Concetti Chiave

  • Giolitti riprende la colonizzazione italiana puntando sulla Libia, un territorio sotto l'Impero Ottomano, affrontando una forte resistenza locale.
  • Lo sbarco in Libia avviene il 29 settembre 1911, con occupazione rapida delle coste di Tripolitania e Cirenaica e un'estensione delle operazioni nell'Egeo.
  • L'occupazione italiana è vista come missione civilizzatrice, con interpretazioni nazionalistiche e socialiste sulle opportunità di lavoro per i contadini.
  • La Libia è percepita come una valvola di sfogo per le migrazioni italiane, offrendo possibilità di lavoro in un momento di crisi migratoria.
  • In Italia, la divisione tra interventisti e neutralisti porta a trattative con l'Austria e l'Intesa, culminando nel Patto di Londra del 1915, mentre Giolitti affronta sfide politiche interne.

Indice

  1. Giolitti e la colonizzazione della Libia
  2. Sbarco e occupazione italiana in Libia?
  3. Retorica coloniale e missione civilizzatrice
  4. Punti di vista sull'occupazione
  5. Migrazioni e valvola di sfogo
  6. Italia e le terre irridenti
  7. Indecisione italiana e trattative
  8. Divisione interna e fronti di guerra

Giolitti e la colonizzazione della Libia

Giolitti decide di riprendere in mano il vessillo della colonizzazione, cambia sponda perché non va più nel Corno d’Africa ma si rivolge alla Libia che era formalmente territorio dell’Impero Ottomano. Guerra che inizia alla fine del 1911, si pensa che sarà un’impresa semplice ma la resistenza dei reparti regolari turchi e delle popolazioni arabe è molto forte quindi l’esercito italiano risponde con una forte repressione.

    Sbarco e occupazione italiana in Libia?

    - 29 settembre 1911: sbarco italiano in Libia e rapida occupazione delle coste di Tripolitania e Cirenaica;

    - Estensione delle operazioni nell’Egeo (Rodi e Dodecanneso);

    - Ottobre 1922: Trattato di Pace di Losanna decretava l’annessione della Libia all’Italia;

Retorica coloniale e missione civilizzatrice

La retorica coloniale italiana in Libia vede nella missione italiana una missione civilizzatrice. Questa occupazione è stata vista in due. Modi:

    Punti di vista sull'occupazione

    - Punto nazionalistico: punto più alto fino a quel momento delle idee imperialiste che poi sfociano nel colonialismo;

    - Punto di vista più vicino al mondo socialista: visto come sbocco per risolvere la questione lavorativa, un luogo dove i contadini avrebbero potuto andare a lavorare e ad avere delle terre;

Migrazioni e valvola di sfogo

Fase in cui le grandi migrazioni dall’Italia si sono calmate ma non del tutto e questa missione era vista come una valvola di sfogo.

Momento di svolta nella storia contemporanea (come per esempio: l’Unificazione della Germania, la Rivoluzione russa, Congresso di Berlino ‘84 con la spartizione dell’est dell’Asia) per gli stati che l’hanno combattuta. L’Italia, parte nord-orientale del paese, combatte su tre fronti:

    - Trentino;

    - Cadore e Carnia;

    - Valle dell’Isonzo;

Italia e le terre irridenti

L’Italia dopo l’annessione di Roma nel 1870 ha ancora due parti di territorio, le cosiddette terre irridenti, che vuole annettersi:

    - Trentino;

    - Venezia Giulia (la zona del Friuli era già italiana, dal 1866);

    Prima dello scoppio della guerra il testimone a capo del governo passa a Antonio Salandra, 21 marzo 1914.

Indecisione italiana e trattative

In questa situazione in cui l’Italia è indecisa su cosa fare e con chi entrare in guerra comincia un vero scontro tra interventisti e neutralisti. Si aprono le trattative prima con l’Austria che è diffidente e poi con l’Intesa.

    - Massima concessione austriaca: Trento e una parte del Trentino;

    - Marzo 1915: offensiva russa in Galizia;

    - Si stringono i tempi con l’Intesa;

    - Patto di Londra 26 aprile 1915.

Divisione interna e fronti di guerra

Situazione particolare, il paese è diviso in due, Salandra si dimette e Giolitti potrebbe tornare al potere, aveva i numeri in parlamento per non votare i crediti di Guerra, ovvero rinunciare alla guerra e sconfessare il Patto di Londra, ma per contrastare la contrarietà della Camera si fa leva sull’impegno preso dal re a favore dell’intervento. I fronti sono tutti di montagna, si distinguono in:

    - Trentino: tra odierne Trentino e Lombardia (Adamello, passo del Tonale);

    - Fronte Alpino: confine Veneto e Trentino;

    - Cadore e Carnica;

    - Da Plezzo scendendo fino all’Adriatico, tutta la parte dell’Isonzo.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stata la motivazione principale di Giolitti per la colonizzazione della Libia?
  2. Giolitti ha deciso di riprendere la colonizzazione, spostando l'attenzione dalla Corno d’Africa alla Libia, un territorio formalmente sotto l'Impero Ottomano, con l'aspettativa di un'impresa semplice, ma ha incontrato una forte resistenza.

  3. Quando è avvenuto lo sbarco italiano in Libia e quali territori sono stati occupati?
  4. Lo sbarco italiano in Libia è avvenuto il 29 settembre 1911, con una rapida occupazione delle coste di Tripolitania e Cirenaica, estendendo le operazioni anche nell’Egeo.

  5. Come veniva percepita la missione coloniale italiana in Libia?
  6. La missione coloniale italiana era vista come una "missione civilizzatrice", con punti di vista nazionalistici e socialisti che la interpretavano come un'opportunità per risolvere la questione lavorativa e per l'imperialismo.

  7. Quali erano le "terre irridenti" che l'Italia desiderava annettere dopo l'annessione di Roma?
  8. Dopo l'annessione di Roma nel 1870, l'Italia mirava ad annettere il Trentino e la Venezia Giulia, territori che rimanevano ancora non italiani.

  9. Quali erano le divisioni interne in Italia riguardo all'intervento nella guerra?
  10. L'Italia era divisa tra interventisti e neutralisti, con trattative che si aprivano con l'Austria e l'Intesa, culminando nel Patto di Londra del 26 aprile 1915, mentre Giolitti si trovava in una posizione di potere per contrastare l'intervento.

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