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Paniere con risposte aperte

Letteratura a scuola nel periodo del Risorgimento

Al sistema scolastico nazionale, istituito con decreto-legge del 1859, viene assegnata l’incombenza di porre rimedio al diffuso analfabetismo e di vincere le resistenze, soprattutto cattoliche, che vengono interposte all’istruzione popolare. I primi programmi della scuola italiana sono emanati dal ministro Terenzio Mamiani nel 1860 e pongono a fondamento dell’insegnamento elementare, prima che l’istruzione, l’educazione rappresentata da principi quali il vivere civile, l’amor di patria, il rispetto dell’igiene, del dovere sociale. Per tale ragione i pilastri dell’insegnamento sono costituiti dalla religione, dall’aritmetica e dalla lingua italiana, con una particolare attenzione all’insegnamento della grammatica, artefatto culturale che ha come scopo finale quello dell’unificazione linguistica dell’Italia.

Autori e opere risorgimentali

Mi ha colpito molto il romanzo The Life and Strange Surprising Adventures of Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe (1660-1731), e Jonathan Swift (1667-1745), in quanto il testo Travels into Several Remote Nations of the World in Four Parts è diventato un classico per l’infanzia. L’obiettivo di queste opere è quello di promuovere nel lettore un’azione di riflessione personale e di scoperta del sé profondo, attraverso opportune chiavi interpretative rintracciabili nel tessuto narrativo delle loro produzioni letterarie. Di Walter Scott mi ha colpito l’intera opera (1771-1832); in questa, preponderanti sono valori quali il coraggio, la dignità, l’amore, attraverso i racconti di mondi leggendari che facilitano il coinvolgimento emozionale di chi legge.

Carlo Collodi prima di Pinocchio

Per ciò che concerne Collodi prima di Pinocchio, va notato che i testi collodiani nascono su commissione, sono scritti su invito o proposta di un committente legato al mondo della carta stampata. Anche I misteri di Firenze furono commissionati a Collodi. Dopo l'avventura dei Misteri - e un non felice esordio come autore di teatro (1861) con la commedia Gli amici di casa - Collodi prosegue nell'attività giornalistica, e stringe collaborazioni con Alessandro e Felice Paggi. Avendo, Collodi, una buona conoscenza della lingua francese, nel ’75 i Paggi chiedono a questo di tradurre i testi di Perrault, di Madame d’Aulnoy e di Madame Leprince de Beaumont. La collaborazione di Collodi con i Paggi prosegue e nel giro di due anni escono Giannettino (1877) e Minuzzolo (1878), che ha come protagonista un bambino di nove anni, diviso fra gli impegni scolastici e il piacere del gioco e delle attrazioni che circondano il mondo dell'infanzia. Negli anni Ottanta Collodi pubblicò, sempre con Paggi, Occhi e Nasi, un volume antologico diviso in due parti, la prima dedicata a personaggi ritratti della Firenze a lui contemporanea, la seconda dedicata alla Firenze “di una volta”, ma il testo ha le caratteristiche dell'indefinito e dell’incertezza.

Ida Baccini e le "Memorie di un pulcino"

Ida Baccini (1850-1911) insegna nelle scuole elementari del capoluogo toscano fino al 1878, quando decide di dedicarsi interamente al giornalismo e all’attività di scrittrice. Inizia a collaborare al neonato Giornale per i Bambini di Ferdinando Martini; tre anni dopo assume la direzione di Cordelia, rivista per giovinette fondata da Angelo De Gubernatis. Nel 1900 ottiene ad honorem il diploma di abilitazione all'insegnamento della pedagogia. Il successo arriva con le Memorie di un pulcino, racconto autobiografico di un pulcino di campagna che cambia padroncino e diventa grande in città, risulta, d'altra parte, comprensibile perché indica una tendenza ad “assumere punti di vista in cui si pretende di collocarsi al livello degli animali e dei bambini per osservare e per descrivere il mondo”. Il successo è dovuto anche all’utilizzo di modi di dire e proverbi popolari. Le Memorie di un pulcino appartengono alla letteratura dell'infanzia postunitaria, per le divagazioni sulla morte, gli inviti a esercitare la carità, a essere cauti nello stringere le amicizie, a badare ai fatti propri.

