Concetti Chiave
- Nel IX secolo, i Normanni vareghi provenienti dalla Scandinavia conquistarono gli Slavi del Dnepr, che iniziarono a chiamarli “russi”.
- I Vareghi costruirono gorods, fortificazioni che divennero le prime città russe, con Kiev come centro principale e fonte di tributi dalle popolazioni locali.
- L'economia dei Vareghi si sviluppò attraverso il commercio, sfruttando la loro posizione geografica strategica e i contatti con l'Impero Bizantino e il califfato di Bagdad.
- L'invasione dei Peceneghi nell'XI secolo portò al declino delle città russe e alla transizione da un'economia commerciale a una agricola.
- La società russa si distinse per un'aristocrazia commerciale e un'economia di scambio, contrariamente all'aristocrazia fondiaria e all'economia curtense dell'Impero Carolingio.
L'origine dei Normanni vareghi
Nel corso del IX secolo, alcune bande di Normanni vareghi, originari della Scandinavia, stabilirono il loro dominio sugli Slavi, del bacino del fiume Dnepr. Le popolazioni vinte chiamarono i dominatori “russi”. L’origine del termine è piuttosto controversa. Forse gli Slavi indicavano con la parola “Rus” i Vareghi scandinavi; questa ipotesi è giustificata dal fatto che i Finlandesi chiamavano gli Scandinavi “Ruotsi”. Questi ultimi, per sopravvivere in mezzo ai popoli sottomessi, costruirono delle opere murarie fortificate, chiamate gorods e in esse si istallarono intorno ai loro principi e alle immagini delle loro divinità. Nella lingua russa “gorod” (= город) significa “città”. In pratica si trattava di campi trincerati e le più antiche città russe derivano il proprio nome proprio da questo tipo di aggregazione urbana. La più importante si trovava a Kiev, il cui principe aveva la preminenza su tutti gli altri. La loro sussistenza era garantita dai tributi versati dalle popolazioni indigene.
Economia e commercio dei Vareghi
Ben presto, però, cominciarono a praticare un’economia di scambio, favorita dalla collocazione geografica del territorio occupato. Infatti, la Russia meridionale confinava con due civiltà nettamente superiori: l’Impero Bizantino e il califfato di Bagdad. Mercanti arabi e bizantini frequentavano già le regioni slave quando i Vareghi ne presero possesso e questi ultimi, molto energici e intraprendenti, furono ben felici di seguire la strada dei commercianti già presenti in zona. D’altra parte, il paese che essi occupavano metteva a loro disposizione dei prodotti particolarmente adatti al traffico commerciale con degli Imperi, così ricchi e raffinati. Le grandi foreste fornivano abbondante miele, un alimento molto prezioso dato che lo zucchero era ancora sconosciuto. Esse fornivano anche pregiate pellicce, molto richieste anche nelle regioni meridionali per l’arredamento e per rendere più lussuosi i vestiti.
Era anche molto facile procurarsi degli schiavi. In questo modo, mentre l’Impero Carolingio si trovava isolato dopo la chiusura del Mediterraneo, la Russia meridionale dei Vareghi era sollecitata ad indirizzare i suoi prodotti verso due mercati molto importanti. Occorre anche aggiungere che, per la loro religione pagana, i Vareghi non avevano alcun ostacolo nel commerciare con i musulmani, problema che, invece, esisteva presso i Cristiani d’Occidente. Non appartenendo né alla fede di Cristo, né a quella di Maometto, i Vareghi chiedevano soltanto di arricchirsi, commerciando sia con gli uni che con gli altri. L’archeologia ci ha fatto scoprire un ingente quantità di monete arabe e bizantine disseminate in tutta la Russia; infatti, le vie commerciali vareghe partivano da Kiev, seguivano verso Sud il corso del fiume Dneper, verso l’est quello del Volga e verso nord la Duna per arrivare fino al golfo di Botnia. Come documentazione del traffico commerciale, oltre ai dati forniti dagli scavi archeologici abbiamo gli scritti dell’imperatore bizantino Costantino Porfirogeneto del X secolo, che ci fanno capire i rapporti culturali e commerciali privilegiati delle popolazioni russe con Bisanzio. Come si vede, all’origine della società russa c’è stato il commercio e non l’agricoltura, come spesso avviene e questo è successo perché, fin dall’inizio, i Russi anziché trovarsi come gli abitanti dell’Europa occidentale, isolati dal mondo esteriore, sono stati spinti ad aprirsi verso l’esterno e obbligati ad avere contatti con i vicini. Da questa considerazione si possono far derivare le differenze dello stato sociale dei Russi con quello dell’Impero Carolingio, in cui prevaleva l’aristocrazia fondiaria, i servi legati alla gleba, una popolazione campagnola ed una semplice economia di consumo. Fra i Russi, invece, prevaleva un’aristocrazia commerciale, la presenza di schiavi intesi come strumenti di lavoro, una popolazione concentrata nelle città ed un’economia di scambio ed un’attività commerciale regolare e permanente.
