Estratto del documento

Pedagogia generale e della comunicazione educativa

Prof. Daniele Bruzzone

Introduzione corso

Rassegna estiva internazionale Concorto: “Proverka” (Inspection) by Gala Sukhanova.

Assistenti sociali che fanno ispezione in una casa con una minore (nella copertina): bambina più matura, autonoma, sveglia; la mamma ha un problema con l’alcool.

L’assistente sociale che non ha detto del signore nella vasca, si presenta distaccata. Gli assistenti devono controllare una serie di parametri (area, cibo, letto, etc.) e soprattutto le persone che abitano nella casa; devono valutare una serie di condizioni oggettive e le persone: i bambini sono a rischio, potrebbero causare la loro crescita.

In questo caso abbiamo una bambina che è stata lasciata a casa sua dall’assistente che le offre un’altra chance:

  • Tiene l’elemento soggettivo che la bambina ha: si è dimostrata responsabile, con risorse;
  • Ha scelto di prendersi il rischio offrendole una chance di imparare;
  • La bambina ha tenuto questa “messa in scena” perché non vuole essere allontanata dalla sua famiglia, casa, mamma (anche con difetti). L’assistente ha scelto di ascoltare la volontà dei minori (in tutto ciò che li riguarda).
  • Riprendendo la frase di Maria Montessori, l’assistente non ha seguito solo la mente dello scienziato (se mancano i parametri, la riporta nella comunità NO), ha seguito anche il cuore del poeta (il sentimentalismo, le emozioni, la sfera emotiva). Empatizzare le persone (e i minori), saper ascoltare, saper comunicare sono le parole chiave/requisiti professionali dell’educatore.

Che cos’è l’educazione?

L’educazione significa crescere, formare, istruire, condividere, preparare, socializzare, trasmettere. Educare vuol dire tante cose, si compone di tanti aspetti: società, scuola, famiglia, sport, e tanti altri luoghi e dimensioni come sfera intellettuale (apprendimento), sfera morale (comportamenti, valori), sfera emotiva/affettiva, sfera religiosa, sfera sociale, e tante altre. Condividere è un modo di educare così come trasmettere, cioè io ho qualcosa, ho una conoscenza e te la comunico.

L’educazione viene dal latino: ex-ducere ex = preposizione, moto da luogo; ducere = condurre; letteralmente vuol dire condurre qualcuno da un posto all’altro, tradotto anche come tirar fuori/portar fuori.

  • Tirar fuori vuol dire estrarre qualcosa fuori: questo vuol dire che tiriamo fuori da una persona le sue potenzialità/potenzialità/desideri intrinseche (nascosto, che sta dentro), e aiutarla a sviluppare/esprimere; all’origine di questo concetto c’è la maieutica socratica, Socrate aiutava le persone a trovare la verità dentro di sé, e a tirarla fuori. Maieutica è come ostetricia, la madre di Socrate era una ostetricia; quindi, Socrate aiuta a partorire spiritualmente la conoscenza, la verità. Attraverso il dialogo tirava fuori la conoscenza della verità. Platone era convinto che noi originariamente conoscessimo la vita nel mondo spirituale dove contemplavamo le idee, le essenze pure della realtà. Poi successe secondo Platone, una rimemorazione, un’analisi come un medico che cerca di ricordare qualcosa successo nel passato. Gli scritti di Socrate sono dei dialoghi, quindi quello che sappiamo di Socrate lo sappiamo attraverso Platone, che gli mette in bocca delle teorie che sono in realtà sue.
  • Portar fuori vuol dire proprio portare fuori qualcuno da un posto all’altro: vuol dire condurre una persona altrove, a fare delle esperienze che non hanno mai fatto, le accompagniamo in un luogo che non conoscono. Questa azione la possiamo riassumere nell’idea di Rousseau (durante il Settecento, periodo illuminismo). Rousseau doveva stare a contatto con la natura.

Il percorso è l’esito di un processo naturale, c’è una progressività dello sviluppo dettata dalla natura, dalla genetica. Allo stesso tempo è un dispositivo culturale, condizionata da valori, lingue, dalla cultura. Quindi ci sono eventi biologici ed eventi biografici. È un percorso complesso, facilitato, con ostacoli: ciascuno di noi ha una storia diversa, in parte il percorso è intenzionale (progettato, voluto, secondo uno scopo preciso), e in parte non intenzionale (non hanno uno scopo, non volute, ma hanno lasciato un segno su di noi).

Adulto = adolescere (participio passato adultus) uno che ha finito di crescere, che non cresce più.