Autori e opere dell'Italia umbertina

Nel periodo Umbertino sono autori noti Carlo Collodi, Edmondo De Amicis ed Emilio Salgari. I temi del nido, della morte, del lavoro come fatto etico e spirituale sono presenti nei testi dell'infanzia anche nel giornale per i bambini. Carlo Collodi stravolge questi schemi e con "storia di un burattino" dissacra il tema della morte che assume una connotazione grottesca e parodica. Pinocchio, il suo capolavoro tradotto in tutte le lingue anche in latino, è intriso delle ossessioni, dell'amore e dei nodi della formazione di Collodi stesso. È un burattino senza antenati, non è soggetto alla morte e i suoi atteggiamenti sono teatrali.

Edmondo De Amicis nasce nel 1846 partecipa alla terza guerra d'indipendenza e assiste alla presa di Roma. Dopo il servizio militare diventa giornalista e scrittore. È attento alla dimensione educativa e questo lo dimostra in due scritti: Cuore in cui pervade l'idea della sofferenza della tristezza e vi è un continuo riferimento alla morte ed il romanzo d'un maestro. L'idioma gentile è un'opera in cui si evince un'autentica avversione al dialetto e sostiene le idee linguistiche di Manzoni.

Emilio Salgari (1862-1911), veronese, di origini modeste, non termina gli studi al Nautico di Venezia e rinuncia alla carriera sul mare che trova invece tanto spazio nella sua opera. Dopo alcuni anni di giornalismo si trasferisce a Torino; qui l'editore Speirani gli offre una serie di collaborazioni alle sue pubblicazioni per l'infanzia e l'adolescenza e gli permette di vivere del lavoro di scrittore e qui risiederà fino alla morte. Tra le opere salgariane che ancora oggi conservano una loro freschezza, ricordiamo “il ciclo di Sandokan”, quello dei pirati, i romanzi del West. Dal primo ciclo di racconti emergono temi quali coraggio, amore, sofferenza, malinconia, in una fitta trama di intrecci narrativi dove si respira l’azione dei protagonisti in un connubio di sensazioni e stati d’animo che coinvolgono fortemente il lettore. Del secondo ciclo narrativo va ricordata l’opera “Il corsaro nero” che ripropone i temi della malinconia dell’avventura. Le descrizioni degli ambienti e della natura nascono in funzione della volontà di avventura dei protagonisti, i quali, soprattutto nei tre romanzi forse più noti (Sulle frontiere del Far- West, La Scotennatrice, Le Selve Ardenti) perché costruiti come una breve saga della durata di un quindicennio (1863-78), sono impegnati a risolvere difficoltà, a superare ostacoli, a non restare mai immobili. Il linguaggio utilizzato da Salgari è molto vicino al parlato e ai modi di dire tipici della conversazione popolare.

Edmondo De Amicis e "Cuore"

Nell’opera “Cuore” di Edmondo De Amicis, si evidenzia un cambio di atteggiamento nei confronti del Risorgimento. L’autore partecipa alla terza guerra d'indipendenza e assiste alla presa di Roma. Abbandonato il servizio militare nel 1870, intraprende la carriera di giornalista e scrittore. La sua fama, dopo il successo di Cuore (1886), non si offusca neppure quando, per i suoi ideali politici, aderisce al socialismo (1891), divenendo successivamente scrittore civile. Nel 1908 muore improvvisamente in un albergo di Bordighera lasciando sgomento l’intero paese. Negli scritti di viaggio si sofferma sulle particolarità osservate e vissute in giro per il mondo, incontrando il desiderio del pubblico di evadere dal provincialismo dell’Italia e tuffarsi in orizzonti e immagini esotiche, stravaganti, lontane. Mostra il suo impegno nella dimensione educativa attraverso l'elaborazione di due opere: Cuore e Il romanzo d'un maestro. Quest'ultima, iniziata nell'estate 1885, viene interrotta dall'elaborazione della prima, cui De Amicis si dedica con straordinaria intensità. Cuore è pensato come il diario di un alunno che racconta vicende sue, e dei suoi compagni, avvenute durante l’anno scolastico 1881 – 1882, in una scuola di Torino. Questo diario è impostato in modo tale che ad ogni mese corrisponda un capitolo e, infatti, i titoli dei capitoli che troviamo nel testo sono quelli dei mesi che si succedono fino all’estate. A queste vicende si aggiungono quelli noti come i “racconti mensili”, quei racconti cioè che ogni mese il maestro racconta agli studenti cercando, attraverso i racconti esemplari di ragazzi e ragazzini piccoli con cui i suoi alunni possono facilmente identificarsi, di istruire i suoi studenti secondo quelli che sono gli ideali del suo tempo e che approfondiremo a breve. L’espediente è ingegnoso: la scuola, come luogo eletto d’istruzione e di scambio culturale, si presenta come un luogo perfetto per racchiudere una molteplicità di significati che, fra le mura dell’aula, si trovano a convivere naturalmente e senza dare l’idea di essere costruite e pensate dalla mano di uno scrittore. Un aspetto che colpisce in Cuore è quello della tristezza, della sofferenza, delle disgrazie e delle morti seminate a piene mani: in questo caso De Amicis non si distacca dall'idea che per diventare adulti occorra dolorosamente “purgarsi”, bere filtri amari per dimenticare l'infanzia.

