Concetti Chiave
- I musei italiani iniziarono a prestare opere regolarmente negli anni '20, cambiando il modo di organizzare mostre e contribuendo a definire la loro identità.
- La "Mostra della Bella Pittura italiana del Sei e Settecento" del 1922 a Firenze segnò un'importante svolta nella percezione della storia dell'arte europea post-bellica.
- Ugo Ojetti, animatore della mostra, puntò a celebrare le vittorie italiane nella Prima Guerra Mondiale e a risvegliare il nazionalismo attraverso l'arte.
- La mostra dimostrò che la pittura italiana non era in declino dopo il Cinquecento, evidenziando la continuità della sua importanza nella cultura europea.
- Le opere di Caravaggio furono centrali nell'esposizione, con 15 prestiti che sottolinearono l'importanza della pittura barocca italiana, spesso sottovalutata.
L'inizio dei prestiti museali
Soltanto negli anni venti del Novecento, i musei italiani iniziarono a prestare regolarmente opere, e di conseguenza ad organizzare delle mostre basate non più sull'acquisto o la mostra di opere già possedute, bensì appunto chiedendo prestiti ad altri musei e quindi dare anche nuovi spunti alla propria identità di museo.
La mostra di Firenze del 1922
Il dipinto che meglio incarna questo mutamento è “Morte della Vergine” di Caravaggio che il Louvre acconsentì a prestare a quella che fu la prima mostra internazionale importante tenuta dopo la prima guerra mondiale, ovvero la “Mostra della Bella Pittura italiana del Sei e Settecento” tenutasi a Firenze a Palazzo Pitti nel 1922.
Obiettivi della mostra
È considerata la mostra più importante nel secondo in quanto riuscì nell’intento di modificare permanentemente la percezione della storia dell’arte europea da parte del pubblico, Ugo Ojetti fu lo spirito animatore della mostra e cercò di portare a termini due obiettivi principali:
1. Celebrare la vittorie che l’Italia, combattendo accanto agli alleati occidentali, aveva conseguito contro l'avversaria Austria
2. Restaurare negli italiani un vero e proprio nazionalismo, ovvero un orgoglio nazionale, mostrando quindi come la pittura italiana fosse rimasta il cuore pulsante della cultura europea per tutto il corso della storia dell'arte, sia passata che presente
Rivalutazione della pittura italiana
Dunque gli organizzatori erano pronti a dimostrare come la pittura italiana non fosse andata in declino dopo il cinquecento, come spesso si tendeva a pensare, e vennero orientati in questo principio anche per la selezione dei prestiti, in cui la precedenza venne ovviamente riservata a Caravaggio, di cui vennero però concesse in totale 15 opere. L’intero catalogo dovette dunque essere revisionato e, nonostante fosse dotato di belle illustrazioni, non vi erano specificate le dimensioni dei dipinti e la novità dell’impresa era resta evidente dalle molte debolezze degli studi in essa contenuti, non si presta ad esempio alcuna attenzione ai soggetti di Magnasco. Fondamentale rimane però il fatto che l’esposizione abbia dimostrato punti come il fatto che la pittura di paesaggio dell’ottocento derivasse dalle opere dei vedutisti veneziani del settecento, in particolare da “Ponte rotto” di Canaletto e “Laguna Grigia” di Guardi. Dimostrarono quindi come un’ampia parte dell’arte europea fosse stata smarrita in conseguenza del disprezzo nei confronti della pittura italiana barocca, quei pittori erano di per sé dei grandi maestri.
Domande da interrogazione
- Qual è stato il significato dell'inizio dei prestiti museali in Italia negli anni venti?
- Quali obiettivi perseguiva la "Mostra della Bella Pittura italiana del Sei e Settecento" del 1922?
- Come è stata rivalutata la pittura italiana durante la mostra del 1922?
Negli anni venti del Novecento, i musei italiani iniziarono a prestare opere regolarmente, trasformando le mostre da esposizioni di opere già possedute a eventi che richiedevano prestiti da altri musei, contribuendo così a una nuova identità museale.
La mostra, animata da Ugo Ojetti, mirava a celebrare le vittorie italiane nella Prima Guerra Mondiale e a restaurare un senso di orgoglio nazionale, dimostrando che la pittura italiana era il cuore pulsante della cultura europea.
Gli organizzatori hanno dimostrato che la pittura italiana non era in declino dopo il cinquecento, evidenziando l'importanza di artisti come Caravaggio e collegando l'arte ottocentesca ai maestri del settecento, sfidando il disprezzo verso la pittura barocca.