Concetti Chiave
- Francesco d'Assisi, originario di una famiglia benestante, abbracciò la povertà e predicò con un approccio giocoso, come evidenziato nel "Cantico delle Creature".
- La corte di Federico II in Sicilia fu un centro culturale innovativo, dove si sviluppò la scuola poetica siciliana e si introdusse la forma del sonetto.
- Durante il Medioevo, l'Italia era divisa tra Guelfi, sostenitori del Papa, e Ghibellini, sostenitori dell'imperatore, influenzando profondamente la vita politica e culturale del periodo.
- Dante, nella sua opera "Monarchia", sostiene che l'imperatore e il Papa devono avere ruoli distinti, rispettando ciascuno la propria sfera di competenza, politica e spirituale.
- La Battaglia di Benevento segnò la sconfitta di Manfredi, con il controllo dell'Italia meridionale che passò ai Francesi e al Papa, portando alla nascita del Dolce Stilnovo in Toscana.
Francesco d'Assisi e la Povertà
Nel clima di morte e di timor di Dio s’inserisce la figura di Francesco d’Assisi, figlio di ricchi mercanti, che decise di sposare idealmente Madonna Povertà. Egli inoltre inventò una regola: si doveva indossare solo il saio tenuto in vita da una corda e si doveva camminare rigorosamente scalzi. Francesco predicò la parola di Dio in termini giullareschi (o giocosi); infatti, il Cantico delle Creature (scritto in volgare umbro) è un inno gioioso agli elementi naturali creati da Dio.
La Corte di Federico II
I poeti trovatori sopravvissuti scapparono in Sicilia (prima metà del 1200), alla corte di Federico II di Svevia (Regno di Sicilia). Apparteneva al Regno di Sicilia anche una parte dell’Italia Meridionale, e per questo la corte federiciana era itinerante. La corte di Federico II era considerata moderna per quel tempo, perché l’imperatore era coadiuvato da molte figure (collaboratori) che si occupavano di tutti i problemi. Federico II inoltre fonda la scuola poetica siciliana: si circonda di poeti e affida loro il compito di scrivere poesie in volgare siciliano (cosiddetto “illustre”). I temi della poesia provenzale furono rielaborati e “modernizzati”. Quella di Federico II non era una corte come quelle provenzali: i poeti siciliani avevano anche altri compiti (spesso erano gli stessi collaboratori dell’imperatore), invece quelli provenzali erano esonerati da tutti gli altri lavori. L’ispirazione dei poeti cortesi era autentica, quella dei siciliani no (essi scrivevano poesie basate su modelli preesistenti); infatti, le poesie siciliane erano prive di originalità. Nella lirica siciliana si ha l’invenzione del sonetto, composto di quattordici versi e formato da due quartine e da due terzine. L’inventore del sonetto è probabilmente Iacopo da Lentini; si dice che dalle canzoni (componimenti più grandi) siano state estrapolate delle frasi che sarebbero poi andate a formare il sonetto. Personaggio da ricordare è Celo d’Alcamo, autore di un componimento (chiamato contrasto); egli fu l’autore di Rosa Fresca Aulentissima. Altro nome da ricordare è Pier della Vigna, famoso perché Dante lo colloca nel girone dei suicidi; era un funzionario (probabilmente il braccio destro di Federico II). Egli cadde in disgrazia a causa di persone invidiose che dissero a Federico II che Pier fosse un traditore, così fu incarcerato e accecato; si suicidò perché non sopportava il disonore. L’Italia si divise in Innocentisti (coloro che credevano che Pier fosse innocente) e Colpevolisti (quelli che credevano nella sua colpevolezza).
Divisioni Politiche in Italia
Alla corte di Federico II si crearono brutte situazioni, che provocarono la sua decadenza. In Italia in quel periodo vi erano due partiti politici: Guelfi (sostenitori della figura papale anche all’interno della politica), che si dividevano in bianchi (moderati) e neri (estremisti e accesi sostenitori), e Ghibellini (sostenitori della politica imperiale). Dante era un Guelfo bianco. Alla fine ebbero la meglio i Guelfi, perché il Papa strinse un’alleanza con la Francia perché bisognoso di soldati, a discapito dei Ghibellini. Inoltre a Firenze ci fu un periodo in cui dominavano i Guelfi neri, per questo, infatti, Dante venne esiliato. Federico II era Ghibellino.
Nel Medioevo “sopravvivevano” ancora alcuni imperatori, tra cui quelli della dinastia di Svevia.
