Concetti Chiave

  • Anna Maria Ortese, nata a Roma nel 1914, ha pubblicato opere significative come "Il mare non bagna Napoli", vincitrice del premio Viareggio nel 1953.
  • La novella di Eugenia, ambientata durante la Seconda guerra mondiale, esplora le difficoltà economiche della sua famiglia, evidenziando il ruolo del contesto sociale.
  • Ortese utilizza il dialetto e un italiano semplificato per rendere l'ambientazione più realistica e rappresentativa della vita quotidiana dei personaggi.
  • Gli occhiali nella narrazione simboleggiano la scoperta di una realtà cruda, rivelando la povertà e la condizione sociale dei protagonisti.
  • La scrittrice adotta una narrazione esterna, registrando la vita dei personaggi con una scelta aggettivale che riflette l'atmosfera sociale di Napoli.

Indice

  1. Chi è Anna Maria Ortese e quali sono le sue opere?
  2. Eugenia e la sua Famiglia
  3. Realismo e Dialetto nella Narrazione
  4. Simbolismo degli Occhiali

Chi è Anna Maria Ortese e quali sono le sue opere?

Anna Maria Ortese nacque nella città eterna di Roma nell’anno del 1914, ovvero agli inizi della prima guerra mondiale. Pubblico’ la sua prima raccolta di racconti quando era davvero molto giovane in quanto aveva da poco compiuto il suo ventitreesimo anni di età (Angelici dolori, 1937) quindi giovanissima. L’opera che invece la portò a ricoprire un ruolo più prestigioso è stata quella che era una raccolta di novelle che fu intitolata con ‘’il mare non bagna Napoli’’ che risale al 1953. Questa raccolta di novelle diventò talmente tanto famosa che fu addirittura premiata con quello che è il premio Viareggio. Scrisse in seguito alcuni romanzi, tra cui Poveri e semplici, che vinse il premio Strega nel 1967. Morì a Rapallo nel 1998. Figura trascurata e poco studiata, viene spesso affiancata a Elsa Morante per la sua capacità di rappresentare situazioni che si avvicinano alla sensibilità neorealista.

Eugenia e la sua Famiglia

La piccola Eugenia vive in una povera abitazione insieme alla sua numerosa famiglia: sono tempi duri a Napoli, visto che è in corso la Seconda guerra mondiale, e tutti stentano a tirare avanti. Eugenia è affetta da una grave miopia, vissuta dalla sua famiglia come una vera sciagura, perché curarla costa molto. In questa novella, in particolare, l'ambiente sociale è il vero protagonista della narrazione, e determina l'azione e le scelte dei personaggi-individui che lo popolano.

La vicenda personale di Eugenia e della sua famiglia è infatti vissuta pubblicamente, "in piazza", come accade normalmente in quella particolare comunità umana che è il vicinato, in cui gioie e dolori individuali appartengono a tutti.

Realismo e Dialetto nella Narrazione

Per dare all'ambientazione tutta la sua carica realistica, la scrittrice fa ampio ricorso al dialetto, all'italiano approssimativo di chi ha poca dimestichezza con la lingua "dei signori", lasciando spazio al discorso diretto, allo scambio di parole e di considerazioni, trasferiti sulla carta in tutta la loro semplice immediatezza. Di fatto, assistiamo alla rappresentazione di una tranche de vie, come nella migliore tradizione della narrazione realista.

Simbolismo degli Occhiali

Nell'economia della narrazione gli occhiali svelano tutta la crudezza di un mondo che, fino a quel momento, era rimasto avvolto nell'ovatta indeterminatezza dei colori e dei contorni sfumati dalla miopia di Eugenia. Gli occhiali, oggetto-simbolo, permettono a Eugenia (ma anche al lettore) di "vedere" la prima volta la realtà dei "bassi", molto diversa dalle strade del centro e marchio indelebile della loro povertà.

Come gli occhiali del racconto, la Ortese è capace di cogliere i suoi personaggi nella loro realtà più autentica. Ella adotta infatti la posizione del narratore esterno, che si limita a registrare quanto vede, quasi come sulla pellicola fotografica.

L'unica intromissione che si concede è la scelta dell'aggettivazione, che però è sempre funzionale alla resa dell'ambiente sociale e dell'atmosfera in cui si muovono i personaggi: «voce modesta della bambina», «la voce sempre irritata della zia», «logora, familiare figura», «gruppo di cristiani cenciosi e deformi».

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'importanza della raccolta "Il mare non bagna Napoli" nella carriera di Anna Maria Ortese?
  2. "Il mare non bagna Napoli" è stata l'opera che ha conferito a Ortese un ruolo prestigioso, diventando famosa e vincendo il premio Viareggio nel 1953.

  3. Come viene rappresentata la vita di Eugenia e della sua famiglia nel contesto della Seconda guerra mondiale?
  4. La vita di Eugenia e della sua famiglia è segnata dalla povertà e dalla difficoltà, con l'ambiente sociale che gioca un ruolo cruciale nelle loro scelte e azioni, vissute pubblicamente nel vicinato.

  5. Qual è il ruolo del dialetto nella narrazione di Ortese?
  6. Ortese utilizza il dialetto e un italiano approssimativo per rendere l'ambientazione realistica, permettendo una rappresentazione autentica delle interazioni tra i personaggi e la loro vita quotidiana.

  7. Cosa simboleggiano gli occhiali nella novella di Ortese?
  8. Gli occhiali simboleggiano la possibilità di vedere la realtà cruda e autentica dei "bassi", rivelando la povertà e le difficoltà che caratterizzano la vita di Eugenia e della sua comunità.

  9. In che modo Ortese si distingue come narratrice nel suo stile?
  10. Ortese adotta una posizione di narratore esterno, registrando la realtà dei suoi personaggi con un'osservazione attenta, utilizzando aggettivi funzionali per rendere l'atmosfera sociale e le emozioni dei protagonisti.

Domande e risposte

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