Concetti Chiave
- Alda Merini è nata a Milano nel 1931 e ha vissuto una vita segnata da fragilità e instabilità, a causa della guerra e delle difficoltà economiche.
- La poetessa ha avuto quattro figlie, con cui ha mantenuto un legame complesso, descrivendo la maternità come una gioia sofferta.
- Merini ha trascorso periodi in ospedali psichiatrici, che hanno influenzato profondamente la sua scrittura e la sua percezione della vita.
- La sua poesia riflette un'incredibile fusione tra amore e follia, esprimendo l'irrazionalità e la lucidità dell'esperienza umana.
- Tra le sue opere principali si trovano "La Terra Santa", "L’altra verità" e "Sono nata il ventuno a primavera", che rivelano la sua visione poetica unica.
Questo appunto di Italiano descrive il contenuto della poesia di Alda Merini, riportandone anche il testo e la parafrasi. Contiene anche cenni biografici sull'autrice.
Cenni biografici sulla poetessa e opere scritte
È interessante, innanzitutto, sapere che le figlie di Alda Merini, alla morte della madre, hanno cercato di ricostruire la sua storia di vita, ma non dal punto di vista della grande poetessa conosciuta da tutti, ma la sua dimensione più intimistica.La poetessa è nata a Milano il 21 marzo 1931 a Milano, in una zona abitata da persone di media ricchezza e altre più ricche. La casa, a causa della guerra, è stata distrutta dalle bombe, costringendo la famiglia a vivere in un rifugio. Avevano perso tutto e ciò contribuì a creare quella fragilità e instabilità che caratterizzò sempre la vita della poetessa. Fu sempre molto credente e, sin da piccola, pregava moltissimo, pur affermando che la Chiesa, da sempre, è dura con le donne. Nel 1953 si sposò con un operaio, morto nel 1983, di nome Ettore Carniti. Con lui, la poetessa ebbe quattro figlie e della maternità diceva: “La maternità è una sofferenza, una gioia molto sofferta. Da un amante ci si può staccare, ma da un figlio non riesci”.
Il marito era un uomo geloso e poco adatto a capire e condividere la passione per la poesia di Alda, proprio perché la situazione familiare era di tale povertà da patire la fame e non avere il tempo per dedicarsi a sogni e passioni. Lei, che già da quando aveva 15 anni si era dedicata alla poesia e aveva avuto modo di conoscere poeti di spessore come Montale e Quasimodo.
Cominciarono a poco a poco gli internamenti negli ospedali psichiatrici e il totale abbandono della scrittura, che creò un profondo buco nero nella sua anima e nelle sue figlie.
A questo proposito, da lei leggiamo: “Per me è stato un miracolo di Dio essere uscita viva da lì. Ho visto morire tanti ragazzi. Mi ha salvata mio marito che veniva a trovarmi, perché chi non aveva nessuno scompariva all’improvviso nel nulla”.
Ci furono numerosi intervalli tra internamenti e rifugio domestico, conclusisi nel 1979, quando tornò definitivamente a casa e raccontò la tragica esperienza, gli orrori e le torture dell’internamento nell’ospedale psichiatrico. Alda rimase presto sola e in una condizione economica non felice, tanto che iniziò una conoscenza con il poeta Michele Perri, che sposò poi nel 1983. I due si trasferirono a Taranto e lì vissero per quattro anni, sino alla morte del poeta e al ritorno di Alda a Milano. La situazione le provoca un profondo stato depressivo, che la riporterà indietro nel tempo. La condizione finanziaria a poco a poco migliora, ma la donna continua a vivere come una persona indigente nella propria casa di Milano. Delle figlie, diceva: “Vivono lontane da me, sono andate in affido presso famiglie lontane, solo due di loro, ma dei miei figli non voglio parlare… Mi vogliono bene, come tutti… bisogna stare molto attenti a non confondere il fanatismo con l’amore. Voglio dire che il poeta non c’è, c’è la figura umana del poeta. Io credo che sul piano umano sia stata molto più grande che sul piano della poesia. Forse plaudono in me questo”.
Arriviamo alla fase finale della sua vita, in cui lei stessa affermava: “Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti quelli, che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita”.
Morirà nel 2009 a seguito di un tumore e dopo aver fumato le sue inseparabili sigarette, incurante di qualunque divieto.
