Concetti Chiave
- I versi si classificano in base al numero di sillabe, includendo trisillabo, decasillabo, endecasillabo e dodecasillabo, con l'endecasillabo che è il più importante nella poesia italiana.
- L'endecasillabo può avere 11 sillabe se termina con una parola piana, 10 se tronca e 12 se sdrucciola, influenzando il ritmo e la metrica del verso.
- I versi settenari seguono regole simili, con sette sillabe se terminano con una parola piana, sei se tronca e otto se sdrucciola, come dimostrato negli esempi di Manzoni.
- Figure metriche come dieresi e sineresi influenzano il conteggio delle sillabe, con la dieresi che separa vocali in sillabe distinte e la sineresi che le unisce.
- L'elisione si verifica quando due vocali consecutive si fondono in una sillaba, mentre la dialefe le considera come due sillabe distinte, a seconda della posizione tonica.
I versi prendono il nome dal numero delle sillabe di cui sono composti. Infatti si parla di
• verso trisillabo o ternario (di tre sillabe, il verso più breve)
• verso endecasillabo (di undici sillabe) È il più importante e il più frequente dei versi italiani
• verso decasillabo (di dieci sillabe)
• verso dodecasillabo (dodici sillabe)
Può succedere che un dodecasillabo sia formato da due senari e un verso martelliano (14 sillabe) sia la risultanza di due settenari.
Indice
Caratteristiche dell'endecasillabo
Tenuto conto del fatto che l’accento ritmico cade sempre sull’accento tonico dell’ultima parola, ne risulta che, per esempio, l’endecasillabo
• si compone di 11 sillabe se termina con una parola piana: verso piano. Come esempio abbiamo “Nel mezzo del cammin di nostra vìta” (Dante, Inferno)
• si compone di 10 sillabe nel caso in cui termini con una parola tronca: verso tronco. Esempio: “Morrete per la nostra libertà” (G. Carducci). In pratica è come se l’ultima sillaba contasse per due
• si compone di 12 sillabe qualora esso si concluda con una parola sdrucciola: verso sdrucciolo. Esempio: “Non mai le tombe si belle appàrvero” (G. Carducci)
Esempi di versi settenari
In base a questi criteri, le sillabe del verso settenario sono sette, se esso termina con una parola piana, sei se termina con una parola tronca, otto se termina con una parola sdrucciola. Un esempio molto chiaro ci è fornito dai seguenti versi tratti da “Il cinque maggio” di A. Manzoni:
Vergin di servio encòmio (verso piano, 7 sillabe)
E di codardo oltràggio (verso piano, 7 sillabe)
Sorge or commosso al sùbito (verso sdrucciolo, 8 sillabe)
Sparir di tanto ràggio; (verso piano, 7 sillabe)
E scioglie all’urna un càntico (verso sdrucciolo, 8 sillabe)
Che forse non morrà. (verso tronco, 6 sillabe)
Figure metriche: dieresi e sineresi
Premesso che il numero complessivo delle sillabe di un verso non sempre corrisponde alla somma matematica delle sillabe delle parole che formano il verso stesso, ora passiamo ad esaminare alcune figure metriche.
Se due vocali continue appartengono a parole all’interno del verso formano un dittongo, formano una sillaba, ma, a volte, il poeta può tenere distinte le due vocali e considerare due sillabe. In questo caso si parla della figura metrica della dieresi
Es. “Io ti reco i desir de le vïole” - G. Carducci)
Non tutti i dittonghi ammettono la dieresi.
• I dittonghi iè e uò, detti dittonghi mobili, essendo derivati da un monottongo (fièro
• Lo stesso vale per le vocali “i” o “u” quando sono puri segni grafici e servono a dare un suono particolare alla consonante che precede: questo è il caso di parole come ascia, bacio, figlio, ragione, viaggio, ecc.
• Nemmeno va utilizzata la dieresi nei dittonghi che sono conseguenza del gruppo consonantico latino “cl”, “gl”, “pl”, “bl”: chiaro
• La stessa regola si applica nei dittonghi in cui la “u” ha un valore di semiconsonante: acqua, equo.
Se due vocali all’interno della parola non formano un dittongo, di solito vengono contate come due sillabe, ma il poeta ha la facoltà di applicare la figura metrica, detta “sineresi”, facendole così figurare come un’unica sillaba. Es. nell’endecasillabo “Or fea ronzar per l’aer un lento dardo” – A. Poliziano)
L’unione, in fine di parola e nell’interno del verso, di due vocali della quali la prima sia la “i”, la “u” o la “e”, in posizione tonica (come “mio”, “tuo”, “reo), viene considerata come un dittongo, cioè con valore di una sola sillaba anche se a volte, i poeti preferiscono ricorrere alla dieresi: es. “e Roma guarda come süo speglio” – (Dante, Divina Commedio, Inferno canto XIV, v. 105). Tuttavia, è assai raro che i poeti adoperino la sineresi con parole come: beato, leone, soave, poeta, aereo, cioè quando la seconda parte del dittongo porta l’accento ed è preceduta da “a”, “e” oppure “o”.
Elisione e dialefe nei versi
Può succedere che all’interno del verso siano continue perché una è, la fine di una parola e l’altro l’inizio della parola che segue.. In questo caso, si ha la fusione delle due vocali in una sola sillaba. Questa figura retorica si chiama “elisione”, come succede nella seguente terzina di G. Pascoli, tratta dalla poesia I due fanciulli:
Dopo breve ora, tacita pian piano,(endecasillabo)
venne la madre ed esplorò col lume (endecasillabo)
velato un poco dalla rosea mano.(endecasillabo)
Può anche succedere che il poeta preferisca non operare l’elisione e considerare le due vocali come due sillabe distinte. IN questo caso abbiamo la figura metrica chiamata “iato” o “dialefe”. Raramente i poeti ricorrono alla dialefe se le due vocali sono entrambe in posizione atona o lo è soltanto la seconda. Invece, è frequente se entrambe le vocali sono in posizione tonica. Es. tratto da G. Carducci, Davanti a San Guido “Da segnalare che anche l’incontro di tre vocali può dar luogo ad una fusione. Esempio tratto da G. Carducci: “Primavera io ritorno ed a’ tuoi canti.”
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza tra un verso endecasillabo e un verso decasillabo?
- Come si determina il numero di sillabe in un verso settenario?
- Cosa sono la dieresi e la sineresi nella metrica?
- Che cos'è l'elisione e come si applica nei versi?
- Qual è la funzione della dialefe nei versi poetici?
L'endecasillabo è composto da undici sillabe ed è il verso più importante della poesia italiana, mentre il decasillabo ha dieci sillabe.
In un verso settenario, si contano sette sillabe se termina con una parola piana, sei se termina con una parola tronca, e otto se termina con una parola sdrucciola.
La dieresi è la separazione di due vocali che normalmente formerebbero un dittongo, mentre la sineresi è l'unione di due vocali che non formano un dittongo, facendole contare come una sola sillaba.
L'elisione è la fusione di due vocali consecutive, una alla fine di una parola e l'altra all'inizio della successiva, considerandole come una sola sillaba, come mostrato in un esempio di G. Pascoli.
La dialefe si verifica quando due vocali consecutive sono considerate come due sillabe distinte, e viene utilizzata raramente, soprattutto se entrambe le vocali sono in posizione tonica.