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Risposte aperte paniere di psichiatria Scienze e tecniche psicologiche

Prof: Occhiali Vittorio

Psichiatria (nuova): domande aperte

Lezione 001

09. Descrivere le aree di criticità epistemologica, diagnostica, clinica, ecc. che caratterizzano la psichiatria rispetto alle altre discipline mediche

Risulta preliminare ma necessario analizzare il contesto storico in cui la psichiatria si inserisce. Infatti essa è una branca medica relativamente “nuova”, che veniva svolta in luoghi appositi lontano dalla città ovvero i manicomi. Era radicata la convinzione che la psichiatria non fosse una branca “medica” in quanto secondo le convinzioni del tempo non aveva a che fare con delle patologie organiche, in quanto si riteneva che non vi fosse nessun rapporto mente-corpo. I punti di criticità della psichiatria moderna sono ad oggi ancora fonte di dibattito nella comunità scientifica. Epistemologicamente si rischia la perdita di una cornice comune, mentre classificazione e diagnosi sono frutto del lavoro racchiuso all’interno del DSM, il manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali, elemento imprescindibile ma perfettibile e di certo non puramente “oggettivo”. Inoltre essendovi la mancanza di validatori biomedici, esami diagnostici e esami di laboratorio, risulta una soggettività nella diagnosi e nell’approccio terapeutico al paziente. La psichiatria ancora oggi risente negativamente dell’immaginario collettivo che si porta dietro, quasi come se fosse una tara genetica, o uno stigma sociale, si curano i “pazzi” e questi sono diversi da noi, configurando un rapporto clinico medico-paziente difficile.

10. Definire cos'è un disturbo mentale

Un disturbo mentale, in inglese mental disorder, è un quadro caratterizzato da difficoltà cognitive, del comportamento, nella regolazione delle emozioni ed è associato ad una significativa sofferenza e inabilità in alcuni aspetti come l’ambito sociale, lavorativo e più in generale nel funzionamento quotidiano del soggetto. In ambito medico-biologico è dovuto ad una alterazione biochimica nel sistema nervoso centrale che comporta una inabilità per il paziente.

11. Definire cosa si intende per "diagnosi" e per "nosografia" in psichiatria

La diagnosi è un processo integrato, che tramite un corretto iter valutativo, ci permette di identificare e comunicare al paziente il disturbo di cui soffre. Essa può essere effettuata grazie a diversi sistemi classificativi, quali il DSM-5 o l’ICD (classificazione internazionale delle malattie).

La nosografia è lo studio puramente descrittivo e quindi teorico delle malattie. In psichiatria si ha per scopo la descrizione, l'ordinamento e la sistematizzazione complessiva delle malattie. A tale scopo l’Associazione Americana Psichiatri è arrivata a elaborare il DSM e la WHO l’ICD.

12. Descrivere cosa si intende per "psichiatria biologica o organicista"

La psichiatria biologica o organicista è una corrente di pensiero in ambito psichiatrico che si affermò soprattutto tra gli anni 1919-1939, anni in cui si iniziarono ad usare terapie biologiche tra cui anche l’elettroshock. Essa considera la struttura organizzata propria degli esseri viventi non interpretabile esclusivamente in base a principi fisico-chimici. Il concetto centrale infatti è che l’organismo sia un’unità non concepibile come semplice somma delle singole parti che lo costituiscono, ma che queste si influenzino le une con le altre. Rifiuta inoltre il dualismo corpo-anima in favore di un’interpretazione di tipo comportamentistico o totale. Tra gli studiosi all’interno della corrente organicista possiamo annoverare Bernard, Bichat e Wernicke.

13. Descrivere cosa si intende per "corrente neo-kraepeliniana in psichiatria"

Kraepelin fu uno psichiatra tedesco attivo a fine 1800 a cui dobbiamo l’impostazione della psichiatria e della psicologia clinica nel modo di categorizzare le malattie e fare diagnosi, viene considerato infatti il padre delle moderne classificazioni delle patologie psichiche, in quanto uno dei primi a ricercare le motivazioni neurofisiopatologiche alla base delle malattie.

La corrente neo-kraepeliniana in psichiatria risulta evidente a partire dalla terza edizione del DSM, anni 50 del 900, in cui c’è una impronta biologica stretta in un’ottica più vicina alla medicina organica tradizionale (sintomi/sindromi) che alla psicologia (fenomeni/processi), privilegiando la categorialità e una sorta di iperspecializzazione diagnostica, clinica e terapeutica nell’identificazione delle patologie.