Dante e la Monarchia
Dante, in una delle sue opere intitolata “Monarchia” (o De Monarchia) (fine 1200), dice che secondo lui la migliore forma di governo è l’Impero; egli parla di un unico gregge (l’impero) guidato da un unico pastore (l’imperatore, di religione cristiana). In quel tempo vi era un’accesa discussione su chi avesse più poteri tra Papa e Imperatore; Dante risolse questa situazione con la teoria dei due soli (i due soli erano papa e imperatore), dove sosteneva che il Papa e l’imperatore si dovevano interessare di due questioni differenti: l’imperatore si doveva occupare delle questioni politiche (potere temporale), mentre il Papa si doveva curare della guida delle anime verso il cielo (potere spirituale). L’imperatore, però, doveva avere un comportamento di riverenza nei confronti del Papa perché Dante sostiene che il suo incarico (quello papale) gli era stato conferito da Dio in persona.
Italia Medievale e Volgare Illustre
Mentre in Europa si affermavano le grandi monarchie nazionali, l’Italia era ancora un mosaico di tanti piccoli Stati autonomi, perché nessuno si era mai imposto come capo assoluto. Questa situazione andò avanti fino al Rinascimento. La divisione dell’Italia in Nord e Sud si crea in questo periodo, quando il Sud rimase con una società feudale e il Nord si attaccò ai Paesi nordici e quindi progredì.
Le poesie siciliane erano scritte in vogare, detto “illustre”, ossia un volgare parlato solo dagli uomini colti, è cioè una lingua utilizzata solo per scopi di tipo poetico. Nell’opera intitolata “De Vulgari Eloquentia”, Dante si chiedeva quale volgare fosse più adatto per scrivere i suoi testi e così spiegò che era compito del poeta rendere il volgare colto (o illustre). Il volgare illustre doveva essere aulico (poteva cioè essere parlato nelle corti), curiale (nelle curie) e cardinale (doveva essere un modello per i poeti successivi); infatti, il volgare utilizzato da Dante, fu preso come modello dai suoi successori.
La Battaglia di Benevento
Dopo la morte di Federico II, il regno passò nelle mani del figlio Manfredi, che ebbe già da subito un atteggiamento contro la Chiesa. Allora la Chiesa gli mandò contro un esercito guidato da Carlo d’Angiò. In questa battaglia (Benevento, 1266) ci fu lo scontro tra Guelfi e Ghibellini; Manfredi fu ucciso e il controllo dell’Italia meridionale passò sotto il controllo dei Francesi e quindi del Papa. I poeti siciliani si trasferirono in Toscana e lì diedero vita la Dolce Stilnovo.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato della scelta di Francesco d'Assisi di sposare idealmente Madonna Povertà?
- Quali erano le caratteristiche della corte di Federico II di Svevia?
- Come si dividevano i partiti politici in Italia durante il periodo di Federico II?
- Qual è la posizione di Dante riguardo alla monarchia e al potere tra Papa e Imperatore?
- Qual è l'importanza del volgare illustre nella poesia siciliana e nell'opera di Dante?
Francesco d'Assisi, figlio di ricchi mercanti, decise di abbracciare la povertà come ideale di vita, indossando un saio e camminando scalzo, per predicare la parola di Dio in modo gioioso e semplice, come evidenziato nel suo "Cantico delle Creature".
La corte di Federico II era considerata moderna per l'epoca, poiché l'imperatore si circondava di collaboratori che gestivano vari problemi e fondò la scuola poetica siciliana, promuovendo la scrittura di poesie in volgare siciliano, sebbene queste fossero spesso prive di originalità.
In Italia si formavano due principali partiti politici: i Guelfi, sostenitori della figura papale, divisi in bianchi e neri, e i Ghibellini, sostenitori dell'impero. Alla fine, i Guelfi prevalsero grazie all'alleanza con la Francia.
Dante, nella sua opera "Monarchia", sostiene che la migliore forma di governo è l'Impero, proponendo la teoria dei due soli, dove Papa e Imperatore devono occuparsi di questioni diverse, ma l'Imperatore deve rispettare il Papa, il cui potere è conferito da Dio.
Il volgare illustre, utilizzato per scopi poetici, era considerato un linguaggio colto. Dante, nel "De Vulgari Eloquentia", cercò di elevare il volgare a una lingua aulica e curiale, stabilendo un modello per i poeti successivi.