Scrisse molto, in particolare:
- Destinati a morire. Poesie vecchie e nuove (Poggibonsi 1980)
- La Terra Santa (Milano 1984)
- L’altra verità. Diario di una diversa (Milano 1986)
- Fogli bianchi. 23 inediti (Cittadella 1987)
- La vita facile. Aforismi, a cura e con disegni di A. Casiraghi (Osnago, 1992)
- Lettera ai figli, a cura di M. Camilliti (Faloppio-Como 1994)
- 25 poesie autografe (Torino 1994)
- Delirio amoroso. Monologo di Licia Maglietta (Napoli 1995)
- Aforismi e magie (Milano 1999)
- Il ladro Giuseppe. Racconti degli anni Sessanta (Milano 1999)
- Sono nata il ventuno a primavera. Diario e nuove poesie, a cura di P. Manni (Lecce 2005)
- Amleto di carta (Milano 2005)
- Il diavolo è rosso (Milano 2005)
- Un segreto andare (Alpignano 2006)
- Un’anima indocile. Parole e poesie (Milano 2006)
- Elettroshock: parole, poesie, racconti, aforismi, foto (Viterbo 2010)
- Nuove magie: aforismi inediti 2007-2009 (Milano 2010)
Introduzione: contenuto della poesia
La pazzia è da sempre attribuita ai poeti, ma in Alda Merini, questo termine assume un significato davvero particolare, perché è pazzia d’amore e nient’altro. Il tormento è provocato dall’amato e non dal non poter avere il controllo di mente e copro. I versi sono, quindi, il risultato dell’irrazionalità di un cervello senza inibizioni. L’arte, tuttavia, prende il via soltanto dalla lucidità e da quell’istinto che spinge a creare. La poesia è pungente, consapevole e lucida, tanto che le parole sembrano risuonare eternamente, nonostante la poetessa soffrisse di un disturbo bipolare, che alterava notevolmente la percezione della realtà. Ciononostante, l’esito ottenuto è di un poetare vibrante, che fa risuonare un forte inno alla vita, un inno in cui l’anima e il corpo si fondono in modo genuino. Lei stessa, costretta ad un internamento all’ospedale psichiatrico, dice di sé e del suo pensiero: "Nelle malattie mentali la parte primitiva del nostro essere, la parte strisciante, preistorica, viene a galla e così ci troviamo a essere rettili, mammiferi, pesci, ma non più esseri umani. Così la mia bellezza si era inghirlandata di follia, ed ora ero Ofelia, perennemente innamorata del vuoto e del silenzio, Ofelia bella che amava e rifiutava Amleto”.Testo della poesia di Alda Merini
Sono folle di te, amoreche vieni a rintracciare
nei miei trascorsi
questi giocattoli rotti delle mie parole.
Ti faccio dono di tutto
se vuoi,
tanto io sono solo una fanciulla
piena di poesia
e coperta di lacrime salate,
io voglio solo addormentarmi
sulla ripa del cielo stellato
e diventare un dolce vento
di canti d'amore per te.

Testo: Parafrasi "Sono folle di te, amore"
Sono folle di te, amore/che riconosci/ nel mio passato/la confusione delle mie parole, che sono come giocattoli rotti/ Se vuoi di me posso donarti tutto,/tanto io non sono altro che una ragazza/ piena di sogni/e di delusioni,/io voglio solo addormentarmisotto la volta del cielo stellato/e disperdermi in un vento/che ti porti dei canti d’amore.
Per ulteriori approfondimenti su Alda Merini vedi anche qua
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza della dimensione intimistica nella vita di Alda Merini?
- Come ha influenzato la vita familiare la carriera poetica di Alda Merini?
- Qual è il significato della "pazzia" nella poesia di Alda Merini?
- In che modo l'internamento ha influenzato la scrittura di Alda Merini?
- Qual è il messaggio finale di Alda Merini riguardo alla vita e alla sofferenza?
Le figlie di Alda Merini hanno cercato di ricostruire la sua storia non solo come poetessa, ma anche nella sua dimensione più personale e intima, evidenziando la fragilità e l'instabilità che hanno caratterizzato la sua vita (testo).
Il marito di Alda, geloso e poco comprensivo, ha ostacolato la sua passione per la poesia, costringendola a vivere in una situazione di povertà che ha limitato il suo tempo per dedicarsi ai sogni e alla scrittura (testo).
Per Alda Merini, la pazzia è legata all'amore e non alla perdita di controllo; i suoi versi riflettono un'irrazionalità che, pur influenzata dal suo disturbo bipolare, produce un'arte vibrante e consapevole (testo).
Gli internamenti negli ospedali psichiatrici hanno portato a un abbandono temporaneo della scrittura, creando un "buco nero" nella sua anima, ma successivamente ha raccontato le sue esperienze traumatiche attraverso la poesia (testo).
Alda Merini percepiva la sua sofferenza come una rivelazione della grande potenza della vita, affermando che le esperienze dolorose, come il suo internamento, hanno contribuito a una profonda comprensione della vita stessa (testo).