Giornali per l'infanzia

Nella massa di giornalini del dopo Unità meritano attenzione particolare due testate: “Cordelia” rivolta alle ragazze e, tra i periodici indirizzati ai più piccoli, il “Novellino”. Il settimanale Cordelia nasce nel 1881 e si presenta in testata come “foglio settimanale per le giovinette italiane”, per quelle che o studiano in famiglia, o vanno ancora alla scuola. I punti di riferimento della filosofia che ispira il giornale sono la famiglia e la scuola, le due istituzioni cui sono demandati i ruoli educativi fondamentali. Rigorosamente assente dalle pagine è la politica mentre nessuno spazio viene concesso alle questioni intime. Il Novellino, comparso nel 1899, propone per la prima volta in Italia la novità di pagine con illustrazioni a colori. Rispetto ai giornali precedenti il Novellino presenta una serie di fiabe, racconti e novelle accompagnati da numerosi disegni colorati che catturano l’attenzione dei giovani lettori. Accanto al Novellino appare poi “Il Novellino rosa”, stampato su carta rosata, che l’editore volle diretto da Yambo. Resta in vita fino al 1922.

Principali autori che esordirono nel 1900

Enrico Novelli (1876-1943), noto con lo pseudonimo Yambo, muove i primi passi della sua formazione nell'ambiente teatrale, la sua è una teatralità fantasiosa, sorridente, a volte irriverente. La sua carriera di scrittore, disegnatore, giornalista, drammaturgo inizia con un'alta consapevolezza di sé e del suo mestiere: a 15 anni pubblica il suo primo romanzo, di matrice verniana, “Dalla Terra alle Stelle”, subito dopo scrive e illustra “Il cavaliere nero” e fonda e dirige “Il Marciapiede” una “Rivista Settimanale Illustrata di Yambo”. Yambo ha sempre avuto l’ossessione di raccontare, di narrare, e lo fa buttando giù qualsiasi idea, qualunque fantasia su ciò che vede o immagina, certo a tutti costi di stupire il lettore inventando storie e personaggi incredibili.

Antonio Rubino (1880-1964), poeta, scrittore, illustratore, esordisce in volume nel 1911 con “Versi e disegni”. Il libro, oltre a segnalare l'invenzione di un modo specifico di fare, consente di verificare il solido legame fra le prime prove poetiche e la successiva produzione per bambini comprese le bande disegnate, le vignette, i cartoni animati. Nel primo dopoguerra, Rubino è impegnato su molti fronti di produzione, ma soprattutto nella stesura e pubblicazione di due brevi romanzi illustrati, “Viperetta” e “Tic e Tac”, ovverossia “l'orologio di Pampalona”. Non ritroviamo personaggi e ambienti pedagogicamente esemplari, ma figure e ambientazioni paradossali, giochi linguistici tutti segnati da illustrazioni caricaturali e grottesche.

Giulio Gianelli (1879-1914) è voce minore nel panorama della poesia italiana del primo Novecento. Solo negli anni Settanta Giuseppe Farinelli, offrendoci un’edizione curata delle poesie, ha stabilito legami tanto con i crepuscolari quanto con quell'area liberty e simbolista della nostra poesia che ha avuto in Glauco Viazzi un attento decifratore. La fama di Gianelli come autore per ragazzi è affidata soprattutto al suo romanzo Storia di Pipino nato vecchio e morto bambino, che ha per motivo conduttore quello dell'adulto che torna bambino.