Adolescente = uno che sta crescendo. L’educazione non finisce mai. Si pensava che l’educazione finisse quando fosse finita l’adolescenza. L’idea è stata superata, e si è capito che l’educazione vale per tutta la vita, continuiamo a fare delle esperienze formative anche quando siamo grandi e adulti. Si parla quindi di Lifelong education (tutto l’arco della vita): l’educazione non riguarda solo i bambini o gli adolescenti, ma anche le persone adulte e anziane.

Che cos’è la formazione?

Il termine formazione deriva dalla parola formare. Concetto di potenza e atto aristotelico: materia e forma, ovvero plasmare la materia che non ha una forma, come una forma non ha materia. Aiutiamo la persona ad assumere la forma, nel suo modo di pensare, reagire, e cambia sempre forma nel corso della vita.

Dal latino Formatio, dal tedesco Bildung, l’immagine che prende unicità, forma. La forma a volte viene ridotta a due termini: in tedesco Ausbildung (= istruzione o addestramento) o Vorbildung (= imporre qualcuno con un modello predefinito, standardizzato non si impone a nessuno un modello, nonostante ci siano persone che ci costringano a seguire una forma. La formazione è un itinerario che ognuno di noi intraprende per creare una sua identità, forma: le esperienze che fa lo possono aiutare a sviluppare questa forma. Il vero soggetto della formazione sono le persone stesse: vuol dire che ci formiamo anche da soli leggendo. La parola formazione viene usata per distinguere il mondo dell’educazione legata ai minori (l’educatore) dal mondo della formazione delle persone adulte (il formatore) nel mondo del lavoro.

Che cos’è la pedagogia?

Deriva dal greco, pais, paidòs = bambino, fanciullo, + ago (verbo) = condurre (equivalente del latino ducere) à paidagogòs = il pedagogo è una figura che nel 480 a.C. era uno schiavo, istruito, incaricato della responsabilità di vigilare sui bambini, nel sorvegliarli e nel guidarli nelle attività quotidiane. È una sorta di maestro privato, di un custode di accompagnamento/affidamento.

La pedagogia, quindi, è una branca del sapere che studia i processi di accompagnamento delle persone nella crescita, insegna i principi e i metodi dell’educare. Cambi lo definisce “riflessione organica, razionale e critica sui problemi educativi”.

Le teorie pedagogiche nascono dalle esperienze pratiche e si rivolgono alle esperienze: servono a rivolgere le pratiche. Originariamente la pedagogia era strettamente affiancata alla filosofia, le scienze che si occupavano di studiare chi è l’uomo e il suo destino. La pedagogia è la scienza che lo aiuta a incamminarsi nella vita; la pedagogia si avvicina sempre più alle scienze, successivamente scienze umane. Assume principi filosofici ma anche metodi scientifici: si è resa autonoma. La disciplina si ramifica in altre aree pedagogiche e si incontra con gli altri saperi/scienze umane limitrofi: storia della pedagogia, pedagogia di vita sociale, pedagogia della famiglia, pedagogia interculturale, pedagogia dell’ambiente, pedagogia dei media, e altre.

John Dewey è uno dei noti pedagogisti del Novecento. Americano, nel 1929 scrive “Le fonti di una scienza dell’educazione”: parla di fonti, chi vuole ragionare sull’educazione deve avvalersi di diversi saperi, e avere un approccio interdisciplinare. Esiste una sorta di “con-dominio” delle scienze dell’educazione: psicologia, sociologia, antropologia, filosofia, storia, biologia, etica, politica, religione, architettura e altro. Il sapere sull’educazione è disseminato in tante scienze, e dobbiamo conoscerle tutte.

  • Psicologia.
  • Sociologia.
  • Antropologia.
  • Filosofia.
  • Storia.
  • Biologia.
  • Etica.
  • Politica.
  • Religione.
  • Architettura.

Dewey, 1929 = sapere “disseminato” in molte discipline.

Il ruolo della pedagogia

La pedagogia è l’unica ad avere come oggetto specifico l’educazione e la formazione. È una scienza autonoma ma non autarchica (= si governa da sé stesso): è un’area di sapere interdisciplinare. Esercita un ruolo di sintesi critica e di problematizzazione dei diversi contributi disciplinari: il compito è ricostruire l’intero avvalendosi anche delle altre scienze, poiché ciascuna dà un loro contributo. Ha una funzione. Non è solo una scienza descrittiva (ci descrive e spiega come stanno le cose) ma è anche normativa (mi dice come dovrebbero essere le cose, mi deve dare un orientamento, deve dirmi in quale direzione andare), non funziona solo con i fatti, ma con gli ideali, i valori (verso dove vogliamo portare la società, un orizzonte di valori).

