Concetti Chiave
- Italo Svevo, nato a Trieste nel 1861, ha subito un'educazione tecnica-commerciale e ha lavorato in banca, trovando la sua vera vocazione nella letteratura.
- Influenzato dalla filosofia germanica e dalla letteratura realistica europea, Svevo ha sviluppato un interesse per autori come Schopenhauer, Balzac e Flaubert.
- Dopo una carriera iniziale senza successo, l'incontro con James Joyce nel 1905 ha segnato un punto di svolta, portando alla pubblicazione di "La coscienza di Zeno".
- La poetica di Svevo esplora la verità umana e il conflitto esistenziale attraverso storie intimiste, con un forte legame tra i personaggi e la vita reale dell'autore.
- I suoi romanzi affrontano la crisi della coscienza e la ricerca di soluzioni esistenziali, passando da un pessimismo tragico a un'ironia verso la vita quotidiana.
Qual è l'infanzia e la formazione di Svevo?
Biografia: Aron Hector Schmitz, in arte Italo Svevo, nacque a Trieste nel 1861 da una famiglia discretamente agiata. Iniziò gli studi in Baviera, ma dopo le medie fece ritorno in Italia, dove completò la sua formazione a indirizzo tecnico-commerciale. A diciannove anni fu costretto ad impiegarsi in banca e per vent’anni svolse un lavoro che, attratto com’era dagli studi umanistici, reputava alienante.
Trieste e influenze culturali
Svevo visse in una Trieste ricca di traffici commerciali ma culturalmente sterile, perciò rivolse altrove la sua attenzione: in particolare, egli mostrò interesse per il pensiero filosofico germanico (Schopenhauer) e per la letteratura realistica europea (specialmente francese: de Balzac, Flaubert, Maupassant). Sebbene non fosse attratto dalle opere italiane contemporanee non trascurò i classici di stampo realistico di autori come Boccaccio, Machiavelli e Guicciardini.
Primi romanzi e carriera lavorativa
Tra il 1892 e il 1898 Svevo pubblicò i suoi primi due romanzi, Una vita e Senilità, ma entrambi non riscossero successo, neppure da parte della critica. Poco dopo lasciò la banca in cui lavorava e prese a condurre con il suocero un’industria per la produzione di vernici sottomarine. Il lavoro lo impegnò molto, ma gli permise ugualmente di dedicarsi all’attività letteraria.
Incontro con Joyce e successo
Nel 1905 Svevo conobbe lo scrittore irlandese James Joyce e, durante l’attività di questi a Trieste (come insegnante di inglese), instarò con lui un’autentica amicizia. Joyce aprì a Svevo le porte del successo: nel 1923 presentò ai critici il suo terzo romanzo, La coscienza di Zeno, e lo segnalò in tutta Europa come l’opera più significativa della letteratura e della coscienza contemporanee. In Italia, invece, fu Montale ad attribuire a Svevo un giudizio altamente positivo.
Lo scrittore, finalmente affermato, non poté però godere a lungo della sua fama, poiché nel 1928 perse la vita in un banale incidente d’auto.
Poetica e temi dei romanzi
Opere e poetica: La poetica di Svevo è ben inquadrata da quanto scrisse Montale dei suoi tre romanzi: in essi - egli disse - c’è “ardore di verità umana e desiderio continuo di sondare, ben al di là delle parvenze fenomeniche dell’essere, in quella zona sotterranea ed oscura della coscienza dove vacillano e si oscurano le evidenze più accettate”. In effetti, benché Una vita e Senilità presentino un’impostazione di natura essenzialmente realistica, le opere di Svevo svolgono una tematica intimistica relativa al protagonista. Tutti, inoltre, presentano un legame stretto tra il personaggio e la realtà esistenziale dell’autore, perciò si possono considerare l’autobiografia della sua esperienza esteriore ed intima.
In particolare, i tre romanzi di Svevo rappresentano lo svolgimento di una coscienza in crisi con la società e con la cultura tradizionale, e nello stesso tempo raffigurano la ricerca di una soluzione al problema esistenziale. In Una vita tale ricerca non dà alcun esito positivo e conduce ad una sorta di “presa d’atto” del conflitto tragico dell'uomo con la realtà, che può risolversi soltanto col suicidio (è ciò che fa Alfonso Nitti, protagonista del romanzo, non trovando altro modo per sfuggire all’angoscia del vivere). In Senilità si prospetta, invece, una specie di sotterfugio per resistere e sopravvivere al conflitto con la realtà: il protagonista, Emilio Brentani, elude il più possibile i problemi del vivere civile e cerca di creare una realtà fittizia che gli consenta di evadere, simbolicamente, dal suo dramma esistenziale. Nel terzo romanzo, infine, La coscienza di Zeno, il problema esistenziale si risolve con la “scoperta dell’azione”: l’immersione totale nei problemi concreti del vivere quotidiano permette al protagonista di liberarsi dal peso dell’angoscia, privandolo del tempo per riflettere sulle problematiche astratte dell’esistenza. È questa la conclusione a cui previene Svevo, passando dal pessimismo tragico del primo romanzo all’ironia verso un mondo effimero dell’ultima opera.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza dell'incontro tra Svevo e Joyce?
- Come influenzò Trieste la formazione di Svevo?
- Quali temi emergono nelle opere di Svevo?
- In che modo la poetica di Svevo si distingue nel panorama letterario?
- Qual è la conclusione del percorso esistenziale nei romanzi di Svevo?
L'incontro con James Joyce nel 1905 fu cruciale per Svevo, poiché Joyce lo presentò ai critici e contribuì al suo successo con il romanzo "La coscienza di Zeno", considerato un'opera significativa della letteratura contemporanea.
Svevo visse in una Trieste culturalmente sterile, il che lo portò a cercare ispirazione nel pensiero filosofico germanico e nella letteratura realistica europea, piuttosto che nelle opere italiane contemporanee.
Le opere di Svevo affrontano temi di crisi esistenziale e ricerca di soluzioni ai conflitti con la realtà, evidenziando un legame tra il protagonista e l'esperienza personale dell'autore.
La poetica di Svevo, come osservato da Montale, si caratterizza per l'ardore di verità umana e la volontà di esplorare le profondità della coscienza, superando le apparenze fenomeniche dell'esistenza.
Nei suoi romanzi, Svevo evolve dal pessimismo tragico di "Una vita" all'ironia di "La coscienza di Zeno", suggerendo che l'azione concreta nella vita quotidiana può alleviare l'angoscia esistenziale.