Declino e invasione dei Peceneghi
Una così felice situazione non durò, però, a lungo. Nell’XI secolo, le rive del Mar Caspio e del Mar Nero furono invase dai Peceneghi. Tale invasione produsse sui Russi le stesse conseguenze che ebbe l’invasione degli Arabi per l’Europa occidentale. Come gli Arabi tagliarono ogni forma di comunicazione della Gallia con l’Oriente e gli Arabi così Peceneghi impedirono alla Russia ogni contatto con i suoi mercati esterni. Con la scomparsa del transito le città si spopolarono e la popolazione si trovò nella necessità di trovare in loco i mezzi per sopravvivere, il che comportò che l’economia agricola sostituisse quella commerciale. Le regioni del sud, rovinate dai barbari, decaddero a favore di quelle del nord per Kiev decadde come era caduta Marsiglia; inoltre, il centro dello stato russo si sposto a nord, a Mosca, così come il centro dello Stato carolingio si spostò verso il bacino del Reno ad Aquisgrana. Il parallelismo si può concludere con la formazione, in entrambi i paesi, di un’aristocrazia fondiaria e di un’economia curtense che, impossibilita a vendere e a esportare, riduceva la produzione ai bisogni del proprietario e a quelli dei contadini. Tuttavia, bisogna precisare che questo parallelismo non è avvenuto nello stesso momento. Infatti, la Russia viveva di commercio quando nell’Impero carolingio si aveva l’economia curtense mentre quest’ultima subentrò in Russia quando ormai l’Europa occidentale aveva trovato altri sbocchi.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine del termine "Rus" e come si collega ai Normanni vareghi?
- Quali erano le principali attività economiche dei Vareghi in Russia meridionale?
- Come influenzò la religione pagana dei Vareghi il loro commercio?
- Quali furono le conseguenze dell'invasione dei Peceneghi per la Russia?
- In che modo il declino commerciale influenzò la struttura sociale della Russia?
Il termine "Rus" potrebbe derivare dai Vareghi scandinavi, come suggerito dal fatto che i Finlandesi chiamavano gli Scandinavi "Ruotsi". Gli Slavi, dopo essere stati sottomessi, iniziarono a riferirsi ai loro dominatori con questo nome.
I Vareghi praticavano un'economia di scambio, approfittando della loro posizione geografica per commerciare con l'Impero Bizantino e il califfato di Bagdad, scambiando prodotti come miele e pellicce, e anche schiavi.
La religione pagana dei Vareghi non creava ostacoli nel commerciare con i musulmani, a differenza dei Cristiani d'Occidente, permettendo loro di arricchirsi attraverso scambi con entrambe le fedi.
L'invasione dei Peceneghi nell'XI secolo interruppe i contatti commerciali della Russia con i mercati esterni, portando a un declino delle città e a un passaggio da un'economia commerciale a un'economia agricola.
Con la perdita dei contatti commerciali, la Russia sviluppò un'aristocrazia fondiaria e un'economia curtense, simile a quella dell'Impero Carolingio, ma in un momento successivo, trasformando la sua struttura sociale e economica.