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Concetti Chiave

  • La prima fase della politica economica di Mussolini fu caratterizzata da un approccio liberista, con l'obiettivo di sostenere la grande borghesia e restituire il controllo delle assicurazioni e telecomunicazioni ai privati.
  • Durante questo periodo, l'Italia beneficiò di una ripresa economica globale, grazie a trattati favorevoli al libero scambio, contribuendo così alla crescita economica nazionale dal 1922.
  • Il ministro De Stefani promosse politiche liberiste che portarono a un miglioramento della situazione produttiva e a un bilancio in pareggio per l'Italia.
  • L'attacco al libero sindacalismo iniziò nel 1923 con il patto di palazzo Chigi, rafforzando i sindacati di regime e deprimendo i salari operai rispetto al costo della vita.
  • Le scelte economiche di Mussolini si tradussero in una legislazione che favoriva gli interessi dei ceti ricchi, a scapito dei diritti dei lavoratori e delle politiche sociali precedenti.

La prima fase della politica economica

Azione verso il potere economico: possiamo definirla prima fase della politica economica, proprio durante il governo di coalizione (poi quella protezionistica, quella della crisi del 29 e infine quella dell’autarchia). La prima fu liberista in senso generale, ma il governo Mussolini inizialmente eliminò tutta la legislazione economico-fiscale giolittiana che andava a toccare gli interessi più forti, ossia i ceti ricchi (nominalità dei titoli per poterli passare, imposta di successione, imposta sui sovra profitti di guerra, ovvero le norme con cui Giolitti cercava di far pagare chi aveva redditi più alti). Quindi Mussolini paga la cambiale a chi l’ha foraggiato dal punto di vista finanziario, ossia la grande borghesia. Tornano in mano ai privati le assicurazioni sulla vita, che invece Giolitti aveva nazionalizzato e anche il settore della telefonia torna in mano ai privati. È chiaro che Mussolini vuole dare spazio ai privati, all’industria e quindi pagò una sorta di cambiale a chi l’aveva sostenuto, al capitalismo.

Qual è il ruolo del liberismo nella ripresa economica?

In generale il primo periodo della politica economica fascista fu liberista, il ministro fu De Stefani; il liberismo era la politica prevalente in quel periodo in cui l’economia mondiale si stava riprendendo dopo la guerra, a partire dal 1922, trainata soprattutto dalla ripresa degli Stati Uniti. Anche l’Italia contribuì alla ripresa trainata dagli Stati Uniti, grazie a una serie di trattati che lascia spazio al libero scambio quindi una politica di carattere liberista, che lasciava anche spazio all’iniziativa privata. E in effetti ci fu una ripresa dell’economia italiana. In seguito fu diverso. Sul piano dei commerci internazionali fece una serie di trattati ispirati al libero scambio. Effettivamente ci fu una ripresa dell’economia italiana, anche per una serie di grandi trust e quindi la situazione migliorò dal punto di vista produttivo e il bilancio fu in pareggio.

Attacco al libero sindacalismo

La contropartita fu che ci fu un attacco al libero sindacalismo: già nel dicembre 1923, con il patto di palazzo Chigi, si rafforzarono i rapporti tra la Confindustria e i sindacati di regime fascisti, per cui non quelli liberamente scelti dai lavoratori (come CGIL). Fu il primo passo di attacco contro il libero sindacalismo. Questo comportò una depressione dei salari operai, che crebbero meno del costo della vita.

Domande da interrogazione

  1. Quali furono le principali caratteristiche della prima fase della politica economica durante il governo Mussolini?
  2. La prima fase della politica economica fu caratterizzata da un approccio liberista, con l'eliminazione della legislazione economico-fiscale giolittiana che colpiva i ceti ricchi. Mussolini favorì il ritorno del settore privato, restituendo le assicurazioni sulla vita e la telefonia ai privati, per sostenere il capitalismo e gli interessi della grande borghesia.

  3. Come influenzò il liberismo la ripresa economica italiana negli anni '20?
  4. Il liberismo, sotto la guida del ministro De Stefani, contribuì alla ripresa economica italiana a partire dal 1922, grazie a trattati che promuovevano il libero scambio e l'iniziativa privata. Questo portò a un miglioramento della situazione produttiva e a un bilancio in pareggio, sostenuto dalla ripresa economica globale, in particolare quella degli Stati Uniti.

  5. Quali furono le conseguenze dell'attacco al libero sindacalismo durante il regime fascista?
  6. L'attacco al libero sindacalismo, avviato con il patto di palazzo Chigi nel 1923, portò a un rafforzamento dei sindacati di regime e a una depressione dei salari operai, che aumentarono meno del costo della vita, limitando così le libertà sindacali e i diritti dei lavoratori.

Domande e risposte

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