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Paniere domande aperte Geografia prof. Pigliucci Michele 2020

Lezione 2

Quali sono gli atti territorializzanti, e in cosa consistono?

La differenza tra spazio e territorio è difatti legata all’azione dell’uomo. Mentre chiamiamo «spazio» qualunque porzione di Terra, indifferentemente dal suo uso o dalla sua funzione, «Chiamiamo territorio uno spazio sopra cui si è esercitato un qualche lavoro umano; il processo attraverso il quale questo artefatto si costruisce ed evolve è la territorializzazione» (A. Turco, 1988).

Il territorio è dunque un artefatto, cioè uno «spazio organizzato» attraverso un processo che è tipico della specie umana.

Nessun altro animale, infatti, trasforma lo spazio in territorio: ci vive, lo abita, ne sfrutta le possibilità, ne subisce le condizioni... ma non lo trasforma in territorio.

Il processo di trasformazione dello spazio in territorio è definito «processo di territorializzazione», cioè l’azione umana sull’ambiente che avviene attraverso 3 passi, definiti atti territorializzanti:

  • Denominazione: cioè la concettualizzazione dell’ambiente circostante. L’uomo primitivo dà un nome a ciò che ha intorno, esercitando così un controllo intellettuale;
  • Reificazione: cioè il controllo materiale della realtà. Oltre ad abitare la Terra, l’uomo inizia a sfruttarne le risorse, plasmandola non più solo con la forza del suo pensiero, ma anche con l’abilità della sua mano (Homo faber).
  • Strutturazione: organizzazione della sfera sociale. L’uomo suddivide il territorio in porzioni, ognuna delle quali è soggetta a un determinato regime normativo e all’autorità di determinati soggetti decisionali.

Possiamo quindi considerare il territorio come un insieme di elementi, umani e naturali, che si compongono variamente tra loro e interagiscono formando strutture.

Ma il territorio è anche il luogo sul quale insistono valori culturali, le ragioni di essere in rapporto alla vita delle persone e delle singole comunità umane.

Con la scoperta del Polo Sud, la carta geografica è "completa". Come si trasforma allora la geografia?

Storicamente la Geografia risponde alla domanda dell’uomo: «dove?». Strabone (58 a. C. – tra 21 e 25 d.C.) definiva infatti la geografia: «Descrizione della molteplicità degli aspetti della superficie terrestre».

Nell’antichità infatti il geografo è colui che contribuisce alla stesura della mappa del mondo, e che fissa e tramanda le scoperte che piano piano l’uomo fa delle terre fino ad allora ignote.

Tutto questo avviene fino al 1911, quando l’uomo raggiunge il Polo Sud, l’ultima parte di mondo ancora non visitata. È così definitivamente riempita la carta geografica, e la geografia esaurisce la propria funzione descrittiva, legata alla conoscenza.

Si afferma la Geografia come scienza.

In verità, già dalla Rivoluzione scientifica alcuni geografi avevano iniziato a domandarsi quale ruolo dovesse avere la disciplina, e in che modo essa potesse essere accolta tra le scienze.

Terminata l’opera di conoscenza della Terra, esaurita quindi la domanda «dove?», la Geografia continua a occuparsi del territorio, ma estendendo il proprio sguardo verso una nuova domanda: «come?».

L’oggetto della Geografia diventa quindi sempre la realtà terrestre, ma nei suoi aspetti più legati alla presenza dell’uomo, al rapporto che esso instaura con lo spazio, alle dinamiche che si creano in conseguenza di questo rapporto, alle problematiche che insorgono e alle potenzialità... Insomma: la Geografia inizia a occuparsi del territorio.

Lezione 3

Cos'è la de-territorializzazione? Come avviene? Fare qualche esempio

Per de-territorializzazione intendiamo in particolare quel fenomeno di costruzione di un’offerta turistica completamente slegata dalle risorse effettivamente presenti sul territorio.

Per esempio, a Dubai – dove le temperature in inverno non scendono mai sotto i 15° - è presente un grande impianto coperto per la fruizione di sport invernali: si tratta di un esempio di attrazione turistica completamente slegata dalle potenzialità del territorio, che tende a inseguire la domanda di turismo senza valorizzare le risorse presenti ma anzi costruendo una struttura altamente impattante in termini ambientali, e violentemente «sradicata» dal territorio circostante.

