Trasferimento a Cipro e il caos degli eventi
Dall’atto II in poi ci trasferiamo a Cipro: regno del caos, quelle 36 ore che passano per far precipitare gli eventi, si svolgono a Cipro. Qui c’è un azzeramento, c’è tutto il viaggio per mare da Venezia e Cipro che non viene proprio preso in considerazione. È l’atto nel quale Iago mostra la sua misoginia, è l’atto in cui Othello ci mostra quella che possiamo chiamare la sua doppia differenza: Othello è il diverso ma per come lui percepisce se stesso all’inizio, per come vanno le cose, Othello è come se fosse sempre attraversato da una doppia differenza.
La doppia differenza di Othello
Quando sente che è scoppiata una rissa in strada, esce dalla sua casa, sente i suoi uomini azzuffarsi e interviene in questo modo: "are we turned turks? And to ourselves do that Which heaven hath forbid the Ottomites? For Christian shame, put by this barbarous brawl". Othello potrebbe anche essere inteso come i mori come venivano chiamati a quell’epoca, "i turchi". Ottomites, quelli contro cui Othello e i suoi sono venuti a Cipro. L’alterità per i veneziani è la barbarie di quell’altro gruppo. Othello, che potrebbe essere lui stesso inteso come moro, recita quella battuta: "siamo diventati tutti turchi? Facciamo a noi stessi quello che è proibito per religione agli ottomani? Mettete da parte, smettetela con questa rissa barbara." Othello, altro, si sente parte della comunità di veneziani ma lui è l’altro rispetto a quella comunità. Prende le distanze da quell’altro gruppo che potrebbe ben essere il suo gruppo di appartenenza.
Il ruolo di Iago
Iago è come se fosse il regista di tutta la vicenda che opera però da dentro la storia stessa. Non a caso, Iago è stato paragonato all’abilità del linguaggio di persuadere, la dialettica. L’abilità di usare il linguaggio o addirittura Iago è linguaggio. Allegoria della dialettica di Paolo Veronese: fanciulla che tesse con le mani una ragnatela: Iago è colui che tesse la ragnatela.
Motivazioni di Iago
Iago all’inizio del dramma dà anche delle spiegazioni per la sua invidia per Othello: "non mi ha nominato suo luogotenente, ha nominato Cassio, Othello è stato con mia moglie." Però Iago dice: "I’m not what I am". Coleridge, a proposito di Iago, disse che lui offre al pubblico sempre delle giustificazioni a quello che sta per fare, sta facendo, è una "caccia al motivo"; ce l’hanno anche i critici che analizzano Iago ma la verità è che Iago non è altro che una malvagità senza motivo. Non può fare altrimenti, è fatto così.
Relazioni di Iago
L’atto I inizia e finisce con Iago in scena. Roderigo, per spiegare la sua relazione con Iago, subito colloca o definisce quella relazione con questa cosa qui: "è come se le mie ricchezze fossero state tue e ora devo apprendere che non mi hai rivelato del matrimonio." Iago non conosce affetti ma solo relazioni che sono di transazioni economiche. Anche alla fine, Iago ripete più volte questa frase: "put money in thy purse". Apertura e chiusura dell’atto I ci dicono già qualcosa di Iago.
La complessità del personaggio di Iago
Iago: I’m not what I am. Quanto è diverso dalla battuta che definisce Othello: "I must be found" che ricorda: "tutte le mie caratteristiche positive mi manifesteranno". Iago è il regista, è un regista non veramente solo in scena non solo perché Roderigo sa dei suoi piani ma anche perché Iago intrattiene una relazione privilegiata con il pubblico: ci sono momenti o perché è da solo in scena o perché è con altri personaggi o girandosi verso il pubblico o girandosi dall’altra parte, dice delle cose a bassa voce in modo che gli altri non sentono ma gli spettatori sì. Mette gli spettatori a parte dei suoi piani e in questo modo si crea dei complici.
Iago e i pregiudizi culturali
Karen Newman riassume in questo modo questa caratteristica di Iago: Iago è una cultural hyperbole: il fatto che Iago riesca a crearsi degli spettatori complici nel suo piano. In qualche modo, Iago mette in scena dei pregiudizi culturali che sono già esistenti nella cultura del tempo. Ecco perché funziona che Iago possa pronunciare tanti "asides" nei quali porta il pubblico dalla sua parte perché, anche all’inizio nello scambio con Roderigo, sono definizioni che ci stanno mostrando un modo di vedere che non è assolutamente originale di Iago, che Iago sta catalizzando ma è già proprio di quella società. Lo sta catalizzando verso Othello. Ecco perché Newman parla di Iago come una cultural hyperbole: lui è l’eccesso di quello che viene dalla cultura. Newman ci sta già dando la dimensione assolutamente linguistica del personaggio.
Iago e il caos
Iago, per esempio, ci rende complici, l’ha già fatto prima, quando "so will I turn her virtue into pitch..." in poche battute il piano di Iago. Iago è colui che porta caos nella città ordinata, che sovverte gli ordini, qui si propone di capovolgere la virtù di Desdemona in vizio: quel vizio lo chiama "black pitch": la bianca virtù nel vizio più nero della pece. Iago sovverte il bene e utilizza la bontà di Desdemona a farle diventare "the net", la rete con la quale intrappolerà tutti. "Tutti" sono Desdemona, Othello e Cassio. È Iago il ragno che creerà la ragnatela che intrappolerà tutti ma lo farà utilizzando tutto quello che è buono negli altri personaggi e lo farà risultare negativo: Iago riesce a mantenere questa promessa.
Il linguaggio e il potere di Iago
Lo fa soprattutto contro Othello però, essendo il testo sempre anticipatore di altre cose, a un certo punto Othello, quando parlerà a Desdemona di un fazzoletto che lui gli ha regalato e che Desdemona non trova più, Othello definisce quel fazzoletto prezioso: "There’s magic in the web of it". "Web": termine che significa anche "ragnatela". Utilizza un termine simile a "net" di Iago. Qui Othello non sa ancora di essere nelle grinfie di Iago e non sa ancora che quel fazzoletto diventerà la prova oculare, l’oggetto che lo farà impazzire di gelosia. Il testo qui sta permettendo a Othello di rivelare una verità inconsciamente: anche il fazzoletto è la ragnatela.
Il linguaggio velenoso di Iago
Iago è linguaggio: fa riferimento più volte all’orecchio dell’altro, Iago è linguaggio che va ascoltato, che avvelena l’ascolto. Il suo piano nell’atto II scena III, l’orecchio è il luogo attraverso il quale passa il veleno. (Hamlet come viene ucciso) "I’ll pour this pestilence into his ear": sta rivelando al pubblico che cosa vuole fare, passa ancora per l’orecchio la pestilenza che lui darà a Othello. Iago, prima di parlare con Othello, rivela il suo piano o a Roderigo o a noi in scena. Fa spesso riferimento all’orecchio di Othello: troviamo una percezione del linguaggio come pericoloso, potente ma anche pericolosamente linguaggio che possa avvelenare. La parola pronunciata ad alta voce. Potere delle parole.
Improvvisazione del potere
Un altro aspetto importante è quello che Greenblatt ha definito "improvvisazione del potere": sta parlando di un’abilità di Iago. Iago, per come si mostra in scena, non ci rivela soltanto il suo piano: ci fa vedere proprio come i suoi piani prendano forma sotto i nostri occhi.
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