Concetti Chiave
- L'Ostensorio di Voghera è un'opera eccezionale per la sua ricchezza cromatica e qualità esecutiva, realizzata in argento parzialmente dorato e smalti traslucidi.
- Originariamente destinato alla Collegiata di San Lorenzo a Voghera, l'oggetto è datato 1456 e presenta un'iscrizione niellata sul piede che ne attesta la provenienza.
- Lo stile dell'Ostensorio mostra influenze architettoniche dal Duomo di Milano, con dettagli decorativi che richiamano il gusto tardogotico dell'epoca.
- Pietro Toesca fu il primo a studiare l'Ostensorio, commettendo un errore di lettura sulla data dell'iscrizione, corretto solo nel 1956.
- Il prezioso oggetto è entrato nelle raccolte civiche nel 1915 grazie a un contributo della contessa Luisa Morelli di Popolo, in memoria del marito Galeazzo Visconti.
L'ostensorio di Voghera
L’Ostensorio di Voghera è una delle opere più spettacolari del museo, sia per la ricchezza e la vivace cromia dei materiali costitutivi (argento parzialmente dorato, smalti traslucidi), sia per le misure, straordinarie, anche se non uniche per questa tipologia di oggetti, ma anche per l’altissima qualità esecutiva. L’Ostensorio è una suppellettile ecclesiastica destinata all’esposizione solenne dell’Ostia consacrata; questo era originariamente destinato alla Collegiata di San Lorenzo a Voghera, come rivela anche l’elegante iscrizione niellata sul piede (Completum fuit hoc tabernaculum pro plebe viqueriensi diocesis tortoniensis MCCCCLVI die XXVI madii).
Stile e influenze architettoniche
Dal punto di vista stilistico presenta un’evidente derivazione da tipologie architettoniche, in particolare dalla parte più antica del Duomo di Milano, palese anche nei più minuti particolari decorativi (ad esempio dai doccioni a forma di drago posti sotto le figure di angeli musicanti si protendono degli inutili tubi di grondaia). Se infatti da un lato non è possibile escludere che la datazione al 1456 si riferisca all’intera suppellettile, data la tenace persistenza ancora alla metà del secolo XV del gusto tardogotico, soprattutto nell’ambito dell’oreficeria, rimane però valido il confronto, avviato da Toesca, fra l’ Ostensorio di Voghera e la zona absidale del Duomo di Milano, realizzata al volgere del secolo, intorno al 1400; inoltre permangono incertezze rispetto all’area lombarda di fabbricazione, per affinità anche con le oreficerie venete della prima metà del Quattrocento.
Errori storici e acquisizione
Pietro toesca fu il primo ad avviare uno studio sistematico dell’oggetto e a rendersi protagonista di un errore di lettura della data presente sull’iscrizione – 1406 al posto di 1456 – che doveva protrarsi fino al 1956, anno in cui la conservatrice delle raccolte artistiche del Comune di Milano, Gilda Rosa, si accorse della svista. Toesca oltre ad osservare la vicinanza fra le architetture del Duomo e l’Ostensorio, riteneva che le piccole figure che ornano la suppellettile fossero da avvicinare all’entourage artistico degli scultori della cattedrale, dove lavoravano maestri renani, borgognoni e lombardi. Il prezioso oggetto d’oreficeria è entrato a far parte delle raccolte civiche nel 1915 grazie ai fondi forniti dalla contessa Luisa Morelli di Popolo in memoria del marito Galeazzo Visconti.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza dell'Ostensorio di Voghera nel contesto del museo?
- Quali influenze architettoniche si possono riscontrare nell'Ostensorio di Voghera?
- Qual è stata la storia della datazione dell'Ostensorio di Voghera?
L'Ostensorio di Voghera è considerato una delle opere più spettacolari del museo per la sua ricchezza di materiali, come argento parzialmente dorato e smalti traslucidi, e per l'alta qualità esecutiva, essendo destinato all'esposizione solenne dell'Ostia consacrata (testo).
L'Ostensorio presenta evidenti derivazioni da tipologie architettoniche, in particolare dal Duomo di Milano, con dettagli decorativi che richiamano il gusto tardogotico, suggerendo un confronto con la zona absidale del Duomo realizzata intorno al 1400 (testo).
Pietro Toesca commise un errore di lettura della data sull'iscrizione, confondendo il 1456 con il 1406, errore che perdurò fino al 1956, quando Gilda Rosa scoprì la svista. L'Ostensorio è entrato nelle raccolte civiche nel 1915 grazie a una donazione della contessa Luisa Morelli di Popolo (testo).