14. Descrivere le motivazioni per cui, per uno psicologo clinico, è importante conoscere la psichiatria

Lo psicologo clinico deve conoscere la psichiatria, in quanto questa si occupa in modo specifico della sofferenza mentale del paziente, lavorando all’interno dello stesso ambito di interesse, seppur con approcci differenti. Infatti lo psicologo clinico ha un approccio non biologico-farmacologico, cosa che si ritrova invece fortemente nella psichiatria. Lo psicologo passa molto più tempo con il paziente e comunica con lo psichiatra, sviluppando lo stesso tipo di linguaggio scientifico, nel contesto più ampio di un percorso di cura che sia integrato e il migliore possibile per il paziente. Inoltre acquisisce in questo modo elementi di psicofarmacoterapia che gli permettono di essere parte attiva nel confronto con lo psichiatra per quanto riguarda aderenza alla terapia, effetti collaterali e outcome clinico del paziente.

Lezione 002

05. Descrivere le varie fasi in cui si articola l'anamnesi psichiatrica

L’anamnesi è quella procedura di raccolta di informazioni che ci indirizza verso una diagnosi specifica e accurata ed è composta dalle seguenti fasi:

  • Anamnesi psicopatologica prossima, si indaga la storia recente dei sintomi che hanno portato il paziente a consultarci.
  • Anamnesi psicopatologica remota, indaga disturbi psichiatrici simili o diversi avvenuti nella storia passata del paziente, anche eventuali terapie farmacologiche, ricoveri, precedenti TSO o precedenti psicoterapie.
  • Anamnesi fisiologica, comprende informazioni relative allo sviluppo fisiologico del paziente, quali gravidanze, pubertà, menarca ecc.
  • L’anamnesi familiare indaga la possibilità che ci sia una componente genetica che si riverbera anche sugli altri componenti del nucleo familiare, tramite l’indagine di patologie psichiatriche pregresse in famiglia.

06. Descrivere la differenza tra esame obiettivo e anamnesi psichiatrica

L’esame obiettivo è una fotografia delle condizioni psicopatologiche del paziente nel momento in cui viene alla nostra osservazione, è composto dalla valutazione dello stato di coscienza, esame della psicomotricità e della volontà, della forma e del contenuto del pensiero, dell’umore e dell’affettività, della memoria e delle funzioni cognitive superiori come l’attenzione e il ragionamento logico. Esso permette di capire lo stato attuale del paziente ovvero se questo è orientato, vigile ecc. L’anamnesi psichiatrica, nelle sue varie componenti, è piuttosto il film della vita del paziente che ci racconta, sia elementi fisiologici che patologici, sia recenti che remoti, che potrebbero aiutarci nel portare avanti il processo di cura nel modo più attento possibile, per il bene del paziente stesso. Quindi per quanto siano due elementi fondamentali per arrivare alla diagnosi, la differenza principale sta nel fatto, che l’esame obiettivo è sempre uguale a se stesso e ci permette di elicitare segni e sintomi, mentre l’anamnesi è invece soggettivo, ma ci permette di capire meglio.

Lezione 003

12. Descrivere le quattro componenti della consapevolezza del sé secondo Jaspers

La consapevolezza riguarda l’esperienza di noi stessi e del nostro corpo, Jaspers individua 4 componenti: l’attività dell’io, indica la capacità che si ha di dare inizio ai propri pensieri e di portarli a termine tramite le azioni; coerenza e consistenza dell’io, sa sempre di essere una persona singola; consapevolezza di identità, il film della sua vita, tutti gli elementi del passato, presente e futuro che rappresentano l’essenza stessa della persona; consapevolezza dei confini del sé, la capacità di distinguere tra se stessi e il mondo esterno.

13. Descrivere cosa si intende per vigilanza

La vigilanza è una delle tre componenti della coscienza, ed è lo stato di veglia, quindi la capacità di rimanere svegli in modo volontario e sottintende che le funzioni cognitive siano attive. Viene determinata inoltre dai meccanismi di arousal e attenzione. È soggetta a notevoli variazioni quantitative e qualitative, numerosi fattori intervengono nel determinarne il livello di intensità della coscienza: l’interesse, la noia, le emozioni in generale e le percezioni.

