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Studio delle proprietà linguistiche della LIS

Principi universali delle lingue

La LIS deve seguire una serie di principi universali comuni a tutte le lingue. Secondo l'ipotesi innatista di Chomsky, quando un bambino viene al mondo in un certo contesto linguistico, non deve imparare completamente da zero, sarebbe già fornito di alcune conoscenze linguistiche innate, pronte che hanno il compito di guidare il bambino nel processo di acquisizione del linguaggio; quindi il bambino ha una sorta di grammatica universale su come funzionano le strutture di una lingua.

In relazione all'ipotesi innatista vi è un'obiezione: se ognuno nasce con una grammatica universale, come mai nel mondo ci sono 7000 lingue alcune molto diverse dalle altre? In realtà la conoscenza di una lingua sarebbe regolata da due diversi meccanismi: da una parte abbiamo i principi, ovvero regole universali, comuni a tutte le lingue, che hanno il compito di fissare dei paletti, dei limiti:

  • Tutte le frasi hanno un soggetto.

I parametri sono delle regole, delle proprietà che variano da una lingua all'altra, e sono delle regole responsabili delle variazioni tra le lingue:

  • Pro-drop: la possibilità di omettere un soggetto (in italiano si può omettere ma in inglese no).

Per riassumere: all'interno di questo quadro teorico, acquisire una lingua significa due cose: sfruttare una dotazione biologica che fornisce conoscenze linguistiche innate che sono i principi, e il bambino inoltre deve essere esposto a input linguistici che devono essere qualitativamente e quantitativamente sufficienti e che permettono al bambino di configurare i parametri.

Cinque principi universali

Come la LIS si comporta rispetto a questi 5 parametri.

  • Arbitrarietà: non esiste un rapporto diretto e immediato tra la forma del significante (la forma della parola) ed il suo significato. Nella LIS le forme della realtà extralinguistica non determinano necessariamente la forma dei segni (che non sono determinati dal contesto ma piuttosto dalla lingua), i segni devono sottostare a dei vincoli linguistici ben precisi. I segni non sono un'imitazione del reale ma delle convenzioni nate dall'interazione. Esistono dei segni che hanno un significato astratto, senza forma e le diverse utilizzano significanti diversi per determinare lo stesso significato. Per esempio, "ALBERO".
  • Generatività: capacità di generare un numero infinito di frasi a partire da un numero limitato di elementi e regole. Nella LIS per un segnante è possibile produrre una frase mai prodotta prima, quindi generare frasi nuove. Con la LIS non ci sono limiti, si può trattare qualsiasi argomento introducendo anche segni nuovi (neologismi). Un esempio che dimostra la generatività della LIS è rappresentato dai classificatori, per esempio la configurazione 5 che può rappresentare una foglia che cade o una pagina di giornale che viene girata.
  • Ricorsività: è possibile ripetere a regole combinatorie potenzialmente all'infinito. Per esempio, "alla fiera dell'est", che incatena molte frasi relative. In LIS è possibile farlo ma con dei limiti imposti dalla memoria umana, della produzione e del tempo a disposizione.
  • Discretezza: gli elementi di una lingua possono essere scomposti in sotto-unità separate e ben distinte tra di loro. I segni della LIS possono essere scomposti in cheremi che si combinano tra di loro in modo simultaneo e formano i segni (configurazione, forma della mano, orientamento, luogo e movimento). Nell'esempio il segno DARE le mani adottano una forma particolare (a 5 chiuso), hanno un orientamento ben preciso (i palmi sono verso l'alto), le mani sono poste in una posizione ben precisa (spazio neutro), e movimento verso in avanti. Se cambiamo uno di questi cinque elementi, per esempio la configurazione otteniamo un altro segno (per esempio, sostituiamo il 5 chiuso con la configurazione L) otteniamo il segno REGALARE.
  • Dipendenza dalla struttura: le produzioni linguistiche devono sottostare ai vincoli imposti dalla struttura, la struttura grammaticale non è determinata dall'ordine lineare degli elementi ma determinata da un ruolo di ciascun costituente e dalle relazioni tra un costituente e l'altro. Anche in LIS dobbiamo obbedire ad una struttura, a delle regole combinatorie ben precise come l'ordine degli elementi.

Questi principi che tutti noi abbiamo sin dalla nascita distinguono il linguaggio degli esseri umani dai vari sistemi di comunicazione animale.

