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Concetti Chiave

  • Il paesaggio viene considerato da Kant come una fonte dell'emozione sublime, distinguendo tra forme che evocano il sublime e altre che suggeriscono il bello.
  • Non esiste un termine equivalente al "paesaggio" nelle lingue classiche, il che indica un diverso rapporto della cultura classica con la natura.
  • Il concetto di paesaggio moderno emerge nel XV secolo, caratterizzato da una veduta ampia della natura con presenze umane minime o assenti.
  • Il paesaggio è essenzialmente un'immagine mentale, che non ha una realtà preesistente e può esistere solo come rappresentazione visiva.
  • La nascita del paesaggio come categoria estetica moderna segna un cambiamento significativo rispetto alla fruizione della natura nelle epoche precedenti.

Che cos'è il sublime nel paesaggio kantiano?

Nella Terza Critica kantiana il paesaggio è presente soprattutto come fonte possibile dell’emozione «sublime». Sulla scia della trattatistica inglese Kant considera alcune forme di paesaggio (il paesaggio alpino, una tempesta di mare, etc.) come occasioni privilegiate del «sublime», mentre altre forme naturali suggeriscono piuttosto il sentimento del «bello». Ma non c’è in Kant (e tantomeno in Cartesio) una teoria del paesaggio come tale. È possibile dimostrare che il paesaggio come categoria estetica (non il paesaggio dei geografi o dei geologi, ma come oggetto di «fruizione»), cioè come lo intendono i moderni, «sta qui», è essenzialmente un paesaggio-immagine e anzitutto un’immagine mentale.

L'assenza del termine paesaggio

Non c’è, nelle lingue classiche, nessun termine che equivalga con sufficiente approssimazione al nostro «paesaggio»: si potrebbe dire con Heidegger che, se manca la parola, manca la cosa. Ossia l’assenza del termine «paesaggio» (cioè di un suo adeguato equivalente) nelle lingue classiche non è una questione di lessico. Secondo questa tesi, peraltro oggi molto diffusa e condivisa, la cultura classica e medievale si rapporta alla natura secondo altre modalità, probabilmente più radicali, ma comunque diverse da quello che noi chiamiamo paesaggio.

La nascita del paesaggio moderno

Il paesaggio, in un senso accettabile del termine (una veduta ampia, a campo lungo, di una porzione di natura, dove le eventuali presenze umane hanno un ruolo secondario o sono addirittura assenti), compare non prima del XV secolo. Questa miniatura di Jan Van Eyck contiene una delle primissime rappresentazioni di un paesaggio a pieno titolo. Va sa sé che qualsiasi rappresentazione pittorica (o non) comporta o presuppone un’immagine mentale. Anche le mele di Cézanne o le bottiglie di Morandi presuppongono un’immagine mentale. Tuttavia, mentre non avrebbe senso dire che l’immagine mentale delle mele o delle bottiglie nasce nell’età moderna, si può affermare con una certa sicurezza che il paesaggio nasce come immagine, ossia che non ha una realtà preesistente all’immagine e può esistere solo come immagine (mentre la mela sta lì), e che «nasce» nell’età moderna. Cioè che il paesaggio è pura immagine, è un paesaggio-immagine risultato di un’operazione mentale (che raccoglie, sintetizza in un tutto unitario una molteplicità→Simmel).

Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo del sublime nel paesaggio secondo Kant?
  2. Secondo Kant, il paesaggio è una fonte di emozione «sublime», con alcune forme naturali, come il paesaggio alpino o una tempesta di mare, che evocano questo sentimento, mentre altre suggeriscono il «bello». Tuttavia, non esiste una teoria del paesaggio come categoria estetica nel pensiero kantiano.

  3. Perché non esiste un termine equivalente a «paesaggio» nelle lingue classiche?
  4. L'assenza del termine «paesaggio» nelle lingue classiche indica che la cultura di quel tempo si rapportava alla natura in modi diversi e più radicali rispetto a come lo facciamo noi oggi. Come afferma Heidegger, se manca la parola, manca anche la cosa.

  5. Quando e come nasce il concetto di paesaggio moderno?
  6. Il paesaggio moderno, inteso come una veduta ampia della natura con presenze umane secondarie o assenti, emerge non prima del XV secolo. È un'immagine mentale che non ha una realtà preesistente e può esistere solo come immagine, rappresentando un'operazione mentale di sintesi.

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