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Breve descrizione dei principali modelli proposti per spiegare almeno parzialmente la specializzazione emisferica umana

I principali modelli proposti per spiegare almeno parzialmente la specializzazione emisferica sono:

Modello della rappresentazione e/o elaborazione verbale e spaziale

(Milner; Kinsbourne). Secondo questo modello, l’emisfero sinistro è un elaboratore verbale, mentre l’emisfero destro è un elaboratore percettivo-spaziale. Il lato della specializzazione emisferica dipenderebbe dal modo in cui l’informazione viene elaborata ed è rappresentata internamente; il formato (codice) della rappresentazione interna, e non il tipo di stimolo, determinerebbe la prevalenza dell’uno o dell’altro emisfero.

Modello dell’organizzazione nervosa focale e diffusa

(Semmes). Questo modello richiama la diversa organizzazione nervosa dei due emisferi. Attribuisce le differenze interemisferiche al livello ‘macro-strutturale’ e avanza l’ipotesi che l’emisfero sinistro abbia una organizzazione basata su centri specifici ben circoscritti e che quindi la rappresentazione delle funzioni sensoriali e motorie sia di tipo focale. Al contrario, l’emisfero destro non sarebbe organizzato sulla base di centri specifici circoscritti e perciò la rappresentazione delle funzioni sensoriali e motorie sarebbe diffusa.

Modello di elaborazione analitico-globale

Origina dalle ricerche sul riconoscimento ed il confronto di forme visive. Sostiene che l’emisfero sinistro sia specializzato per una elaborazione di tipo analitico mentre l’emisfero destro per una elaborazione di tipo globale. Si avrebbe un processo analitico tutte le volte che gli elementi costitutivi degli stimoli vengono elaborati indipendentemente l’uno dall’altro; si avrebbe un processo globale quando le forme sono processate sulla base delle caratteristiche strutturali globali o delle relazioni tra le componenti; dunque, gli elementi costitutivi di uno stimolo non vengono elaborati indipendentemente gli uni dagli altri.

Modello di specializzazione emisferica per frequenze spaziali alte o basse

(Sergent) cerca di ricondurre la specializzazione funzionale dei due emisferi non a un modo di elaborare l’informazione bensì alle caratteristiche fisiche dello stimolo. Si usa definire le frequenze spaziali in termini di cicli per grado di angolo visivo. Così si parla di frequenze spaziali ‘alte’ quando è alto il numero di cicli per grado e di frequenze spaziali ‘basse’ quando è basso il numero di cicli per grado. Secondo Sergent l’emisfero sinistro sarebbe specializzato per le frequenze spaziali alte e il destro per quelle basse.

Gli studi di gruppo in neuropsicologia: Descrizione, vantaggi, e svantaggi

Studi di gruppo: i pazienti possono essere selezionati sulla base di criteri neurologici comuni e/o comportamentali. Con questo metodo si è tentato di ovviare all’incompletezza e all’ambiguità insite nelle ricerche di caso singolo, conseguendo un vantaggio statistico derivante dalla maggiore quantità di dati disponibili e confrontabili. Lo studio di gruppi di pazienti permette infatti di ridurre il peso della variabilità casuale dipendente dalle caratteristiche individuali. Le conclusioni non si basano più su una serie di descrizioni cliniche ed osservazioni informali di pazienti, ma sull’applicazione di più rigorosi metodi di indagine scientifica.

  • Pro: dati confrontabili e risultati generalizzabili;
  • Contro: alto rischio di incorrere in bias metodologici (fonte di errore non casuale che inficia la misura valida del fenomeno in); facile tendenza a omogeneizzare e considerare i pazienti più simili fra loro di quanto non siano in realtà.

Gli studi di caso singolo in neuropsicologia: Descrizione, vantaggi, e svantaggi

Studi di caso singolo: si approfondisce lo studio di un solo paziente, tenendo conto delle sue caratteristiche socio-demografiche e delle sue peculiarità cliniche. La rilevanza dello studio di caso singolo risiede in considerazioni di diversa natura. Fra quelle analitiche, si pensi ad uno studio comparativo di due trattamenti su un gruppo di soggetti. Si ipotizzi che un trattamento funziona ‘mediamente’ bene per tutti, l’altro trattamento invece funziona benissimo per metà dei partecipanti e non ha per nulla effetto per l’altra metà dei partecipanti. Uno studio tipico, basato sull’analisi di gruppo, condurrebbe a concludere che non vi sia differenza statistica significativa nei due trattamenti mentre invece i due trattamenti hanno effetti diversi fra loro. Cruciale nella metodologia del caso singolo è la qualità della misurazione: la scelta del modo, degli strumenti e della frequenza delle misurazioni.