Un altro violento esempio di de-territorializzazione si ha nel caso dei villaggi turistici costruiti in territori in ritardo di sviluppo. In molti casi questi villaggi rappresentano una porzione di territorio completamente sradicata dal contesto circostante: nel villaggio i turisti possono vivere un’esperienza turistica artefatta, costruita ad hoc, che potrebbe collocarsi in qualsiasi regione del mondo. Il cibo, le abitudini, la musica, le attrazioni... tutto è occidentale e fatto per compiacere il desiderio del turista, a prescindere dalle reali condizioni presenti sul territorio. A pochi metri dal muro di cinta di questi villaggi, infatti, spesso la popolazione locale – vero «padrone» di quella terra – vive in condizioni che stridono grandemente con il lusso ostentato e lo spreco dei villaggi turistici.

Il fenomeno turistico implosivo crea dei "non luoghi": che significa?

Il turismo implosivo è quel tipo di turismo generato nell’era della post-modernità.

Una volta affermatosi il fatto turistico anche come elemento centrale del sistema economico di molti luoghi, si è cercato in alcuni casi di sfruttarne le potenzialità economiche a vantaggio di luoghi non turistici, trasformati secondo le esigenze del turismo di massa. Il turismo implosivo si fonda quindi sulla ricerca dell’esaustivo, dell’ambito ideale nel quale vivere un concentrato di immagini turistiche, di sensazioni, di stereotipi. Per farlo crea dei «non-luoghi», cioè località artificiali completamente slegate dal territorio circostante, la cui creazione ha la finalità di soddisfare la richiesta dei flussi turistici. Villaggi turistici, parchi tematici, universi Disney, sono esempi di turismo implosivo.

Lezione 9

In cartografia cosa intendiamo per "proiezioni"?

Essendo impossibile riprodurre la superficie terrestre su un piano senza deformazioni ed errori, i geografi hanno inventato diverse modalità di «proiezione».

Le proiezioni geografiche sono procedimenti geometrici attraverso i quali si provoca una certa deformazione alla posizione e alla forma degli oggetti geografici rappresentati sul piano.

I tre elementi della rappresentazione sono: le distanze, le dimensioni e gli angoli. Posto quindi che una deformazione deve esserci necessariamente, la scelta della proiezione serve a stabilire quale elemento della carta mantenere proporzionato, sulla base delle esigenze. Gli altri due saranno inevitabilmente deformati.

Le proiezioni geografiche si distinguono sulla base di questa deformazione:

  • Proiezioni equidistanti: sono quelle nelle quali si mantiene inalterato il valore delle distanze espresso dalla scala (ma si deformano quindi angoli e dimensioni);
  • Proiezioni equivalenti: sono quelle che mantengono inalterato il rapporto espresso dalla scala fra le dimensioni (quindi deformano gli angoli e le distanze);
  • Proiezioni isogone: sono quelle che mantengono inalterati gli angoli che una retta fa con meridiani e paralleli.

Quali sono le caratteristiche della proiezione di Mercatore?

La proiezione più utilizzata è la proiezione cilindrica di Mercatore: si ottiene immaginando che la Terra sia circondata da un cilindro, che ha come linea di contatto l’Equatore.

In questa proiezione la realtà più vicina all’Equatore è rappresentata in maniera proporzionata, mentre più ci si avvicina ai poli maggiore è la deformazione.

La Groenlandia, per esempio, è rappresentata con una dimensione analoga a quella dell’Africa, quando è grande appena un quindicesimo.

La proiezione di Mercatore – ideata nel ‘500 – è una proiezione isogona: in essa sono rispettati gli angoli, a scapito di una deformazione di dimensioni e distanze che si fa più significativa a mano a mano che ci allontaniamo dall’Equatore.

La proiezione di Mercatore è stata scelta per il sistema UTM (Universal Transverse Mercator), un parametro universale di cartografia, cioè un sistema cartografico convenzionale valido su tutta la superficie terrestre.

In questo sistema il globo è diviso in 60 fusi di 6 gradi di ampiezza ciascuno intorno a un meridiano di riferimento.

Lezione 10

Cosa si intende quando si dice che una carta è ridotta, approssimata e simbolica?

La carta geografica è una rappresentazione grafica in piano di un territorio. È una rappresentazione ridotta, approssimata, simbolica.

Ridotta

Perché è impossibile mantenere nel disegno le distanze reali (concetto di scala).

