Corso di letteratura italiana III
Introduzione alla satira
La satira è di difficile definizione, in quanto genere letterario proprio, come invece è possibile fare con la commedia o la tragedia. La satira è un “genere” che riesce ad inserirsi all'interno di altri generi, anche se esistono delle definizioni più restrittive e con delle circoscrizioni più precise. La satira comprende una critica della società dell'autore. Questo genere ha delle modalità espressive e delle tonalità che possono essere contrastanti (es. ironia e ferocia). La satira assume delle forme diverse, dalla poesia alla prosa, fino alla multimedialità. Queste forme possono presentare anche delle figure stereotipate.
Il Settecento è un secolo che porta la letteratura a confrontarsi con la propria realtà, evento che tocca anche la satira. La satira nel Settecento, con Parini, dà una descrizione quasi caricaturale della società, in cui si tenta di definirla, come si può vedere nell'Encyclopédie (1756-1761) di Diderot e d'Alembert.
L'Enciclopedia e il sapere umano
L'Enciclopedia viene definita come un tentativo di circoscrivere il sapere umano in forma enciclopedica. Si definisce come dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, creata da una società di uomini di lettere. Ha un grande successo in tutta Europa con tentativi di imitazione su tutto il territorio. Quest'opera è contro i pregiudizi e cerca di guarirli per prevenire falsi giudizi. L'Enciclopedia prevede anche un sistema schematico di orientamento di tutto il sapere umano. Si distinguono tre principali campi tematici, ovvero memoria, ragione e immaginazione.
Si dice che la facoltà di intendere dell'essere umano si fonda su tre capacità fondamentali, quindi la memoria, la ragione e l'immaginazione. L'essere umano elabora tutte le percezioni possibili con questi tre strumenti. Da queste tre facoltà dipendono quelli che sono i principali campi del sapere umano. Sapere e capacità d'intendere sono suddivisi nelle diverse materie di interesse. Dalla ragione deriva la filosofia, dall'immaginazione le arti e dalla memoria la storia. Per spiegare questo sistema di classificazione si usa sia l'introduzione, sia lo schema, ma anche una rappresentazione allegorica figurativa della capacità d'intendere e del sapere umano. Bisogna notare che mentre nella rappresentazione schematica, dove si parla di immaginazione e poesia non si trova riferimento alla satira, in quella figurativa è presente.
Le definizioni della satira
La questione della definizione non è così semplice e ciò viene affermato già negli anni Venti da Vittorio Cian, che aveva poi scritto una storia della satira all'interno di una collana, Storia dei generi letterari italiani (1945). Vittorio Cian aveva scritto due volumi, che si fermano al Seicento, in cui viene aperta la ricognizione storica da alcune osservazioni sintetiche di carattere teorico.
Per Cian il problema della definizione parte da un'idea e non da un genere, complessa e parzialmente trasmutabile, ovvero che può cambiare. L'ambiguità di genere porta un altro problema ripreso poi da Cian. Se la satira è un genere che può inserirsi all'interno di altri generi, aprendosi, come si delimita il genere satirico rispetto ad altri generi canonici?
Cian aggiunge un aspetto nuovo alle due definizioni viste sopra, ovvero il comune denominatore presente nell'ambiguità, quindi l'atteggiamento psicologico, che fa scaturire la volontà di criticare e l'espressione satirica, visibile già nella prima satira di Giovenale (si natura negat, facit indignatio versum – Se la natura nega, l'indignazione fa il verso; si riconduce l'ispirazione degli autori alla propria indignazione, nonostante la mancanza dell'ispirazione naturale). Chiunque può scrivere versi satirici, se l'indignazione prende il posto dell'ispirazione poetica in determinati contesti.
Giovenale in un altro passo della prima satira afferma quanto sia difficile non scrivere satire nel suo tempo, vista quanta indignazione si può provare. Cian indica nell'indignazione la prima fonte dell'espressione satirica e riscontra anche il problema di delimitazione dei diversi generi. Per distinguere satira e commedia propone una differenziazione piuttosto schematica: distingue per il diverso grado di consapevolezza. La commedia deride in modo meno consapevole rispetto alla satira.
