Chiara B. Nozioni di farmacologia clinica: definizione di farmaco, sperimentazione, disinfettanti, antidiabetici, antipertensivi e antibiotici 1
Indice
Indice…………………………………………………………………………………………………2
- Introduzione…………………………………………………………………………………………..3
- Il farmaco e le varie vie di somministrazione...……………………………………...………………4
- Conservazione dei farmaci in reparto.………………………………………………………………23
- I disinfettanti……...………………………………………………………………………..………..25
- Il diabete mellito……………………………………………………………………...……………..30
- Antivirali ed antibatterici……………………………………………………………………………34
- Farmaci broncopolmonari…..………………………………………………………………………39
- Farmaci cardiovascolari…..…………………………………………………………………………42
- Errori di procedura nelle trasfusioni di sangue……………...………………………………………46
- Farmaci che agiscono sul Sistema Nervoso Centrale...………………………………..……………48
- La nutrizione artificiale.……………………....…………………………………………………….502
Introduzione
Per farmacologia clinica si intende tutto ciò che riguarda il farmaco dalle sue origini alla sua somministrazione; il farmaco infatti ha una storia molto travagliata, in quanto le varie molecole vengono prima di tutto riconosciute, poi testate variamente prima di essere utilizzate nell’uomo.
La sperimentazione non si esaurisce nella fase iniziale di studio, continua nella pratica clinica, tutti i giorni una volta che il farmaco entra in commercio viene poi testato sull’uomo.
Farmaci di largo uso e di largo consumo, tipo il Bactrim, i Sulfamidici, gli antibiotici e gli antinfiammatori, dopo tanti anni dal loro uso hanno registrato degli effetti tossici.
La Talidomite stessa, veniva impiegata in gravidanza per diminuire gli spasmi addominali, quindi per placare gli stati di vomito nella donna gravida; però, dopo diversi anni si registrarono moltissimi casi di bambini nati focomelici. Quindi nonostante nella pratica clinica si fosse dimostrato un farmaco teratogeno, di fatto arrecò parecchi danni e venne giustamente ritirato dal commercio.
Questo discorso ci fa capire che quando un farmaco viene introdotto nei normali canali di distribuzione è certamente super verificato, sebbene qualcosa possa sempre sfuggire a tale verifica iniziale. Verifica che poi ha un termine assai preciso: autorizzazione ed immissione in commercio.
Un farmaco deve essere autorizzato per essere prodotto e per poter esser messo in commercio. Sono i singoli stati e le varie autorità preposte dai vari stati, in Italia il Ministero della Sanità e l’Istituto Superiore di Sanità, che sono garanti dell’efficacia terapeutica e del ridotto effetto tossico di un farmaco. Però, nonostante questa garanzia dello stato, effettivamente molti farmaci possono provocare, con un uso in più larga scala nel tempo, effetti tossici e comunque dannosi.
Quindi ci deve essere una sorveglianza continua e costante che viene definita farmaco – vigilante, in cui ci sono regole ben precise da rispettare. 3
Il farmaco e i rami della farmacologia
Per farmaco, invece, intendiamo una qualunque sostanza che sia in grado di interagire con le nostre cellule, quindi con un substrato vivente, innescando una risposta.
Noi generalmente, pensando all’Aspirina o al Bactrim, intendiamo una scatoletta di una specialità medicinale ben precisa. Ciò non è proprio così: il senso del farmaco è molto più ampio, non è soltanto quella specialità medicinale da cui ci aspettiamo un risultato terapeutico o benefico, è una sostanza che interagisce, producendo un effetto positivo o negativo, ma pur sempre un effetto. Non può non avere effetti, ad eccezione nel caso in cui viene somministrato in concomitanza con un altro farmaco che ne annulla l’effetto. Se un dato farmaco produce un effetto positivo, questo verrà studiato, verificato per vedere se è un effetto terapeutico, perché è vero che produce un effetto positivo, però magari non è efficace per poter avere un effetto terapeutico, in grado cioè di prevenire o comunque curare uno stato patologico. In questo caso ha, pertanto, un effetto benefico ma inefficace.