  • Pro: si approfondisce l’indagine delle caratteristiche di quel paziente specifico, evitando generalizzazioni e approssimazioni spesso improprie derivanti dal confronto fra pazienti diversi.
  • Contro: portata esplicativa ed euristica estremamente ridotta (non c’è garanzia che ciò che è stato rilevato nel paziente X sia estensibile anche ad altri pazienti).

Sintomatologia cognitiva nella sindrome da disconnessione

Le principali funzioni cognitive coinvolte nella sindrome da disconnessione sono:

  • Vigilanza e attenzione selettiva. In compiti monotoni di rilevamento di stimoli presentati in varie modalità di senso, i pazienti presentano periodi di «areattività». È stato sostenuto che tali periodi si evidenziano solo quando il paziente è un ricettore passivo di stimoli, e non quando deve utilizzare gli stimoli per compiti cognitivi complessi. Inoltre, quando stimoli diversi e complessi vengono inviati simultaneamente ai due emisferi del cervello commessurotomizzato, il paziente spesso tende a rispondere solo agli stimoli di un lato e a ignorare quelli dell’altro lato: l’esecuzione di compiti diversi in parallelo da parte dei due emisferi separati costituisce l’eccezione anziché la regola. È stato dimostrato che c'è una relazione inversa fra l’accuratezza della prestazione cognitiva di un emisfero e il grado di difficoltà di un’altra prestazione cognitiva eseguita simultaneamente dall’altro emisfero: ciò sembrerebbe implicare che, anche dopo la commessurotomia, i due emisferi attingerebbero a una riserva comune di risorse attenzionali. In conclusione, né la quantità finita di risorse attenzionali, né le modalità con cui esse vengono destinate ai processi cognitivi sono modificate sostanzialmente dalla commessurotomia.
  • Memoria. In genere, la commessurotomia anche totale non produce disturbi di memoria che interferiscono significativamente con lo svolgimento delle attività di vita quotidiana. Tuttavia, a prove psicometriche più sofisticate, deficit mnestici sono presenti. Tenendo conto dell’importanza delle regioni peri- e paraippocampali e temporali per la memoria, è semplice intuire come le commessure ippocampale e anteriore, le quali interconnettono queste regioni attraverso la linea mediana, possano intervenire nei processi mnestici alterandoli almeno parzialmente.
  • Linguaggio. Si è osservato che le capacità linguistiche dell’emisfero destro disconnesso risultano superiori a quelle degli afasici gravi con lesioni estese dell’emisfero sinistro. Sembrerebbe infatti che nei pazienti afasici gravi le normali potenzialità di comprensione verbale di un emisfero destro intatto possano essere ostacolate e disorganizzate da segnali patologici partenti dall’emisfero leso e trasmessi dalle commessure cerebrali. È stato quindi ipotizzato che anche nel cervello integro le manifestazioni della competenza verbale dell’emisfero destro potrebbero essere inibite dall’emisfero dominante, e che il taglio delle commessure libererebbe i meccanismi linguistici dell’emisfero subordinato dal controllo repressivo dell’emisfero dominante.

Quali sono le principali modalità della cui elaborazione è responsabile il sistema somatosensitivo?

Il sistema somatosensitivo è responsabile dell’elaborazione di quattro principali modalità:

  • Il tatto discriminativo: capacità di riconoscere superficie, dimensione e forma degli oggetti, così come la percezione del movimento sulla pelle;
  • La propriocezione: il senso della posizione statica e il senso di movimento degli arti del corpo;
  • La nocicezione: la percezione del danno tessutale, spesso percepito come dolore;
  • La sensibilità termica: la sensazione di caldo e la sensazione di freddo.

La maggior parte delle informazioni tattili e propriocettive viene trasmessa attraverso il sistema delle colonne dorsali-lemnisco mediale, mentre le informazioni dolorifiche e termiche vengono trasmesse attraverso il sistema antero-laterale. La corteccia somatosensitiva, situata nel lobo parietale, presenta tre divisioni principali: le cortecce somatosensitive primaria e secondaria e la corteccia parietale posteriore.