Si distinguono tre diversi gradi di consapevolezza e tipi di riso. Distingue il riso burlesco (la forma più popolaresca e di origine medievale, con un grado di minore consapevolezza), il riso comico (forma intermedia) e quello satirico (grado di massima consapevolezza). Cian si sofferma anche sul problema dell'ironia, che non è una condizione necessaria per l'esistenza della satira. L'ironia è un ingrediente frequente, ma non necessario. Tenta di definire la satira indicando e distinguendo le sovrapposizioni con generi vicini, ma non del tutto identici.
Definizione della satira nel Battaglia
Nel Battaglia (1994) si trova una definizione della satira quale genere letterario e componimento letterario. La satira è un genere che circonda diversi campi espressivi. È un componimento letterario, e non solo, in cui l'autore si propone di descrivere e giudicare ciò che gli è contemporaneo con toni, che vanno dall'ironia allo scherno e all'invettiva, fino alla polemica acre. Si pone l'accento sui procedimenti e le modalità espressive. Si descrive per denunciare.
Bisogna notare l'apertura a due possibili configurazioni: la satira rivolta contro singole persone o contro istituzioni ed aspetti sociali di più ampia portata. Vi è anche un fine didattico e didascalico della satira. Emerge anche un aspetto nuovo, ovvero il problema delle forme. Originariamente la satira era in versi e nasce nella letteratura latina, arrivando al suo culmine con Orazio, Giovenale e Persio. Nel Cinquecento risente del modello oraziano con Ariosto nella sua raccolta di satire. Nel Settecento si critica il presente, che si basa su un'errata interpretazione del passato. Vi è satira sia in letteratura, sia in arte, sia nel teatro, fino alla televisione. Bisogna notare una sempre maggiore apertura formale, che coinvolge i vari generi letterari e non.
Enciclopedia della Letteratura
Nell'Enciclopedia della Letteratura (1997) si parla della satira come componimento poetico, restringendo i campi d'azione della stessa. Si ha l'idea di una certa variabilità e gradazione dei toni satirici. C'è un momento e una definizione più ristretta, ovvero quello della satira in versi, al cui interno rimane comunque variabile a livello metrico; segue una diversificazione se si apre il campo a forme satiriche prosastiche e artistiche.
Si parla di un genere ambiguo, in quanto la satira si pone a metà strada fra il comico ed il serio, fra la mimesi realistica ed il grottesco. Può avere delle finalità sia conservative sia eversive.
Iconografia e figure della satira
Nella tavola iconica tutte le figure interagiscono in funzione e intorno alla figura centrale, una donna circondata dai raggi di luce, che indica il santuario della verità. Intorno alla figura della verità si trovano le figure che rappresentano i pilastri del sapere. Sulla sinistra si trova una donna con dei fiori, che rappresenta l'immaginazione, che accorre alla verità per abbellirla.
Le altre due figure, rappresentanti la ragione e la memoria, sono leggermente più nascoste e in diretto contatto con la verità, tanto che una cerca di sollevarle il velo (ragione) e una cerca di strapparglielo (filosofia). La storia è rappresentata in due raffigurazioni, come antica e come moderna; una delle due sta scrivendo un libro (moderna) e una tiene degli oggetti peculiari (antica). La figura maschile che sostiene il libro è il tempo. Un'altra figura ai piedi della verità è una donna con la mano verso il cielo, che rappresenta la teologia. Sembra più indipendente, nonostante sia messa come appendice della verità. Sul fondo si vedono la botanica e l'agricoltura.
Tutte le arti sono poetiche, per questo sotto la poesia vengono aggiunte anche altre arti, come la musica. Le rappresentazioni della scultura, della pittura e dell'architettura e della musica sono accompagnata dai loro strumenti del mestiere. La letteratura viene posta sopra di esse, come se fosse superiore alle arti plastiche. Vengono rappresentati solo quattro generi letterari, ovvero: nell'angolo sinistro con un bastone la letteratura pastorale; davanti con un calice la tragedia; affianco con una tromba l'epica; l'ultimo è la satira, con il petto scoperto e una corona di fiori. La satira è vicina all'immaginazione, ma è anche la più vicina alla verità, poiché la satira è un genere letterario che ha lo scopo di svelare determinate verità. La satira ha come attributi la maschera ed il giullare, che rimandano all'uso di mascheramenti con l'ironia e alla derisione. La maschera può rimandare anche alla commedia, come a rimarcare la vicinanza dei due generi.