Può avere, come già detto, un effetto negativo, cioè tossico e dannoso, che va studiato in modo preciso per annullarlo, migliorarlo oppure abbandonare il farmaco perché poco maneggevole.
La farmacologia è una grande scienza che studia il farmaco, si ridimensiona e si verificano al suo interno delle branche precise: la tossicologia e la farmacoterapia.
La tossicologia è quella parte della farmacologia che studia gli effetti tossici di un farmaco, che sono molto importanti da analizzare, come detto prima.
La farmacoterapia studia invece gli effetti terapeutici delle sostanze dette farmaco, ed è quella che a noi ci interessa di più. Nell’ambito della farmacoterapia ci sono due grosse branche:
- La farmacocinetica;
- La farmacodinamica.
Farmacocinetica e farmacodinamica sono due termini molto importanti da conoscere, perché sulla base di queste discipline si fonda la capacità di conoscere e di capire l’attività di un farmaco che poi viene somministrato nell’uomo.
La farmacocinetica (da cinetica = movimento), si occupa del movimento del farmaco all’interno dell’organismo, quindi studia le diverse fasi, una volta che viene introdotto nel nostro organismo. Queste fasi sono:
- L’assorbimento;
- La distribuzione;
- La trasformazione;
- L’eliminazione.
Una volta assorbito, il farmaco si distribuisce e poi viene trasformato, prima di essere eliminato, dopo che ha svolto la sua azione. 4
La farmacodinamica studia, invece, l’effetto del farmaco, come agisce una volta assorbito, distribuito e come viene a contatto con un sito attivo nel luogo dove svolge la sua azione. La farmacodinamica studia come il farmaco svolge la sua azione, la sua interazione col sito attivo a cui si lega.
I processi legati al movimento del farmaco
Adesso entriamo nel dettaglio e vediamo i processi che sono legati al movimento del farmaco nel nostro organismo.
Qualunque sia la sua modalità di somministrazione (ce ne sono diverse), il farmaco per poter agire deve venire a contatto con il recettore presente sul sito attivo dell’organo bersaglio. Come detto prima, abbiamo vari passaggi: deve essere assorbito, distribuito, trasformato ed eliminato. Tutte queste fasi sono soggette al suo passaggio attraverso le membrane, a meno che non sia introdotto direttamente nel circolo sanguigno (tramite la somministrazione endovenosa).
A seconda di come è formata la membrana cellulare, ci saranno dei processi di assorbimento, di passaggio e di distribuzione ben diversi.
Le membrane cellulari sono costituite da un doppio strato lipidico, separato da uno strato proteico; le catene carboniose idrofobe siano tutte messe in modo da formare uno strato continuo rivolto verso l’interno, diversamente dalla parte idrofila che è rivolta verso l’esterno. Questa particolarità della membrana cellulare rende molto facile il passaggio alle sostanze lipofile e non ionizzanti.
Alterando queste caratteristiche di ionizzazione del farmaco, quindi la sua solubilità, si facilita oppure si rende più difficile il passaggio attraverso le membrane.
La membrana cellulare, avendo queste caratteristiche, rende facilmente solubili le sostanze liposolubili e non quelle sprovviste di carica elettrica (ad es. Na+, Cl…).
Passaggio attraverso le membrane
Quali sono i processi che permettono il passaggio attraverso le membrane?
I processi più semplici sono quelli di filtrazione e di diffusione. Che vuol dire filtrazione?
Quando si fa un infuso e poi viene filtrato, si fanno passare attraverso un colino le sostanze presenti nella soluzione. Allora succede che i fori del colino fanno passare soltanto acqua e le sostanze disciolte, mentre invece foglie, semi, … vengono trattenute dall’altra parte.
