Domande aperte sociologia dello sport e della salute
Spiegare il significato sociologico delle espressioni "subcultura" e "controcultura".
Si definiscono sottoculture o subculture i gruppi sociali dotati di caratteri propri che si distaccano in parte da quelli della cultura più ampia di cui fanno parte. La sottocultura è fondata anche su caratteri volontariamente perseguiti, come le scelte stilistiche, vestimentarie, musicali e comportamentali (come ad es. punk, hipster, dark). Le controculture possono essere definite, invece, come manifestazioni culturali di opposizione ideologica, inizialmente proprie di gruppi emarginati, generalmente giovanili, sviluppatesi a partire dagli anni Sessanta del Novecento con marcato carattere anticonformistico e con dichiarata avversione non solo alle manifestazioni della cultura ufficiale ma anche ad altri aspetti della vita e del costume della società (ad es. hippy).
Che cosa significa che le "agenzie di socializzazione" sono oggi in crisi?
La trasmissione della cultura avviene grazie ad alcune istituzioni sociali che vengono definite agenzie educative e formative, come famiglia, scuola, università, mass media e ambiente di lavoro. Una delle cose che maggiormente è evidente negli ultimi anni riguarda la crisi delle agenzie educative. La crisi nasce dal fatto che il modello formativo tradizionale (unidirezionale, di tipo docente/discente, maestro/allievo) è oggi certamente messo in discussione. Emerge invece un modello diverso (definito ecologico) attento maggiormente all’ascolto e alla condivisione, in cui gli appartenenti alla generazione più giovane sono coinvolti nei processi di apprendimento. Questo modello ecologico risulta attualmente più performante.
Descrivere che cosa si intende con socializzazione in sociologia.
La socializzazione, in sociologia, è intesa come un preciso processo di trasmissione della cultura, permettendo la trasformazione dell'essere biologico in un essere sociale. L'essere umano nasce, infatti, con delle caratteristiche che possono modificarsi permanendo all'interno di un certo contesto culturale nel quale avviene il suo processo di educazione. Questo processo è quindi caratterizzato da uno specifico modello culturale di percezione della realtà, non quindi l'unica possibile forma di conoscenza della realtà. La socializzazione comporta l'integrazione o l'adattamento degli individui in varie strutture e relazioni sociali. È la famiglia, in quanto istituzione sociale, una delle strutture fondamentali in cui l'individuo apprende ad integrarsi. Ecco perché la socializzazione è anche un processo di trasferimento di valori culturali di tipo intergenerazionale. È possibile distinguere due forme di socializzazione: la primaria, che avviene nei contesti dove la persona cresce nei suoi primi anni di vita; la secondaria, che avviene invece nel contesto lavorativo, finalizzata quindi all'assunzione di ruoli adulti.
Come può essere descritta la relazione esistente tra appartenenza e identità?
Ci si deve chiedere per quale motivo gli uomini tenderebbero a unirsi, l'uomo ha il bisogno di unirsi in comunità. L’appartenenza, rappresenta la risorsa fondamentale che viene fornita agli individui da qualsiasi gruppo di cui si fa parte. Essere membro di un gruppo è una risorsa in sé, perché capace di costruire una qualche identità. L’identità sociale si configura come un fondamentale bisogno di distinguersi e identificarsi con altri (allo stesso tempo). Il solo fatto di far parte di una qualche forma associata crea uno spazio tra chi è dentro il gruppo e chi è fuori. Dentro e fuori, inclusione ed esclusione, sono le qualità di qualsiasi forma di appartenenza. Il confine è in sé un vantaggio, qualcosa che fa sentire al sicuro chi risiede al suo interno. E la sicurezza è uno dei fondamentali bisogni umani. All’interno del gruppo, del confine sicuro costituito dal gruppo, quindi, si costituisce l’identità. Ma è interessante seguire come avviene questo processo. Si pensi a un gruppo che non è ancora del tutto configurato: ci sono dei soggetti che vivono in forma irrelata (senza relazioni reciproche).
Spiegare brevemente in che senso quella di de Coubertin può essere descritta come una "morale borghese".