14. Descrivere cosa si intende per preconscio

Sono dei contenuti non coscienti ma accessibili alla coscienza, quasi dei processi automatici portati avanti in parallelo, attività routinarie che sono portate a compimento in modo automatizzato sotto la soglia di consapevolezza, come se fossero in background.

15. Descrivere cosa intende Jaspers per comprendere empatico e comprendere razionale?

Il comprendere empatico si identifica con il comprendere in modo psicologico, cioè come una esperienza in cui ci si immedesima, senza farsi influenzare, e che rendiamo “nostra”, arrivando alle connessioni psichiche alla base della conoscenza e al cuore della psicologia stessa.

Il comprendere razionale, invece, manca dell’introspezione psicologica, è difatti la comprensione che il contenuto della mente è logico, razionale, quindi un mero strumento di supporto di cui ci si avvale.

Lezione 004

09. Definire lo stato crepuscolare

Lo stato crepuscolare rientra tra i disturbi qualitativi della coscienza o anche definiti disturbi della struttura di coscienza. Esso è un restringimento del campo di coscienza con polarizzazione su alcuni contenuti ideoaffettivi. Si ritrova di solito in seguito ad una sofferenza organica cerebrale dovuta a epilessia temporale, alcolismo, traumi cerebrali o in relazione ad una catastrofe o calamità naturale oppure ancora in corso di stati dissociativi isterici. Lo stato crepuscolare è caratterizzato da un esordio e una fine improvvisi, durata variabile espressa in ore o settimane e da manifestazioni di atti violenti inattesi o scoppi emotivi durante una situazione di apparente calma. Inoltre assume degli importanti risvolti medico-legali per la compromissione della funzione integratrice e coordinatrice della coscienza utilizzata come difesa in tribunale in seguito ad atti violenti.

10. Definire il delirium

Il delirium o stato confusionale rientra tra i disturbi qualitativi della coscienza, risulta importante non confonderlo con il sintomo delirio che è un’alterazione del contenuto del pensiero. L’insorgenza è rapida, da ore a giorni, durata di solito breve ma non necessariamente e assume i caratteri della transitorietà, con decorso acuto e reversibile. Si distinguono tre forme di delirium:

  • Ipoattive, con prevalente abbassamento della vigilanza, inibizione, scarsa sintomatologia produttiva (deliri o allucinazioni), prognosi peggiore.
  • Iperattive (delirium in senso stretto) con ricca produttività delirante, irrequietezza, iperattività afinalistica.
  • Forma mista con alternanza tra ipo e iperattività.

Tra i sintomi: disorientamento, distraibilità, disturbi della memoria, deliri frammentari di tipo persecutorio, instabilità e labilità emotiva con ansia, paura, allarme e giocosità fatua, disturbi psicomotori che vanno dall’inibizione del movimento alla incapacità di eseguire movimenti finalizzati, incoerenza ideativa del pensiero e allucinazioni visive, tra le quali è caratteristica la cosiddetta microzoopsia, che consiste nel vedere piccoli animali verso cui si provano dei sentimenti di paura/terrore o di curiosità. Ci possono essere anche sintomi neurovegetativi quali tachicardia, instabilità pressoria e ipertermia. I sintomi peggiorano la notte e sono fluttuanti nel corso della giornata.

Lezione 005

10. Descrivere in cosa consistono i disturbi dell'attività dell'io

I disturbi dell’attività dell’io rientrano nei disturbi della consapevolezza del sé, essi sono dei disturbi della cosiddetta agentività o senso di agency, ovvero la consapevolezza di essere il motore della mia vita, il fautore delle mie azioni, proprietario dei miei pensieri e responsabile dei miei comportamenti. La perdita di questa proprietà può coinvolgere i movimenti, i pensieri, la memoria e la volontà. Esempi di patologie in cui riscontriamo la perdita del senso di agency sono la schizofrenia, in cui il paziente ritiene che i suoi pensieri siano avviati dall’esterno o la depressione in cui il paziente è incapace di innescare pensieri o ricordi.

11. Descrivere in cosa consistono i disturbi della consapevolezza della propria unicità o della coerenza dell'io

Fisiologicamente un soggetto si percepisce in maniera unitaria nel mondo, avendo una integrazione tra pensieri ed azioni e tra sé e il non sé. Quando questa funzione si perde, pensieri ed emozioni sono dissociati, così come la dissociazione può essere vissuta anche per il proprio corpo. Nella perdita di coerenza dell’io possiamo avere sdoppiamento con relativa autonomia delle parti e senso di frantumazione, con i fenomeni dell’autoscopia, in cui il paziente vede se stesso come dall’esterno e con distacco emotivo, e del doppio (Doppelgänger), ovvero una alterazione ideativa e cognitiva dell’esistenza di sé come un doppio (fenomeno del sosia). Il disturbo della coerenza dell’io si ritrova nel delirio schizofrenico di dissoluzione o frammentazione: delirio di fine del mondo, catastrofico.