Nella voce dell'Encyclopédie la satira viene definita come appartenente alla poesia. La satira è un poema in cui si attacca il vizio o qualcosa di ridicolo. A metà Settecento, tentando di definire la satira, si dice che è difficoltoso tenere insieme e definire un genere così variabile e trasmutabile nel tempo. Serve una ricostruzione storico-letteraria, per riallacciare ai vari momenti della tradizione il genere. La voce viene suddivisa in diversi campi tematici, ovvero l'origine greca, quella romana, le differenze tra le due, i caratteri dei poeti satirici romani, quelli francesi e i parallelismi tra romani e francesi. Si cerca di schematizzare e classificare il genere.
Si è a metà Settecento ed il peso principale dell'esposizione è quasi tutto antico. Quattro paragrafi sono dedicati alle origini greche e latine del genere e ai loro esponenti. Solo nel quinto paragrafo si arriva alla tradizione francese e alla quasi contemporaneità, ovvero a inizio Settecento. Il genere nasce con Lucilio, venendo poi perfezionato da Orazio, Persio e Giovenale ed è la forma che si conosceva ancora all'epoca della scrittura enciclopedica. Ciò che si afferma nella voce è che c'è stato un momento di codificazione e che la caratteristica della variabilità non coinvolge più le forme, ma i contenuti. La satira sembra mirare più ai vizi morali che altro. La satira dovrebbe andare dritta all'uomo. La satira è diretta, mentre la commedia è indiretta.
Esistono due tipi di vizi, più e meno gravi, per questo esistono due tipi di satira. Si oppongono i modelli di Giovenale e Orazio; quella di Giovenale è più vicina alla tragedia, mentre quella di Orazio alla commedia. Quella di Orazio, quindi, è meno diretta. La satira di Giovenale va dritta al bersaglio e chiama le cose con il proprio nome. C'è un continuo suddividere e distinguere secondo modelli di riferimento. La doppia articolazione del genere porta alla gradualità dei toni. La posizione dello scrittore satirico è ben diversa da quella del filosofo, come non è come quella dell'oratore o del poeta. Si differenzia anche dal misantropo, che odia il genere umano e lo disprezza. Sembra subentrare una visione non troppo positiva dell'opera e dell'azione dell'autore satirico, per cui la denuncia dei vizi sembra convivere con il piacere della critica ai vizi altrui. Sembra cogliere il pericolo insito nella satira. La critica diventerebbe fine a se stessa. La satira potrebbe, quindi, diventare un genere da condannare o un genere da leggere con molto profitto. Le satire sono l'antidoto (contro-veleno) alle opere in cui regna la fiacchezza morale. Le opinioni dure e critiche, che sono fornite dalle opere satiriche, scaturiscono dalla rabbia dell'autore. La satira può far perdere una virtù da cui dipende il benessere proprio della persona e degli altri membri della società; è una conclusione leggermente opaca. La virtù non nominata, potrebbe essere quella della tolleranza verso gli altri. Per questo bisogna mettersi in guardia verso il contagio della rabbia. La conclusione cerca di bilanciare ed esprime un giudizio su un genere ambiguo e complesso. La sua ambiguità dà ragione della complessità del genere che non nasconde quelle che sono delle spinte contrastanti all'interno del genere e di chi si esprime in forma satirica. Da un lato c'è l'utilità morale e sociale, dall'altro ci sono i pericoli psicologici dell'espressione satirica, come il piacere distruttivo.
La satira nel contesto italiano
Accanto alla definizione illuminista francese si può porre l'esempio italiano di Muratori (1706). Sicuramente cambia anche il contesto di appartenenza, si passa dall'illuminismo all'arcadia, un movimento culturale, che nasce a Roma a fine Seicento, diffondendosi poi nel resto d'Italia. Il fenomeno dell'arcadia e delle accademie fonda dei luoghi frequentati anche da Parini. La ricerca della ricreazione dell'equilibrio, di un'arte più armoniosa e meno condizionata dal desiderio di stupire, si contrappone al barocco. Con il desiderio di equilibrio si torna ai modelli di armonia classici. Si ricerca in letteratura una poesia perfetta e non squilibrata. Muratori si sofferma su una serie di generi che rimangono perfettibili e cerca di individuare quali campi siano ancora migliorabili. Con Goldoni si passa da una commedia improvvisata a una regolata e senza maschere. Orazio e Giovenale sono i modelli più alti da raggiungere, ma non ancora raggiunti nella loro perfezione, nonostante la tradizione italiana possa già vantare autori come Ariosto e Berni.
