Concetti Chiave

  • Le confessioni religiose che hanno regolato i loro rapporti con lo Stato partecipano alla ripartizione dell'8 per mille, ad eccezione della Chiesa mormone e di altre associazioni che hanno rinunciato a quote non espresse.
  • Norme specifiche garantiscono diritti come il riposo sabbatico e la macellazione kosher per le comunità ebraiche e avventiste, insieme al riconoscimento delle festività ortodosse.
  • Attualmente non esiste un'intesa con la comunità musulmana, nonostante i tentativi di avviare trattative, ostacolati da difficoltà di rappresentanza e conflitti normativi.
  • La Corte costituzionale ha affermato che le decisioni riguardanti le trattative per le intese religiose rientrano nella discrezionalità politica del governo e non possono essere sindacate dai giudici.
  • Le trattative per intese religiose sono influenzate da problematiche legate alla compatibilità tra i precetti religiosi e le leggi italiane, come dimostrato dal caso dei musulmani.

Regolazione dei rapporti con

Le confessioni che hanno ottenuto la regolazione dei loro rapporti con lo Stato – incluse, dopo le modifiche alle intese originarie, la Tavola Valdese (l. 409/1993 e l. 68/2009), le Chiese avventiste (l. 637/1996), le Comunità ebraiche (l. 638/1996), l’Unione battista (l. 34/2012) – partecipano alla ripartizione della quota dell’8 per mille del gettito delle imposte sul reddito delle persone fisiche (comprese le somme che derivano dalle scelte inespresse, allorché il contribuente non indica nella dichiarazione dei redditi né una confessione né la Chiesa cattolica né lo Stato: queste somme sono ripartite in proporzione alle scelte espresse). L’unica eccezione è la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, nota come Chiesa mormone, che ha rinunciato all’8 per mille, mentre le Assemblee di Dio e la Chiesa apostolica hanno rinunciato alle sole quote non espresse.

Norme specifiche per le confessioni

Accanto a queste norme che definiscono una sorta di «diritto comune» delle intese si trovano poi disposizioni specifiche riguardanti ciascuna confessione: per esempio, il riconoscimento del riposo sabbatico per ebrei e avventisti e delle festività ortodosse oppure la facoltà di ricorrere alla macellazione kosher.

Trattative con la comunità musulmana

Al momento non esiste un’intesa con la comunità musulmana, sebbene da tempo siano in corso dei tentativi per avviare una trattativa, rallentati però sia dalla difficoltà di individuare una rappresentanza unitaria sia dalle problematiche legate al contrasto fra i precetti coranici e i principi dell’ordinamento giuridico italiano. Difficoltà analoghe sono state superate in un paese culturalmente simile al nostro, la Spagna, ove lo Stato sin dal 1992 ha stipulato l’intesa con i musulmani.

Discrezionalità politica del governo

La Corte costituzionale (sent. 52/2016) ha affermato che la decisione di avviare o meno le trattative in vista della stipula di un’intesa è un atto che appartiene alla discrezionalità politica del governo, e in quanto tale non può essere sindacato dai giudici. Nel caso in questione, si trattava della richiesta di addivenire a un’intesa avanzata dall’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, alla quale il governo aveva opposto un rifiuto ritenendo tale associazione non assimilabile a una confessione religiosa.

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Domande da interrogazione

  1. Quali confessioni religiose hanno ottenuto la regolazione dei loro rapporti con lo Stato?
  2. Le confessioni che hanno ottenuto la regolazione includono la Tavola Valdese, le Chiese avventiste, le Comunità ebraiche e l'Unione battista, che partecipano alla ripartizione dell'8 per mille delle imposte sul reddito (come indicato nel testo).

  3. Quali sono le difficoltà nel raggiungere un'intesa con la comunità musulmana?
  4. Le trattative con la comunità musulmana sono ostacolate dalla mancanza di una rappresentanza unitaria e dalle problematiche legate al contrasto tra i precetti coranici e i principi dell'ordinamento giuridico italiano (come evidenziato nel testo).

  5. Qual è il ruolo della Corte costituzionale riguardo alla discrezionalità politica del governo nelle trattative religiose?
  6. La Corte costituzionale ha stabilito che la decisione di avviare trattative per un'intesa è di competenza discrezionale del governo e non può essere sindacata dai giudici, come riportato nella sentenza 52/2016 (secondo il testo).

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