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Nietzsche

Testo di riferimento: L’ideale e il reale 3 (Abbagnano - Fornero)

Filosofia e malattia

Gli ultimi anni di vita di Nietzsche si contraddistinguono per una malattia mentale, manifestazione di un malessere, fisico e relazionale, onnipresente nella sua esistenza. Tale condizione ha suscitato nella critica una reazione analoga a quella dell’opera leopardiana: la malattia è la condizione favorevole ed imprescindibile della sua creatività filosofica?

L’analisi definitiva: sofferenza e solitudine sono da considerarsi strumenti per sondare in maniera anticonformista e atipica la realtà, ma la filosofia nietzschiana ha un rapporto irrilevante con la malattia.

Nazificazione e denazificazione di Nietzsche

Nietzsche è stato per lungo tempo associato alla cultura nazifascista (nazismo = esperimento nietzschiano) anche grazie al contributo deleterio di Elizabeth, sorella del filosofo. Tale accostamento risulta estremamente erroneo, anche se all’interno dei testi di Nietzsche si trovano vari spunti antidemocratici e antiegualitari.

Nel secondo dopoguerra c’è stato un processo di denazificazione del pensiero nietzschiano, che è stato analizzato in termini filologici.

Il pensiero e la scrittura

Le caratteristiche del pensiero di Nietzsche sono:

  1. Critica radicale della civiltà e filosofia occidentali attraverso la distruzione delle certezze del passato, ma che propone un carattere propositivo: la figura del superuomo (o dell’oltreuomo).
  2. Ricerca di nuove modalità di comunicazione filosofica. In particolare utilizzo di:
    • Aforisma: illuminazione istantanea che il lettore deve interpretare per comprendere (es: Umano, troppo umano).
    • Poesia in prosa + annuncio profetico: forma ricca di simboli ed allegorie (es: Così parlò Zarathustra).
    • Esposizione autobiografica + invettiva polemica: ultimi scritti.
  3. Una programmatica asistematicità, perché:
    • Il sistema nasconde il desiderio di impadronirsi della totalità del reale (desiderio illusorio e destinato all’insuccesso).
    • Nietzsche predilige gli “orizzonti aperti”.

NB: la conseguenza di tale disomogeneità e multidimensionalità è l’assenza di una lettura univoca del pensiero nietzschiano.

Le fasi del filosofare nietzschiano

1° fase: Il periodo giovanile o periodo wagneriano-schopenhaueriano

Tragedia e filosofia La nascita della tragedia dallo spirito della musica. Ovvero: grecità e pessimismo (1872).

Nietzsche a 25 anni viene chiamato ad insegnare filologia classica all’università di Basilea e nel 1872 produce un testo, La nascita della tragedia, che elabora un’ipotesi sulla nascita della tragedia greca discostandosi da un’analisi storica o filologica “classica” e proponendo un’ottica più “filosofica”.

Il dionisiaco e l’apollineo

Il motivo centrale dell’opera è la distinzione tra due impulsi fondamentali della vita (spirito):

  • Apollineo = è la visione di sogno, misura, ordine, moderazione. Corrisponde a:
    • Impulso verso l’ordine e l’armonia delle forme.
    • Fuga di fronte al divenire e al caos della vita.
    Si esprime nelle forme della scultura e della poesia epica.

Viene personificato da Apollo (mondo solare, diurno), che rappresenta:

  • Prototipo delle divinità olimpiche, create per sublimare l'esistenza vitale (immortalità) e riuscire a sopportare la sua finitezza.
  • Dio della misura e del "conosci te stesso".
  • Dionisiaco = forze istintive della vita: salute, ebbrezza, passione.

Corrisponde all’adesione alla forza vitale e partecipazione al divenire.

Si esprime nelle forme della musica e della poesia lirica.

Viene personificato da Dioniso (mondo notturno), che:

  • È simbolo divinizzato dell’accettazione totale della vita.
  • Si oppone all’atteggiamento rinunciatario (morale tradizionale + ascetismo schopenhaueriano).

