un altro codice di un certo contenuto, ma è anche la dilatazione dei significati originari posseduti da quel contenuto nel codice primitivo. Come dire che l’equivocità della traduzione sta nel fatto che il significato di ciò che viene tradotto risulta enormemente arricchito, proprio perché reso non univoco, ossia non ristretto né limitato.
Età evolutiva, crescita e sviluppo
Quando nel linguaggio della pedagogia si traduce un’espressione bio-psicologica quale ‘età evolutiva’, questa traduzione fa sì che l’attenzione si concentri non già unicamente sullo sviluppo biologico e neuro-psichico del bambino, bensì sulla sua crescita spirituale. Come dire che il pedagogista non si preoccupa semplicemente di cogliere le fasi del processo evolutivo, bensì di individuare la meta di questo processo.
Nella distinzione tra la pedagogia e la psicologia: la pedagogia ha a che fare con la crescita della persona e la crescita non è mai neutrale perché s’interfaccia con le finalità o le mete stesse di questo processo; la psicologia s’intrattiene sullo sviluppo (si pensi a Piaget), che non può non avere un maggiore riguardo per i mezzi e le procedure impiegati.
Pure nell’azzardo di questa divaricazione, ma nel recupero medesimo di tale separatezza in quella cabina di regia ultima rappresentata dalla pedagogia a fronte dell’educazione: tra la modellistica pedagogico-educativa e le doverose notizie-informazioni desunte degli altri saperi, di volta in volta utili.
E tornando ora all’autocitazione del testo sin qui utilizzato: il linguaggio della pedagogia è un linguaggio equivoco perché è il lessico di una tra