Muratori si inserisce in un contesto arcadico, infatti le sue parole vanno situate in una riflessione più ampia sulla perfettibilità dei generi, che individua negli ambiti dei generi drammatici (commedia e tragedia) e nella satira. Vengono indicati due modelli classici, ovvero Ariosto e Berni. Si afferma che nessuno dei modelli sia in grado di raggiungere ancora i modelli classici. Muratori, nonostante l'assenza di modelli già perfetti, confida sulla perfettibilità del genere. La fiducia dell'autore di questo scritto si basa sui precetti, sulle regole, che la satira deve seguire. La convinzione arcadica di poter regolare un genere serve ad adeguarlo meglio al suo fine ultimo. Introduce una serie di regole molto ben definite, il cui principio è l'espressione di tutto ciò che si può e non di tutto ciò che si sa. La moderazione è un punto importante e rientra nei cardini arcadici. Si criticano i vizi e non le persone, attraverso toni moderati.
Muratori enuncia tre regole principali per la satira, che si basano su due aspetti principali: quelli sociali e quelli etico-religiosi.
- Non si deve ferire determinate persone; ci sono limiti definiti dal punto di vista sociale.
- Non bisogna criticare determinate categorie. Un limite espressivo è sicuramente l'oscenità.
- Non bisogna mettere in ridicolo l'ambito religioso o i singoli rappresentanti degli ordini.
Le regole indicano la direzione della moderazione dei limiti della satira rispetto all'essere fine a se stessa. C'è sempre il rischio intrinseco del genere, che rischia di diventare un'espressione critica fine a se stessa. Il rischio è ricondotto al difetto della natura umana stessa, siccome il piacere della satira scaturisce dal piacere di sentirsi superiore agli altri e ciò vale sia per l'autore sia per il lettore. Il vero fine della satira sono le modalità di espressione ideali per correggere dolcemente i vizi altrui. Muratori ricongiunge per lo più la satira all'aspetto scherzoso della commedia. Da un lato si ha ancora Orazio, giudizioso, dall'altro Giovenale, definito brusco; successivamente si chiarisce una preferenza per il giudizioso Orazio, più che per lo sdegnoso Giovenale. Muratori indica chiaramente, prescrive, la via da percorrere, nell'intento di arrivare ad una perfetta poesia italiana, mentre l'Encyclopédie non si lascia andare a favoritismi per uno o l'altro modello. Insiste molto sulla concretezza sociale della satira. Indica limiti di carattere religioso e sociale, mantenendo uno sfondo generale. Non si criticano principi od esponenti clericali; ciò risponde a delle correnti di pensiero che Muratori vede e osserva.
Giuseppe Parini
Giuseppe Parini non è solo un autore di satira, ma la sua maestria è collocata nell'ambito già da De Sanctis. Abbondavano i satirici. Era la moda. C'era Goldoni e Passeroni, c'erano i fratelli Gozzi, c'era Pietro Verri, c'era Martelli e l’abate Casti. Tutti mordevano quella vecchia società, per un verso o per l'altro, a frammenti. C'era tutto un materiale, più o meno elaborato. Mancava l'artista. E quando uscì il tutto si inchinarono. Era comparso l'artista. Giuseppe Parini, (Francesco De Sanctis, “Nuova Antologia”, 1871).
De Sanctis nel suo saggio riconosce nella satira una moda settecentesca; vi era Parini con Il Giorno, Verri e Goldoni. De Sanctis riconosce come comune denominatore l'approccio satirico alla realtà. L'esperienza di Parini viene definita il culmine di una moda, che presentava diverse forme e che guardava alla propria società, confrontandosi con il suo declino. Parini viene descritto da De Sanctis come l'artista.
Parini è un autore lombardo, che nasce a Bosisio, sul lago di Pusiano. Nasce in Brianza nella prima metà del Settecento (1729). Ha un'origine periferica, ma la città...
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Il giorno (Parini)
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Giuseppe Parini – Illuminismo, satira e riforma morale
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Slide riassuntive su Alfieri e Parini
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Appunti su il settecento, Parini