La nascita della tragedia e l’evoluzione tra dionisiaco e apollineo

Nietzsche rovescia la concezione romantica della civiltà greca:

  • Pone al vertice non l’età classica della scultura e della filosofia, ma l’età presocratica: tragedia.
  • Propone la visione di un mondo non caratterizzato dall’armonia e dalla serenità, ma:
    • Dall’accettazione della vita.
    • Dall’esaltazione dei valori vitali.

Nietzsche sottolinea come la sensibilità greca fosse originariamente dionisiaca, ma comunque portata a scorgere il dramma della vita e della morte: la nascita dell’apollineo è determinata dal tentativo di sublimare il caos nella forma = di rendere accettabile la vita (es: creazione delle divinità).

L’evoluzione dello del rapporto tra spirito dionisiaco e spirito apollineo si articola in 3 momenti:

  • 1° fase: periodo presocratico

    I due spiriti vivono separati e opposti.

  • 2° fase: la tragedia di Eschilo e Sofocle

    I due impulsi si armonizzano tra loro, perché nella tragedia attica il coro dionisiaco si scarica in un mondo apollineo di immagini.

  • 3° fase: la tragedia di Euripide e la filosofia di Socrate: commedia nuova

    In questa fase l’equilibrio dinamico e fruttuoso tra apollineo e dionisiaco si spezza, perché l’apollineo prevale sul dionisiaco, lo avvolge da tutte le parti e lo soffoca.

Questo processo di decadenza si concretizza nella tragedia di Euripide, che porta in scena l’uomo quotidiano = eventi razionalmente concatenati e non più mitici (intenti morali e intellettualistici) e viene completato dalla filosofia di Socrate, che ha la folle presunzione di dominare la vita con la ragione.

L’ironia socratica corrisponde, dal punto di vista teatrale, alla commedia nuova di Aristofane e Apogeo.

La storia della civiltà occidentale come decadenza

La decadenza della tragedia, l’imporsi dello spirito antitragico di tipo socratico-platonico e l’affermazione della ragione rappresentano l’inizio della decadenza della civiltà occidentale, perché essa ha portato al soffocamento del dionisiaco. L’atteggiamento da assumere di fronte a tale condizione ha una duplice possibilità:

  1. Schopenhauer e morale cristiana: rinuncia e fuga nell’ascetismo.
  2. Nietzsche: accettazione della vita così com’è (dolore, distruzione, senza scopo e ordine), esaltazione di essa e superamento dell’uomo (= Superuomo).

L’arte come strumento della filosofia

Il mondo, secondo Nietzsche, è una sorta di gioco di contrapposizione tra opposti (vita/morte; finito/infinito; ecc.) che solo l’arte può cogliere. L’arte assume dunque la funzione di organo della filosofia.

Un punto di sintesi e di rinascita dello spirito tragico viene identificato da Nietzsche nell’opera di Wagner, che riprende il mito greco, l’importanza della musica e l’idea di un’opera d’arte totale (unione di più linguaggi artistici) = ruolo romantico dell’arte.

Su verità e menzogna in senso extramorale (1873)

Questo saggio accompagna La nascita della tragedia (assieme a molti altri) e afferma una concezione della verità estremamente innovativa: la verità è una stratificazione di concetti, pensieri, idee e associazioni metaforiche che l’uomo prende per veri, perché dimentico della loro reale natura.

L’intelletto umano è finalizzato alla conservazione e per questo è disposto alla menzogna, ovvero crea delle funzioni, verità presunte, per la propria sussistenza.

Ne consegue che:

  1. Non esiste una verità oggettiva, cioè un riferimento evidente e unico: ogni cosa che si ritiene vera è tale dopo un processo di creazione da parte dell’uomo, che prima la istituisce per il proprio utilizzo e poi si dimentica della sua natura convenzionale.
  2. L’approccio alle cose conosciute non può che essere metaforico = riusciamo ad avvicinarci alla verità solo metaforicamente.