Quindi si capisce che, dal momento che la membrana cellulare è costituita da pori di diametro più o meno grande, lascerà passare con la filtrazione l’acqua, le sostanze in essa disciolte (idrosolubili) e quelle di piccole dimensioni. Tra le sostanze liposolubili, quelle cioè che non si solubilizzano in acqua, passeranno le molecole che sono molto più piccole, minori del diametro dei pori della membrana. Non passeranno le molecole di grande dimensione.
La membrana cellulare divide due comparti, attraverso cui passeranno secondo vari processi le molecole.
Nella filtrazione il passaggio sarà permesso fino al raggiungimento di un gradiente di concentrazione, fintantoché le sostanze avranno una concentrazione uguale da una parte e dall’altra.
La diffusione passiva è un altro processo di passaggio attraverso la membrana, e si ha anch’essa fino ad equilibrare il processo, ossia finché la concentrazione all’interno della cellula sia uguale alla concentrazione all’esterno. È un passaggio che non comporta dispendio di energia, in funzione soltanto del gradiente di concentrazione. 5
Ma le sostanze più grandi non passano mai? E quelle dissociate? Passano anch’esse, però con altri processi che comportano un dispendio di energia.
Uno di questi è il trasporto attivo, che avviene mediante dei trasportatori (carrier); sono delle molecole particolari che si caricano di queste sostanze, le trasportano all’interno delle cellule mediante un processo attivo che richiede un dispendio di energia.
Una volta trasportate all’interno ripassano dall’altra parte, pronte per un'altra attività.
Qui la differenza di concentrazione non c’entra affatto, tant’è che molte sostanze passano dall’altra parte del comparto anche contro il gradiente.
È un trasporto saturabile; ad un certo punto infatti, queste sostanze non possono essere più trasportate, non perché non sia più possibile lo spostamento per un motivo osmotico, ma per il fatto che i carrier sono tutti impegnati con altre molecole. È l’unico limite di questo tipo di trasporto.
Oltre ad essere saturabile è anche molto selettivo.
I carrier sono trasportatori, delle molecole che hanno una forma tridimensionale, complementare alla molecola che si deve attaccare ai siti attivi.
Non tutte le molecole possono essere trasportate, perché appunto non possiedono tutti i siti attivi complementari al carrier.
La pinocitosi, invece, serve ad inglobare una molecola liposolubile (che si può sciogliere nei lipidi di membrana) di grandi dimensioni, difficile da potersi trasportare in altro modo.
Il processo avviene tramite un’estroflessione della membrana cellulare che forma un vacuolo, ingloba la molecola e la trasporta all’interno della cellula dove si dissolve.
Poi c’è la diffusione passiva, che può essere facilitata (avviene tramite trasportatori e secondo un gradiente di concentrazione) e semplice (dovuta ad uno scambio osmotico attraverso la membrana).
Nella diffusione semplice arriva il farmaco in forma libera, passa fintantoché si raggiunge l’equilibrio.
Assorbimento e distribuzione
Vediamo ora le varie fasi del farmaco all’interno dell’organismo.
Un farmaco si dice assorbito quando è penetrato nel torrente circolatorio.
La via di somministrazione che fa saltare a “piedi pari” questa fase è quella endovenosa, perché inietta direttamente il farmaco nel sangue.
L’assorbimento è importante per capire quanta dose di quel farmaco è necessaria da somministrare, affinché la quantità attiva terapeuticamente raggiunga il sito d’azione.
Lo studio della dose efficace è molto importante; a volte la dose necessaria di una data sostanza sarebbe troppo eccessiva, quindi si arriverebbe ad un effetto tossico. Una sostanza per poter essere considerata efficace deve essere pertanto maneggevole, cioè si deve dosare nel modo adeguato senza provocare l’effetto tossico. 6
Altre caratteristiche dell’assorbimento sono: la forma farmaceutica e il luogo di somministrazione. Quest’ultimo fattore si capisce dal fatto che il pH, ossia la concentrazione degli ioni H+ (Idrogeno), è estremamente alto nello stomaco e basso nell’intestino; pertanto modifica molto le caratteristiche di solubilità del farmaco.
