Morfologia germanica
Apofonia (ted. Ablaut)
Attraverso un cambiamento fonetico si crea un valore morfologico: sostituendo una vocale si arriva a distinguere, in una serie di parole provenienti dalla stessa radice lessicale, la sua categoria morfologica. Vi è una parte della parola che si ripete: si intuisce che esse abbiano qualcosa in comune. Oltre alla sua valenza fonetica quindi, l’apofonia (o gradazione vocalica) riguarda anche la morfologia: tramite quest’alternanza di vocali, le varie lingue interessate da tale fenomeno, esprimono delle parole con funzioni diverse.
Essa è la variazione soggetta a determinate regole nella qualità e nella quantità delle vocali all’interno di una serie di parole etimologicamente affini o con radicali. Quando parliamo delle lingue germaniche ci riferiamo principalmente all’alternanza vocalica nella vocale radicale, proprio per effetto della rizotonia. In generale, i suffissi tematici e le desinenze potevano essere interessati dall’apofonia generando sempre lo stesso cambiamento di funzione grammaticale.
Tipi di apofonia
Apofonia qualitativa
Quando varia il timbro vocalico e quindi cambia la vocale stessa.
Apofonia quantitativa
Riguarda la lunghezza della vocale. Quando c’è un’alternanza tra una vocale breve o lunga oppure una totale assenza della vocale, si parla proprio di apofonia quantitativa. Se è assente si parla di grado zero o ridotto, quando è lunga di grado allungato in una serie apofonica e quando è breve di grado normale o pieno.
Nei verbi forti avremo un’apofonia suddivisa in quattro gradi: al presente, la seconda al preterito singolare, la terza a quello plurale e l’ultima al participio passato. L’indoeuropeo caratterizzava i verbi forti in base al tipo di apofonia e le lingue germaniche hanno ripreso questa classificazione.
Classi apofoniche germaniche
Il germanico conosce 7 classi apofoniche: ogni categoria ha una diversa alternanza vocalica, una diversa serie apofonica. L’ultima è un residuo che il germanico raggruppa dall’indoeuropeo, che aveva distinto proprio in essa un’ultima categoria verbale, i verbi a raddoppiamento.
In germanico questa prima classe la si riconosce perché è formata da una /i:/ in sillaba radicale all’infinito. (An) è tra parentesi perché cade e non verrà più utilizzata. /i:/ -> /ai/ -> /i/ -> /i/
Il prefisso “gi” di “giritan” non deve essere mai accentato.
Apofonia quantitativa
- /eu/ -> /au/ -> /u/
La caratteristica in questa serie di alternanze è la U che si unisce alla vocale E formando dittongo o dando esito vocalico al grado zero. (SOLITAMENTE UNA “E”: due gruppi, uno caratterizzato da vocale MA ANCHE “I”) + nasale ed un’altra consonante. Il secondo da vocale + liquida e consonante.
Sottogruppi
I sottogruppo
/in/ -> /an/ -> /un/
Nell’anglosassone i nessi consonantici /rt/ /prt/ provocano un cambiamento nella vocale precedente. Es. da “werpan” a “weorpan”.
II sottogruppo
- I GRUPPO: e + consonante nasale; /em/ -> /am/ -> /e:m/ -> /um/
- II GRUPPO: e + consonante liquida; /er/ -> /ar/ -> /e:r/ -> /ur/
I verbi a raddoppiamento sono anche chiamati reduplicativi, in quanto quella del raddoppiamento era una caratteristica del perfetto (il nostro preterito) che consisteva nell’anticipare alla particella del tema verbale una sillaba formata dal fonema iniziale della radice per formare il passato.
Nella morfologia, ciò che stravolge di più questa categoria, è l’introduzione dei verbi deboli. A differenza dei verbi forti, di origine indoeuropea, si forma un verbo partendo da un nome, un aggettivo o un altro verbo.
Verbi deboli
- Verbi denominativi: quando un verbo deriva da sostantivo o aggettivo.
- Verbi deverbativi: quando un verbo deriva da un altro verbo.
Si crea una classe morfologica nuova in cui tutto il paradigma del verbo debole avviene attraverso l’aggiunta di suffissi alla fine della radice, questo per distinguerli tra classi verbali.
Ci sono quattro tipi di suffissi che rendono possibile la creazione di nuovi verbi.
Per la formazione del preterito e del participio preterito viene aggiunto al tema (radice + suffisso tematico) un suffisso in dentale:
- –de
- –ta
- preterito: germ. *-DĒ- ags. aat. –d
- –t- participio preterito: germ. *-ÐA ags. aat.
I verbi deboli si dividono in 4 classi, in base al suffisso tematico:
Classi dei verbi deboli
I classe
Causativi/fattivi *-ja. es. verbo fattitivo (se una cosa è in un certo modo io la faccio diventare così): germ. “guarire) got.*hail-ja-n hailjan, an. heilia, derivato da germ. *hailaz (agg.) sano. es. verbo causativo è il verbo germ. sat-ja-n, got. satjan, an. setia, ags. settan, aat. sezzen, “porre, collare” derivato dal vb. ft. di V classe germ. *set-ja-n, got. sitan, an. sitia, ags. sittan, aat. sizzen, as. sittian
II classe
Intensivi/iterativi (rendono possibile reiterare o portare avanti una certa azione, derivati da altre radici verbali o nominali) *-ò corrispondente all’indoeuropeo *-à.