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Concetti Chiave

  • Nel 63 a.C., i Romani occuparono la Palestina, trasformandola in una provincia imperiale a causa della resistenza ebraica.
  • I Romani costruirono infrastrutture significative in Palestina, come strade, acquedotti e un sistema di comunicazione marittima per collegarsi con Roma.
  • La giustizia era amministrata dai governatori romani, con severe punizioni per gli Ebrei che commettevano gravi crimini, inclusa la deportazione.
  • La prima rivolta ebraica nel 66 d.C. fu seguita da una seconda nel 132 d.C., entrambe represse brutalmente, portando alla distruzione di Gerusalemme.
  • In Palestina, i Romani introdussero modalità di intrattenimento come corse di bighe e lotte tra gladiatori, che non coinvolgevano la maggior parte degli Ebrei.

L'occupazione romana della Palestina

Nel 63° a.C., i Romani occuparono la Palestina meridionale, costituita in gran parte dall’antico regno di Giudea. Nello stesso anno, Pompeo riuscì a prendere d’assalto Gerusalemme e da allora Roma cerco di estendere sempre più il suo dominio nella regione. Come tutte le terre conquistate, anche la Palestina diventò una “provincia”. Occorre precisare che al tempo di Cesare Ottaviano Augusto, le province si distinguevano in “senatorie” e “imperiali”. Le province senatorie erano quelle in cui non vi era alcun pericolo di rivolta, erano amministrate dal Senato e rette da proconsoli, eletti dai senatori. Invece le province imperiali erano quelle maggiormente esposte ai pericoli di guerra. L’imperatore le amministrava direttamente, tramite suoi procuratori di fiducia. L’incarico di proconsole aveva la durata di un solo anno, mentre un procuratore poteva ricoprire restare in carica fino a cinque anni. Poiché gli Ebrei si consideravano un popolo superiore in quanto prediletto da Dio, essi non si rassegnarono mai ad essere passati sotto il dominio romano, per cui la Palestina, venendo considerata una provincia turbolenta, faceva parte delle province imperiali. Per questo motivo, nella regione, i Romani mantenevano in continuazione un esercito molto agguerrito e il principale accentramento militare con il relativo quartiere generale era dislocati a Cesarea, in Samaritania.

Le infrastrutture romane in Palestina

Appena arrivati, i Romani lasciarono in Palestina numerose ed importanti testimonianze della loro civiltà: infatti, vi costruirono nuove strade, grandi edifici, ponti ed acquedotti. Per la costruzione delle case, per esempio, invece di utilizzare fango e pietra si cominciò a ricorrere a materiali più resistenti come mattoni e pietre. Per rendere più possibile unita la nuova provincia con la capitale, su organizzata una via di comunicazione marittima che univa Sidone a Pozzuoli, nelle vicinanze di Napoli. Le navi mercantili facevano sosta ad Alessandria d’Egitto per caricare il grano destinato all’Italia. Furono costruite anche delle strade fino ad Efeso e da qui il viaggio continuava via mare fino a Brindisi. Esisteva anche un servizio postale fra Roma e la Palestina: il servizio era affidato a corrieri a cavallo che erano in grado di percorrere fino a 100 chilometri al giorno. È stato calcolato che, di solito, un corriere che partiva da Roma impiegava 50 giorni per arrivare a Cesarea. I Romani vi introdussero anche le loro modalità di divertimento: nelle vicinanze del tempio ebraico, costruirono un grande stadio in cui si tenevano le corse di bighe o le cruente lotte fra gladiatori, a cui, però, la maggior parte degli Ebrei non partecipava mai. In Palestina, i Romani portarono anche le loro leggi: infatti il governatore romano amministrava anche la giustizia ed una condanna era valida solo a condizione che avesse la sua conferma. Gli Ebrei che si macchiavano di gravi delitti venivano deportati in Sardegna o nell’isola di Patmos e condannati ai lavori forzati nelle miniere.

La ribellione ebraica contro Roma

Nel 66 d.C., scoppiò una violenta sommossa per liberarsi dalla dominazione romana che sfociò in una guerra di quattro anni. Per reprimere la ribellione, furono mandati in Palestina Vespasiano ed il figlio Tito, che poi diventerà imperatore. Gli Ebrei opposero una strenua resistenza, ma alla fine dovettero cedere e Gerusalemme fu incendiata e distrutta.

La diaspora ebraica

Un altro tentativo di rivolta ebbe luogo nel 132 d.C. Esso fu domato con estrema crudeltà perché moltissimi ebrei furono fatti prigionieri e diverse città palestinesi rase al suolo. Per spregio, sul luogo dove sorgeva il tempio ebraico fu innalzato un edificio in onore a Giove. Da quel momento iniziò la “diaspora” cioè la dispersione degli Ebrei che lasciarono la Palestina per trovare rifugio in molti paesi stranieri.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stata la causa principale dell'occupazione romana della Palestina?
  2. L'occupazione romana della Palestina iniziò nel 63 a.C. quando Pompeo conquistò Gerusalemme, portando la regione a diventare una provincia romana, considerata turbolenta a causa della resistenza degli Ebrei al dominio romano.

  3. Come erano organizzate le province romane durante il regno di Cesare Ottaviano Augusto?
  4. Le province romane erano distinte in "senatorie", amministrate dal Senato senza pericoli di rivolta, e "imperiali", esposte a conflitti e amministrate direttamente dall'imperatore tramite procuratori.

  5. Quali infrastrutture i Romani hanno introdotto in Palestina?
  6. I Romani costruirono strade, edifici, ponti e acquedotti, utilizzando materiali più resistenti e creando vie di comunicazione marittima e un servizio postale efficiente tra Roma e la Palestina.

  7. Qual è stato l'esito della ribellione ebraica contro Roma nel 66 d.C.?
  8. La ribellione ebraica del 66 d.C. culminò in una guerra di quattro anni, che si concluse con la sconfitta degli Ebrei e la distruzione di Gerusalemme.

  9. Cosa ha segnato l'inizio della diaspora ebraica?
  10. La diaspora ebraica iniziò dopo la seconda rivolta nel 132 d.C., quando molti Ebrei furono fatti prigionieri e diverse città palestinesi furono distrutte, portando alla dispersione del popolo ebraico in vari paesi.

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