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Produzione

Produzione: viene interpretata dall’economia neoclassica come un processo di trasformazione di input (fattori produttivi) in output (prodotto finale) tramite una black box (tecnologia). È quindi compito degli economisti capire come utilizzare al meglio gli input per ottenere la maggior quantità o determinati output.

Funzione di produzione: relazione funzionale che permette di connettere gli input agli output tramite una determinata tecnologia disponibile.

q = f(K, L)

q = produzione di un determinato bene

K = capitale

L = lavoro produttività marginale produttività media.

Vengono introdotti due concetti: produttività marginale e produttività media.

P’ Produttività marginale: sono riferite ai fattori della produzione, descrivendo quando sono redditizi.

P’ = Δq / Δz

PM Produttività media: rapporto tra quantità ottenuta dal processo di produzione del nostro bene finale e la quantità dell’input impiegato.

PM = q / z

Legge dei rendimenti variabili: quando osserviamo l’andamento della produttività marginale di un input di un fattore produttivo, tale produttività è inizialmente crescente per poi tendere ad essere decrescente.

Stessa legge vale per le produttività media, funzione ad U rovesciata.

Vincolo di costo

Vincolo di costo: costo che deve intraprendere un soggetto per la produzione di un determinato bene.

c = z + z⍵ ⍵1 1 2 2

c = costo complessivo del fattore produttivo

⍵ = prezzo

z = quantità del fattore produttivo (K e L)

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Il produttore, ovvero un consumatore di input, dato un certo bilancio (il massimo costo che vuole sostenere) vuole trovare quella combinazione ottimale di input che gli garantisce la massima quantità di prodotto finito vendibile sul mercato.

La funzione di produzione può essere rappresentata da una serie di curve di indifferenza di produzione (isoquanti).

Isoquanti: rappresentano una serie di combinazioni di input identiche nella quantità di output prodotto.

Problema della vendita

Problema della vendita: quanto output è conveniente produrre.

π = RT(q) - CT(q) = π = p∙q - CT(q)

π: profitto totale del produttore

RT(q): ricavo totale ottenuto dalla vendita della quantità q di un bene

CT(q): costo totale di produzione di una quantità q di un bene

p: prezzo di vendita

q: quantità prodotta

Questo avviene quando il produttore non può negoziare il prezzo di vendita (Price taker)

Proprietà di dualità: proprietà che permette al produttore di definire quale è la qualità ottimale di output da riversare nel mercato, una volta stabilita tale quantità stabilire l’isoquanto produttivo e infine chiedersi quale è il costo minimo che mi permette di acquistare input adatti ad ottenere il livello ottimale di quantità.

Definire il problema della produzione come un problema di massimizzazione di un prodotto sotto vincolo di costo o come problema si minimizzazione del costo sotto vincolo di prodotto è uguale.

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Impresa neoclassica

Impresa neoclassica: impresa perfettamente razionale a livello strumentale.

  • Maximasing) π = RT(q)-CT(q). È un impresa orientata alla massimizzazione del profitto (profit

Gli economisti neoclassici differenziavano il profitto in profitto contabile e profitto economico.

Profitto contabile: differenza che si ha a utile di bilancio tra ricavi di esercizio e costi operativi. Solitamente non viene contabilizzata la remunerazione del rischio imprenditoriale detenuto dalla proprietà.

Profitto economico: vengono inseriti nei costi, non soltanto quei costi diretti di produzioni ma anche i costi indiretti, tra cui i costi di rischio imprenditoriale.

Il vero obiettivo dell’impresa neoclassica è quindi l’accumulazione del profitto economico: quantità di risorse monetarie eccedenti una volta pagati tutti gli input e remunerati tutti i costi, compresi quelli imputati al rischio imprenditoriale.

  • Price taker, l’impresa neoclassica risulta anche un impresa ovvero un’impresa che non ha potere di mercato, non avendo la possibilità di stabilire i prezzi di vendita dei sui prodotti ma prendendo per buoni i prezzi del mercato di sbocco.
  • L’impresa neoclassica non hanno separazione tra proprietà e controllo.
  • L’impresa neoclassica risulta pertanto il modo razionale per organizzare la produzione per minimizzare i costi di transazione (costi connessi all’organizzazione produttiva).