Ogni società costruisce socialmente un apparato di norme e valori di riferimento. È importante capire a quali valori di riferimento si ispirano quelli descritti nello spirito olimpico di Pierre de Coubertin, il fautore delle Olimpiadi moderne. Come evidente non si tratta di valori «neutrali» (che non esistono), ma di un apparato concettuale figlio del suo tempo. In particolare, si tratta di una morale borghese che si ispira ai valori dell'aristocrazia cavalleresca il cui tempo storico era passato ma la cui influenza culturale era ancora presente.
È vero che non si può essere ingenerosi verso il barone de Coubertin e non riconoscere l’ispirazione universale di alcuni valori come la pace. Inoltre, la funzione educativa specifica dello sport riveste un’attualità che non si può dimenticare. Dirà infatti de Coubertin che la sua vita è stata dedicata a proporre una riforma dell’educazione in cui lo sport è lo strumento attraverso il quale i giovani possono trovare una risposta immediata ai propri sforzi. La competizione quindi è soprattutto quella con sé stessi.
Secondo Joffre Dumazedier, il tempo libero è da considerarsi: disinteressato, liberatorio, edonistico. Si spieghi che cosa significa.
Joffre Dumazedier, noto sociologo francese, dà una classificazione al tempo libero così strutturata:
- Tempo libero disinteressato: Il loisir ha come fine sé stesso, senza voler raggiungere altri utili o vantaggi. Quando ciò parzialmente avviene si deve parlare di attività di semi-loisir: "Il tempo libero non è fondamentalmente legato ad alcun fine di lucro come il lavoro professionale, a nessun scopo utilitaristico come gli impegni domestici, ad alcun fine ideologico proselitistico come gli obblighi politici o spirituali. Durante il tempo libero, il gioco, l'attività fisica, artistica, intellettuale o sociale non sono al servizio di alcuno scopo materiale o sociale;
- Tempo libero liberatorio: Il loisir è prima di tutto liberazione da qualsiasi attività o obbligo istituzionalmente imposto, sia esso lavoro, attività politica, sociale o altro: "...perché il tempo libero possa avere inizio, è necessario che questi obblighi terminino. È sempre in rapporto ad essi che si definisce il tempo libero. Perciò, il tempo libero è in primo luogo liberazione dal lavoro professionale che viene imposto dall'azienda oppure, per il bambino, esso significa liberazione dai doveri che gli impone la scuola;
- Tempo libero edonistico: Il loisir assume una definizione sia negativa, rispetto agli obblighi istituzionali, sia positiva, rispetto ai bisogni della persona. Esso è contraddistinto da una ricerca edonistica della soddisfazione fine a sé stessa: «...la ricerca della felicità, del piacere o della gioia è una delle caratteristiche fondamentali del tempo libero nella società moderna» Questo carattere edonistico è talmente fondamentale che quando il tempo libero o lo svago non provoca la gioia o il piacere aspettato, il suo carattere è snaturato: "non è interessante", "non era bello".
Si illustri la differenza tra le regole nella pratica sportiva antica e moderna (secondo Elias).
Le regole nella pratica sportiva antica erano date dalla consuetudine (“si è sempre fatto così”). Oggi le regole sono invece derivate da una approfondita analisi scientifica e tecnica. Per comprendere questo dato, si prenda in esame una delle poche rimanenze del passato negli sport contemporanei: il punteggio nel gioco del tennis (che è molto diverso per esempio da quello della pallavolo). Un altro tema era quello della violenza, le regole del gioco infatti negli sport antichi erano derivate da discipline come la lotta e il pugilato. Ma soprattutto, la violenza negli stati premoderni non era monopolio dello Stato. Questo è infatti un fenomeno moderno che non trova pari nel passato e che costituisce una specificità storica degli Stati nazionali. Si tratta cioè di analizzare quel lento e complesso processo che Elias ha mirabilmente fissato nel concetto di “civilizzazione”. La riduzione della violenza all’interno della società è una lenta conquista che si avvia dopo la fine dell’epoca medioevale. Si deve tenere conto che appunto nell’antichità gli atleti e il pubblico degli eventi sportivi erano abituati a tollerare un livello di violenza che oggi sarebbe difficilmente accettato.