Il ruolo della psicologia cognitiva negli studi di neuroimaging

Una prospettiva sistemica rivela che, durante l'esecuzione di compiti cognitivi, l'attività neuronale del cervello è localizzata fortemente a livello delle regioni corticali, per quanto esse possano essere ampiamente distribuite. Nel determinare quali regioni siano attive, e durante quali compiti, si comincia a comprendere come il cervello suddivida le operazioni cognitive complesse in componenti più semplici. Il fatto che gli esperimenti di neuroimaging abbiano fornito informazioni attendibili e riproducibili sui centri dell'attività neuronale durante compiti che vanno dalla vista al linguaggio, alla memoria e all'abilità di apprendimento, dimostra che il cervello non è un organo omogeneo, nel quale tutti i processi cognitivi impiegano gli stessi gruppi di neuroni, ma è piuttosto una struttura altamente organizzata in unità funzionali specifiche. Negli studi di attivazione vengono utilizzati tre tipi di compiti psicologici: i compiti di base, usati per rappresentare uno stato inattivo; i compiti bersaglio, comprendenti un compito o un sotto-compito di interesse; i compiti di comparazione, che manipolano o mantengono costante una componente di interesse. Le differenze nell'attivazione regionale tra scansioni di compiti attivi, o fra scansioni di compiti attivi e di base, riflettono differenze nelle richieste associate ai compiti. I compiti cognitivi complessi sono quasi sempre costituiti da numerose sottooperazioni: per esempio, nella maggior parte degli esperimenti di attivazione, un soggetto riceve istruzioni, percepisce stimoli, svolge determinate operazioni cognitive e risponde apertamente in un modo prescritto. Il metodo più diretto per affrontare un esperimento consiste nel caratterizzare un paradigma del compito bersaglio tenendo conto delle informazioni introdotte, delle necessità di elaborazione e dei risultati. L'esperimento ideale mantiene fisse due di queste tre componenti nei vari compiti di comparazione, e manipola il più basso numero possibile di variabili per volta. Quando si progettano i compiti psicologici per un esperimento di neuroimaging, occorre tenere presente che variazioni apparentemente piccole nei loro tratti superficiali possono avere effetti sorprendenti sui corrispondenti schemi di attivazione. Di conseguenza, è importante cercare di adattare per quanto possibile questi parametri alle condizioni sperimentali. Infine, va sottolineato che sebbene una data scomposizione funzionale possa sembrare giustificata e completa, il suo ruolo è quello di avanzare un'ipotesi di lavoro che rappresenta una soltanto delle numerose alternative possibili. La validità di una particolare scomposizione funzionale può sempre essere messa in discussione.

Definizione di linguaggio, e cenni di linguistica

Il linguaggio è un'abilità tipicamente umana che sembra svilupparsi in modo spontaneo nel bambino ed è utilizzato in maniera apparentemente automatica. Le lingue parlate sono di solito caratterizzate da:

  • Uso del canale vocale per la produzione e di quello uditivo per la comprensione;
  • Doppia articolazione: tutte le lingue sono costituite da un numero limitato di unità non significanti (fonemi) a partire dalle quali vengono formati numeri illimitati di unità significanti (parole di una lingua, combinabili in modo da formare frasi).
  • Creatività, intesa come capacità di un nativo di una data lingua di produrre enunciati mai uditi o addirittura mai formulati prima, comprensibili e accettabili da altri nativi di quella lingua.

La scienza che studia il linguaggio è la linguistica, a sua volta suddivisa in varie discipline. La fonologia e la fonetica studiano le proprietà distintive e acustiche dei fonemi caratteristici di una data lingua, e cioè il 'suono minimo' che distingue due parole per il resto uguali. La morfologia studia la struttura interna e la concordanza delle parole (es. tra aggettivo e sostantivo). Il 'morfema' è la più piccola unità linguistica dotata di significato. Infatti le parole sono formate da uno o più morfemi che si distinguono in liberi (costituiti da un unico morfema, es. articoli) e legati (composti da due o più morfemi, es. cavall-o). La semantica si occupa del significato delle frasi, delle parole o dei morfemi che vengono descritti tramite tratti semantici. La parola 'cane', per esempio, appartiene alle classi semantiche maschio, animale, ma non a quella di femmina, umano. La sintassi riguarda le modalità con cui le parole, con o senza flessioni appropriate, vengono collegate per comunicare mediante frasi i significati desiderati. Le frasi sembrano essere le unità minime del discorso. La pragmatica analizza la conoscenza delle regole di adattamento ottimale dell'uso di una lingua al contesto psicologico e interpersonale entro il quale la comunicazione ha luogo.

