Concetti Chiave
- Il modello collaborativo si basa su un approccio "a gradini", che adatta le cure alle diverse gravità e complessità dei quadri clinici dei pazienti.
- Il medico di medicina generale (MMG) svolge un ruolo cruciale nel riconoscere i disturbi, anche lievi, attraverso anamnesi e questionari.
- La valutazione dell'esito dei trattamenti permette di stabilire il livello di cura più adeguato, aumentando l'efficacia e riducendo i costi.
- Il questionario Patient Health Questionnaire-9 (Phq-9) è utilizzato per identificare la gravità dei quadri depressivi e il loro impatto sulla vita del paziente.
- È fondamentale arrivare a un piano terapeutico condiviso, negoziando con il paziente e legittimando il suo disagio attraverso una comunicazione rassicurante.
Indice
Il modello collaborativo
Il modello collaborativo un modello di cura strutturato “a gradini” (stepped-care), in quanto i pazienti possono avere quadri molto differenti tra di loro per gravità o per complessità e necessiteranno, quindi, delle cure più adeguate sulla base delle loro caratteristiche. Sono piani di cura molto flessibili e adattabili ai singoli pazienti in entrambe le direzioni: ci sono pazienti che iniziano con quadri molto lievi, ma che nel tempo necessiteranno di cure più intense, e altri che iniziano con quadri più gravi, che nel tempo possono migliorare.
Ruolo del MMG
Uno dei personaggi più importanti in questo processo è sempre il MMG, che tramite l’anamnesi e i questionari deve riuscire a riconoscere i disturbi anche lievi.
I presupposti sono i seguenti:
• pazienti diversi, anche se con la stessa diagnosi, richiedono livelli di cura diversi
• in base al monitoraggio dell’esito dei trattamenti già effettuati si individua il livello più adatto per il singolo paziente
• spostarsi da un livello di intensità di cura minore a uno maggiore aumenta l’efficacia dell’intervento e riduce i costi complessivi della malattia.
Identificazione e valutazione
Lo step 1 (identificazione), si avvale del questionario Patient Health Questionnaire–9 (Phq-9), utile soprattutto per identificare i quadri depressivi. Questo è composto da nove domande, cui il paziente può rispondere assegnando un punteggio 0-3, inoltre indaga l’impatto che la patologia ha avuto sulla vita del paziente. A seconda del punteggio totalizzato si ha una stima della gravità del quadro depressivo (5-9 depressione sottosoglia, 10-14 depressione maggiore lieve, 15-19 moderata, >= 20 grave).
Si devono esplorare anche fattori sociali e familiari del paziente, le conoscenze di tipo sanitario che egli possiede.
Comunicazione e rassicurazione
Nel farlo non si dovrà dire al paziente che “non ha niente”, ma rassicurarlo con frasi del tipo “fortunatamente non emerge niente di preoccupante”, e legittimare la realtà del dolore del paziente creando una connessione a tre stadi: il disagio psicologico porta un alterato meccanismo fisiologico, che porta al sintomo fisico. Per esempio, gli si può dire: “In questo momento lei prova ansia per questi motivi… L’ansia porta alla contrazione dei muscoli, che è alla base del suo mal di schiena”. Ci si può aiutare con una dimostrazione pratica, per esempio facendo riferimento a conoscenze comuni che hanno avuto un problema simile.
Piano terapeutico condiviso
È importante arrivare a un piano terapeutico condiviso: bisogna “negoziare” con il paziente, cercando di andargli incontro, rassicurandolo dove possibile.
Alle volte pazienti che somatizzano in maniera cronica che soffrono di disturbi ansiosi presentano un’amigdala particolarmente responsiva che li porta ad avere reazioni esagerate a sintomi fisici banali, per esempio una tachicardia che viene interpretata immediatamente come un ima che porta ancora più ansia e dunque ad un attacco di panico con ancora più tachicardia.
Domande da interrogazione
- Qual è la principale caratteristica del modello collaborativo nella cura dei pazienti?
- Qual è il ruolo del Medico di Medicina Generale (MMG) nel modello collaborativo?
- Come viene effettuata l'identificazione e la valutazione dei quadri depressivi?
- Perché è importante un piano terapeutico condiviso con il paziente?
Il modello collaborativo è strutturato “a gradini” e si adatta alle diverse gravità e complessità dei quadri clinici dei pazienti, permettendo piani di cura flessibili e personalizzati (testo).
Il MMG è fondamentale nel processo di cura, poiché deve riconoscere i disturbi, anche lievi, attraverso anamnesi e questionari, contribuendo così a individuare il livello di cura più adeguato per ciascun paziente (testo).
L'identificazione avviene tramite il questionario Patient Health Questionnaire–9 (Phq-9), che consente di stimare la gravità della depressione in base a un punteggio e di esplorare anche fattori sociali e familiari del paziente (testo).
Un piano terapeutico condiviso è cruciale perché permette di “negoziare” con il paziente, rassicurandolo e adattando le cure alle sue esigenze, migliorando così l'efficacia dell'intervento e riducendo l'ansia legata ai sintomi fisici (testo).