La scala è la proporzione tra le distanze reali e quelle riprodotte sulla carta.

Essa si esprime con un rapporto: 1:N, e si legge 1 a N. Significa che un cm (o qualsiasi altra unità di misura) sulla carta corrisponde a N cm nella realtà.

In una carta con scala 1:80.000, ogni cm sulla carta corrisponderà a 80.000 cm (0,8 km) nella realtà.

80.000 è il numero di volte (in seguito: N) in cui si è ridotta la misura reale.

Approssimata

La carta è, come sappiamo, la Terra è un corpo di forma sferica, ed è fisicamente impossibile riprodurre su un piano una superficie sferica. Inoltre, la superficie della Terra è frastagliata e grandemente irregolare, il che pregiudica ulteriormente la possibilità di rappresentarla senza errori.

Posto questo, riconosciamo che l’approssimazione è una caratteristica inevitabile della carta geografica.

Essendo quindi impossibile riprodurre la superficie terrestre su un piano senza deformazioni ed errori, i geografi hanno inventato diverse modalità di «proiezione».

La prima approssimazione avviene riducendo la complessità della realtà terrestre in forme geometriche semplificate. La Terra avrà quindi tre modelli:

  • La Superficie Fisica o Forma reale della Terra: è la superficie che può essere osservata direttamente, con tutte le sue asperità ed irregolarità.
  • La Superficie Dinamica reale, il Geoide: superficie regolare, che segue mediamente l'andamento generale del profilo terrestre, sfiorando il livello del mare e passando sotto le montagne.
  • La Superficie Dinamica teorica o Ellissoide di riferimento: è la superficie matematica che meglio approssima la superficie effettiva della Terra.

Simbolica

La carta geografica è questo significa che il cartografo ricorre a simboli o segni convenzionali per rappresentare i vari elementi geografici fisici, antropici e politici (concetto di legenda).

I singoli elementi raffigurati in una carta sono indicati attraverso simboli, riportati in un'apposita legenda.

I simboli possono essere ideogrammi (la spiga indica le coltivazioni di grano, il chicco di caffè quello delle piantagioni di caffè ecc.), figure geometriche proporzionali al fenomeno da rappresentare (es. cerchi che indicano i centri abitati, il cui raggio è proporzionale al numero di abitanti), gradazioni di colore che indicano gli ambiti di variazione di determinati fenomeni (le fasce altimetriche per esempio sono individuate da diverse tonalità di marrone), lettere ed altro.

Per rappresentare le altezze e le profondità si ricorre a un particolare simbolismo: isolinee, linee che uniscono tutti i punti aventi una stessa caratteristica, e permettono di conoscere la composizione del territorio (le principali sono le isoipse, uguale altezza, e le isobate, uguale profondità geografica).

Lezione 12

Cos'è un GIS e quale la sua utilità?

Il GIS, Geographic Information System, è uno strumento informatico che non dipende dai satelliti. Si tratta di un software (i più famosi sono ArcGis e Qgis, quest’ultimo open source) che può essere utilizzato per analizzare le proprietà spaziali e le potenziali relazioni tra oggetti ed eventi.

Il GIS «è composto da una serie di strumenti software per acquisire, memorizzare, estrarre, trasformare e visualizzare dati spaziali dal mondo reale»: il GIS, Geographic Information System, è uno strumento informatico che non dipende dai satelliti. Si tratta di un software (i più famosi sono ArcGis e Qgis, quest’ultimo open source) che può essere utilizzato per analizzare le proprietà spaziali e le potenziali relazioni tra oggetti ed eventi.

Il GIS «è composto da una serie di strumenti software per acquisire, memorizzare, estrarre, trasformare e visualizzare dati spaziali dal mondo reale»: in sostanza, si tratta di un insieme di funzioni per "mappare" e analizzare le cose che accadono nello spazio e nel tempo.

La tecnologia GIS unisce i meccanismi e le operazioni dei comuni database con l’analisi geografica e la visualizzazione cartografica.

In un unico sistema informativo è possibile analizzare gli eventi, prevedere le finalità e programmare le strategie.

I sistemi informativi territoriali sono stati utilizzati in campi diversi: con l’accrescimento del benessere e dei servizi delle diverse nazioni dipendenti le une dalle altre, ci si è trovati di fronte a frequenti problemi dovuti alle superfici geografiche associate alla necessità di gestire l'economia in modo globale.

