Concetti Chiave
- La poesia di Pavese affronta la cruda realtà della morte, simboleggiata dagli occhi della persona amata, riflettendo sulla perdita di illusione e sul distacco dalla vita.
- Il romanzo "Paesi tuoi" introduce la dimensione del mito, rappresentando le colline delle Langhe come un mondo primitivo e selvaggio, in contrasto con il Neorealismo.
- Il tema della solitudine esistenziale è centrale in "Carcere", che esplora il confino in Calabria e il rapporto tra individuo e storia attraverso il disimpegno dalla guerra.
- Nella trilogia "La bella estate", Pavese rappresenta la crisi della borghesia priva di ideali, costruendo vicende mitico-simboliche che evidenziano il vuoto esistenziale.
È la poesia che dà il titolo all’ultima esile raccolta di versi pavesiani, racchiudendone le motivazioni esistenziali e poetiche.
Metro: due strofe di novenari
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi -
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
[C. Pavese, Le poesie, cit.]
Indice
Analisi della poesia
Emerge da questi versi una realtà cruda e desolata. È la morte stessa a recare su di sé, come ultima traccia, gli occhi della persona amata. Non resta altro di un rapporto sempre più labile con la vita, destinato a non trovare più espressione, a cancellarsi e a scomparire nel silenzio.
L’immagine dell’abisso, che porta con sé i fantasmi dell’esistenza, coincide con la perdita di ogni illusione e il definitivo distacco.
Il ripiegamento esistenziale, anche per quanto riguarda gli sviluppi del grande tema poetico di amore e morte, comporta un ritorno alla tradizione, sia per quanto riguarda la misura regolare della versificazione, sia a proposito di specifichi luoghi.
Il mito nei romanzi di Pavese
Il primo romanzo che introduce la dimensione del mito è Paesi tuoi (1941), in cui le colline delle Langhe sono rappresentate come un mondo primitivo e selvaggio. Vicino alle istanze politicamente impegnate del Neorealismo è invece Il compagno (1947), che narra il maturare della coscienza di classe da parte di un personaggio interamente positivo.
Solitudine e storia nei romanzi
Il tema della solitudine esistenziale è al centro del Carcere (1948), che trae spunto dalla vicenda del confino in Calabria. Il rapporto tra l’individuo e la storia è indagato in uno dei migliori romanzi di Pavese, La casa in collina (1948), incentrato sul dramma, dai risvolti autobiografici, di un giovane intellettuale che sceglie il disimpegno della lotta partigiana per orrore della guerra.
La crisi della borghesia
Nella trilogia di racconti La bella estate (pubblicata nel 1949 e comprendente La bella estate, Il diavolo sulle colline e Tra donne sole) è rappresentate la crisi di una borghesia priva di ideali in vicende costruite su una trama di elementi mitico – simbolici.
Mito e lirismo nei racconti
Ancora il mito è il motivo ispiratore dei racconti di Feria d’agosto (1945), caratterizzati da uno stile lirico, e dei Dialoghi con Leucò (1947), ispirati alla mitologia classica.
Le tematiche di fondo dell’opera pavesiana sono riassunte nell’ultimo romanzo, La luna e i falò (1950), tra le migliori espressioni della narrativa del secondo Novecento. La vicenda ha come protagonista – narratore un trovatello, soprannominato Anguilla, che dopo essere emigrato in America ritorna nel paese delle Langhe dove è cresciuto. Il proposito di sistemarsi definitivamente nella terra d’origine, tuttavia, fallisce: le persone da lui conosciute sono quasi tutte scomparse e i luoghi stessi sembrano mutati.
Il mito dell’infanzia, rappresentati dai falò delle feste paesane, appare irrimediabilmente infranto, spazzato via da altri falò: quello che distrugge la casa dove Anguilla aveva trascorso l’infanzia e quello appiccato al cadavere di Santa, la figlia del ricco possidente presso cui il protagonista aveva lavorato per anni, giustiziata dai partigiani come spia.
La scoperta della tragica fine della ragazza conclude la storia, confermando la sconfitta del mito e facendo coincidere il fallimento esistenziale del protagonista con quello di un’intera società.
Domande da interrogazione
- Qual è il tema centrale della poesia di Pavese?
- Come si manifesta il mito nei romanzi di Pavese?
- Qual è il significato della solitudine nei romanzi di Pavese?
- In che modo Pavese rappresenta la crisi della borghesia?
- Qual è il messaggio finale de "La luna e i falò"?
La poesia di Pavese esplora la cruda realtà della morte, che si manifesta attraverso gli occhi della persona amata, simboleggiando un rapporto labile con la vita e il silenzio che ne deriva (C. Pavese, Le poesie).
Il mito emerge in "Paesi tuoi" attraverso la rappresentazione delle Langhe come un mondo primitivo, mentre in "Il compagno" si esplora la coscienza di classe in un contesto neorealista (analisi del mito nei romanzi).
La solitudine esistenziale è centrale in "Carcere", che riflette sul confino, e in "La casa in collina", dove un giovane intellettuale si distacca dalla lotta partigiana per il terrore della guerra (solitudine e storia).
Nella trilogia "La bella estate", Pavese illustra la crisi di una borghesia priva di ideali, utilizzando elementi mitico-simbolici per costruire le sue vicende (crisi della borghesia).
"La luna e i falò" racconta il fallimento esistenziale del protagonista, Anguilla, che torna nel suo paese d'origine solo per scoprire che il mito dell'infanzia è infranto, simboleggiando la sconfitta di un'intera società (mito dell'infanzia).