Va anche considerato se l’organo dove viene a contatto il farmaco è tanto vascolarizzato o no: nel primo caso l’assorbimento viene facilitato.
Molto anestetici vengono associati con un vasocostrittore come Adrenalina, impedendo un assorbimento sistemico e lasciandolo agire nel punto in cui è iniettato.
Il massaggio effettuato dopo un’iniezione intramuscolare, ha lo scopo di favorire un maggior assorbimento e richiamare più sangue in modo da favorire una vascolarizzazione maggiore.
Vediamo ora le varie fasi della distribuzione.
Nella somministrazione orale, in confronto alla terapia endovenosa, il farmaco deve “faticare” un po’ prima di raggiungere il suo sito d’azione. Questa fatica comporta anche la perdita di un po’ di sostanza, una parte non attraversa le membrane, un’altra subisce l’azione dei processi enzimatici presenti nell’organismo. Pertanto da una dose iniziale di un gr, la reale disponibilità è molto ridotta.
Con questo tipo di somministrazione, che è la più semplice, economica, sicura e meno traumatica, bisogna somministrare una dose maggiore per aver l’effetto terapeutico.
C’è una perdita del farmaco a più livelli, per esempio già nella bocca si ha la prima fase di degradazione, mentre nello stomaco avviene la perdita più significativa, a causa della presenza dei succhi gastrici (a digiuno il pH=2). L’assorbimento avviene poi al livello dell’intestino tenue, per mezzo dei villi intestinali, che hanno la funzione di aumentare in modo notevole la superficie di contatto.
Una volta assorbiti vengono trasferiti attraverso la vena porta al fegato, dove subiscono dei processi di degradazione ed avviene un’ulteriore perdita prima del passaggio nel torrente circolatorio.
Bisogna agire in qualche modo affinché il farmaco non sia attaccato dai succhi gastrici e a sua volta non attacchi la mucosa gastrica.
Allora si studiano varie possibilità, tra cui rivestire la compressa in modo tale che non venga attaccata in ambiente acido.
L’acido acetil salicilico, o comunemente chiamata Aspirina, esiste in numerose forme farmaceutiche, che le permettono la sua assunzione.
Diciamo che la compressa è una sostanza compressa tramite normali macchinari, in una forma facilmente assumibile e deglutibile.
Poi esistono le compresse effervescenti, che non vanno deglutite immediatamente ma sciolte nell’acqua o con aggiunta di bicarbonato.
Questa particolarità elimina il processo di disgregazione nello stomaco, eliminato dalla solubilità della compressa in acqua; diminuisce il contatto del farmaco con la mucosa gastrica, perché è più diluito.
Poi abbiamo le compresse confettate o confetti, rivestite da sostanza zuccherina che ha la funzione di favorire la deglutizione in caso di sostanze amare.
Ad esempio le sostanze lassative vengono confettate, in quanto sgradevoli, amarissime, non potrebbero essere assunte sotto forma di normali compresse.
Citiamo anche la compressa gastro-resistente, tipica dell’Aspirina, che contiene una sostanza corrosiva nei confronti dello stomaco ed è ricoperta di una sostanza non solubile in ambiente gastrico, bensì in quello basico dell’intestino.
Poi abbiamo un altro tipo di compresse, quelle a rilascio prolungato: citiamo ad esempio la Nifedipina Adalat, un farmaco cardiovascolare molto utilizzato, che viene assorbito su una matrice 7 che lo rilascia lentamente nell’arco di circa otto ore. Queste compresse a rilascio prolungato dopo esser disgregate nello stomaco ed assorbite, vengono rilasciate in modo continuativo; alcuni avranno effetto nell’ambito delle ventiquattro ore e per questo vengono assunte solo una volta al giorno.
Questa particolarità
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