Problemi come il sovrappopolamento, l’inquinamento, la deforestazione, i disastri naturali, la povertà, le epidemie e il reperimento di risorse naturali necessitano di analisi geografiche.

Qual è la differenza fra GIS e GPS?

Due sono le tecnologie principali in ambito geografico:

Il GPS, Global Position System: si tratta di un sistema di comunicazione composto da satelliti orbitanti intorno alla Terra, con i quali è possibile mettersi in comunicazione attraverso un apposito dispositivo.

Recentemente questo tipo di dispositivo è stato installato sui comuni smartphone, permettendo una diffusione del GPS su scala globale.

Caratteristica del GPS è quella di permettere, grazie alla triangolazione con la posizione dei satelliti, di conoscere esattamente la posizione del ricevitore.

A differenza del GPS il GIS, Geographic Information System, è uno strumento informatico che non dipende dai satelliti. Si tratta di un software (i più famosi sono ArcGis e Qgis, quest’ultimo open source) che può essere utilizzato per analizzare le proprietà spaziali e le potenziali relazioni tra oggetti ed eventi.

Il GIS «è composto da una serie di strumenti software per acquisire, memorizzare, estrarre, trasformare e visualizzare dati spaziali dal mondo reale»: in sostanza, si tratta di un insieme di funzioni per "mappare" e analizzare le cose che accadono nello spazio e nel tempo.

Lezione 14

Sviluppo sostenibile e Decrescita felice rappresentano soluzioni alternative a uno stesso problema

Per i sostenitori della «decrescita felice» il modello fondato sulla continua crescita economica, rappresentata dall’uso della crescita del PIL come indicatore di sviluppo, sarebbe di per sé incapace di conservare le risorse, comprese quelle sociali e culturali.

Il modello legato al consumo sacrificherebbe – oltre alla salute dell’ambiente – anche i rapporti umani, i legami sociali, le tradizioni culturali...

I sostenitori di questa teoria notano come l’uomo occidentale (ma oramai, sempre più, gli abitanti di tutto il mondo) si affanni durante l’anno accumulando stress per guadagnare il denaro che spenderà in vacanze, palestra, psicologo, medicine proprio per combattere questo stress.

E questo a scapito della propria salute e di ciò che è importante nella vita: i rapporti umani.

I soldi guadagnati durante il lavoro vengono poi spesi in badanti per gli anziani e baby sitter per i figli, rinunciando così a coltivare i rapporti fra generazioni che sarebbero invece molto importanti.

Un uomo che rinunciasse a «produrre ricchezza» e che si accontentasse di coltivare la terra e vivere di ciò che essa produce, sarebbe considerato dal fisco un «disoccupato», quasi un inutile perché non produrrebbe alcun vantaggio per il Prodotto Interno Lordo, ma in verità avrebbe di che vivere e passerebbe più tempo con i figli e con i genitori.

L’unica sostenibilità possibile, dunque, sarebbe – per i sostenitori della «decrescita felice» – rinunciare al paradigma della crescita continua, che fonda la propria sopravvivenza sulla capacità del PIL di crescere continuamente, e rifondare il sistema economico globale su una serena «decrescita» (in termini economici) fondata sulla centralità dei rapporti umani in un nuovo rapporto con l’ambiente.

Secondo il paradigma dello sviluppo sostenibile, invece, lo sviluppo economico è un elemento importante sia per il benessere umano sia per la stessa tutela dell’ambiente, come dimostrerebbe la curva di Kuznets (al crescere del reddito pro-capite lo stato dell’ambiente prima peggiora per un breve periodo e poi, raggiunto un certo livello di reddito, migliora radicalmente).

La sfida più importante, in questo contesto, è la possibilità di rendere competitiva la sostenibilità, o sostenibile la competitività, cioè di creare le condizioni affinché una gestione sostenibile dell’economia risulti anche competitiva sul mercato.

Dunque è sostenibile quello sviluppo che non consuma ciò che non può rigenerarsi, e che consuma ciò che si rigenera solamente in proporzione al tempo necessario alla rigenerazione. Quindi garantisce – o meglio, non pregiudica – lo sviluppo anche alle generazioni a venire.

Il concetto è esteso dal campo ambientale al campo economico e politico e soprattutto alla dimensione sociale e culturale, e riguarda

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher spezialemarco0 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Pigliucci Michele.
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