NB: in quel periodo si stava affermando la cultura positivistica e Nietzsche, per contrastarla, sostiene:

  • Il potere formatore dell’arte.
  • Come l’approccio alla verità non è mai diretto ma sempre indiretto, ovvero, si compia attraverso la metafora (se la scienza si dimentica di aver utilizzato delle metafore compie una falsificazione).

Storia e vita

Quattro Considerazioni inattuali (1873 – 1876) e, in particolare, Sull’utilità e il danno della storia per la vita (seconda Considerazione inattuale).

Nietzsche, vivendo con lo sguardo rivolto verso la Grecia antica, si sente estraneo al mondo moderno e alla propensione ottocentesca di sviluppare filosofie della storia. Il termine “inattualità”, contenuto nel titolo dell’opera, richiama la finalità nietzschiana: smascherare gli elementi dannosi e la falsità della conoscenza storica e storiografica di cui l’epoca presente si vanta.

La critica allo storicismo e alla saturazione della storia

Il termine “storia” assume due diversi significati:

  • Res gestae = l’insieme dei fatti realmente accaduti nel passato.
  • Historia rerum gestarum = il resoconto dei fatti realmente accaduti nel passato: memoria storica.

Nietzsche attacca l’eccesso di memoria storica, ovvero, lo storicismo e lo storiografismo affermando che siano una malattia spirituale, perché:

  1. Indebolisce le potenzialità creatrici (capacità di agire, modificare il futuro e creare nel presente) dell’uomo fino a renderlo una “coscienza epigonale”, cioè meramente imitatrice e spettatrice degli eventi.
  2. Favorisce “l’idolatria del fatto" e rende l’uomo il prodotto finale di un processo necessario, costringendolo a “chinarsi dinanzi alla potenza della storia".
  3. Necessità di imparare l’arte dell’oblio.

NB: Nietzsche non critica la storia tout-cour (completamente), ma la sua "saturazione" (eccesso), perché essa è il vero pericolo per l’uomo.

L’ipertrofia storiografica e il “fattore oblio”

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Sintesi

Nietzsche, evoluzione del pensiero

Filosofia e malattia

Gli ultimi anni di vita di Nietzsche si contraddistinguono per una malattia mentale, manifestazione di un malessere, fisico e relazionale, onnipresente nella sua esistenza. Tale condizione ha suscitato nella critica una reazione analoga a quella dell’opera leopardiana  la malattia è la condizione favorevole ed imprescindibile della sua creatività filosofica?

L’analisi definitiva: sofferenza e solitudine sono da considerarsi strumenti per sondare in maniera anticonformista e atipica la realtà, ma la filosofia nietzschiana ha un rapporto irrilevante con la malattia.

Nazificazione e denazificazione di Nietzsche

Nietzsche è stato per lungo tempo associato alla cultura nazifascista (nazismo = esperimento nietzschiano) anche grazie al contributo deleterio di Elizabeth, sorella del filosofo. Tale accostamento risulta estremamente erroneo, anche se all’interno dei testi di Nietzsche si trovano vari spunti antidemocratici e antiegualitari.

Nel secondo dopoguerra c’è stato un processo di denazificazione del pensiero nietzschiano, che è stato analizzato in termini filologici.

Il pensiero e la scrittura

Le caratteristiche del pensiero di Nietzsche sono:

  • Critica radicale della civiltà e filosofia occidentali attraverso la distruzione delle certezze del passato, ma che propone un carattere propositivo: la figura del superuomo (o dell’oltreuomo)
  • Ricerca di nuove modalità di comunicazione filosofica. In particolare utilizzo di:
  • Aforisma: illuminazione istantanea che il lettore deve interpretare per comprendere (es: Umano, troppo umano)
  • Poesia in prosa + annuncio profetico  forma ricca di simboli ed allegorie (es: Così parlò Zarathustra)
  • Esposizione autobiografica + invettiva polemica  ultimi scritti
  • Una programmatica asistematicità, perché:
  • Il sistema nasconde il desiderio di impadronirsi della totalità del reale (desiderio illusorio e destinato all’insuccesso)
  • Nietzsche predilige gli “orizzonti aperti”
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