La disciplina del "pancration" illustra in maniera evidente le differenze "culturali" tra lo sport antico e quello moderno. Spiegare sinteticamente il perché.
Il livello di violenza nell'antichità era molto alto. Lo spargimento di sangue era abituale. Si pensi alla pratica del pancration, uno sport in cui era permesso anche strapparsi gli occhi e mordere l’avversario. Nell’antichità ciò che contava era la dimostrazione del proprio coraggio, anche mettendo a rischio non solo la propria incolumità fisica ma anche rischiando di perdere l’incontro. Anzi, siccome il valore era l’unica cosa che contava, poteva succedere che un atleta che rimaneva ucciso nell’incontro venisse poi ritenuto vincitore, proprio per aver messo a segno un colpo particolarmente apprezzato. Non solo, una riflessione merita il tema delle regole, con cui abbiamo iniziato la nostra riflessione. Anche se c’era un giudice, nel pancration non c’erano limiti di tempo. Il gioco finiva quando uno dei due era sconfitto. Il giudice interveniva di rado perché le regole non erano scritte e, anche se pare che mordersi e cavarsi gli occhi fossero proibiti, in realtà difficilmente i due contendenti venivano separati. In conclusione, l’ethos della gara, il livello di violenza tollerata, la stessa possibilità della morte dei contendenti, indicano quanto fossero diversi i valori dello sport nell’antichità rispetto ai giorni nostri dove tutto ciò non potrebbe essere contemplato.
Descrivere i principali caratteri del processo di civilizzazione, secondo Elias e Dunning.
Elias pone al centro della sua riflessione il processo di civilizzazione, che è una parte fondamentale del generale processo di avvicinamento alla modernità, noto anche come modernizzazione. L’elemento che certamente emerge come più rilevante è quello della tolleranza rispetto alla violenza. Certamente, nel passato veniva ritenuto accettabile, o comunque non creava scandalo o sanzione sociale per essere più precisi, il fatto di usare violenza fisica contro qualcuno. Per comprendere meglio le differenze con l’antichità abbiamo accennato all’ethos delle competizioni sportive. Un esempio di questo diverso codice di condotta etico e morale, ci viene proprio da Elias che descrive quale fosse il punto di riferimento della Grecia classica. L’ethos dominante, infatti, nella Grecia classica, era quello delle antiche narrazioni omeriche. La civilizzazione, come è intesa da Elias, costituisce un momento di svolta epocale nel divertimento legato alle gare sportive. Se nell’antichità esisteva un piacere anche estetico, legato alla bellezza dei corpi e alla fierezza dei caratteri, nella modernità tutto questo è messo in secondo piano, di fronte a un godimento che può anche avere origine al di là del gesto sportivo, come nel caso delle scommesse.
Descrivere brevemente che cosa si intende con processo di socializzazione.
La socializzazione, in sociologia, è intesa come il processo che permette la trasmissione della cultura. Essa permette la trasformazione dell’essere biologico in un essere sociale. Questo processo è anche caratterizzato da uno specifico modello culturale di percezione della realtà. È importante osservare quindi che l’essere umano nasce con delle caratteristiche biologiche che possono modificarsi permanendo all’interno di un certo contesto culturale nel quale avviene il suo processo di educazione. I modelli culturali quindi sono da intendere come una forma di percezione della realtà. Non bisogna confondere il termine «socializzazione» nel senso usato dalle scienze sociali con l’espressione «socializzare» di uso comune. La socializzazione comporta, l’integrazione o l’adattamento degli individui in varie strutture e relazioni sociali. La socializzazione è anche un processo di trasferimento di valori culturali di tipo intergenerazionale (come avviene ad esempio all'interno di una famiglia).
Spiegare in che senso lo sport con le sue norme standardizzate rappresenta una conseguenza logica di una società moderna e industrializzata.
