Concetti Chiave
- Il sistema politico del Regno d'Italia era caratterizzato da un Parlamento bicamerale, in cui il potere legislativo era principalmente nelle mani della Camera dei deputati.
- Il suffragio censitario limitava la partecipazione politica, con meno del 2% della popolazione che poteva votare, escludendo la maggior parte dei cittadini dalla vita politica.
- Molti cattolici si astennero dalle votazioni fino al 1913 come protesta contro l'abolizione del potere temporale del papa, evidenziando la scarsa rappresentatività del Parlamento.
- In assenza di veri partiti politici, i deputati rappresentavano interessi locali specifici, creando una dinamica politica basata su richieste locali piuttosto che su ideologie nazionali.
- Le differenze tra la Destra e la Sinistra storica si attenuarono nel tempo, con un passaggio di potere nel 1876 che avvenne senza conflitti significativi, segnando una semplice correzione di rotta.
Il sistema politico del Regno d'Italia
Per merito di Cavour, il Regno d'Italia era uno Stato liberale in cui il potere legislativo era nelle mani di un Parlamento bicamerale, articolato in un Senato di nomina regia e in una Camera dei deputati. Il Senato, però, non ebbe una grande importanza nella vita politica italiana degli anni compresi tra il 1861 e il 1914: di fatto, retificava quanto deliberato dalla Camera, che va considerata il vero organo dal quale erano prese tutte le decisioni più importanti. Tale assemblea era eletta a suffragio censitario: il Regno d'Italia, dunque, non era una democrazia dal momento che la maggior parte dei cittadini non poteva partecipare alla vita dello Stato. Il potere, in pratica, era esercitato da una minoranza estremamente ristretta: nel 1870, il corpo elettorale comprendeva meno del 2% della popolazione complessiva del Paese.
La rappresentatività limitata e i cattolici
Per lo più, negli anni seguenti, molti cattolici, per protesta nei confronti dell'abolizione del potere temporale del papa, si astennero dalle votazioni fino al 1913. Per indicare la scarsa rappresentatività dell'assemblea parlamentare, si indicava spesso quest'ultima mediante la formula il Paese legale , cui era contrapposto il Paese reale. In quegli anni non esistevano dei veri e propri partiti: ogni deputato era il rappresentante di precisi interessi locali, che i suoi elettori gli chiedevano di tutalere in sede parlamentare.
La Destra e la Sinistra storica
Nonostante questo si erano delineati due schieramenti di fondo: la Destra e la Sinistra storica (per distinguere la prima dal fascismo e la seconda dall'orientamento socialista, si aggiunge alle due espressioni l'aggettivo storica). Le differenze fra Destra e Sinistra storica si affievolirono con il passare degli anni: quando, nel 1876, dopo 15 anni di governo di Destra, il potere passò alla Sinistra, non vi fu una frattura clamorosa, ma solamente una correzione di rotta.
Domande da interrogazione
- Qual era la struttura del potere legislativo nel Regno d'Italia?
- Perché il Regno d'Italia non può essere considerato una democrazia?
- Quali erano le principali forze politiche nel periodo del Regno d'Italia?
Il potere legislativo era articolato in un Parlamento bicamerale, composto da un Senato di nomina regia e da una Camera dei deputati, quest'ultima considerata il vero organo decisionale, poiché il Senato non aveva grande importanza nella vita politica (testo).
Il Regno d'Italia non era una democrazia poiché il suffragio era censitario e solo una ristretta minoranza della popolazione, meno del 2% nel 1870, poteva partecipare alle elezioni (testo).
Si erano delineati due schieramenti principali, la Destra e la Sinistra storica, le cui differenze si affievolirono nel tempo, culminando in una transizione di potere nel 1876 senza fratture clamorose (testo).