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Concetti Chiave

  • La conoscenza umana si basa su esperienza e ragionamento, ma entrambi sono soggetti a continui cambiamenti e incertezze.
  • Non esiste una verità definitiva; le scoperte scientifiche si contraddicono a vicenda, come dimostrato dalle teorie di Copernico rispetto a quelle di Aristotele e Tolomeo.
  • La percezione della realtà tramite i sensi è limitata, poiché varia tra le specie animali e può essere alterata da sogni o condizioni patologiche.
  • Le esperienze sensibili possono apparire fallaci, e il loro valore deve essere giudicato attraverso la ragione, che richiede un criterio esterno per essere giustificata.
  • Questo crea un circolo vizioso di incertezze, poiché se le idee derivano dai sensi, rimangono sempre soggette a dubbio.

Qual è la natura incerta della conoscenza?

La conoscenza dell'uomo può fondarsi o sull'esperienza o sul ragionamento. Ma igno-riamo ciò che costituisce l'essenza di un'esperienza. Ignoriamo, per esempio, quale sia la natura del calore, che pure sentiamo. E non conosciamo a fondo neppure la natura delle nostre facoltà. Il nostro essere è soggetto a un continuo mutamento. Le emozioni, i sentimenti, i giudizi variano insieme alle condizioni fisiche dell'ambiente circostante. Ciò che oggi ci sembra evidente, domani apparirà dubbio, o falso. Le scoperte scientifiche si smentiscono a vicenda. La nuova opinione astronomica di Copernico ha contraddetto quella di Aristotele e Tolomeo: «e chissà che una terza opinione, di qui a mille anni, non rovesci le due precedenti?». Non esiste una verità definitiva. Né i sensi, né la ragione, sono in grado di dare un criterio certo di conoscenza.

L'illusione dei sensi

L'esperienza sensibile varia nelle diverse specie animali, e forse le bestie possiedono sensi che l'uomo non ha, o che ha perduto. Chi assicura che i nostri cinque sensi siano sufficienti a conoscere la realtà? I sogni e le illusioni testimoniano l'incertezza delle nostre evidenze sensibili. Condizioni patologiche come malattie o ubriachezza possono alterare la percezione che abbiamo delle cose. Chi può escludere che la stessa «normalità» non sia un'esperienza alterata e distorta? Per giudicare il valore dell'esperienza siamo costretti a ricorrere al giudizio della ragione. Ma essa avrebbe bisogno di un altro criterio che la giustifichi, e cosi all'infinito. Se le nostre idee derivano dai sensi, esse saranno ugualmente incerte e fallaci (se ne potrà sempre dubitare).

Domande da interrogazione

  1. Qual è la principale incertezza legata alla conoscenza umana?
  2. La conoscenza umana è incerta poiché si basa su esperienze e ragionamenti che possono variare nel tempo e nello spazio. Non esiste una verità definitiva, e le scoperte scientifiche possono contraddirsi, come evidenziato dal passaggio da Aristotele a Copernico.

  3. In che modo i sensi influenzano la nostra percezione della realtà?
  4. I sensi possono ingannare, poiché la loro esperienza varia tra le diverse specie animali e può essere alterata da condizioni patologiche. Ciò solleva dubbi sulla sufficienza dei nostri cinque sensi per conoscere la realtà in modo affidabile.

  5. Qual è il ruolo della ragione nel valutare l'esperienza sensibile?
  6. La ragione è necessaria per giudicare il valore dell'esperienza sensibile, ma essa stessa richiede un criterio esterno per essere giustificata, creando un circolo vizioso di incertezze. Se le idee derivano dai sensi, esse rimangono soggette a dubbi e fallacie.

Domande e risposte

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