Concetti Chiave
- Aldo Giurlani, noto come Palazzeschi, nasce a Firenze nel 1885 e inizia la sua carriera pubblicando raccolte poetiche caratterizzate da una vena crepuscolare.
- Palazzeschi entra in contatto con l'ambiente futurista, stringendo amicizie con artisti come Marinetti e Boccioni, ma mantiene una forte originalità nelle sue opere.
- Dopo un soggiorno a Parigi nel 1913, rompe con il Futurismo e si avvicina al marxismo, rivelando un antifascismo marcato.
- Nel periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale, pubblica opere significative come "Due imperi...mancati" e "Sorelle Materassi", evidenziando il suo stile grottesco e fantastico.
- Negli ultimi anni, la sua scrittura subisce un declino, perdendo l'ironia e il grottesco, ma continua a produrre opere sorprendenti fino alla sua morte nel 1974.
Quali sono gli inizi e la formazione?
Il suo vero nome era Aldo Giurlani. Nato nel 1885 a Firenze, in questa città frequenta per due anni la scuola di recitazione di Luigi Rasi, dove conosce Marino Moretti. Fa l'attore teatrale per breve tempo e poi si iscrive alla Sculla commerciale di Cà Foscari a Venezia, per le forti insistenze paterne. Ma abbandona gli studi e ritorna al città natale, dove pubblica, a sue spese, le prime raccolte poetiche: I cavalli bianchi (1905), Lanterna (1907), Poemi(1909), caratterizzate da una vena crepuscolare.
Influenze e amicizie artistiche
Entrato in contatto con l'ambiente futurista di Milano, stringe forti rapporti d'amicizia con Marinetti e Boccioni. Nello stesso tempo frequenta Papini e Soffici, trovandosi così molto spesso a mediare tra il gruppo di questi, che raccoglieva intorno a "Lacerba", e i fedelissimi di Marinetti. Del resto Palazzeschi rifiutò sempre le identificazioni e anche la sua produzione più vicina al Futurismo rivela una sensibile originalità, che distacca la raccolta di versi L'incendiario (1910), il romanzo Il codice di Perelà (1911) e il manifesto del Controdolore (1913), che propone il "riso" come forza autenticamente liberatrice, dalle soluzioni marinettiane. La sua particolare e quasi nichilistica gioiosità, l'inconfondibile dimensione del gioco libero, irriverente e dissacratore, del poeta che si vuole "divertire", e l'estrosa leggerezza di composizioni che si muovono fra Crepuscolarismo e Futurismo non lasciano dubbi.
Rottura con il Futurismo
Dopo il soggiorno sul finire del 1913 a Parigi, dove incontra e frequenta assiduamente Appollinaire e i futuri dadaisti, ma anche Picasso, Braque e Matisse, torna a Firenze e rompe con il Futurismo, non solo per ragioni di estetica. Nel periodo successivo, infatti, si avvicina al marxismo e si propone decisamente come anti-interventista, fino a maturare un "aguzzo, taciturno e doloroso antifascismo" (Russo).
Sperimentazione e opere successive
Alla fine del conflitto è di nuovo a Firenze ma ritorna spesso a Parigi. Nel 1920 esce Due imperi...mancati, romanzo politico dove la vena polemica è affiancata dalla sua consueta ironia; nel 1921 la raccolta di novelle Il Re bello, che lascia intravedere il ritorno di Palazzeschi al registro fantastico con La Piramide (1943), l'ultima opera della trilogia dei Romanzi straordinari, formata nella revisione del 1943, da Riflessi (1908; poi col titolo Alegoria di novembre in tutte le edizioni successive) e da Il codice di Perelà. Si accentua inoltre la sua disposizione al grottesco, che però si traveste in forme sempre diverse: da gioco della memoria in Stampe dell'800 (1932) a racconto realistico tradizionale nelle Sorelle Materassi (1934), la sua opera più fortunata, fino al pastiche surreale del Palio dei buffi (1937). L'audace sperimentalismo dello scrittore è alimentato dai rapporti fecondi intrattenuti con Parigi ma anche dalla naturale disposizione a reperire sempre nuovi campi d'applicazione per la sua duttile scrittura.
Declino e ultime opere
Nel 1941 si trasferisce a Romae qui si verifica un deciso e progressivo impoverimento della sua vena fantastica, che nelle opere successive non è più sostenuta dall' ironia e dal grottesco (I fratelli Cuccoli,1948; Roma, 1953). Inizia così il periodo delle revisioni delle opere giovanili e della loro sistemazione definitiv in cicli ed edizioni. Mal'estro di Palazzeschi non è del tutto spento e la sua longevità gli dà ancora il tempo di esprimersi in sorprendenti impennate (Il buffo integrale, 1966; Il Doge, 1967; Stefanino,1969; Storia di un'amicizia, 1971). Muore a Roma nel 1974.
Domande da interrogazione
- Qual è il vero nome di Palazzeschi e quali sono le sue prime opere?
- Quali influenze artistiche ha subito Palazzeschi durante la sua carriera?
- Cosa ha portato Palazzeschi a rompere con il Futurismo?
- Quali sono alcune delle opere significative di Palazzeschi dopo la Prima Guerra Mondiale?
- Come si manifesta il declino della vena fantastica di Palazzeschi nelle sue ultime opere?
Il vero nome di Palazzeschi era Aldo Giurlani. Le sue prime raccolte poetiche, pubblicate a proprie spese, includono "I cavalli bianchi" (1905), "Lanterna" (1907) e "Poemi" (1909), caratterizzate da una vena crepuscolare.
Palazzeschi ha avuto forti rapporti d'amicizia con figure del Futurismo come Marinetti e Boccioni, ma ha anche frequentato Papini e Soffici, mantenendo una sua originalità che si distacca dalle soluzioni marinettiane, come evidenziato nel manifesto del Controdolore (1913).
Dopo un soggiorno a Parigi nel 1913, Palazzeschi ha rotto con il Futurismo non solo per ragioni estetiche, ma anche per avvicinarsi al marxismo e sviluppare un antifascismo profondo, come descritto da Russo.
Dopo la guerra, Palazzeschi pubblica opere come "Due imperi...mancati" (1920) e "Il Re bello" (1921), mostrando una crescente inclinazione verso il grottesco e il fantastico, culminando nella trilogia dei Romanzi straordinari.
A partire dal 1941, Palazzeschi vive un progressivo impoverimento della sua vena fantastica, con opere come "I fratelli Cuccoli" (1948) e "Roma" (1953) che mancano dell'ironia e del grottesco precedentemente presenti, segnando un cambiamento nel suo stile.