Attraverso una metafora geometrica, diversi punti di vista possono sembrare contrastanti tra loro, ma non sono solo se ci ricordiamo che sono solo proiezioni: l’intero è un cilindro (es. essere umano), da una parte vedo che è un cerchio (da una lente), da un’altra vedo un quadrato. È solo una proiezione, ha a che fare con diverse proiezioni, non ha solo un punto di vista. La verità pertanto è prospettica e dimensionale = la pedagogia è una sorta di sintesi dei contributi degli altri saperi.

In pedagogia c’è un rapporto tra teoria e prassi (pratica), tra il pensare e l’agire: la pedagogia è una scienza pratica (es. anche la medicina è una scienza pratica): non ha solo come fine la contemplazione della verità (teoria), ma ha a che fare con la saggezza (phrònesis) dell’agire, “come devo fare?”. Il ragionamento pedagogico è una forma del pensiero.

Aristotele definisce la pedagogia come “una scienza architettonica” ed è affine all’etica e alla politica. Nella pedagogia riflessivo, che parte dall’esperienza e torna c’è un rapporto circolare tra teoria e prassi, è una teoria che ha a che fare sempre con la pratica, che porta alla luce la all’esperienza. Esso è ben rappresentato dal cosiddetto ragione la verità. Deve rispettare due principi: aderenza alla realtà (cose reali sono sempre contestualizzate) e fedeltà “ciclo di Kolb”: alla ragione (deve avere una sua logica, una sua coerenza). La forma di questa circolarità lo presentiamo attraverso il ciclo di pensiero riflessivo, il “ciclo di Kolb”: parte da un’esperienza concreta, che mi pone un problema, una criticità, su questa esperienza compio un’osservazione riflessiva (che fa ipotesi), poi si fa una concettualizzazione astratta, cioè elaboro una teoria ma dopo devo passare alla sperimentazione attiva (devo verificare, applicare l’ipotesi). Se la mia teoria è corretta e verificata, altrimenti devo ricominciare da capo, quindi torno all’esperienza.

Epistemologia pedagogica

Epistemologia viene dal greco episteme = scienza, conoscenza certa (o veritiera), si contrappone al doxa = l’opinione soggettiva (non fondata), + logos = discorso. L’epistemologia è la branca della filosofia che definisce la natura e i metodi di una conoscenza “scientifica” (come deve essere una conoscenza scientifica, come deve essere la scienza, che tipo di scienza è). La scienza naturale studia gli “stessi” fenomeni degli oggetti, le scienze umane studiano i soggetti: l’oggetto della psicologia è la mente (non esiste, è astratta ma è pur di un soggetto).

Esistono due modelli da confrontare:

  • Modello empirico-naturalistico: empirico è basato sull’etnia (l’esperienza di ciò che noi facciamo attraverso i sensi), naturalistico perché sono le scienze della natura (fisica biologica, chimica etc. una corrente naturalistica era il positivismo, nella letteratura il verismo).
  • Modello fenomenologico-umanistico: umanistico quindi scienze umane, fenomenologia (branca della filosofia) nasce come reazione al naturalismo (nel Novecento), sull’intersoggettività, sul rapporto tra due soggetti.

Film - Kitchen stories

È un film scandinavo, si svolge negli anni Cinquanta: in questo periodo prevaleva il comportamentismo (branca della psicologia), le due scuole sono state la psicanalisi (Freud - Austria), che studiava il conscio e l’inconscio, la psicologia del profondo (indaga sempre cosa c’è sotto); l’altra scuola è il comportamentismo (nasce negli Stati Uniti nel 1913, da Watson): egli diceva che la psicologia non è una scienza perché studia la psiche (che non si vede, non si tocca). Watson dice che quello che possiamo studiare non è la mente ma il comportamento delle persone, perché si vede e si osserva in maniera superficiale, studio come il comportamento viene condizionato dall’ambiente circostante, dagli stimoli ambientali. La legge di base del comportamento è: S R, cioè STIMOLO RISPOSTA, lo stimolo suscita una risposta, una reazione. Dagli anni Sessanta nascerà il cognitivismo.

Il film tratta di una azienda che produce cucina, fa una ricetta che ha obiettivo come costruire una cucina perfetta. Lo fanno sul campo, e osservano in maniera oggettiva (distaccata), questi ricercatori non possono parlare con le persone, ma devono solo osservare i comportamenti delle persone che fanno tutti i giorni nella loro cucina di casa, e alla fine cercano di capire quali comportamenti siano efficaci in cucina.