I cinque parametri: la LIS, l’italiano e altre lingue

  • Ordine lineare: è l'ordine di base non marcato che si osserva all'interno di una frase (soggetto verbo e oggetto). Possiamo immaginare 6 possibili combinazioni: VSO - SVO - SOV - VOS - OSV - OVS. Tuttavia, di queste 6 possibili combinazioni, due sono gli ordini più diffusi nel mondo (SVO e SOV che comprendono il 90% delle lingue del mondo).
    • Lingue SVO: inglese, cinese mandarino, russo, spagnolo, italiano [...]
    • Lingue SOV: giapponese, basco, coreano, l'hindi [...]
    La stessa varietà nell’ordine lineare riscontrato nelle lingue vocali è stata incontrata anche nelle lingue dei segni:
    • Lingue dei segni SVO: ASL, lingua dei segni brasiliana, lingua dei segni di Hong Kong.
    • Lingue dei segni SOV: lingua dei segni tedesca, argentina e giapponese.
    La LIS registra un alto grado di variazione nell'ordine degli elementi, ed esistono una serie di fattori sociali e linguistici che esercitano un'influenza su questo parametro dell'ordine lineare; tuttavia la LIS mostra una preferenza dell'ordine SOV.
  • Soggetto nullo: alcune lingue concedono la possibilità di omettere il soggetto come in italiano, giapponese, portoghese e latino. Altre lingue invece richiedono la presenza obbligatoria del soggetto (che il soggetto debba essere sempre espresso come l'inglese e il russo). In LIS il soggetto si può omettere a patto che l'informazione sia recuperabile in base al contesto. Inoltre la LIS oltre a permettere l'omissione del soggetto, permette anche l'omissione dell'oggetto.
  • Copula: le lingue del mondo variano in corrispondenza del predicato nominale: ci sono delle lingue dove la copula è sempre obbligatoria, mentre in russo la copula non viene mai prodotta, per esempio "Mosca è una città" in russo si dice l'equivalente di "Mosca città". Nella LIS il soggetto ed il predicato non sono uniti dalla copula, in LIS infatti non esiste un segno manuale in funzione di copula, si avvicina più al russo che all'italiano.
  • Posizione dell'elemento interrogativo: alcune lingue tra le quali il giapponese, prevedono che l'elemento doppio WH rimanga in situ (nella posizione di base), il giapponese è una lingua con ordine lineare SOV l'elemento interrogativo rimane nella posizione di base. L'altra possibilità è quella di applicare l'elemento doppio WH che viene spostato tramite un movimento sintattico in lingue come inglese e italiano: infatti nell'esempio "What did John eat?" l'elemento interrogativo "what" non appare dopo il verbo ma viene spostato a sinistra della frase e pertanto appare in posizione iniziale della frase interrogativa. In LIS (SOV) partiamo con un esempio: "che cosa compri?", il cosa (l'elemento interrogativo) possiamo riprodurlo attraverso due opzioni: lasciare il "cosa" nella posizione di base tra oggetto e verbo quindi TU - COSA - COMPRARE; la seconda opzione è spostare il "cosa" in una posizione derivata, attraverso movimento sintattico, in una posizione periferica della frase, quindi non appare in situ: l'elemento interrogativo si sposta in fondo alla frase (al contrario di italiano e inglese che lo spostano all'inizio) quindi TU - COMPRARE - COSA.
  • Doppia negazione: lingue come italiano e portoghese ammettono la possibilità di inserire due elementi negativi, per esempio "non vedo niente" dove c'è "non" e "niente" all'interno della stessa frase, in inglese e tedesco invece c'è la presenza di un unico elemento negativo. Nella LIS il parametro della doppia negazione è più simile all'inglese, la doppia negazione non è consentita, notiamo inoltre che la negazione manuale si accompagna a marcatori negativi non manuali come lo scuotimento laterale della testa.

Fonologia delle lingue vocali

Fonema, coppia minima, variante libera, allofono, inventario fonologico. Studiare la fonologia delle lingue vocali e lingue dei segni, le principali differenze: queste due modalità utilizzano due canali diversi, ovvero visivo-gestuale e acustico-vocale. La trasmissione del segnale linguistico avviene attraverso mezzi fisici diversi, le lingue vocali partono da una fonte interna non visibile ovvero l'apparato fono-articolatorio e viene trasmesso attraverso onde sonore; le lingue dei segni partono da una fonte esterna visibile ovvero le mani e le CNM e viene trasmesso attraverso onde luminose.