Qual è la relazione fra il sistema dei neuroni specchio e il linguaggio?

Negli ultimi anni, soprattutto dopo la scoperta dei neuroni specchio, si sta affermando un nuovo modo di considerare le funzioni linguistiche, che si discosta dalla visione secondo cui il linguaggio utilizzerebbe soprattutto rappresentazioni simboliche amodali e afferma, invece, una concezione embodied (incorporata) della comunicazione. Questa teoria implica un diretto coinvolgimento dei sistemi implicati nella percezione e nella programmazione del movimento nelle operazioni linguistiche. È stato proposto che il sistema specchio rappresenti il meccanismo neurofisiologico da cui si è evoluto il linguaggio. Un passo necessario per l’evoluzione del linguaggio è il trasferimento del significato da un gesto al suono che rappresenterà quel significato nel linguaggio. Una serie di studi ha effettivamente dimostrato una diretta relazione tra apparati motori dedicati alla prensione di oggetti e apparati motori buccali.

Lettura, e principali deficit ad essa associati

Esistono due tipologie diverse di lettura:

  • Lettura globale: capacità di leggere la parola riconoscendo graficamente l’insieme delle lettere (lettura a vista);
  • Lettura fonetica: capacità di leggere la parola mediante il riconoscimento e la codifica del suono (fonema) di ogni sua lettera (lettura a suono).

Tale complessa capacità può andare incontro a varie tipologie di disturbi, associati a difficoltà nella comprensione del linguaggio.

Deficit di lettura

  • Alessia pura: incapacità di leggere, conservando la capacità di scrivere. È provocata dalla lesione alle aree che producono una cecità nel campo visivo destro e che distruggono le fibre del corpo calloso posteriore.
  • Dislessia: difficoltà acquisita nel corso dello sviluppo a leggere. Se ne distinguono varie tipologie:
    • Dislessia superficiale: indotta dalla lesione del lobo temporale sinistro, che provoca difficoltà nella “lettura globale” della parola come un tutto;
    • Dislessia fonologica: indotta dalla lesione del lobo frontale sinistro, che provoca difficoltà solo nella lettura di parole non familiari;
    • Dislessia per la forma della parola: difficoltà nella lettura sia globale sia fonetica.

Ulteriori difficoltà nella lettura

  • Dislessia diretta: indotta dalla lesione di aree occipito-temporali. Il paziente è in grado di leggere a voce alta senza comprendere però il significato di quanto letto;
  • Dislessia evolutiva: è una condizione ereditaria (oppure causata da fattori preo perinatali) che ostacola lo sviluppo di aree del linguaggio in persone di intelligenza e capacità percettive normali;
  • Funzioni residue nei dislessici: Senza potere leggere le parole, alcuni pazienti comprendono il significato di parole (non pronunciabili), accoppiano parole e figure, riconoscono parole scritte male.

Definizione di memoria, e sue principali caratteristiche distintive

La memoria, come altri processi cognitivi dell’uomo, non è un sistema monolitico. È costituita da componenti separate che possiedono caratteristiche psicologiche e correlati anatomo-fisiologici distinti e possono essere quindi dissociate a livello sia funzionale che neurologico. È funzionale alla conoscenza di sé e del mondo e alla perpetuazione dell’unità del proprio sé. La distinzione fondamentale separa i processi implicati nella ritenzione temporanea dell’informazione da quelli che ne consentono un ricordo più stabile, talora permanente.

A livello funzionale questa dicotomia può essere fatta risalire alla definizione introspettiva di William James: un evento che ancora vive nella coscienza ed è parte del presente psicologico è immagazzinato nella memoria primaria, che fornisce una registrazione fedele di eventi appena percepiti; un ricordo che per un certo periodo di tempo è scomparso dalla coscienza e fa parte del passato psicologico proviene invece dalla memoria secondaria. A livello psicofisiologico Hebb suggerisce un meccanismo a doppia traccia: la memoria temporanea immediata, ad esempio la ripetizione di una serie di numeri, è basata sulla...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/02 Psicobiologia e psicologia fisiologica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessika-je2022 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Neuropsicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Cavallo Marco.
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