Concetti Chiave
- Il poemetto "Le ceneri di Gramsci" si presenta come un dialogo con le spoglie di Gramsci, riflettendo sulla perdita di un impegno collettivo per il progresso sociale negli anni Cinquanta.
- Pasolini utilizza la terzina incatenata, tipica di Dante, per conferire una struttura narrativa e argomentativa alla sua poesia, in contrasto con le forme liriche brevi degli ermetici contemporanei.
- Il plurilinguismo e il pluristilismo sono elementi chiave nel lavoro di Pasolini, che mescola termini di diverse tradizioni e stili per creare un linguaggio ricco e variegato.
- La reinterpretazione della terzina dantesca da parte di Pasolini segna un atto di sperimentazione letteraria, elevando Dante a oggetto di un nuovo rilancio creativo.
- Pasolini critica il trionfo del consumismo di massa, sottolineando la fine della storia di chi lotta per l'uguaglianza e la giustizia sociale, secondo una visione pessimistica degli sviluppi sociali italiani.
Il dialogo con Gramsci
Il brano è la sesta e ultima parte del poemetto Le ceneri di Gramsci, composto nel 1954 e raccolto tre anni dopo nel libro con lo stesso titolo di questo componimento. Tutto il poemetto è costruito come un dialogo con le spoglie di Gramsci (le sue «ceneri», appunto), il fondatore del Partito Comunista Italiano lungamente recluso nelle carceri fasciste, autore di importanti opere di carattere politico-culturale (si ricordino almeno i Quaderni del carcere). Nella prospettiva di Pasolini il confronto con Gramsci è un confronto con un'idea alta e impegnata della storia umana, divenuta ai suoi occhi non più possibile negli anni Cinquanta, mentre sta per esplodere il "miracolo economico" e la società italiana è attraversata da corruzione e da rassegnazione, senza più un vero impegno collettivo per il progresso sociale. È questo trionfo del modello consumistico di massa che fa considerare all'autore, nella conclusione, finita la «nostra storia», cioè la storia di chi lotta per l'uguaglianza e la giustizia sociale.
Influenza dantesca
La presenza del modello dantesco è evidentissima in questi versi, benché Pasolini reinterpreti in modo assai personale le coordinate del mondo di Dante. Soprattutto rilevante appare la ripresa della terzina incatenata (o dantesca), particolarmente adatta a composizioni di carattere narrativo, descrittivo e argomentativo. La ripresa di Pasolini assume significato, tuttavia, se misurata sulla tendenza contemporanea dei poeti ermetici a ridurre la poesia a forme liriche brevi e totalmente soggettive. Legata alla Commedia di Dante è anche la soluzione del plurilinguismo e del pluristilismo: Pasolini accosta termini provenienti dalle tradizioni più diverse (termini letterari come «adusta» e «minia» ai vv. 28-29 possono stare accanto a una parola tecnica come «alessandrina» al v. 29 e a toponimi come «Testaccio» al v. 36 e molti altri, fino ai «mucchi secchi d'immondizia» al v. 47 e al dialettale «zoccolette» del v. 48) e alterna soluzioni sintattiche ora ampie e raffinate, ora secche e parlate.
Sperimentazione e attualizzazione
Tuttavia la ripresa del modello di Dante non impedisce a Pasolini di operare, anche nelle forme, significativi interventi attualizzanti: si veda a livello metrico l'originalità con cui è reinterpretata la terzina dantesca. Dante, maestro dello sperimentalismo letterario, diviene così egli stesso oggetto di una nuova sperimentazione; e ancora una volta risulta chiaro che il riferimento a Dante non implica chiusa imitazione ma rilancio attualizzato e rinnovato di un modello.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del dialogo con Gramsci nel poemetto di Pasolini?
- In che modo Pasolini reinterpreta il modello dantesco nel suo poemetto?
- Qual è l'importanza della sperimentazione nelle opere di Pasolini?
Il dialogo con Gramsci rappresenta per Pasolini un confronto con un'idea alta della storia umana, che sembra impossibile negli anni Cinquanta, segnati dalla corruzione e dalla rassegnazione, e dal trionfo del consumismo, portando l'autore a dichiarare finita la «nostra storia» di lotta per l'uguaglianza e la giustizia sociale.
Pasolini riprende la terzina incatenata di Dante, adattandola a un contesto contemporaneo e sperimentale, utilizzando un linguaggio plurilingue e pluristilistico che mescola termini letterari, tecnici e dialettali, creando una poesia che si distacca dalle forme liriche brevi degli ermetici.
La sperimentazione è centrale nel lavoro di Pasolini, che non si limita a imitare Dante, ma lo attualizza e lo rinnova, reinterpretando la terzina dantesca in modo originale e dimostrando come il riferimento a modelli classici possa generare nuove forme espressive e significati contemporanei.