Sul fronte dell'articolazione, le lingue vocali sfruttano articolatori molto piccoli, poco visibili come la punta della lingua o la parte posteriore dei denti, mentre le lingue dei segni vengono prodotte attraverso due articolatori manuali visibili. Quindi un confronto tra la fonologia delle lingue vocali e quella delle lingue dei segni non è del tutto possibile perché la diversa modalità allontana in modo significativo le due tipologie di lingue, tuttavia se consideriamo la rappresentazione mentale e l'organizzazione linguistica in modo più astratto (come parole e segni) possiamo notare diverse somiglianze e osservare che le strutture fonologiche di segni e parole sono assolutamente comparabili tra di loro.

Fonetica e fonologia

Entrambe le discipline studiano suoni della lingua ma attraverso due prospettive, fonetica (realizzazione concreta dei suoni che si manifestano fisicamente; l'unità base della fonetica è il fono rappresentato tra parentesi quadre). La fonologia si occupa della rappresentazione mentale dei suoni linguistici, ovvero sul modo in cui questi suoni sono percepiti e organizzati nella mente dei parlanti nativi. L'unità base è il fonema rappresentato tra barre oblique.

Il fonema: è un’unità minima all’interno di un sistema linguistico, di per sé non apporta un significato ma dotato di una capacità distintiva, contribuisce a differenziare significati, quindi portare significati diversi, ovvero:

  • Coppie minime: se in un stesso contesto fonologico sostituisco un suono con un altro e questo cambiamento porta un altro significato, questo porta a due fonemi distinti come per esempio: cane - pane (p e c sono fonemi dell’italiano). Le coppie minime sono due parole molto simili tra loro che si distinguono solo per un fonema.
  • Varianti libere di un unico fonema: se consideriamo uno stesso contesto fonologico può accadere che l’uso di due diversi suoni linguistici non produca un cambiamento di significato, in questo caso non abbiamo da fare con due fonemi distinti, ma di varianti libere. Per esempio “rana” (con la r alveolare) - “rana” (con la r uvulare) non hanno all’italiano un valore distintivo. Quindi le varianti libere non sono fonemi distinti quindi non danno origine a coppie minime.
  • Allofoni: gli allofoni sono realizzazioni diverse di uno stesso fonema, forme allofoniche di un fonema non occorrono mai nelle stesse posizioni all’interno di uno stesso contesto, come per esempio il fonema nasale “n” e può essere realizzato in italiano in 3 diversi modi: “n” di “anche” (nasale velare), oppure “n” di “invidia” (nasale labio-dentale) oppure possiamo “n” di “nave” (nasale alveolare). Questi tre suoni si chiamano allofoni, di uno stesso fonema. La scelta dipende dal contesto fonologico, per esempio si utilizza la nasale velare se c’è una consonante velare, quella labio-dentale con una consonante labio-dentale, ecc… Quindi gli allofoni non sono fonemi distinti, non danno luogo a coppie minime.

Inventario fonologico: non tutti i fonemi distinti vengono utilizzati in tutte le lingue del mondo, ciascuna lingua ha una selezione di fonemi, utilizza un certo inventario di suoni, solitamente i fonemi che vengono articolati con più difficoltà sono scelti da un piccolo numero di lingue, per esempio l’italiano seleziona 30 fonemi e lo spagnolo 26.

Fonologia delle lingue dei segni

Premessa storica: l’inizio dello studio della fonologia della lingua dei segni risale al 1960, prima di allora i segni venivano visti come movimenti realizzati dalle mani in aria, con un determinato significato, quindi venivano considerati come unità non scomponibili, infatti prima del 1960 i segni non sono mai stati analizzati per bene al loro interno. Il 1960 infatti fu l’anno di pubblicazione di Sign Language Structure di William Stokoe e per la prima volta i segni vengono comparati alle parole, sono unità scomponibili al loro interno in sotto-unità.

Cherema (da keiros=mano): non è un termine molto utilizzato nelle lingue dei segni, viene utilizzato il termine fonema anche nelle lingue dei segni perché si parla sempre di unità più piccole prive di significato.

Cherologia: sinonimo di fonologia.

Le sotto-unità che formano i segni, i fonemi: i fonemi vengono classificati secondo 5 parametri fonologici, ciascun segno comprende 5 fonemi (4 manuali e uno non manuale).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher irenemilovanovic99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua dei segni Italiana 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Mantovan Lara.
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