Analisi film

Analisi film: il comportamento del ricercatore nei confronti del padrone di casa è distaccato, cerca di interagire il meno possibile con lui, l’interazione potrebbe influenzare il suo comportamento, quindi osserva solo, è oggettivo, all’inizio tutti i ricercatori sono impersonali, perché si sono seduti allo stesso modo, devono solo compiere il loro lavoro, non vengono presentati.

Quello che dovrebbe essere l’oggetto osservante è quello di sottrarsi al suo sguardo, di cucinare di sopra perché la presenza del ricercatore interferisce, è un essere pensante e cosciente, il padrone lo sa che lo sta guardando e quello condiziona i suoi comportamenti domestici. Questa assenza di interazione non funziona, perché gli esseri umani non sono oggetti ma sono soggetti, pensano, decidono, agiscono.

Nei soggetti umani c’è sempre una motivazione, negli oggetti c’è una causa: la mela cade perché l’ha lanciata (causa), una persona cade perché ce l’ha spinta (motivazione). Il soggetto osservante diventa osservatore, lo guarda di nascosto. Questo distacco crolla quando manca il sale, l’osservatore ha condannato il campo, è sceso dal suo lavoro per bisogno, e questa scelta ha interferito il lavoro. Si incrina completamente quando passa il tabacco, perché il suo comportamento viene influenzato dal punto di vista emotiva: all’osservatore gli dispiace che sia rimasto senza tabacco e sceglie di intervenire e gli passa il tabacco (qualcosa in lui si è mosso, coglie il bisogno dell’altra persona). La scena dimostra che il protocollo (naturalistico) a cui cerca di attenersi gli costa la fatica, gli affatica stare distaccato perché le persone in genere comunicano, interagiscono, provano empatia. I paradossi dell’oggettività ci fa dimenticare la soggettività.

Film – Nell

“Nell” è un film che racconta la vicenda di una ragazza cresciuta nella foresta, lontana dalla civiltà, con la madre che l’ha cresciuta. Una ragazza che parla un linguaggio incomprensibile. Quando la madre muore, e lei rimane sola, di lei si accorge un medico. Nel frattempo, viene inviata da un’università una ricercatrice che cerca di scoprire com’è accaduto questo fenomeno.

Analisi film

Analisi film: la dottoressa ha un approccio oggettivo, dietro c’è una teoria (una conoscenza predefinita), c’è un distacco (utilizza la telecamera, metodo meno invasivo), mantiene una distanza (non interferisce il mondo di Nell, il suo “laboratorio” è sull’acqua, sulla barca), tiene un approccio descrittivo, segue il metodo scientifico (segue un protocollo), usa un linguaggio tecnico per spiegare i gesti di Nell (inoltre equivoca anche*).

Jerry (il signore) esercita l’intersoggettività, prova una esperienza diretta, preferisce il coinvolgimento, il contatto, entra in casa sua anche senza essere invitato, ha un approccio “comunicativo” (cerca di provocarla, di parlarle, c’è lo scambio), segue l’intuizione (improvvisa), linguaggio sintonizzato (cerca di usare le sue stesse parole, cerca sintonia con gli altri).

*il gesto che Nell fa verso lo specchio significa il ricordo dei giochi che faceva con la sua sorellina (morta tempo prima), non è uno sdoppiamento.

L’idea che loro siano fuori dalla civiltà, nella foresta, può essere causata dalla madre che ha scelto di allontanarsi dalle violenze umane, e l’unica figura maschile che le figlie hanno visto è questa figura dell’angelo custode in una posizione, che Jerry riproduce senza volerlo e che suscita una reazione di Nell. Jerry narra l’episodio di quando era piccolo, probabilmente perché forse pensava che lei si stesse ricordando di quando era piccola, Nell gira intorno al tavolo e lui le chiede se si sente sola? Empatia è cercare di stabilire una connessione con ciò che l’altro sta provando: Jerry gli racconta quella storia perché cerca di trovare un elemento di contatto e di somiglianza.

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 28
Appunti pedagogia della comunicazione Pag. 1 Appunti pedagogia della comunicazione Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti pedagogia della comunicazione Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti pedagogia della comunicazione Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti pedagogia della comunicazione Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti pedagogia della comunicazione Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti pedagogia della comunicazione Pag. 26
1 su 28
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luciamajdancic di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Bruzzone Daniele.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community