L’obiettivo di Elias è quello di focalizzare la nostra attenzione sul tema della aggressività e della violenza. La sua idea è che nella contemporaneità esista meno violenza manifesta, perché sublimata attraverso un processo culturale. Questo processo è ciò che lui definisce civilizzazione. La sublimazione delle violenza e la trasformazione dell’aggressività in altro, si esprime nella fissazione di regole stringenti che servono a controllare queste stesse pulsioni. Regole ed ordine sono quindi l’esito di un processo sociale, culturale e psicologico (Elias parlerà di una sorta di Super-Io che impone il controllo). Nell’interpretazione di Elias lo stesso processo di ordine e controllo riguarda anche l’economia con le nuove regole che permettono il sorgere della cosiddetta Rivoluzione industriale, che è anche ordine e standardizzazione delle procedure.
Che cosa si intende con bisogni post-materialistici (cfr. Inglehart)?
In un periodo di pace e ricchezza, le persone si dedicano al soddisfacimento di bisogni diversi, di lusso. Cioè a quei bisogni che soddisfano valori diversi da quelli materiali e che vengono definiti “post-materiali” (Inglehart). Questi bisogni mutano nel tempo, non rimangono sempre uguali. Non solo, il mutamento dei bisogni non è solo espressione di istanze interiori degli individui. È anche l’effetto, nella società di massa, di una sorta di pressione sociale. I bisogni cioè sono indotti da pressioni di varia natura, per esempio commerciali, ma anche comunitari, legati alla necessità di essere accettati dalla comunità a cui si appartiene. Ecco allora che fare vacanze in località di mare o esotiche, praticare sport e tenersi in forma, divengono bisogni profondi degli individui, che costruiscono la propria identità sociale anche sui consumi di beni immateriali come questi. Esiste, secondo alcune interpretazioni, una sorta di coazione o costrizione al divertimento e al praticare attività nel tempo libero, che è possibile solo in una società affluente, ricca, e massificata come quella degli anni Sessanta e Settanta in Europa.
Che cosa significa che il successo dello sport nella società contemporanea ha a che vedere con i "valori post-materialisti"?
Inglehart definisce i “valori post-materialistici” come: il senso di appartenenza, l’autorealizzazione; ovvero tutte le disposizioni emotive che attribuiscono importanza ad obiettivi come il senso della comunità e la qualità non materiale della vita. Il successo dello sport nella società contemporanea rappresenta i “valori post-materialistici”, perché esso può portare il soggetto a esprimersi e a sentirsi autorealizzato.
Spiegare perché le Olimpiadi di Monaco sono considerate un momento importante per la storia dello sport?
L'esplosione dello sport nel Novecento è costituito da un evento sportivo fondamentale: la XX edizione delle Olimpiadi che si tennero in Germania, a Monaco nel 1972. Queste Olimpiadi sono ritenute il punto di svolta nella storia dello sport come spettacolo. In primo luogo furono molto partecipate dagli atleti. Erano presenti 127 nazioni e 7830 atleti; 21 specialità sportive; per la prima volta c’erano molti impianti dedicati con posti per migliaia di persone, compreso uno stadio olimpico; c'erano gare al mattino e al pomeriggio; i biglietti erano molto costosi (più cari di quelli di altri spettacoli popolari all’epoca come l’opera o il balletto); la grande sorpresa fu che questi eventi, così costosi, furono sempre sold out. Dal punto di vista comunicativo e commerciale, si tratta di un evento epocale, senza pari nella storia. Un altro elemento davvero innovativo fu la definitiva affermazione della televisione come medium per la diffusione degli eventi sportivi. Si calcola che videro le Olimpiadi di Monaco qualcosa come 900 milioni di persone. Una cifra incredibile se si calcola che la TV non era certo diffusa come oggi.
Quali erano i bersagli preferiti delle canzoni dei rugbisti durante il "terzo tempo"? E perché?
I bersagli preferiti delle canzoni dei rugbisti durante il “terzo tempo” erano le donne e gli omosessuali in quanto in quegli anni gli uomini erano particolarmente misogini e omofobi. Alla fine delle partita le squadre si incontrano, in genere al pub e iniziano a fraternizzare. Come da t
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