Profitto economico, ricavi e costi

Profitto economico: π = RT(q) - CT(q) funzione s shaped

RT(q) ricavi totali: p∙q

prezzo di mercato p ∙ quantità q

MR ricavo marginale: MR = ΔRT / Δq

variazione del ricavo totale alla variazione della quantità

AR ricavo medio: RT / q = p∙q / q = p

Per una impresa neoclassica i ricavi di vendita sono una funzione crescente in corrispondenza a quanto l’impresa riesce a produrre, ma hanno una caratteristica specifica: se l’impresa è Price taker, i ricavi marginali e medi sul prodotto scambiato sono costanti e sempre pari al prezzo di vendita.

MR = AR = p

Non devono essere presenti quindi economie di scala, in cui, aumentando la scala dimensionale si possono far variare i ricavi marginali e medi.

CT costo totale di produzione:

  • Costi fissi: costo che non cambia sulla base di input utilizzata o di output prodotta.
  • Costi variabili: quando l’uscita monetaria cambia al variare della produzione

MC costo marginale di produzione: la variazione del costo totale di produzione al variare del prodotto

ΔCT / Δq

AC costo medio di produzione: (definito anche costo unitario) rapporto tra costo totale e quantità del prodotto

ΔCT / q

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Legge dei rendimenti decrescenti: tanto più noi utilizziamo un fattore produttivo tanto meno questo fattore produttivo fornirà utilità o produttività effettiva.

Tanto più si utilizzerà un input tanto più i costi di utilizzo aumenteranno per cercare di mantenere nel tempo sempre gli stessi output.

I costi marginali hanno un andamento ad U, inizialmente scendono fino a quando il rendimento produttivo dell’input diventa effettivamente decrescente: da quel momento in poi il costo marginale inizia a salire a parità di output.

Stessa cosa vale per i costi medi, hanno lo stesso andamento ad U.

  1. Decidere la quantità ottimale (q*) da produrre, ovvero quella quantità che garantisce la massimizzazione del profitto
  2. Capire come produrre q* a costi minimi di approvvigionamento?

Massimizzazione della funzione di profitto del venditore

Si trova la quantità da produrre per ottenere il massimo profitto quando si ha una retta di uguale pendenza a quella dei ricavi totali tangente alla funzione dei costi totali.

Condizione di primo ordine: condizione secondo la quale la quantità che massimizza la funzione di profitto è quella quantità tale per cui la derivata del profitto rispetto a q è uguale a zero.

Δπ / Δq = 0

Marginal cost rule: q* tale che p = MC(q*)

Se l’impresa è una piccola impresa Price taker orientata alla massimizzazione del profitto, la quantità q* che massimizza il profitto economico per la stessa è quella quantità per cui si verifica l’uguaglianza tra il prezzo di vendita fisso dato dal mercato e il costo marginale di produzione di quella quantità.

Curva individuale di offerta: relazione tra quantità offerta e prezzo, positivamente inclinata.

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Assunto che entrambe le funzioni siano parabole, la funzione di MC interseca quella di AC nel suo punto minimo (pt. 2S).

La teoria economica neoclassica suggerisce di ragionare nei seguenti termini:

  • Capire quando il profitto di produzione non è negativo π ≥ 0

π = p(q) - CT(q) = π = [p - AC(q)] q

  • Marginale cost rule: il profitto sarà maggiore o uguale a zero quando il prezzo di mercato sarà uguale o maggiore al costo medio di mercato allora tale che

π ≥ 0 se p ≥ AC(q) q* p = MC(q*)

Se p ≤ AC(q) allora q* = 0

S Scala efficiente di prodotto: quantità per cui i costi unitari o operativi sono minimi. Corrisponde al vertice della parabola dei costi medi.

Gli impianti vengono tecnologicamente impiegati in maniera ottimale, i costi medi di produzione sono minimi.

Funzione di offerta e concorrenza perfetta

Per arrivare dall’ funzione individuale di offerta neoclassica alla funzione di offerta marshalliana bisogna prendere in considerazione le modalità competitive di un mercato di scambio: viene posta la teoria di concorrenza perfetta.

Teoria di concorrenza perfetta: per avere un mercato in concorrenza perfetta a livello di offerta è necessaria la presenza di un numero significativamente grande di piccole imprese Price taker identiche tra loro che operano in un particolare ambiente economico.