Marino Moretti (1885-1979) sembra avere nei confronti dell'infanzia un atteggiamento ambivalente, sia quando essa viene designata a destinataria di versi e prose, sia quando la fanciullezza diventa soggetto e protagonista di storie in versi. Questa ambivalenza è esplicitamente dichiarata in una pagina del Libro dei miei amici. Egli costruisce testi che solo apparentemente sembrano indirizzati ad una fruizione infantile, ma che sostanzialmente hanno poco a che vedere con i reali interessi dei bambini. I suoi componimenti si avvicinano all’universo infantile poiché il suo repertorio è costituito da giocattoli, burattini, giostre etc., ma questi oggetti e personaggi in effetti vengono utilizzati per esprimere stati d’animo nostalgici e complessi per nulla infantili.

Giovanni Pascoli (1885-1912) aveva progettato di comporre un libro di poesie “fanciulline” destinato all'infanzia. L'idea che Pascoli ha dell'infanzia si ricava con chiarezza dal celebre scritto “Il Fanciullino”, che contiene la formulazione più compiuta e articolata della sua poetica. Egli sostiene che dentro di noi vi è un fanciullino che resta tale mentre noi cresciamo, ed è come una voce nascosta nel profondo di ognuno di noi, suggerendoci quelle emozioni e sensazioni che solo un fanciullo può avere. Spesso, però, questa voce non viene ascoltata dall’uomo. Il poeta invece è colui che è capace di ascoltare e dar voce al fanciullino, è colui che riesce a dar sfogo alle sensazioni e allo stupore tipico del bambino.

Il "Corriere dei Piccoli"

Nel Natale del 1908 esce il “Corriere dei Piccoli” come supplemento al “Corriere della Sera”. È un progetto di ammodernamento editoriale voluto da Luigi Albertini. La veste grafica del Corriere dei Piccoli è caratterizzata da una prima pagina a riquadri con vignette colorate. I contenuti interni, la scelta dei collaboratori e l'attenzione alla produzione straniera ne fanno un successo editoriale di quegli anni. Vengono trattati temi della scienza, della narrativa, dell’attualità e della poesia ed è destinato alla buona borghesia italiana. Il Corriere dei Piccoli è anche ricco anche di giochi da completare che affilano l'estro di Antonio Rubino. È suddiviso in 88 annualità ed è stato pubblicato fino al 1996. Tra le opere pubblicate a puntate sul Corriere dei Piccoli vi è “Il romanzo delle mie delusioni” di Sergio Tofano.

Incidenza del Fascismo sulla produzione letteraria

Il regime fascista condiziona fortemente la letteratura giovanile. All'impegno pedagogico sulle storie per bambini, si aggiunge nel ventennio di Mussolini quello dell'indottrinamento fascista. I libri per l'infanzia diventano strumento di penetrazione tra i giovani e i giovanissimi con il compito di alimentare, con storie di varia esemplarità, l'ideologia del regime, a partire dalla mitizzazione di Mussolini. Nel campo della letteratura per ragazzi, come in altri campi del sapere, il fascismo è riuscito certamente a creare una sorta di mentalità fatta di patriottismo acceso, di retorica solenne, di esaltazione di miti e riti guerreschi, ma non fino al punto da occupare totalmente e il mondo fantastico e creativo dei più giovani.

Principali autori della fase della Guerra e del dopoguerra (1915-1922)

Senza dubbio le opere di Orvieto, Gotta e Tofano risultano le più rappresentative del periodo bellico. L'attività letteraria di Laura Cantoni Orvieto (1876-1953), moglie del poeta Angiolo Orvieto, è tra i protagonisti del clima di grande fervore intellettuale che a Firenze fiorisce grazie alle attività organizzative della famiglia Orvieto. Esordisce nella scrittura per ragazzi nel 1909 con un libro di storie dedicate ai figli, storia di due bimbi italiani con una governante inglese. Due anni dopo scrive l'opera sua di maggior successo, Storie della storia del mondo, in cui una mamma racconta ai suoi due bambini i miti greci che fanno da contorno alla guerra di Troia. La materia del libro è il frutto di una intelligente rielaborazione. Nel 1914 Orvieto pubblica una raccolta di favole (Principesse, bambini e bestie) e nel 1920 pubblica il suo libro forse più commosso, la biografia della “fiorentina fanciulla inglese” Florence Nightingale, nata a Firenze nel 1820, donna decisa a combattere ostinatamente contro ogni convenzione borghese per far valere.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Froggy_F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura per l'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Di Veroli Anna.
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