12. Descrivere i disturbi dei confini del sé

Ci si riferisce alla capacità di distinguere il sé dal non sé, i confini dell’io e del corpo si perdono, non ci sono linee di separazione con l’esterno e realtà interna e esterna si mischiano e si influenzano l’una con l’altra. Esempio nella schizofrenia, il paziente si sente vulnerabile, nudo e alla mercè di influenze esterne, risultando non cosciente che il disturbo riguardi i confini del sé, ma vivendo l’influenza della realtà esterna come incoercibile. Fenomeni associati a questo disturbo sono: esperienza di passività, collasso dei confini del sé; diffusione del pensiero fino al furto del pensiero, le persone sanno quello che il soggetto pensa; inserzione di pensiero, il paziente crede che i propri pensieri siano dovuti a forze esterne; eco del pensiero.

13. Descrivere il concetto psicopatologico di depersonalizzazione

La personalizzazione è l’io psichico visto come qualcosa di proprio, unico e personale in tutti i suoi aspetti (corpo, percezione, pensieri, sentimenti ecc). La perdita di questi elementi psichici “come se” non mi appartenessero è la depersonalizzazione, fenomeno in cui il paziente ha un insight mantenuto, ed è consapevole di sentirsi come se percepisse sé stesso, il proprio corpo, il proprio io, come estraneo, automatico, come se non gli appartenesse più. Il sensorio è integro e le emozioni pure, tuttavia il paziente risulta distaccato e perde la coloritura emotiva nei confronti di se stesso, sentendosi un estraneo.

Tecnicamente rientra tra i disturbi di identità dell’io e nell’analisi differenziale di questo fenomeno va posta attenzione rispetto alla certezza di irrealtà tipica vissuta dal paziente psicotico.

14. Descrivere i correlati neurobiologici della depersonalizzazione

Durante un pericolo ci sono due opposte tendenze, aumentata allerta mediata dall’emisfero cerebrale destro e inibizione dell’arousal emotivo potenzialmente disorganizzante, mediato dall’emisfero cerebrale sinistro. Secondo due studiosi, Sierra e Berrios, la depersonalizzazione sarebbe una forma adattativa di dissociazione che in caso di situazione di pericolo espleta una risposta che permetta all’individuo di aumentare la propria possibilità di sopravvivenza, infatti tramite questo fenomeno il soggetto può elaborare una via di fuga senza essere sopraffatto dal panico, in quanto vive l’esperito come estraneo e mantiene la lucidità per sopravvivere. Si ritrova come sintomo in stati fisiologici, nella popolazione generale e in novero ampio di patologie psichiatriche, quali OCD, disturbi di ansia, disturbo di panico, ecc.

15. Descrivere le componenti dell'immagine corporea

L’immagine corporea ha un ruolo importante nella costruzione della propria personalità, autostima, relazioni sociali e in generale sulla percezione di sé nel mondo, riguarda la persona nella sua globalità ed è costituita da 4 componenti: percettiva, legata alle percezioni del sé, come la persona visualizza la propria forma del corpo; comportamentale, alimentazione e attività fisica; affettiva, i sentimenti provati nei confronti del proprio corpo; attitudinale, quello che la persona conosce e pensa del proprio corpo.

Lezione 006

13. Descrivere le varie forme di attenzione

L’attenzione focalizzata (o selettiva) indica la capacità di concentrazione su uno o due soli stimoli sensoriali o ideativi in presenza di altri stimoli. L’attenzione sostenuta riguarda la capacità di mantenere il focus attentivo su uno stimolo per un tempo prolungato. L’attenzione divisa è la capacità di spostare rapidamente la propria attenzione da uno stimolo ad un altro. Si parla di attenzione volontaria quando il soggetto pone attivamente la sua attenzione su un oggetto. L’attenzione involontaria si ha invece quando il soggetto viene distratto da uno stimolo esterno. L’attenzione concentrata che si focalizza su uno specifico contenuto es

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rafgio00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psichiatria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Occhiali Vittorio.
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