Tale concorrenza ricopre una natura selettiva: venne applicato il darwinismo in ambito sociale, suggerito da Spencer.

La selezione delle imprese più capaci a discapito di quelle meno capaci venne ritenuta plausibile e sperabile, così da permettere di aver il maggior numero di imprese capaci di minimizzare i costi e massimizzare il profitto.

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Mercato perfettamente concorrenziale

  1. Condizione di molteplicità di parti: domanda e offerta devono avere una molteplicità di agenti, tale da rendere ogni consumatore o produttore marginale in corrispondenza al mercato. La quantità consumata o venduta da un agente è irrilevante alle quantità consumate e vendute nel mercato. Questi agenti non avranno capacità di stabilire il prezzo di acquisto o di vendita e non avranno la possibilità di influenzare, tramite le proprie decisioni, il mercato stesso. Ogni agente è sostituibile con un altro agente di uguale tipologia. Per ogni compratore un venditore è sostituibile con un altro e viceversa.
  2. Omogeneità del prodotto: in un mercato perfettamente concorrenziale tutti i produttori vendono lo stesso bene privato con le stesse caratteristiche dei prodotti venduti dagli altri agenti. Questo avviene quando le imprese hanno accesso alla medesima tecnologia produttiva, la migliore possibile (tecnologia di frontiera). Allo stesso modo tutti i produttori devono avere accesso agli stessi fattori produttivi capaci di dare la stessa utilità produttiva allo stesso costo di acquisizione. Simmetria tecnologica. Simmetrica di costo
  3. Informazione perfetta: si ha informazione perfetta quando ogni informazione rilevante per lo scambio è una informazione trasparente, disponibile per tutti. Nessuno ha un vantaggio di informazione rispetto agli altri, tutte le conoscenze (know how) della produzione sono note e condivise. Non vi sono asimmetrie di informazioni.
  4. Libertà di entrata e uscita dal mercato: non devono esistere barriere o ostacoli ne all’entrata da parte di nuove imprese ne all’uscita dal mercato da parte di imprese esistenti. Non devono essere presenti costi per queste due operazioni: non devono essere presenti costi prima di produrre la prima unità di prodotto. Solitamente i costi di uscita sono connessi ad input specifici che l’impresa non è capace di direzionare verso nuovi mercati qualora decidesse di uscire dal mercato di provenienza. Input produttivi altamente specifici ad un particolare mercato di scambio.
  5. Mancanza di costi fissi di produzione: costi fissi di produzione (CF) non variano al variare della quantità prodotta, varia al variare della quantità prodotta.

costo variabile di produzione (CV)

CT = CV + CF CT = c∙q + F c,f>0

Quando i costi fissi F sono rilevanti i costi medi di produzione AC sono decrescenti.

Dalla funzione di offerta d’impresa alla funzione d’offerta Marshalliana

Come si passa dalla funzione di offerta d’impresa alla funzione d’offerta Marshalliana?

Considerando un’impresa Price taker con le caratteristiche sopra descritte e rappresentiamo la funzione di costo medio AC (rendimento variabile di produzione) e dei costi marginale MC. La funzione MC interseca la funzione AC nel suo punto di minimo S. L’impresa produce la quantità qs per cui gli impianti sono utilizzati al meglio, gli input sono acquistati nelle quantità ottimali al fine di minimizzare i costi.

Nel mercato di concorrenza perfetta dovrebbe esserci una pluralità di soggetti d’offerta, e questi soggetti dovrebbero essere tanto numerosi da essere incapaci di influenzare singolarmente la quantità offerta sul mercato di scambio.

  • L’impresa deve verificare se è possibile raggiungere una produzione profittevole
  • L’impresa, una volta verificato il prezzo di mercato del prodotto, al fine di massimizzare il profitto uguaglia il valore del costo marginale. Al variare del prezzo di mercato si avranno altri valori di costo marginali corrispondenti.

Rappresentati su un piano cartesiano (Q, P) si avrà cosi la funzione di offerta individuale di una impresa i esima.

Un pezzo di tale funzione corrisponde alla parte di funzione MC superiore al punto S.

  • Procedendo per somma orizzontale di funzioni individua
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RiccardoCommissari di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Lanzi Diego.
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